Frasi su lussuria

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Cassandra Clare 111
scrittrice statunitense 1973
„Non hai mai capito bene che cosa significhi essere un demone, non è vero? Nutrirsi di dolore, certo. Ma che cos'è il dolore? Il tormento fisico, quello è così monotono; qualunque demone da giardino sa provocarlo. Essere artisti del dolore, creare sofferenza, annerire l'anima, trasformare motivi puri in sudiciume e l'amore in lussuria e poi in odio, questa è la ragione per cui esistiamo!“

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Franco Battiato 119
musicista, cantautore e regista italiano 1945
„Felici i giorni in cui il fato ti riempie di lacrime ed arcobaleni, della lussuria che tenta i papaveri con turbinii e voglie. (da Tra sesso e castitá)“


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Paul Verlaine 29
1844 – 1896
„E i vostri seni, duplice monte d'orgoglio e di lussuria, | Tra i quali si issa talora il mio orgoglio virile | Per gonfiare a suo agio e fregare il testone: | Come un cinghiale delle valli del Parnaso e del Pindo. (Ouverture)“

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Antonio di Padova 9
religioso e presbitero portoghese 1195 – 1231
„Lago di miseria e di lurido fango è il mondo. Il lago è una massa d'acqua che ristagna. non defluisce. Le acque corrotte del mondo sono superbia, lussuria, bramosia di denaro, e mai defluiscono, anzi di giorno in giorno s'accresce il loro livello.“

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Vladimir Vladimirovič Nabokov 67
scrittore, saggista e critico letterario russo 1899 – 1977
„Ahimè. Fui incapace di trascendere il semplice fatto umano che qualunque conforto spirituale potessi trovare, qualunque litofanica eternità fosse stata preparata per me, nulla avrebbe potuto far dimenticare alla mia Lolita l'immonda lussuria che io le avevo inflitto.“

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Carlo Carretto 35
religioso italiano 1910 – 1988
„Tu [Dio] verità, io menzogna. Tu fissità, io instabilità. Tu chiarità, io torbido. Tu sapienza, io ignoranza. Tu purezza, io lussuria. Tu umiltà, io orgoglio.“

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Umberto Eco 193
semiologo, filosofo e scrittore italiano 1932 – 2016
„Non ci fa paura la bestemmia, perché anche nella maledizione di Dio riconosciamo l’immagine stranita dell’ira di Geova che maledice gli angeli ribelli. Non ci fa paura la violenza di chi uccide i pastori in nome di qualche fantasia di rinnovamento, perché è la stessa violenza dei principi che cercarono di distruggere il popolo di Israele. Non ci fa paura il rigore del donatista, la follia suicida del circoncellione, la lussuria del bogomilo, l’orgogliosa purezza dell’albigese, il bisogno di sangue del flagellante, la vertigine del male del fratello del libero spirito: li conosciamo tutti e conosciamo la radice dei loro peccati che è la radice stessa della nostra santità. Non ci fanno paura e soprattutto sappiamo come distruggerli, meglio, come lasciare che si distruggano da soli portando protervamente allo zenit la volontà di morte che nasce dagli abissi stessi del loro nadir. Anzi, vorrei dire, la loro presenza ci è preziosa, si iscrive nel disegno di Dio, perché il loro peccato incita la nostra virtù, la loro bestemmia incoraggia il nostro canto di lode, la loro sregolata penitenza regola il nostro gusto del sacrificio, la loro empietà fa risplendere la nostra pietà, così come il principe delle tenebre è stato necessario, con la sua ribellione e la sua disperazione, a far meglio rifulgere la gloria di Dio, principio e fine di ogni speranza.“

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Giovanni Testori 13
scrittore, drammaturgo e storico dell'arte italiano 1923 – 1993
„Se T'ho amato | è stata forse | anche questa | una proterva lussuria? (da Ossa mea, Mondadori, 1974)“


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Gaio Plinio Secondo 25
scrittore romano 23 – 79
„Il cibo dello asparago, secondo che si dice, è utilissimo allo stomaco, e aggiuntovi il comino caccia le infiammagioni dallo stomaco e dell'intestino colon; e rischiara anco la vista. Gli asparagi mollificano leggermente il corpo: giovano a' dolori del petto e della schiena, e a' difetti degl'interiori, quando son cotti col vino; non che a' dolori de' lombi e delle reni, beendo il seme loro a peso di tre oboli con altrettanto comino. Dettano la lussuria, e muovono utilissimamente l'orina, ma rodono la vescica. (XX; 1844, vol. 2, p. 42)“

„Gli asceti, nei loro sforzi di distacco progressivo dalla lussuria e dalla corruzione di questo mondo malvagio, hanno spesso adottato diete vegetariane. [... ] Sia i cinici sia gli accademici erano spesso vegetariani; astenendosi dai lussi e dai medicamenti del loro tempo erano talvolta in grado di vedere gli animali che non avevano più bisogno di opprimere. Un ascetismo di questo tipo è tutt'altro che disprezzabile: non ho dubbi che, se ci sforzassimo maggiormente di seguire la disciplina morale dei nostri predecessori, ne guadagnerebbe la nostra salute, i nostri doveri verso il mondo umano ci sarebbero meno pesanti, e i nostri occhi sarebbero più sensibili a quanto nel mondo vi è di valore. <!--(p. 191)“

Bono Giamboni 13
scrittore italiano
„I disiderî della carne, laonde l'uomo è assalito e tentato, sono sei: il primo è quello della lussuria, il secondo è quello della gola, il terzo è quello di tutte le cose che bisognano alla vita dell'uomo, lo quarto è quello dello spendere, il quinto è quello di volere signoreg[g]iare, il sesto in dire parole villane e oltrag[g]io fare. Tutti quanti i detti disiderî si rafrenano per le dette virtudi che nascono di Temperanza.“

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Giancarlo De Cataldo 70
scrittore, drammaturgo e magistrato italiano 1956
„Un giorno ti faccio il ritratto, Patrizia.– Sai anche dipingere?– Me la cavo. Ho fatto un paio d'anni di accademia. Ti raffigurerò come sei. Come ti vedo io. Come tu nemmeno immagini di essere.– Ah, sì? E come?– Geometrica. Puntuta. Slava. Tu non hai una faccia romana. Le facce romane sono tonde e dolci, tendono a sfumare nel languore, ispirano lussuria. Tu fai venire voglia di sfidarti. Sei una donna di là da venire, Patrizia. Volti come il tuo non se ne vedono molti in giro. (p. 213)“


Bono Giamboni 13
scrittore italiano
„Lussuria è il settimo peccato che nasce della mala volontà; e questo fa l'animo vizîoso e disordinato in ciò che no lascia rifrenare il piz[z]icore della carne col freno della ragione. E comettesi questo peccato per molte vie, e ha catuna il suo nome per meglio avelle a mimoria. E sono cosí nominate: Semplice fornicazione, Incesto, Avolterio, Strupo, Peccato contro natura.“

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George Mosse 8
storico tedesco 1918 – 1999
„L'opera dell'ebreo convertito Otto Weininger, Geschlecht und Charakter (Sesso e carattere) che, pubblicata nel 1904, conobbe vasta popolarità, faceva della dicotomia maschio-femmina addirittura un principio cosmico. La teoria dell'Eros, maschiocentrica, destinava la donna a una posizione ancillare rispetto all'uomo. Nelle donne, affermava Weininger, mancava l'Eros proprio degli uomini: gli interessi delle donne erano il matrimonio, la riproduzione, la soddisfazione dei bisogni dei figli, ragion per cui era da escludere che fossero responsabilmente depositarie dell'Eros culturale. Nel tentativo di conferire obbiettività alla propria tesi, Weininger esaltava il «femminino-materno» come una forza fondamentale, facendo però il panegirico del «mascolino-creativo» inteso come la forza superiore racchiudente le qualità spirituali dell'uomo. E, non contento ancora, si spinse più in là, col risultato di sconfinare vieppiù nell'assurdo e nell'irrazionale: non solo attribuì alla donna un ruolo inferiore, ma introdusse una componente razziale. Come la femmina era opposta al maschio, così l'ebreo si contrapponeva all'ariano. Le caratteristiche dell'ebreo erano equiparate a quelle della donna: l'uno e l'altra aspiravano a beni materiali a scapito degli interessi spirituali, l'uno e l'altra trasformavano l'amore in lussuria. Laddove tuttavia la femmina nell'ambito di una razza aveva semplicemente un ruolo secondario rispetto al maschio l'ebreo, di sesso maschile o femminile che fosse, era inferiore all'intera razza ariana. Le donne erano semplicemente suddite; gli ebrei nemici dell'anima e della vita spirituale. (p. 317-318)“

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William Shakespeare 200
poeta inglese del XVI secolo 1564 – 1616
„S'è brindato, signore, in verità, | sino al secondo cantare del gallo; | ed il bere si sa, causa tre cose. | [... ] naso rosso, | gran voglia di dormire e pisciarella. | La lussuria la provoca e la sprovoca; | perché ne provoca, bensì, la voglia, | ma ne impedisce poi l'esecuzione. | Si può dire perciò che il troppo vino | si diverta a imbrogliarla, la lussuria; | la fa e disfà, la tira su e l'abbatte, | l'eccita e la diseccita; la drizza, | e poi non sa più mantenerla su. | In conclusione a forza di imbrogliarla, | e, dopo averla bene sbugiardata, | la pianta in asso. (Portiere: atto II, scena III; traduzione di Goffredo Raponi)“

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Giuseppe Garibaldi 107
generale, patriota e condottiero italiano 1807 – 1882
„Agli stolti l'ignoranza e la miseria, per la maggior gloria di Dio; ai preti la crapula, ricchezze e lussuria, sempre per la maggiore gloria di Dio! (cap. VII; p. 16)“

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