Frasi su maceria

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Johann Wolfgang von Goethe 254
drammaturgo, poeta, saggista, scrittore, pittore, teolog... 1749 – 1832
„[A Paestum] 23 marzo 1787.
Finalmente, incerti, se camminavamo su rocce o su macerie, potemmo riconoscere alcuni massi oblunghi e squadrati, che avevamo già notato da distante, come templi sopravvissuti e memorie di una città una volta magnifica.“

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Jovanotti 162
cantautore, rapper e disc jockey italiano 1966
„Ci piovono addosso macerie di vita esplose. (da L'elemento umano, n. 7)“


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Giovannino Guareschi 45
scrittore italiano 1908 – 1968
„Scrissi col lapis, sopra la punteggiatura, come vogliono appunto le convenzioni internazionali che tutelano il diritto delle genti: "Signora, robustizza pacco pentachìlo a 1/2 cedola all'uopàta evitando medicincarte et infiammabili. Pàccami lancorredo, sigartabacco e seccacastagne. Se però credi castagne ben cotte possano giovare al bambino, non inviarle. Non mi manca niente. Di una sola cosa ti prego: che la sera della vigilia di Natale tu imbandisca la tavola nel modo più lieto possibile. Fai schiodare la cassa delle stoviglie e quella della cristalleria; scegli la tovaglia migliore, quella nuovissima piena di ricami; accendi tutte le lampade. E prepara un grosso albero di Natale con tante candeline, e prepara con cura il presepe vicino alla finestra, come l'anno scorso. Signora, io ho bisogno che tu faccia questo. Il mio pensiero ogni notte varca il reticolato: lo so, ti riesce difficile figurarti il mio pensiero che varca il reticolato. Il pensiero è un soffio di niente e non ha volto: e allora figurati che io stesso, ogni notte, esca dal recinto. Figurati un Giovannino leggero come un sogno e trasparente come il vento delle serenissime e gelide notti invernali. Io, ogni notte, approfitto del sonno degli altri e mi affido all'aria e trasvolo rapido gli sconfinati silenzi di terre straniere e città sconosciute. Tutto è buio e triste sotto di me, e io affannosamente vado cercando luce e serenità. Rivedo la Madonnina del Duomo, ma le strade e le piazze non sono più quelle di un tempo, e stento a ritrovare il nostro quarto piano. Signora, non dire che sono il solito temerario se entro in casa dal tetto: anzi, loda la mia prudenza se non mi avventuro lungo le macerie della scala. E poi il tetto è scoperchiato e si fa più presto. Riconosco lo scheletro delle nostre stanze e ricerco i nostri ricordi nascosti sotto i rottami dei muri crollati. Tutto è buio, freddo e triste anche qui, e soltanto se la luna mi assiste riesco a scoprire sui brandelli delle tappezzerie che ancora pendono alle pareti, i riquadri chiari e la topografia dei nostri mobili. Per le strade deserte, cammina soltanto la paura vestita di luna. Su un brano di tappezzeria dell'ex-anticamera vedo un fiorellino. Uno strano fiore nero a cinque petali. Signora, rammenti quando Albertino decorò le nostre stanze con la piccola sciagurata mano intinta nell'inchiostro di China? Inutilmente vado a ricercare vestigia di giorni lieti fra le pareti dell'ufficio; le pareti non ci sono più, e il grande edificio è un cupo mucchio di cemento annerito dal fumo. Fuggo dalla città buia e silenziosa, e rivedo i luoghi dove, zitella, tu mi conoscesti zitello. Ma nche qui è squallida malinconia, eio mi rifugio alla fine nella casupola dove si accatastano i miei ultimi effetti e i miei primi affetti. Tu dormi, Albertino dorme, mia madre, mio padre dormono. Tutti dormono, e cercano forse di ritrovare in sogno il mio ignoto, lontano rifugio. I nostri mobili si affollano disordinatamente nelle esigue stanze immerse nell'ombra, e dentro le polverose casse del solaio le parole dei miei libri si sono gelate. Signora, io cerco un po' di luce, un po' di tiepida serenità, e invece non trovo che buio e freddo, e non posso ravvisare nel buio il volto di mio figlio, e sui laghi e sulle spiagge tutto è spento e abbandonato, tutto è silenzio, e io rinavigo verso il recinto e torno al mio pagliericcio portando il gelo nelle ossa del numero 6865. Signora, bisogna che, almeno la notte di Natale, il mio pensiero, fuggendo dal recinto, possa trovare un angolo tiepido e luminoso in cui sostare. Voglio tanta luce: voglio rivedere il vostro volto, voglio rivedere il volto dell'antica serenità. Altrimenti che gusto c'è a fare il prigioniero?" Qui ebbi la sensazione che le 24 righe stessero per finire, e mi interruppi. Le righe erano in effetti 138, e io avevo riempito le 24 mie, le 24 della risposta e altri cinque foglietti che stazionavano nei paraggi. Con estrema cura cancellai tutto e ricominciai da capo: "Signora, robustizza pacco pentachìlo a 1/2 cedola all'uopàta evitando medicincarte et infiammabili. Pàccami lancorredo, sigartabacco...“

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Günter Grass 9
scrittore, poeta e drammaturgo tedesco 1927 – 2015
„Dopodiché, crepuscolo dell'universo. Sopra le macerie del mondo strumentale, si arrampica il tempo universale. […] Dopodiché l'essere-alla-mano taglia i tubi nell'inafferrabilità dell'inutilizzabile e suscita il problema segreto del comando. […] Dopodiché, le ultime emissioni trasmettono il crepuscolo degli dei. In virtù di se stesso. Dopodiché non c'è più tempo per un minuto di silenzio, in virtù di se stesso. […] Dopodiché, nella zona governativa della capitale del Reich le emissioni radio si interrompono. La totalità territoriale, la nientificazione, inclini all'angoscia e da ricomporre pezzo per pezzo. La finalizzazione. La fine. Ma dopo tutto questo, sulla struttura finale il cielo non si oscurò. (da Anni di cane, pag. 350 sg.)“

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Walter Benjamin 29
filosofo e scrittore tedesco 1892 – 1940
„C'è un quadro di Klee che si chiama Angelus Novus. Vi è rappresentato un angelo che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa su cui ha fisso lo sguardo. I suoi occhi sono spalancati, la bocca è aperta, e le ali sono dispiegate. L'angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Là dove davanti a noi appare una catena di avvenimenti, egli vede un'unica catastrofe, che ammassa incessantemente macerie su macerie e le scaraventa ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e riconnettere i frantumi. Ma dal paradiso soffia una bufera, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che l'angelo non può più chiuderle. Questa bufera lo spinge inarrestabilmente nel futuro, a cui egli volge le spalle, mentre cresce verso il cielo il cumulo delle macerie davanti a lui. Ciò che noi chiamiamo il progresso, è questa bufera. (dalle tesi Sul concetto di storia, Einaudi, 1997, pp. 35-7)“

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Anacleto Verrecchia 89
filosofo italiano 1926 – 2012
„L'amore, la più tirannica e violenta delle passioni umane, viene simboleggiato da un angioletto con l'aria coglioncella e con una freccina in mano. Che errore! Dovrebbe essere invece simboleggiato dalla scala Mercalli, perché l'amore, nei gradi più alti della sua intensità, fa più danni e lascia dietro di sé più macerie di una scossa tellurica. Per fortuna non dura a lungo, altrimenti rimarremmo tutti sepolti sotto quella passione. [... ] Se l'uomo avesse un'altra passione di intensità pari a quella dell'istinto sessuale non gli rimarrebbe addosso neanche un'oncia di carne.“

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Gustave Flaubert 89
scrittore francese 1821 – 1880
„Il più mediocre libertino ha sognato sultane; ogni notaio si porta dentro le macerie di un poeta.“

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Brandon Sanderson 56
scrittore statunitense 1975
„Hammond': A cosa è servito tutto questo, allora? Perché rovesciare l'Ultimo Impero? Perché uccidere il lord Reggente? Perché fare tutto quanto se doveva comunque finire così? Tiranni a capo di ogni Dominazione, Luthadel ridotta a un cumulo di macerie, i membri della nostra banda morti?
'Sazed': Perché qualcuno doveva cominciare. Quando il lord Reggente governava, la società non poteva progredire. Manteneva una mano stabilizzatrice sull'impero, ma era anche una mano oppressiva. La moda è rimasta notevolmente immutata per mille anni, con i nobili che cercavano sempre di adattarsi ai modelli del lord Reggente. L'architettura e la scienza non hanno compiuto progressi, poiché il lord Reggente non vedeva di buon occhio i cambiamenti e le invenzioni. E gli skaa non potevano essere liberi, poiché egli non lo permetteva. Comunque, ucciderlo non ha liberato i nostri popoli, amici miei. Solo il tempo ci riuscirà. Ci vorranno secoli, forse – secoli di lotte, apprendimento e crescita. All'inizio, purtroppo e inevitabilmente, le cose saranno molto difficili. Ancora peggio di com'erano sotto il lord Reggente.“


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Pablo Neruda 54
poeta e attivista cileno 1904 – 1973
„Ma la mia povera Patria intransigente | aspettò fra il saccheggio e le macerie | fra Chuquicamata e El Teniente | l'ora del suo risveglio, e si comprende | che, levando lo stendardo di vittoria, | con un sol colpo Salvador Allende, | dalle fauci dei nordamericani riscattò il rame, ormai per sempre, | restituendolo al Cile indipendente. (da Il rame)“

„Occorre prepararsi, perché rottamare l’euro non è una scelta: questo sistema è destinato inevitabilmente a finire. L’unico dubbio è quando. E non è una differenza da poco. Prima finirà questo incubo meno macerie ci saranno da spalare e prima si potrà ricominciare a costruire e fare quello che abbiamo dimostrato nel tempo di saper fare: lavorare.“

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Konstantinos Kavafis 3
poeta e giornalista greco 1863 – 1933
„Dici: In un altro paese | a un altro mare me ne andrò | una città tanto più bella, di quanto | questa sarà mai o sia stata, troverò... | Ora a ogni passo il laccio stringe il morso: | il cuore è sepolto in corpo e non ha corso: | fino a quando, quanto devo restare qui | recluso in questa tetra periferia sfiorita | della mente qualunque? Dovunque guardi vedo | solo macerie nere della mia vita. | Sono tanti anni, tanti, che sono qui, | spendere e spandere, senza un costrutto. | No, non ci sono paesi nuovi, amico, né | nuovi mari: la città ti segue dappertutto. | Nello stesso groviglio di vie girerai all'infinito, | gli stessi borghi mentali scivolano | all'età vecchia dall'età bella, | nella stessa casa di sempre incanutisci. | La città è una cella. || Nessun altro posto, sempre questo | tuo ancoraggio terrestre, e nessuna nave esiste | che ti porti lontano da te stesso. Ma non capisci? | La vita che hai rovinato fino in fondo su questo | unico lembo della terra, adesso | è rovinata per ogni parte del mondo. (La città)“

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Annemarie Schwarzenbach 6
scrittrice, fotografa e giornalista svizzera 1908 – 1942
„[... ] noi siamo così, gioiamo alla vista delle persone, del mare azzurro, di un'ora di pace nonostante il fragore degli incendi, guardiamo oltre i campi di macerie per imparare tutti la stessa preghiera: Signore, aiutaci a sopportare questa vita... (da L'Ararat, p. 27)“


Mario Andrea Rigoni 42
saggista e scrittore italiano 1948
„Se mai c'è stata una conoscenza del divino, la sua fine ha coinciso con la nascita della teologia; se mai c'è stata una comunione con l'essere, essa ha durato fino all'avvento della filosofia; e così si deve dire di tutto il resto. La vita stessa rimane vita finché non spira nel pensiero e nel linguaggio. La speculazione, figura della nostalgia, cresce soltanto fra le macerie dell'esperienza, quando il possesso è cessato e l'oggetto svanito.“

Alessandro D'Avenia 167
scrittore, insegnante e sceneggiatore italiano 1977
„Non riesco a concentrarmi su niente. Il mio sogno di sta sgretolando come un castello di sabbia quando sale la marea e lo riduce a macerie alte solo pochi centimetri. Il mio sogno è diventato bianco, perché Beatrice ha un tumore. (Leo)“

Curzio Maltese 16
giornalista e scrittore italiano 1959
„Tanti anni fa Pasolini annunciò una mutazione antropologica che stava per abbattersi sul Paese, a cominciare dalle periferie della capitale. Ascanio Celestini ci racconta com' è avvenuta, quali macerie ha lasciato. (da [http://ricerca. repubblica. it/repubblica/archivio/repubblica/2009/04/24/le-vite-sommerse-di-ascanio-celestini. html Le vite sommerse di Ascanio Celestini], la Repubblica, 24 aprile 2009, p. 48)“

Rayden 238
rapper e beatmaker italiano 1983
„Rime serie, non scrivo in serie | scrivo testi per ascoltatori teste di serie | provavo emozioni ridotte in macerie dalle situazioni | non mi resta nulla ma è cio che mi dà forza. (da Castelli di carta - Diacca)“

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