Frasi su magro

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Rihanna 15
cantante e attrice barbadiana 1988
„Se in America il magro è bello, a Barbados il grasso è bello, le ragazze con grossi sederi e belle curve. (citato in Allure magazine, gennaio 2008)“

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Jorge Valdano 44
dirigente sportivo, allenatore di calcio e ex calciatore... 1955
„La natura aveva premiato Zico col talento, ma in un periodo nel quale il mondo del calcio cominciava a parlare di un calcio fatto di forza, quel fisico non entusiasmava nessuno. Essendo magro, non alto, con le gambe storte e una spalla più bassa dell'altra, il suo talento aveva poche possibilità di sopravvivere, ma quel fuoriclasse aveva ancora più di un asso nella manica: la passione, la volontà, l'abnegazione... (p. 28)“


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Jean Cocteau 86
poeta, saggista e drammaturgo francese 1889 – 1963
„Aden, anticamera dell'India, magro luogo, scorpione, cactus, crogiuolo di razze enigmatiche, non offre risorsa alcuna né di mollezza né di grazia. È il contrario di Rodi. È senza speranza, estrema, amara, piantata nel mondo come un coltello. (p. 61)“

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Rino Gaetano 207
cantautore italiano 1950 – 1981
„[Sul retro del 45 giri, Jacqueline] Ma il venerdì io mangio magro perché non voglio ingrassare, | il venerdì io apro le finestre perché sono bello se penso a te. (p. 13)“

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Malika Mokeddem 1
scrittrice algerina 1949
„La vita sedentaria aveva un che di fisso, di monotono, di definitivo, che mi metteva addosso la disperazione. Era come un po' di morte che sopravveniva già a nutrirsi della vita. Non si sarebbero più vissute quelle lunghe giornate in cui, spossati e con la testa vuota, si andava, con passi da automa, fino al limite di sé. Al limite delle nostre sofferenze sorgeva l'oasi con le sue promesse; le palme maestose che mettevano i cuori in festa; le dune la cui sabbia mordorè era una fortuna per i corpi paralizzati dalla stanchezza; e, talvolta, addirittura, un magro filo d'acqua nel quale i bambini si gettavano con allegria. La felicità! Un bel mattino, si piegavano le tende e si ripartiva. Come se la vita valesse solo il peso dei suoi passi. Come se bisognasse assolutamente annientare il corpo per ingrandire i miraggi dell'arrivo e offrirli a mo' di ebrezza allo spirito che vacillava. Come se i nostri passi fossero necessari per districare le maglie scintillanti della luce, legate insieme dal filo nero delle notti... Una luce così intensa che era come una quintessenza di sguardi. Gli sguardi di tutte quelle generazioni di nomadi che, da secoli, passano e vanno nel deserto senza mai lasciare traccia. Solo i loro sguardi, come una memoria, abitano nella luce. Per questo la luce è così ardente. Per questo quanti ancora camminano hanno la strana sensazione della presenza di un'anima che veglia e sorveglia, di uno sguardo. La luce di quegli sguardi allontana la solitudine e, quando il corpo vacilla per la fatica, tende un po' più forte l'arco della volontà. Allora ci si rialza, e il piede che prima zoppicava ora si affretta, con la speranza di accedere alla nobiltà di una morte che non è soltanto polvere, ma anche raggio del firmamento. (pag. 29-30)“

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Piero Fassino 17
politico italiano 1949
„Io sono nato a Torino e sono sabaudo. Sono alto e magro e ho questa immagine un po' austera, un po' calvinista, tipica di chi è nato, vissuto e cresciuto in una città che è forgiata dalla cultura e dall'etica del lavoro. Una città fatta di understatment, dove nessuno deve mai superare un certo limite perché sennò viene considerato stravagante“

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Menandro 14
commediografo greco antico -342 – -291 a.C.
„La fame che vi tormenta, rodendo questo bel ragazzo, | ne farà un cadavere più magro di Filippide.“

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Enrico Panzacchi 6
poeta, critico d'arte e critico musicale italiano 1840 – 1904
„Dal fresco rezzo della stanza mia | Veggo laggiù brillar nitidamente | L'asciutta rena e i sassi del torrente, | Che un limpido fil d'acqua al fiume invia: || Rompe il verde del pian la bianca via | Che s'allontana tortüosamente; | Presso la siepe, al sol, dorme un pezzente | Del suo magro cagnuolo in compagnia. (da Meriggio, 1-8)“


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Fabio Tombari 20
scrittore italiano 1899 – 1989
„A cavalcioni d'uno sgabello, con la sinistra sui nervi dello stinco e la coltella tenuta leggermente nella destra, si curvava sullo strumento a occhi socchiusi. Pareva annusarlo, tirarlo a filo. Chi meglio di lui avrebbe saputo ricavarne fette più sottili? Le prime, è vero, risultavano un po' incerte: non che non vi avesse la mano, ma per l'emozione. Come ogni grande concertista si lasciava impressionare. Al cinghiale, ad esempio, magro e asciutto com'era, il taglio involontariamente gravava sulla cotenna ancora pelosa, dalla parte dei bassi; sull'orso, poiché l'orso aveva dormito tutto l'inverno difeso dal grasso, le fette scorrevan giù ondulate, modulate a ricascar su se stesse, e l'effetto scivolato risultava come attutito. Così, non sapeva affettare un salame, né uno zampone di Modena. Neppure un cotechino o una bondiola di Cremona. Ciascuno il suo strumento, diceva. Ma se il prosciutto era armonico, grasso e magro ben distribuiti, allora lo faceva cantare. Cominciava dalla punta, quasi in sordina, a limarlo, stuzzicarlo quasi come un prosciuttino di spalla, zigo zago, scherzoso e cavava: setola, rancido, cotenna; poi piano piano, calando sul cantino, passava a sfogliarlo, adagio, sostenuto, fetta contro fetta senza staccare mai l'arco. (Rinascimento – L'assolo di prosciutto)“

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Washington Irving 6
scrittore statunitense 1783 – 1859
„L'animale che egli cavalcava era un cavallo rovinato dall'aratro, che con l'età aveva perduto ogni bella qualità, ma conservato tutti i vizi; era magro e irsuto, con un collo da pecora ed una testa a forma di martello, la criniera spelacchiata e la coda erano tutte aggrovigliate con bacche spinose; un occhio era senza pupilla, e guardava fisso come quello di uno spettro, ma l'altro conservava un luccichio davvero diabolico. Pure, a giudicare dal suo nome, «Polvere da sparo», doveva essere stato un tempo un cavallo focoso e vivace. (pag. 71)“

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Loredana Cannata 3
attrice italiana 1975
„Anche solo diventare un'attrice è stato un atto di estremo coraggio. Da bambina ero bruttina, con mia madre che mi faceva girare con un taglio assurdo di capelli e un fisico magro magro che era poco più di un mucchietto d'ossa. Invece ho osato ed è andata bene. Ho rischiato più volte e ogni salto nel buio che ho fatto... ho volato.“

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J. K. Rowling 142
scrittrice britannica 1965
„Le sedie incatenanti stavolta erano quattro. I Dissennatori vi spinsero i prigionieri: c'era un uomo grosso che fissò Crouch con occhi vacui, un uomo più magro e nervoso i cui occhi si spostavano rapidi fra il pubblico, una donna con una folta, scura chioma lucente e le palpebre semichiuse, seduta sulla sedia con le catene come una regina su un trono, e un ragazzo sui vent'anni, che sembrava nientemeno che pietrificato. [... ] Crouch si alzò e guardò i quattro con un'espressione di odio allo stato puro. "Siete stati condotti di fronte al Tribunale della Legge Magica [... ] perché siate giudicati per un crimine atroce..." "Padre" disse il ragazzo dai capelli color paglia "Padre, ti prego..." "... del quale raramente abbiamo udito il pari in questa corte." Crouch alzò la voce, sovrastando quella del figlio "[... ] Siete accusati di aver catturato un Auror – Frank Paciock – e di averlo sottoposto alla Maledizione Cruciatus, convinti che conoscesse l'attuale dimora del vostro signore, Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato..." "Padre, non è vero!" strillò il ragazzo in catene. "Non è vero, lo giuro, padre, non rimandarmi dai Dissennatori..." [... ] "Avete progettato progettato di restaurare il dominio di Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato, e di tornare alla vita di violenza che probabilmente avete condotto quando era potente. Io ora chiedo alla giuria..." "Madre!"[... ]"Madre, fermalo, madre, non ho fatto niente, non sono stato io!" "Io ora chiedo alla giuria" gridò Crouch "di alzare la mano se è convinta, come me, che questi crimini meritino una condanna a vita ad Azkaban!" Tutti insieme, maghi e streghe dell'ala destra della segreta, alzarono la mano. La folla disposta lungo le pareti scoppiò in un applauso [... ], i volti pervasi di selvaggio trionfo. Il ragazzo prese ad urlare. "No! Madre, no! Non ho fatto niente, non ho fatto niente, non sapevo! Non lasciare che mi mandi laggiù, non lasciarglielo fare!" I Dissennatori rientrarono scivolando. I tre compagni del ragazzo si alzarono in silenzio; la donna dalle palpebre pesanti guardò Crouch e gridò: "Il Signore Oscuro risorgerà, Crouch! Gettaci pure ad Azkaban, noi aspetteremo! Risorgerà e verrà a cercarci, e ricompenserà noi più di ogni altro suo seguace! Solo noi siamo fedeli! Solo noi abbiamo cercato di trovarlo!" [... ] "Portateli via!" ruggì [Crouch] ai Dissennatori, sputando saliva. "Portateli via, e che possano marcire laggiù!"“


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Katherine Alice Applegate 25
scrittrice statunitense 1956
„[Loki] sedeva sul trono, le mani strette intorno ai braccioli, stravaccato, il mento sul petto. Era vestito più o meno come un Vichingo, ma con quello che sembrava un modello d'alta moda. Gli stivali erano al ginocchio, di pelle morbida e lucida, bordata di pelliccia nera. I calzoni erano verde scuro. La lunga tunica fermata da una cintura era una cotta di maglia d'oro. Fissata sulle spalle da una catena d'oro, aveva una pelliccia bianca, di un animale enorme. Aveva i capelli biondi, lunghi, ben pettinati. Il volto era magro, crudele ma non stupido. A suo modo, era bello. Bello come può essere bello un serpente velenoso. Ma pareva piuttosto agitato. Tamburellava le dita sulla pietra. Si dondolava appena in avanti e indietro. Sì, era nervoso. Spaventato, malgrado tutto il suo potere.“

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Jorge Valdano 44
dirigente sportivo, allenatore di calcio e ex calciatore... 1955
„Credevo che Diego ripulisse il calcio da ogni male e lo abbellisse con ogni bene, perché in lui coincidevano il genio e la tecnica. Non mi ero soffermato sul corpo. Da allora, Maradona è stato grasso e magro, lento e rapido, sano e infortunato. In varie occasioni, frettolosi specialisti arrivarono a stendere per lui un anno di morte calcistica, probabilmente dimenticando che i gatti, oltre a godere del privilegio di non allenarsi, hanno sette vite. A Maradona ne restavano ancora diverse. (p. 35)“

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Natalia Ginzburg 37
scrittrice italiana 1916 – 1991
„Era, il dopoguerra, un tempo in cui tutti pensavano d'essere dei poeti, e tutti pensavano d'essere dei politici; tutti s'immaginavano che si potesse e si dovesse anzi far poesia di tutto, dopo tanti anni in cui era sembrato che il mondo fosse ammutolito e pietrificato e la realtà era stata guardata come di là da un vetro, in una vitrea, cristallina e muta immobilità. Romanzieri e poeti avevano, negli anni del fascismo, digiunato, non essendovi intorno molte parole che fosse consentito usare; e i pochi che ancora avevano usato parole le avevano scelte con ogni cura nel magro patrimonio di briciole che ancora restava. Nel tempo del fascismo, i poeti s'erano trovati ad esprimere solo il mondo arido, chiuso e sibillino dei sogni. Ora c'erano di nuovo molte parole in circolazione, e la realtà di nuovo appariva a portata di mano; perciò quegli antichi digiunatori si diedero a vendemmiarvi con delizia. E la vendemmia fu generale, perché tutti ebbero l'idea di prendervi parte; e si determinò una confusione di linguaggio fra poesia e politica, le quali erano apparse mescolate insieme. Ma poi avvenne che la realtà si rivelò complessa e segreta, indecifrabile e oscura non meno che il mondo dei sogni; e si rivelò ancora situata di là dal vetro, e l'illusione di aver spezzato quel vetro si rivelò effimera. Cosí molti si ritrassero presto sconfortati e scorati; e ripiombarono in un amaro digiuno e in un profondo silenzio. Cosí il dopoguerra fu triste, pieno di sconforto dopo le allegre vendemmie dei primi tempi. Molti si appartarono e si isolarono di nuovo o nel mondo dei loro sogni, o in un lavoro qualsiasi che fruttasse da vivere, un lavoro assunto a caso e in fretta, e che sembrava piccolo e grigio dopo tanto clamore; e comunque tutti scordarono quella breve, illusoria compartecipazione alla vita del prossimo. Certo, per molti anni, nessuno fece piú il proprio mestiere, ma tutti credettero di poterne e doverne fare mille altri insieme; e passò del tempo prima che ciascuno riprendesse sulle sue spalle il proprio mestiere e ne accettasse il peso e la quotidiana fatica, e la quotidiana solitudine, che è l'unico mezzo che noi abbiamo di partecipare alla vita del prossimo, perduto e stretto in una solitudine uguale. (1963, pp. 165-166)“

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Walt Whitman 254
poeta, scrittore e giornalista statunitense 1819 – 1892
„Sulla strada liscia corre l'allenato corridore, | magro, nervoso, gambe muscolose, | leggermente vestito, corre proteso in avanti, | coi pugni lenti, le braccia un poco sollevate. (Il corridore, p. 353)“

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