Frasi su militarismo

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Filippo Tommaso Marinetti 70
poeta, scrittore e romanziere italiano 1876 – 1944
„Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.“

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Charles de Gaulle 37
generale e politico francese 1890 – 1970
„L'esaltazione permanente del militarismo è la garanzia necessaria delle grandi speranze umane. (citato in Historia, p. 50, n. 9, agosto 1958, Cino Del Duca Editore)“


„In film trionfalisti come Top Gun, l'enfasi del rock da stadio rinforza quella dell'entusiastico militarismo, dove l'heavy metal scarica metallo e bombarda la Libia. Hey! Rock and ROLL!“

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Bruno Misefari 12
anarchico, filosofo e poeta italiano 1892 – 1936
„L'esistenza del militarismo è la dimostrazione migliore del grado di ignoranza, di servile sottomissione, di crudeltà, di barbarie a cui è arrivata la società umana. Quando della gente può fare l'apoteosi del militarismo e della guerra senza che la collera popolare si rovesci su di essa, si può affermare con certezza assoluta che la società è sull'orlo della decadenza e perciò sulla soglia della barbarie, o è una accolita di belve in veste umana. (da Utopia? No!)“

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Robert Henri 18
pittore statunitense 1865 – 1929
„È il disordine nella mente dell'uomo che produce caos del genere che porta ad una guerra come quella da cui oggi siamo sopraffatti. È l'incapacità di vedere le varie fasi della vita nel loro rapporto finale che porta il militarismo, la schiavitù, il desiderio per una nazione di conquistare un'altra, la volontà di distruggere per scopi egoistici e disumani.“

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Leo Longanesi 103
giornalista, pittore e disegnatore italiano 1905 – 1957
„La borghesia usciva allora vittoriosa dalla prima guerra mondiale... la Romagna era rimasta rossa... mio zio custodiva intatta la fiamma del Progresso... la tradizione era un frutto dell'indolenza... leggevo Rimbaud... aderii al fascismo... le mie idee erano vaghe... oscillavano fra il lirismo socialista e il desiderio di epica... si succhiava ancora il latte della scuola carducciana... provai l'esperienza cubista... la borghesia cercava un costume... scoppiò un militarismo violento e casalingo... mentre i romani mangiavano le granite di panna, cadde Mussolini... quel giorno, dopo aver sputato sulla salma di Mussolini, i milanesi andarono di corsa al cinematografo... fui epurato... col petto gonfio di dolore, videro cadere la monarchia... ritornai alla fede cattolica e a quel grande rebus che è Roma... la Patria col p maiuscolo si allontanò... futurismo, sindacalismo, pragmatismo, Dio mio, come passa il tempo!... (da Una vita, Longanesi)“

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Oriana Fallaci 129
scrittrice italiana 1929 – 2006
„È una macchina diabolica, l'esercito, e il militarismo un ingranaggio mortale. Lo sai qual è la ricetta per fotter le reclute fin dal momento in cui arrivano alla caserma, Bernard? Prima si schierano sul piazzale coi loro abiti borghesi affinché ricordino d'appartenere a una società priva di uguaglianza, vale a dire un consorzio nel quale c'è chi veste bene e chi veste male. Poi gli si infila l'uniforme affinché si illudano d'accedere a un sodalizio di uguali, vale a dire un consorzio nel quale tutti vestono i medesimi panni. Subito dopo si rimbecilliscono con le esercitazioni e le marce che stroncano. E-marciando-cantate-così-tenete il passo. (Però il passo non c'entra, Bernard. C'entra che a cantare non pensano, e a non pensare non s'accorgono di venir fottuti.) Infine si cancella la loro personalità, la loro individualità. Perché il soldato non deve essere un individuo, una persona: deve esser parte d un nucleo perfetto che agisce all'unisono. E lo sai qual è l'ingrediente per ottenere un nucleo perfetto o quasi perfetto? L'odio. L'odio collettivo cioè diretto verso lo stesso bersaglio, e non il bersaglio rappresentato dal nemico che la guerra ti procura o ti procurerà: il bersaglio rappresentato da un paria coi gradi di sergente. Il sergente becero, ignorante, di cui subisci la tirannia che gli è stata delegata dal tenente al quale è stata delegata dal capitano al quale è stata delegata dal maggiore al quale è stata delegata dal colonnello al quale è stata delegata dal generale al quale è stata delegata dalla Macchina, a cui hanno insegnato a berciare come a un cantante si insegna a gorgheggiare do-re-mi-fa-sol-la. Sì, gli hanno insegnato a usare la voce per comandarti e sfotterti e umiliarti, Bernard. E lui la usa nel modo prescritto. «Sei laureato, tu? Bene, allora va' a pulire i cessi.» Al contadino e all'operaio, invece: «Razza di piercolo, da che fogna vieni? Non sai nemmeno contare, somaro?» Poi dispetti, addestramenti forzati, canagliate, fino a quando laureati e contadini e operai lo odiano in uguale misura, e il nucleo quasi perfetto è ottenuto. "Quasi" perché manca il tocco finale, l'ingrediente decisivo, e indovina qual è il tocco finale. L'ingrediente decisivo. È l'amore. L'amore concentrato sullo stesso bersaglio che stavolta è il tenente o meglio ancora il capitano. Insomma l'ufficiale buono, comprensivo, paterno, che ascolta e consola e magari si rivolge a te con il Lei. «È laureato, lei? Bravo, me ne rallegro. È contadino, lei? Bravo, me ne compiaccio. È operaio, lei? Bravo, me ne complimento.» Oppure: «Sì, la rampogna del sergente è stata eccessiva: lo rimprovererò a mia volta. Voglio essere un amico, per voi, in caso di bisogno rivolgetevi a me.» Bisogno? Che bisogno? Ormai l'unico bisogno di cui hanno bisogno è ricevere amore, darlo, e dall'odio per il sergente passano all'amore per il tenente o il capitano. Il-mio-capitano. Per il loro capitano accettano qualsiasi sacrificio, qualsiasi martirio, sono pronti a crepare. Con lui salteranno fuori dalla trincea, con lui si lanceranno contro la mitragliatrice che falcia, con lui uccideranno il nemico cioè il disgraziato che dall'altra parte della barricata ha subìto l'identico trattamento, con lui creperanno come bovi al macello. E questo, inutile dirlo, senza che sospettino d'esser le vittime d'un lurido imbroglio, le ruote di un ingranaggio ben oliato e ben collaudato. Perenne. (I, IV, I; pp. 110-112)“

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Primo Levi 132
scrittore, partigiano e chimico italiano 1919 – 1987
„In realtà, e nonostante alcune contrarie apparenze, il disconoscimento, il vilipendio del valore morale del lavoro era ed è essenziale al mito fascista in tutte le sue forme. Sotto ogni militarismo, colonialismo, corporativismo sta la volontà precisa, da parte di una classe, di sfruttare il lavoro altrui, e ad un tempo di negargli ogni valore umano. [... ] Allo stesso scopo tende l'esaltazione della violenza, essa pure essenziale al fascismo: il manganello, che presto assurge a valore simbolico, è lo strumento con cui si stimolano al lavoro gli animali da soma e da traino. (da «Arbeit macht frei», Triangolo rosso, ANED, novembre 1959)“