Frasi su molotov

So che dopo la mia morte sulla mia tomba sarà deposta molta immondizia. Ma il vento della storia la disperderà senza pietà. (frase detta da Stalin a Vjačeslav Michajlovič Molotov nel 1943 e citata in Conversazioni con Molotov. 140 incontri con il braccio destro di Stalin di Felix Cuev, Mosca, 1991, p. 37 della edizione in inglese: 140 Conversations with Molotov).

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Stalin 35
uomo politico sovietico 1878 – 1953

Studiamo e prendiamo ad esempio il sistema Sovietico, ma stiamo sviluppando il socialismo nel nostro paese in forme in qualche modo differenti. (dalla lettera a Stalin e Molotov, 1948)

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Josip Broz-Tito 3
1892 – 1980

Per loro non saremo mai uomini per bene just do it da perdere hai solo le tue catene. (da Molotov Cocktail)

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Ted Bundy 6
assassino seriale statunitense 1946 – 1989

In questo anno, 1939, si è raggiunta una svolta epocale: io e il ministro degli esteri dell'URSS Molotov siamo giunti ad un accordo storico tra le due ideologie di Nazismo e Comunismo.   citazione necessaria

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Joachim von Ribbentrop 2
politico tedesco 1893 – 1946

La guerra non si fa con le bombe, nelle piazze o lanciando le molotov; si fa nei supermercati! La televisione nasce, cresce negli outlet! Nei supermercati! (dal film-racconto Caro Occhio di Serafino Amato 2010-2011)

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Roberto Mattioli 97
conduttore televisivo e conduttore radiofonico italiano 1963

Il viso di Francesca appare dalla porta.
"Sì?"
"Ci sono due studenti che vengono da Firenze. Vorrebbero parlarle".
La guardo, Non so.
"Va bene. Falli venire". Due giovani ragazzi carini, molto gentili. Uno ha in mano una mela giallo-verde e dice: "Le ho portato questa mela. Viene dalla fattoria di mo padre, sulle montagne, nelle Dolomiti. Sottsass non è un nome delle Dolomiti?" "Sì, lo è. Grazie. Sei delle Dolomiti?" "Sì. E il mio amico è di Bologna. Studiamo all'Università di Firenze. Ma non facciamo niente lì. È un casino. Ci insegnano... non so. Cosa dovrebbero fare i giovani come noi? Tirare bombe molotov oppure stare tranquilli, lavorare, lavorare, lavorare e vendere anima e corpo alla produzione, sposarsi, fare figli ecc.? Ubriacarsi? O cosa?"
"Cristo: non so. Davvero non so. È un problema vostro. È una vostra responsabilità. Andate in giro. Non restate in quella nobile università. Datevi da fare. Non so... Cercate di capire cosa succede...

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Ettore Sottsass 98
architetto e designer italiano 1917 – 2007

C'è che se si mettono a raffronto i due rivali come faccia, come presenza, come eloquio, come cordialità, insomma come simpatia umana, non c'è dubbio che Albertini ne ispira molto meno di Fumagalli, anzi diciamo la verità tutta intera: non ne ispira punta. Ed io, cittadino ed elettore milanese, proprio di questo sentivo il bisogno: di un sindaco antipatico, di faccia arcigna e poco invogliante alla pacca sulla spalla, al confidenziale "tu" e al pappecciccia coi sottoposti, e poco, anzi punto disponibile a quelle benevolenze, condiscendenze e indulgenze che rappresentano le supposte di glicerina di tutte le corruzioni. [... ] Con Albertini ho parlato una sola volta. Ma mi è bastata per capire che, per rendersi antipatico, non ha bisogno di fare sforzi. Basta che si mostri com'è e come spero che rimanga: una specie di Molotov di Palazzo Marino, chiuso nei suoi caparbi niet, diffidente, scostante e culdipietra. Che abbia una compagna fermamente decisa a non partecipare alla vita pubblica del compagno, anche questo ci va bene. Quella di Molotov, quando pretese esercitarvi qualche interferenza, Stalin la fece rinchiudere in un lager senza nemmeno informarne il marito che, seguitando a fare il suo ministro degli Esteri, non ebbe mai il coraggio di chiedergli dove l'aveva mandata e perché. Ma questa è un'altra storia che non ha nulla a che fare con Albertini, cui volevamo soltanto ricordare che il voto l'abbiamo dato a lui, non al Polo. E che gliel'abbiamo dato come segno e pegno di antipatia, nella speranza che a noi e a tutti la ricambi e che ne dia subito una prova levandosi di torno, anche a costo di qualche spintone, certi figuri che, al momento della proclamazione, si sono affrettati a gettargli sulle spalle il loro mantello di protettori e a sventolargli sulla testa le loro bandiere. Si ricordi, signor Sindaco, che noi abbiamo votato per lei, non per questi papponi. (da Sì, ho tradito l' Ulivo. 13 maggio 1997, p. 1)

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Indro Montanelli 413
giornalista italiano 1909 – 2001

Così il 10 giugno, quando si decise che era venuto il momento di riprendersi le piazze, ci si aspettava il solito schieramento di granatieri, la familiare, compatta macchia azzurra fitta di sguardi corrucciati, più le sei nuove unità antisommossa inaugurate un paio di mesi prima e alle quali la mitologia studentesca giù attribuiva poteri straordinari e molteplici, fra cui quello di sputare lacrimogeni, getti d'acqua, vernice, pallottole blindate, pallottole comuni, scoregge e inni nazionali, quello di far suonare sirene assordanti, di vederci al buio grazie ai raggi infrarossi, di investire con le camionette i più distratti e di essere completamente invulnerabili alle molotov. E infatti eccole là, schierate in cerchio tutt'attorno al Casco de Santo Tomàs, le sei squadre antisommossa nuove di zecca, grigioazzurre e verde oliva. C'erano anche un paio di battaglioni di granatieri, rinnovati nel corso degli ultimi tre anni con un nuovo afflusso di giovani contadini senza terra di Puebla, di Tlaxcala, di Oaxaca, venuti a riempire i buchi lasciati dai disertori del '68, ormai svezzati dall'inevitabile abbrutimento iniziale e che già cominciavano ad assaporare il piccolo potere, la piccola impunità dell'uniforme; vaccinati con le prime iniezioni della grossolana ideologia secondo cui gli studenti sono contro la Vergine di Guadalupe, il comunismo vuole rovinare il Messico e cancellare il ricordo dei Piccoli martiri, e noi siamo l'ultimo baluardo della patria; eccoli là, a cercar di nascondere la loro paura sotto la nostra paura. (cap. 8, p. 92)

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Paco Ignacio Taibo II 31
scrittore spagnolo 1949

SMS al posto delle molotov e twitter al posto delle pietre. È la forza dell’intifada digitale. (libro Miti d'oggi)

Marino Niola 26
antropologo e accademico italiano 1953

Hai mai visto tanta merda invadere la terra | fottersi la tua fottuta vita, adesso è guerra aperta. (da Molotov)

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Noyz Narcos 129
rapper, beatmaker e writer italiano 1979

I reparti di polizia (guardie di P. S. e carabinieri) sono oggetto di aggressioni condotte con estrema violenza, a testimoniare la irriducibile avversione verso le forze dell'ordine ed in genere verso ogni potere statale. Anche quando i reparti non vengono aggrediti direttamente, gli scontri diventano egualmente inevitabili essendo la polizia costretta ad intervenire per rimuovere barricate, impedire il ribaltamento di auto in sosta, il danneggiamento di negozi, ecc. Il fine dichiarato è quello di dimostrare che «la sola presenza» della polizia è lesiva della libertà di espressione e riunione, costituisce provocazione ed è causa di incidenti. Questi estremisti dispongono di organizzazione, equipaggiamento ed armamento che può qualificarsi paramilitare: servizio medico, collegamento radio fra i vari gruppi, servizio intercettazioni delle comunicazioni radio della polizia, elmetti, barre di ferro, fionde per lancio di sfere d'acciaio, tascapane con bottiglie «Molotov», selci, mattoni, bastoni, ecc.

Libero Mazza 22
magistrato e politico italiano 1910 – 2000

Ma vede... il problema è, appunto, che non è vero che l'organizzazione... ma chi? La segreteria soggettiva, la redazione di Rosso? La segreteria soggettiva non esiste, la redazione di Rosso era fatta da dei giornalisti. Poi c'erano i gruppi che venivano da tutti i quartieri milanesi, che si ritrovavano in piazza e si comportavano qualche volta, attraverso un coordinamento, tra loro, ma non attraverso il comando di un’organizzazione centrale. Era questa la forza del movimento. Ma come può pretendere che un professore universitario nella sua facoltà, che oltretutto era anche molto poco in Italia perché insegnavo a Parigi eccetera, così, potesse inventarsi una macchina di questo genere: migliaia e migliaia, centinaia di migliaia di persone in piazza? Ma come poteva, come si può immaginare una cosa di questo genere, e in più di distribuire bottiglie molotov e armi?

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Toni Negri 14
1933

All'annuncio della fine di Aldo Moro i sindacati si sono mossi, hanno indetto manifestazioni e proclamato uno sciopero generale. Siamo certi della loro profonda esecrazione, e della loro sincera partecipazione al cordoglio nazionale. Pensiamo tuttavia che i lavoratori e i loro rappresentanti darebbero un apporto più costruttivo alla lotta contro i terroristi tenendo d'occhio gli estremisti delle fabbriche, troppe volte protetti e difesi. Così pure gli studenti «impegnati», se proprio vogliono dissociarsi dalle brigate rosse, devono estromettere dalle loro file gli agitatori deliranti, e dinamitardi che nascondono bottiglie molotov e armi negli scantinati delle facoltà. Chi ha chiuso gli occhi di fronte alla escalation di violenza degli anni scorsi, li chiuda oggi per non lasciar scorrere lagrime di coccodrillo.

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Indro Montanelli 413
giornalista italiano 1909 – 2001