Frasi su monade

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Vittorino Andreoli 47
psichiatra e scrittore italiano 1940
„La disperazione è follia. La follia, la percezione della impossibilità di vivere: esserci, ma come non esserci. La disperazione come esperienza di follia è incompatibile con la vita. Vede morte, progetta morte e ammazza sé e l'altro. La disperazione è una follia possibile all'uomo, a tutti gli uomini; è anzi una prospettiva dell'uomo, si lega al suo bisogno di stare con l'altro, al fatto che da solo non può vivere, perché la vita umana non è solitudine ma condivisione, appartenenza, attaccamento. L'uccidere è un attimo di disperazione infinito e insanabile, e allora il mondo appare inutile e dannoso e un individuo si percepisce come irriducibile al mondo, come un alieno, come un alienato. Un sentimento umano, possibile, compatibile alla normalità. L'ammazzare si lega alla follia della normalità, a quella capacità dell'uomo che, se entrato in crisi, invece che aiutarlo a vivere lo trasformano in morte e lo spingono ad uccidere e rovinarsi, uccidersi. Diversa è la follia dal punto di vista clinico, ma anche da quello giuridico (l'incapacità di intendere e di volere: un'infermità che è sopravvenuta impedendo alla macchina umana di funzionare). Io vedo la follia come un meccanismo che ricalca quello della disperazione, della sensazione di fine: l'incomprensibilità del mondo, il tirarsene fuori. Stare ancora sul pianeta senza saperlo. Vicino agli altri senza aver bisogno dell'altro. Perdendo persino il ricordo delle parole e del loro significato, rinunciando a comunicare. La schizofrenia ne è un esempio straordinario: essere nel mondo come il mondo finisse e come se l'essere non avesse alcun senso, poiché ogni significato si pone in una relazione. Lo schizofrenico è un'isola, una monade chiusa in una cella dell'esistere, in una prigione del mondo. In isolamento perché così può ancora respirare. La vita che più si avvicina alla morte. Insomma, la follia ha già a che fare con la morte, anche se non nella sua rappresentazione corporea, bensì in quella psicologica, la personalità, e in quella sociale, le relazioni. Vi sono tre morti: quella del corpo, la più emblematica e assoluta, quella psicologica, che permette al corpo di essere ancora attivo e di rivestirsi persino di eleganza, e poi la morte sociale: privati di ogni dimensione, come se fossimo diventati trasparenti e, pur dentro una moltitudine, nessuno ci vedesse. Il folle è un morto che cammina e che respira. Se uccide lo fa senza disperazione, forse per stizza, è un cadavere che uccide. La follia ha già superato la disperazione e per questo vive senza vivere, vive da morta e, se uccide, uccide già morta. (da Il lato oscuro, Rizzoli, 2002)“

Sergio Lanza 49
sacerdote e teologo italiano 1945 – 2012
„Il vincolo territoriale costituisce un valore, non una camicia di forza. Va tuttavia contrastata la tendenza individualistica contemporanea, che vede il singolo come monade, indipendente dalla comunità, e la comunità come insieme di monadi indipendenti.“


Frances Yates 7
storica, insegnante e saggista britannica 1899 – 1981
„Con Bruno gli esercizi di memoria ermetica sono divenuti gli esercizi spirituali di una religione. E c'è una certa grandezza in questi sforzi che rappresentano, al vertice, una grande tensione religiosa. La religione di amore e magia è basata sulla potenza dell'immaginazione e su un'arte dell'immaginario, per il cui tramite il mago cerca di catturare e tenere entro di sé l'universo in tutte le sue forme sempre cangianti, attraverso immagini che passano l'una nell'altra in intricati ordini associativi, riflettendo i movimenti sempre variabili dei cieli, cariche di sensi emotivi, unificando o sempre tendendo a unificare, a riflettere la grande monade del mondo nella sua immagine, la mente dell'uomo. C'è sicuramente qualcosa che impone rispetto in un tentativo così vasto nei suoi obiettivi. (p. 241)“

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Carlo Emilio Gadda 53
scrittore italiano 1893 – 1973
„Come si capì dopo, il chiodo senatoriale era stato ribadito dalle martellate categorizzanti della signora Vigoni. Sicché il gambero, come sempre i suoi confratelli, fu costituito in totem, quindi in dogma e si propagò ed estese mirabilmente nel soma della tribù: e più gambero era, e più dogma divenne: dacché la tribù funziona come corpo uno e unanime rispetto alla mònade centrale e gamberològica. (Un'orchestra di 120 professori [parte ultima]: p. 130)“

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John Dee 1
matematico, geografo e alchimista inglese 1527 – 1608
„In principio le cose cominciarono ad esistere per opera del punto e della monade. Di più quelle cose che sono poste alla periferia - per quanto grandi siano - non possono in nessun modo essere prive della funzione del punto centrale. (La monade geroglifica )“

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Gottfried Wilhelm von Leibniz 28
matematico e filosofo tedesco 1646 – 1716
„Considero poi come assodato che ogni Essere creato è soggetto a mutamento – e quindi lo è anche la monade creata –, e che questo mutamento è continuo in ciascuna monade. (10)“

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Epitteto 24
filosofo greco antico 50
„Non sei una monade isolata, ma una parte unica e insostituibile del cosmo. Non dimenticarlo, sei un elemento essenziale nel groviglio dell'umanità.“

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Philip José Farmer 11
scrittore e autore di fantascienza statunitense 1918 – 2009
„Il mondo che vediamo, disse Socrate,
È solo un'ombra, ingannevole illusione.
Il giovane Leibniz disse che siamo monadi;
Ma non gli funzionavano le gonadi. (p. 116)“


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Gottfried Wilhelm von Leibniz 28
matematico e filosofo tedesco 1646 – 1716
„Le monadi sono dunque limitate non nell'oggetto, ma nel modo di conoscere l'oggetto: esse tendono sì all'infinito, al tutto, ma confusamente, appunto perché sono limitate e differenziate a seconda del grado di distinzione delle loro percezioni. (60)“

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Fritjof Capra 17
fisico e saggista austriaco 1939
„Una immagine analoga compare nella filosofia di Leibniz il quale considerava il mondo come costituito da sostanze fondamentali chiamate «monadi», ciascuna delle quali rispecchiava l'intero universo. Ciò lo portò a una concezione della materia che presenta analogie con quella del buddhismo Mahāyāna e con la teoria bootstrap degli adroni. (p. 345)“

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Gottfried Wilhelm von Leibniz 28
matematico e filosofo tedesco 1646 – 1716
„Dalla Perfezione dell'Autore supremo segue inoltre che non solo l'ordine dell'intero universo è il più perfetto possibile, ma pure che in ogni specchio vivente, cioè in ogni monade o centro sostanziale, in quanto rappresenza l'universo dal proprio punto di vista, le percezioni e le appetizioni devono essere al meglio regolate e compatibili con tutto il resto. (12)“

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Gottfried Wilhelm von Leibniz 28
matematico e filosofo tedesco 1646 – 1716
„Inoltre, poiché tutto è concatenato a causa della pienezza del mondo, ciascun corpo agisce su tutti gli altri, e ne subisce le reazioni, in misura maggiore o minore secondo la distanza. Di conseguenza, ogni monade è uno specchio vivente, cioè uno specchio dotato di azione interna, che rappresenta l'universo secondo il proprio punto di vista, e che è regolato così come è regolato l'universo stesso. (3)“


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Gottfried Wilhelm von Leibniz 28
matematico e filosofo tedesco 1646 – 1716
„Lo stato transitorio che implica e rappresenta una molteplicità nell'unità, cioè nella sostanza semplice, è propriamente quel che si chiama percezione, la quale, come si vedrà in seguito, va distinta dall'appercezione o coscienza.
Su questo punto i cartesiani hanno commesso un grave errore, in quanto hanno trascurato le percezioni di cui non si ha coscienza. Ed è appunto questo il motivo che li ha portati a credere che solo gli spiriti fossero monadi, e che non esistessero anime di bestie né altre entelechie. (14)“

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Cesare De Michelis 4
editore italiano 1943
„Oggi l'autore molto spesso è fuori da ogni circui­to, non ha contatti, è una sorta di piccola monade chiusa nel suo universo personale, senza particolari relazioni con il sistema letterario. Lo si nota anche dal calo siste­matico delle raccomandazioni, le quali, anche quando ci sono, sono talmente generiche e immotivate che influi­scono pochissimo. Insomma, in passato esisteva un si­stema letterario ed editoriale, rigido e oppressivo quan­to si vuole, però funzionante e capace di selezionare i manoscritti e gli autori. Oggi c'è solo una rete a maglie larghissime che di fatto è un filtro che non seleziona nulla. L'editore diventa quindi l'unico vero filtro, mentre in passato era l'ultimo terminale di tutto un sistema, un terminale che oltretutto si collocava in modo tale che solo certe correnti gli portassero determinate bottiglie. Oggi invece tutto è confuso e le bottiglie arrivano ca­sualmente. (dall'intervista a Fabio Gambaro del 2001 in Tirature, ripubblicata in Fabio Gambaro, Dalla parte degli editori, p. 125)“

Giorgio Cosmacini 11
medico e saggista italiano 1931
„La realtà domestica è come la monade leibniziana, senza porte e senza finestre, chiusa in sé stessa e impenetrabile, impermeabile alla solidarietà del vicinato. In essa sovente non c'è spazio, né tempo, né cultura, né cura per malattie che non siano di breve durata e per malati che non siano autosufficienti, autocoscienti, o che siano morenti. Emarginato e inesaudito in ospedale, chi muore non è meno solo e incompreso in famiglia, nella realtà spesso ostile di oggi. (cap. 3.2, p. 44)“

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Alan Moore 4
fumettista e scrittore britannico 1953
„Se guardate la storia della magia, vedrete le sue origini nelle caverne. Vedrete le sue origini nello sciamanesimo, nell'animismo, nella credenza che ogni cosa che ci circonda, ogni albero, ogni roccia, ogni animale, sia abitato da una qualche forma di essenza, una qualche sorta di spirito con cui forse si potrebbe comunicare. Avreste avuto uno sciamano o un visionario che sarebbe stato responsabile di incanalare le idee utili alla sopravvivenza. Prima che raggiungiate le civiltà classiche potrete vedere che questo è stato formalizzato in un certo status. Lo sciamano agisce puramente come un intermediario tra gli spiriti e le persone. La sua posizione nel villaggio o nella comunità è simile a quella di un idraulico spirituale. Ogni persona nel gruppo ha il suo ruolo. La persona migliore nella caccia era un cacciatore, la persona migliore nel parlare con gli spiriti, forse perché lui o lei era un po' pazzo/a, un po' staccato dal nostro normale mondo materiale, allora sarebbe stato uno sciamano. E gli sciamani non padroneggiavano un'arte segreta, essi dispensavano semplicemente le loro informazioni alla comunità, perché si credeva che fosse utile alla comunità. Quando abbiamo l'emergere delle culture classiche, tutto questo è stato formalizzato tanto che si hanno dei interi pantheon di dèi. E ognuno di questi dèi avrà una casta di preti che agiranno fino a un certo punto come intermediari che ti insegneranno ad adorare quel dio. Così la relazione tra gli uomini e i loro dèi, che potrebbe essere vista come la relazione tra gli uomini e il loro Io più alto, era ancora di tipo diretto. Quando arrivò il cristianesimo, quando arrivò il monoteismo, tutt'a un tratto hai una casta di sacerdoti che si muoveva tra l'adoratore e l'oggetto di adorazione. Hai una casta sacerdotale che era diventata una specie di dirigenza d'intermediazione spirituale tra l'umanità e la divinità interiore di cui si andava alla ricerca. Non puoi avere un rapporto diretto con un dio. I sacerdoti non hanno davvero il bisogno di un rapporto con la divinità. Hanno solo un libro che ti dice di alcune persone vissute tanto tempo fa, che hanno avuto un rapporto diretto con la divinità. E va tutto bene. Non hai bisogno di avere visioni miracolose, non hai bisogno di avere degli dèi che ti parlino. In effetti, se ti capita niente del genere, probabilmente sei matto. Nel mondo moderno questa roba non succede. Le sole persone a cui è permesso parlare con gli dèi, e in un modo davvero a senso unico, sono i preti. Per me il monoteismo è una grande semplificazione. Voglio dire, la Cabala ha una grande molteplicità di dèi, ma alla sommità del diagramma cabalistico, l'albero della vita, ha quest'unica sfera, che è il dio assoluto. La Monade. Qualcosa che è indivisibile. E tutti gli altri dèi, e ogni altra cosa nell'universo è una specie di emanazione di quel dio. Ora, questo va bene. Ma quando suggerisci che ci sia solo quell'unico dio, a quell'irraggiungibile altezza al di sopra dell'umanità e che non c'è niente in mezzo, stai limitando e semplificando la questione. Penso che il paganesimo sia una specie di alfabeto, come un linguaggio. È come se tutti gli dèi sono le lettere di quel linguaggio, esprimono delle sfumature, ombre del significato, o certe sottigliezze delle idee. Mentre il monoteismo tende ad essere solo una vocale, ed è solo tipo: oooouh [ Alan Moore stesso nel documentario per far comprendere il suono scimmiesco. ]. È questo suono scimmiesco. Puoi quasi immaginare gli dèi divenire frustrati, sprezzanti. Perché con tutta la ricchezza di concetti spirituali che sono disponibili, perché ridurre tutto a una sola, singola nota monocorde che chi pronuncia neanche comprende? (citato nel documentario di Dez Vylenz, The Mindscape Of Alan Moore, Shadowsnake films, visibile su Youtube, subititolato in italiano)“

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