Frasi su morbo

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Papa Leone XIII 34
256° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica 1810 – 1903
„[... ] È grande la forza degli esempii, maggior quella delle passioni; per tali eccitamenti avverrà certo che la sfrenata voglia dei divorzii, serpeggiando ogni dì più largamente, invada l'animo di moltissimi, a guisa di morbo che si sparge per contagio, o come torrente che, rotti i ripari, trabocca. (p. 56)“

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Aulo Cornelio Celso 27
enciclopedista e medico romano -14 – 37 d.C.
„Le donne poi van soggette a violento male che loro viene dall'utero, il quale al pari dello stomaco o infermasi esso stesso, o fu infermare tutto il corpo. Ed arriva talvolta fino ad abbattere in modo da stramazzare l'inferma come se fosse sorpresa da morbo comiziale. Tuttavia queste due affezioni presentano tale differenza, che in questo caso né gli occhi travolgonsi, né esce schiuma dalla bocca, né avvi convulsione; ma soltanto assopimento. Questo stato ritornando frequentemente presso alcune donne rimane per tutta la vita.“


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Areteo di Cappadocia 34
medico greco antico
„Duole dapprima il dito grosso del piede, dipoi il calcagno nella parte principale, sulla quale ci appoggiamo, dipoi nella sua parte concava, e si tumefà il malleolo posteriore. Gli infermi non ne trovano la legittima cagione: alcuni ne accusano lo stringere delle scarpe, una lunga camminata, un urlo, una percossa, e niuno saprà sospettarne la cagione intestina e famigliare: e quando agli ammalati tu la snoccioli chiara e tonda, essi penano a crederti. Infrattanto incontrano una malattia insanabile, poiché il medico non può ostare ai principii, essendo il morbo per se stesso allora leggerissimo, e acquistate che abbia per lunghezza di tempo maggiori forze, a nulla valgono le mediche cure. Ad alcuni, il morbo si sta conficcato nelle articolazioni del piede sino alla morte: ad altri va vagando per tutta la periferia del corpo. Per lo più va dai piedi alle mani, e non importa gran fatto, se piuttosto negli uni, che nelle altre risieda; perocché ambedue le articolazioni sono della medesima natura, cioè gracili, scarne, esposte all'esterno freddo, e dal calore interno remotissime. (p. 63)“

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Areteo di Cappadocia 34
medico greco antico
„Quando per tutto il corpo, dal viscere che ne è il secretore, si disperda una bile gialla, o ranciata, o crocea, o nericcia, o verdognola; questa malattia dai Greci si chiama Ictero, dai Latini Morbo Regio o anche Arquatus e Auriga. Anche ne' mali acuti questo fenomeno è sempre grave; perocché non solo comparendo avanti il settimo, ma anche dopo, moltissimi condusse a morte: e rare volte fu buon segno verso gli estremi della febbre, e non si ottenne che di rado con facilità la sua scomparsa. (capitolo XV; p. 42)“

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Giuseppe Genna 16
scrittore italiano 1969
„Dal momento in cui io stesso ho tentato di sfondare questa finzione dall'interno della finzione, usando il genere monarca del regno fiction e cioè il thriller, il morbo ha iniziato a corrodere l'unica zona in cui mi salvavo. Che è dove chiunque mi abbandonava senza che io provassi alcun senso di colpa o angoscia per questo abbandono: la zona fantastica del Dies Irae, questa impossibile storia di storie distorte e monche e indecrittabili che accompagnano il destino futuro della specie per salti enigmatici e di nessun interesse o rilievo collettivo. Qui la mente è unificata e la natura è questa unificazione. Che io ho incrinato per meri motivi economici, di sopravvivenza. L'equivalenza è compiuta: i miei spettri, lo spettro precarietà e lo spettro solitudine, hanno divorato la zona di ancoraggio. Sono iscritto in un protocollo, sono lo scrittore di thriller Giuseppe Genna.“

Filippo Villani 2
scrittore e storico italiano 1325 – 1407
„Francesco Landini Superata appena la metà dell'infanzia fu accecato da sorte inqua per un improvviso morbo di vaiolo; ma la musica gli fece ritrovare la vista attraverso la fama. Un caso alquanto grave lo privò degli occhi corporei, ma l'intelletto rese di Lince gli occhi dell'uomo interiore.“

Michele Saponaro 5
scrittore italiano 1885 – 1959
„La torre del peccato, decrepita e diruta, non si era raccolto intorno quel piccolo villaggio, quella comunione d'uomini e di bestie, in società quasi primitiva, che sono ancora le masserie nella terra di Puglia: era stata anzi abbandonata e avea offerto asilo a una povera vecchia cenciosa che viveva di elemosine e di sole, su le vie maestre, il giorno, e la notte si rintanava nella torre, per dormire coi pipistrelli e coi gufi: c'era, per questo, tra le felci, un fascio di sterpiglio, umido, e un vecchio bordato. Tutti la fuggivano come si fugge un luogo d'un delitto, il covo di un morbo orrendo; anche la gente che vi lavorava vicino ad arare il prato e a ramicciar l'oliveto la evitava, e nell'ora del riposo preferiva accovacciarsi al riparo di una qualunque muriccia. (p. 65)“

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Areteo di Cappadocia 34
medico greco antico
„Il ventricolo destinato all'officio del digerire, ammorbando, altera cotesto officio medesimo; e ne segue un profluvio dell'alvo d'inconcotte e liquide materie detto dai Greci Diarrea. Sennonché cotesto profluvio, secondo che la causa prossima è recente o permanente può affacciarsi o nell'un giorno, o nell'altro. Oltreché si impossessa di tutto l'organismo la debolezza, non essendo il corpo nutrito, e ne segue la malattia cronica detta flusso Celiaco, che latinamente potrebbe dirsi morbo ventricolare, per la imbecillità del calore digestivo, e la frigità del ventricolo. E nel vero liquefatto l'alimento dal calore, ma non concotto né convertilo in succo nutritivo, ristagna indigesto e imperfetto, e non avendo attinto quel grado di perfezione necessaria rimane crudo e si trasforma in modo nocevole sì nel colore, che nell'odore, e nella consistenza. Fetidi e fangosi sono gli escrementi, liquidi e disciolti per l'indebolita azione configurativa, e traenti con se fuori la virtù e il principio assimilatore. (capitolo VII; p. 55)“


Rocco Scotellaro 58
scrittore, poeta e politico italiano 1923 – 1953
„E se ci affoga la morte | nessuno sarà con noi, | e col morbo e la cattiva sorte | nessuno sarà con noi. | I portoni ce li hanno sbarrati | si sono spalancati i burroni.“

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Areteo di Cappadocia 34
medico greco antico
„La podagra continua difficilmente si incontra: il più spesso è intervallata da lunghe intermissioni, essendo di natura fuggevole. Un podagroso, quietatogli il morbo, riportò vittoria nel corso agli Olimpici ludi. Gli uomini agevolmente incappano nella malattia, e fra le donne le più agili. Nel vero le donne assai diffìcilmente sono da questo vizio attaccate. Ma appunto perche loro non è consueto né famigliare, se per alcuna urgente cagione con forza lo contraessero, si renderebbe violento e arrecherebbe maggiori calamità. La eta proclive a tale malattia è dai cinque anni sopra i trenta, o più tardi come la natura di ciascuno, o il tenore del vitto predispone. Atroci certamente sono i dolori, ma i sintomi concomitanti lo sono ancor più; deliquii, impotenza al moto, contrarietà ai cibi, sete, vigilie. (p. 64)“

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Anthony de Mello 99
gesuita e scrittore indiano 1931 – 1987
„La sofferenza è il sintomo dell'allontanamento dalla realtà. La sofferenza vi viene data perché possiate aprire gli occhi alla realtà, perché possiate capire che da qualche parte regna la falsità, proprio come un dolore fisico si fa sentire perché si capisca che da qualche parte c'è una malattia o un morbo. [... ] La sofferenza sorge quando ci si scontra con la realtà, quando la vostra falsità si scontra con la verità: allora scatta la sofferenza.“

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Red Ronnie 7
conduttore televisivo italiano 1951
„Al di là del rischio rappresentato da questo morbo, è risaputo che gli animali che mangiamo ci trasmettono tutte le loro malattie. Se uno sapesse come vengono allevati non aspetterebbe emergenze come questa per interrogarsi su cosa porta in tavola.“


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Gaio Plinio Secondo 25
scrittore romano 23 – 79
„Il morbo regio è cosa mirabile, specialmente quando vien negli occhi; che certo è gran maraviglia come fra tanta sottigliezza e densità di pannicoli si soppiati il fiele. Ippocrate insegnò che la febbre dopo il settimo giorno è segno mortale. Ma noi abbiamo veduti di quei che avean questo segno, e non son morti. Viene ancora senza febbre, e lo guarisce, come dicemmo, la centaurea maggiore in bevanda, la bettonica, non che tre oboli d'agarico in un bicchiere di vin vecchio, ovvero la foglia di verbenaca in un'emina di vin caldo per quattro giorni. (XXVI, 76; 1844, vol. 2, p. 570)“

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Areteo di Cappadocia 34
medico greco antico
„La malattia che porta il nome di Diabete, sebbene non molto frequente alla umana specie, è oltre modo sorprendente, per il fenomeno che in essa si effettua del disciogliersi in urine le carni e le membra dell'organismo. Riconosce una causa interna di freddo ed umido siccome l'idropisia; colla differenza che cotesta causa qui risiede solitamente ne' reni e nella vessica. Le urine non si rendono a intervalli; ma, come se i canali ne fossero spezzali, il profluvio è perenne. La genesi di questo morbo si opera lentamente, e lungo tempo impiega sempre nello sviluppo. (libro II, capitolo II; p. 49)“

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Areteo di Cappadocia 34
medico greco antico
„Nel mentre che per questo modo il male si arretra e scompare, l'epilettico ritorna in sé e si rialza. Però liberatosi appena dall'assalto, sente le sue membra fragili, cascanti, è oppresso da un capiplenio, da uno sfiancamento e languore, che bene si annuncia nel suo pallido e sparuto sembiante. L'animo, riconoscendosi, tra per la fatica del morbo o tra per la vergogna di esso, cade in estrema tristezza e melanconia. (pp. 2-3)“

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Aulo Cornelio Celso 27
enciclopedista e medico romano -14 – 37 d.C.
„Una terza malattia dell'ano è quella che i Greci chiamano emorroidi, e consiste in alcuni rigonfiamenti delle estremità delle vene, che estuberano come capezzoli, e spesso gemono sangue. [... ] In taluni la soppressione del flusso emorroidario non è senza pericolo, perché avviene senza risentirne debolezza e quindi è da ritenersi come una purga, e non come un morbo. Per tal ragione alcuni guariti dalle emorroidi, non avendo più esito il sangue questo si getta sul petto o su' visceri, e vi produce istantanee e gravissime malattie. (libro VI, capitolo XVIII, p. 314)“

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