Frasi su muso

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Leo Buscaglia 24
1924 – 1998
„Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, noi stessi diventiamo qualcosa di nuovo. Vivere significa sporcarsi le mani. Vivere significa buttarsi con coraggio. Vivere significa cadere e sbattere il muso. Vivere significa andare al di là di voi stessi... tra le stelle.“

Pierangelo Bertoli 20
cantautore italiano 1942 – 2002
„Canterò le mie canzoni per la strada | ed affronterò la vita a muso duro | un guerriero senza patria e senza spada | con un piede nel passato | e lo sguardo dritto e aperto nel futuro. | E non so se avrò gli amici a farmi il coro | o se avrò soltanto volti sconosciuti | canterò le mie canzoni a tutti loro | e alla fine della strada | potrò dire che i miei giorni li ho vissuti. (da A muso duro, n.° 1)“


Pierangelo Bertoli 20
cantautore italiano 1942 – 2002
„Ho sempre odiato i porci ed i ruffiani | e quelli che rubavano un salario | i falsi che si fanno una carriera | con certe prestazioni fuori orario. (da A muso duro, n.° 1)“

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J-Ax 98
rapper e cantautore italiano 1972
„Sarà che da bambino m'hanno rotto il muso | sarà che il primo amore m'ha fatto cornuto | so come ci si sente quando sei un escluso IO MI RIFIUTO. (da Mi-Rifiuto, n.º 3)“

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Efraim Medina Reyes 35
scrittore colombiano 1967
„Sapere che solo io e quello che ora è suo marito ci siamo scopati una certa ragazza non mi tranquillizza, forse sarebbe meglio pensare a un numero indefinito di amanti, così non avrei un solo brutto muso nei miei incubi. A volte penso di non amare più una certa ragazza, che quell'amore sia morto, ma ogni notte, alle prime luci dell'alba, piccole creature voraci mi succhiano il cuore. Se lei avesse avuto tanti uomini sarebbe stato più facile dimenticarla, invece si ostina ad essere la donna ideale, il mio amore perfetto. Dato che non c'è verso di contaminare il suo ricordo, il suo ricordo contamina me. Questo è l'assioma: quando si è in due, c'è sempre uno che impesta l'altro. (pag. 87)“

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Dante Alighieri 217
poeta italiano autore della Divina Commedia 1265 – 1321
„Come 'l ramarro sotto la gran fersa | dei dì canicular, cangiando sepe, | folgore par se la via attraversa, | sì pareva, venendo verso l'epe | de li altri due, un serpentello acceso, | livido e nero come gran di pepe; | e quella parte onde prima è preso | nostro alimento, a l'un di lor trafisse; | poi cadde giuso innanzi lui disteso. | Lo trafitto 'l mirò, ma nulla disse; | anzi, co' piè fermati, sbadigliava | pur come sonno o febbre l'assalisse. | Elli 'l serpente e quei lui riguardava; | l'un per la piaga e l'altro per la bocca | fummavan forte, e 'l fummo si scontrava. | Taccia Lucano omai là dov'e' tocca | del misero Sabello e di Nasidio, | e attenda a udir quel ch'or si scocca. | Taccia di Cadmo e d'Aretusa Ovidio, | ché se quello in serpente e quella in fonte | converte poetando, io non lo 'nvidio; | ché due nature mai a fronte a fronte | non trasmutò sì ch'amendue le forme | a cambiar lor matera fosser pronte. | Insieme si rispuosero a tai norme, | che 'l serpente la coda in forca fesse, | e 'l feruto ristrinse insieme l'orme. | Le gambe con le cosce seco stesse | s'appiccar sì, che 'n poco la giuntura | non facea segno alcun che si paresse. | Togliea la coda fessa la figura | che si perdeva là, e la sua pelle | si facea molle, e quella di là dura. | Io vidi intrar le braccia per l'ascelle, | e i due piè de la fiera, ch'eran corti, | tanto allungar quanto accorciavan quelle. | Poscia li piè di rietro, insieme attorti, | diventaron lo membro che l'uom cela, | e 'l misero del suo n'avea due porti. | Mentre che 'l fummo l'uno e l'altro vela | di color novo, e genera 'l pel suso | per l'una parte e da l'altra il dipela, | l'un si levò e l'altro cadde giuso, | non torcendo però le lucerne empie, | sotto le quai ciascun cambiava muso. | Quel ch'era dritto, il trasse ver' le tempie, | e di troppa matera ch'in là venne | uscir li orecchi de le gote scempie; | ciò che non corse in dietro e si ritenne | di quel soverchio, fé naso a la faccia | e le labbra ingrossò quanto convenne. | Quel che giacëa, il muso innanzi caccia, | e li orecchi ritira per la testa | come face le corna la lumaccia; | e la lingua, ch'avëa unita e presta | prima a parlar, si fende, e la forcuta | ne l'altro si richiude; e 'l fummo resta. (XXV, 79-135)“

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Aristotele 184
filosofo e scienziato greco antico -383 – -321 a.C.
„Il delfino, infatti, tende a entrambe le nature. E infatti immette nel corpo l'acqua marina, che poi espelle dallo sfiatatoio, e, al contempo, immette aria per mezzo dei polmoni. Questi animali, in effetti, posseggono questo organo e respirano. Perciò, quando viene catturato con le reti, il delfino soffoca velocemente perché non riesce più a respirare. E quando si trova fuori dall'acqua rimane in vita per molto tempo gemendo e mugghiando, proprio come fanno gli altri animali che respirano. E ancora, quando dorme, fa emergere il muso al di sopra della superficie dell'acqua per respirare. (VIII, 2; 2015, p. 18)“

Lilian Jackson Braun 5
scrittrice statunitense 1913 – 2011
„[... ] quando hanno a che fare con gli umani i gatti ricorrono alla pantomima. Kao K'o-Kung usa un codice che non è difficile da apprendere. [... ] Ha anche un suo modo di far marameo.– Questa devo proprio vederla.– È semplicissimo. Quando un gatto, che è il ritratto della grazia e della bellezza, si rovescia di colpo assumendo una posizione orribile, contorce il muso e si gratta l'orecchio, le sta dicendo di andare all'inferno!“


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Luigi Pirandello 120
drammaturgo, scrittore e poeta italiano premio Nobel per... 1867 – 1936
„Ma sa che una volta io ho veduto ridere un cavallo? Sissignore, mentre il cavallo camminava. Lei ora va a guardare il muso a un cavallo per vederlo ridere, e poi viene a dirmi che non l'ha visto ridere. Ma che muso! I cavalli non ridono mica col muso! Sa con che cosa ridono i cavalli, signor notaro? Con le natiche. Le assicuro che il cavallo camminando ride con le natiche, sí, alle volte, di certe cose che vede o che gli passano per il capo. Se lei vuol vederlo ridere il cavallo, gli guardi le natiche e si stia bene! (libro quarto, III)“

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Stephen King 248
scrittore e sceneggiatore statunitense 1947
„Una donna disse: Portaglielo. Horace rialzò il muso drizzando le orecchie. Non era né la voce di Julia, né quella dell'altra donna; era una voce morta. Come tutti i cani, Horace sentiva spesso qualche voce morta e qualche volta ne vedeva persino i proprietari. I morti erano dappertutto, ma i vivi non sapevano vederli più di quanto sapessero cogliere la maggior parte dei diecimila effluvi che li circondavano in ogni minuto di ogni giorno.“

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Ödön von Horváth 8
drammaturgo e scrittore austriaco 1901 – 1938
„“Dunque, crede che qualcuno di loro legga di nascosto?”
“Lo so per certo. Da quella signora si riunisce una quantità di gente; spesso è completamente fuori di sé. I ragazzi leggono tutto. Ma leggono soltanto per poterne ridere. Vivono in un paradiso di stupidità, e il loro ideale è il sarcasmo. Andiamo verso tempi freddi, verso l'era dei pesci.”
“Dei pesci?”
“Non sono, a dire il vero, che un dilettante astrologo, ma la terra gira nel segno dei Pesci. E l'anima dell'uomo diventerà impassibile, come il muso di un pesce...” ('Professore Giulio Cesare',, da La peste, p. 26)“

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Noyz Narcos 129
rapper, beatmaker e writer italiano 1979
„Roma brucia, camionette in fiamme, fumo nero ma non è il conclave, prego pe' i pischelli sotto chiave. Che ogni guardia è 'nfame ce lo so da n' sacco che nun me ricordo manco, sempre a brutto muso, mento in alto.. (da Attica)“


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Élisée Reclus 2
geografo e anarchico francese 1830 – 1905
„Se noi dovessimo realizzare la felicità di tutti coloro che portano una figura umana e destinare alla morte tutti coloro che hanno un muso e che non differiscono da noi che per un angolo facciale meno aperto, noi non avremmo certo realizzato il nostro ideale. Da parte mia, nel mio affetto di solidarietà socialista, io abbraccio anche tutti gli animali.“

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Enrico Brizzi 58
scrittore italiano 1974
„Tutti, gioventù che eravamo, si sussurrava che il futuro dovevi aggredirlo appena affacciato il muso preoccupato fuori dalla tana.“

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Konrad Lorenz 94
zoologo e etologo austriaco 1903 – 1989
„Non conosco alcun comportamento specifico del gatto per cui lo si potrebbe definire «falso», magari a torto, ma con una qualche plausibilità. Sulla faccia di pochi animali il conoscitore può in ogni momento leggere così chiaramente lo stato d'animo come del gatto: si capisce sempre ciò che gli passa per la testa, e sempre si può sapere quel che ci si deve attendere da lui il prossimo istante. Co­me è inconfondibile la sua espressione di fiduciosa cordialità, quando volge all'osservatore il suo musetto liscio con le orecchie dritte e gli occhi bene aper­ti, come si traduce immediatamente nella mimica dei muscoli del muso ogni ondata di eccitazione, ogni mo­to di paura o di ostilità! (pp. 229-230)“

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Ferdinando Petruccelli della Gattina 47
giornalista, scrittore e patriota italiano 1815 – 1890
„Voi avete visto certamente una renna, in qualche giardino zoologico, o in qualche museo di storia naturale. Essa rassomiglia un poco al daino, avendo il muso, il piede e la taglia di un vitello. Essa ha le corna come quelle del cervo, palmate in cima; il pelo baio chiaro, talvolta bianco e brizzolato. Nulla di più elegante che il suo andare. La rapidità della sua corsa è favolosa; al contrario dell'alce, essa vola sugli strati più sottili di neve senza affondare. Discesa o salita, nulla arresta o rallenta la sua corsa. Messa sopra una direzione, essa trova la sua via, senza aver mestieri di esser guidata o condotta. Essa si affeziona all'uomo, di cui è la vera provvidenza, un benefattore in quelle contrade ed in quei climi. Quando la renna è stanca, o quando ha fame, si ferma. La si scapola. Essa va a disotterrare sotto la neve e pascere un po' di lichene come può; e quando si è riposata e nudrita, viene a prendere spontaneamente la coreggia della slitta. Coraggiosa al lavoro, la renna percorre da trenta a quaranta chilometri di un sol fiato; poi si corica un istante sulla neve, ed un quarto di ora dopo riprende il suo volo di rondine. La sua carne è squisita, sopra tutto la lingua; la sua pelle è preziosa a mille usi. (Il conte Giovanni Lowanowicz, VIII)“

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