Frasi su narice


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Vladimir Vladimirovič Majakovskij 34
poeta e drammaturgo sovietico 1893 – 1930
„Un uomo da dietro una nube strisciò fuori imbestialito,
si soffiò le enormi narici con aria provocante,
e il volto del cielo si corrugò per un attimo
con la rigida smorfia d'un ferreo Bismarck. (p. 93)“

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Giovanni Papini 99
scrittore, poeta e aforista italiano 1881 – 1956
„Tùndalo, filosofo impossibilista, scandagliava un giorno il suo viso nella specchiera di una locanda e diceva fra sé: «Vedo due sopraccigli, due occhi, due narici, e due orecchi. Perché mai Dio ci ha dato una sola bocca? Eppure io penso che ci vorrebbe una bocca per divorare, per mordere, per vomitare e per urlare e un'altra bocca per sorridere, per baciare e per cantare». (pag. 112)“


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Amélie Nothomb 162
scrittrice belga 1966
„La musica si sente molto meno bene a occhi chiusi. Gli occhi sono le narici delle orecchie. (p. 80)“

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Aulo Cornelio Celso 31
enciclopedista e medico romano -14 – 37 d.C.
„Anche nella tisi potrà salvarsi colui che avrà uno sputo bianco, omogeneo, di colore uniforme e senza pituita; e della stessa natura conviene che sia quello che dal capo distilla nelle narici. (libro II, capitolo VIII, p. 114)“

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Jostein Gaarder 74
scrittore norvegese 1952
„Non c'è da meravigliarsi che il Creatore, a quanto si dice, fece un passo indietro, meravigliato, dopo aver formato l'uomo dalla polvere della terra e avergli soffiato nelle narici un alito vitale, facendolo diventare un essere vivente. La cosa davvero strana fu che Adamo non si stupì.“

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Mario Cipollini 7
ciclista su strada italiano 1967
„I campioni della storia avevano dei volti ruvidi, sembravano tori dalle narici fumanti. Erano capaci di sopportare le sofferenze peggiori e portavano con sé dei sogni straordinari. E puntavano sull'aggressività per sopravvivere dove gli altri morivano [... ]. Ades­so io non sento più, nei leader, lo stesso bisogno interiore di affermarsi. Il machismo sta sparendo.“

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Arundhati Roy 31
scrittrice indiana 1961
„Ammu ebbe un brivido.
Provava, in quel pomeriggio caldo, la gelida sensazione che la Vita fosse già Vissuta. Che la sua coppa fosse piena di polvere. Che l'aria, il cielo, gli alberi, il sole, la pioggia, la luce e il buio, tutto si stesse pian piano trasformando in sabbia. Che la sabbia le avrebbe riempito le narici, i polmoni, la bocca. Che l'avrebbe sepolta, lasciando in superficie solo un mulinello, come quello che fanno i granchi quando si rintanano sotto, sulla spiaggia. (p. 238)“

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Antifonte 10
filosofo e drammaturgo greco antico -479 – -409 a.C.
„Noi rispettiamo e veneriamo chi è di nobile origine, ma chi è di natali oscuri, né lo rispettiamo, né l'onoriamo. In questo, ci comportiamo gli uni verso gli altri da barbari, poiché di natura tutti siamo assolutamente uguali, sia Greci che barbari. Basta osservare le necessità naturali proprie di tutti gli uomini [... ] nessuno di noi può esser definito né come barbaro né come greco. Tutti infatti respiriamo l'aria con la bocca e con le narici. (fr. DK 87 B 44 B)“


„Solo con te stesso, come ti ho detto, siediti, raccogli il tuo spirito, introducilo – dico il tuo spirito – nelle narici; è la via che il respiro prende per andare al cuore. Spingilo giù, costringilo a scendere nel tuo cuore insieme all'aria che hai inspirato. Quando vi sarà giunto, vedrai quale gioia ne seguirà: non rimpiangerai più nulla. [... ] Perché 'il regno di Dio è dentro di noi' e per colui che vi rivolge il suo sguardo e lo ricerca con la preghiera pura, tutto il mondo esterno diventa vile e spregevole. (citato in Mircea Eliade, Lo Yoga. Immortalità e libertà, a cura di Furio Jesi, traduzione di Giorgio Pagliaro, BUR, 2010; p. 71)“

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Gustave Flaubert 115
scrittore francese 1821 – 1880
„Immerse il pollice destro nell'olio, e cominciò le unzioni: prima sugli occhi, che avevano tanto bramato tutte le magnificenze terrestri; poi sulle narici, ghiotte di brezze tiepide e di profumi d'amore; poi sulla bocca, che si era aperta per la menzogna, che aveva mandato gemiti d'orgoglio e gridato alla lussuria; poi sulle mani, che avevano goduto contatti soavi, e infine sulla pianta dei piedi, così rapidi un tempo, quando ella correva a soddisfare i suoi desideri, e che ora non avrebbero camminato più.“

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Cesare Pavese 226
scrittore, poeta, saggista e traduttore italiano 1908 – 1950
„La Nube. Ho paura. Ho veduto le cime dei monti. Ma non per me, Issione. Io non posso patire. Ho paura per voi che non siete che uomini. Questi monti che un tempo correvate da padroni, queste creature nostre e tue generate in libertà, ora tremano a un cenno. Siamo tutti asserviti a una mano più forte. I figli dell'acqua e del vento, i Centauri, si nascondono in fondo alle forre. Sanno di essere mostri. [... ] La morte, ch'era il vostro coraggio, può esservi tolta come un bene. Lo sai questo? [... ] Per te la morte è una cosa che accade, come il giorno e la notte. Tu sei uno di noi, Issione. Tu sei tutto nel gesto che fai. Ma per loro, gli immortali, i tuoi gesti hanno un senso che si prolunga. Essi tastano tutto da lontano con gli occhi, le narici, le labbra. Sono immortali e non san vivere da soli. (La nube)“

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Umberto Eco 211
semiologo, filosofo e scrittore italiano 1932 – 2016
„Se la guardi perché è bella, e ne sei turbato (ma so che sei turbato, perché il peccato di cui la si sospetta te la rende ancora più affascinante), se la guardi e provi desiderio, perciostesso essa è una strega. Sta' in guardia, figlio mio... La bellezza del corpo si limita alla pelle. Se gli uomini vedessero quello che è sotto la pelle, così come accade con la lince di Beozia, rabbrividirebbero alla visione della donna. Tutta quella grazia consiste di mucosità e di sangue, di umori e di bile. Se si pensa a ciò che si nasconde nelle narici, nella gola e nel ventre, non si troverà che lordume. E se ti ripugna toccare il muco o lo sterco con la punta del dito, come mai potremmo desiderare di abbracciare il sacco stesso che contiene lo sterco? (Ubertino, a Adso: Quarto giorno, Notte)“


Walter Pedullà 4
saggista, critico letterario e giornalista italiano 1930
„Fa bene Alvino a opporsi, ad opporre i buoni motivi di chi è cosciente di quanto ancora può dirci una narrazione che impegna ogni organo della testa: dall'orecchio alle narici, dagli occhi alla lingua. Ecco: attenti alla lingua di Pizzuto. Giustamente Alvino gliela fa tirar fuori. Fra l'altro ci sta bene pure lo sberleffo sul volto di questo scrittore dotato di finissima ironia. Alla lingua! alla lingua di Pizzuto! dice Alvino. Che deve metterci tutti i sensi e ogni atomo del cervello per impedire che restino puro suono le sostanziose parole di Pizzuto. (dall'introduzione di Walter Pedullà a Gualberto Alvino, Chi ha paura di Antonio Pizzuto?, Firenze, Polistampa, 2008)“

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Elias Canetti 199
scrittore, saggista e aforista bulgaro 1905 – 1994
„Non c'è bisogno che vi ricordi [discorso di Kien ai libri della sua biblioteca] in modo particolareggiato la storia antichissima e superba delle vostre sofferenze. Scelgo soltanto un esempio per mostrarvi in maniera persuasiva quanto vicini siano odio e amore. La storia d'un paese che tutti noi in egual misura veneriamo, di un paese in cui voi avete goduto delle più grandi attenzioni e dell'affetto più grande, di un paese in cui vi si è tributato persino quel culto divino che ben meritate, narra un orribile evento, un crimine di proporzioni mitiche, perpretato contro di voi da un sovrano diabolico per suggerimento di un consigliere ancor più diabolico. Nell'anno 213 avanti Cristo, per ordine dell'imperatore cinese Shi Hoang-ti − un brutale usurpatore che ebbe l'ardire di attribuire a se stesso il titolo di "Primo, Augusto, Divino" − vennero bruciati tutti i libri esistenti in Cina. Quel delinquente brutale e superstizioso era per parte sua troppo ignorante per valutare esattamente il significato dei libri sulla base dei quali veniva combattuto il suo tirannico dominio. Ma il suo primo ministro Li-Si, un uomo che doveva tutto ai propri libri, e dunque uno spregevole rinnegato, seppe indurlo, con un abile memoriale, a prendere questo inaudito provvedimento. Era considerato delitto capitale persino parlare dei classici della poesia e della storia cinese. La tradizione orale doveva venire estirpata a un tempo con quella scritta. Venne esclusa dalla confisca solo una piccola minoranza di libri; quali, potete facilmente immaginare: le opere di medicina, farmacopea, arte divinatoria, agricoltura e arboticoltura − cioè tutta una marmaglia di libri di puro interesse pratico. «Confesso che il puzzo di bruciato dei roghi di quei giorni giunge ancor oggi alle mie narici. A che giovò il fatto che tre anni più tardi a quel barbaro imperatore toccasse il destino che s'era meritato? Morì, è vero, ma ai libri morti prima di lui ciò non arrecò alcun giovamento. Erano bruciati e tali rimasero. Ma non voglio tacere quale fu, poco dopo la morte dell'imperatore, la fine del rinnegato Li-Si. Il successore al trono, che aveva ben capito la sua natura diabolica, lo destituì dalla carica di primo ministro dell'impero che egli aveva rivestito per più di trent'anni. Fu incatenato, gettato in prigione e condannato a ricevere mille bastonate. Non un colpo gli venne risparmiato. Fu costretto a confessare mediante la tortura i suoi delitti. Oltre all'assassinio di centinaia di migliaia di libri aveva infatti sulla coscienza anche altre atrocità. Il suo tentativo di ritrattare più tardi la propria confessione fallì. Venne segato in due sulla piazza del mercato della città di Hien-Yang, lentamente e nel senso della lunghezza, perché in questo modo il supplizio dura più a lungo; l'ultimo pensiero di questa belva assetata di sangue fu per la caccia. Oltre a ciò non si vergognò di scoppiare in lacrime. Tutta la sua stirpe, dai figli a un pronipote di appena sette giorni, sia donne che uomini, venne sterminata: tuttavia, invece di essere condannati al rogo, come sarebbe stato giusto, ottennero la grazia di venir passati a fil di spada. In Cina, il paese in cui la famiglia, il culto degli antenati, il ricordo delle singole persone sono tenuti così in gran conto, nessuna famiglia a mantenuto viva la memoria del massacratore Li-Si; solo la storia l'ha fatto, proprio quella storia che l'indegna canaglia, più tardi finita come ho detto, aveva voluto distruggere. (1981, pp. 98-99)“

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Fabio Volo 229
attore, scrittore e conduttore radiofonico italiano 1972
„Le notti in cui era triste o agitato le si avvicinava e l’annusava. Si riempiva le narici e la testa del suo odore e come per incanto, una magia, si calmava. (libro La strada verso casa)“

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Amélie Nothomb 162
scrittrice belga 1966
„Gli occhi degli esseri viventi possiedono la più straordinaria delle proprietà: lo sguardo. Nulla è più eccezionale dello sguardo. Quando parliamo delle orecchie delle creature non diciamo che hanno un 'ascoltardo', oppure, delle loro narici, che hanno un 'sentardo' o un 'annusardo'.
Cos'è lo sguardo? E' qualcosa di inesprimibile. Nessuna parola esprime, neanche lontanamente, la sua strana essenza. Eppure lo sguardo esiste. Poche sono le realtà che hanno un tale livello di esistenza. (libro Metafisica dei tubi)“

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