Frasi su nominativo

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Giuseppe Baretti 11
critico letterario, traduttore e poeta italiano 1719 – 1789
„Benvenuto Cellini ha scritto un meglio stile che non alcun altro Italiano; uno stile più schietto e più chiaro, perché più secondo l'ordine naturale delle idee, le quali non ne presentano mai il verbo prima del nominativo, e non ce lo collocano mai in punta a periodi e a una gran distanza da quello. (da La Frusta letteraria, vol. 1, Società tipograf. de' classici Italiani, Milano, 1838, p. 101)“

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Papa Eugenio III 1
167° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica
„Nessun ragionamento nella teologia porti ad una divisione tra la natura e la persona, né Dio sia detto essenza divina solo nel senso di un ablativo, ma anche nel nominativo. (dal Sinodo di Reims, 745).“


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Burchiello 10
poeta italiano 1404 – 1449
„Nominativi fritti e mappamondi, | E l'arca di Noè fra due colonne | Cantavan tutti chirieleisonne | Per l'influenza de' taglier mal tondi. (X, vv. 1-4)“

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Giuseppe Baretti 11
critico letterario, traduttore e poeta italiano 1719 – 1789
„Eh, Genovesi mio, adopera gli abbindolati stili del Boccaccio, del Bembo e del Casa, quando ti verrà ghiribizzo di scrivere qualche accademica diceria, qualche cicalata, qualche insulsa tiritera al modo fiorentino antico o moderno; ma quando scrivi le lue sublimi Meditazioni, lascia scorrere velocemente la penna; lascia che al nominativo vada dietro il suo bel verbo, e dietro al verbo l'accusativo senza altri rabeschi. (da Frusta letteraria n. 11; citato in Giuseppe Maffei, Storia della Letteratura Italiana, p. 51, Vol. III)“

Enzo Erra 26
politico, giornalista e scrittore italiano 1926 – 2011
„A parte la confusione delle cifre (non si capisce bene come 170-180 uomini abbiano potuto combattere servendosi di 140-150 moschetti, una parte dei quali non adoperati), è abbastanza chiaro che queste furono le dimensioni reali del movimento. Anche perché lo stesso Tarsia, nella sua seconda opera, dà gli elenchi nominativi dei partecipanti alle varie azioni, ed è facile vedere che essi, tranne che in tre casi (l'assedio al campo sportivo, lo scontro a piazza Vanvitelli e quello alla «Pezzalonga»), si tennero intorno o sotto alla ventina. Né vi è motivo di ritenere che negli altri quartieri i ranghi dei combattenti, almeno nel giorno e mezzo di scontri effettivi, siano stati più folti. Diversamente devono essere andate. le cose il 30, quando — partiti i tedeschi — si insediarono i comandi, si organizzarono le zone, si formarono i reparti. Al totale di 2000, in quella «terza giornata», probabilmente si arrivò senza sforzo. (p. 168)“

Enzo Erra 26
politico, giornalista e scrittore italiano 1926 – 2011
„Le cose restarono a lungo indefinite, e solo nell'agosto del 1945 si cercò di dare un crisma ufficiale a nomi e cifre. Con decreto governativo fu istituita una commissione, presieduta da Antonino Tarsia in Curia, con il compito di attribuire legalmente «la qualifica di partigiano combattente». La commissione accertò, con elenchi nominativi, che alle «giornate» avevano partecipato 1589 partigiani, che vi erano stati inoltre 155 morti, 85 feriti, 53 invalidi e 21 mutilati, e che altri 126 caduti si erano avuti fra la popolazione. Il totale dei combattenti si avvicina quindi alle 2000 unità. Ma 2000 unità non sono una metropoli che già sfiorava allora il milione di abitanti, e questo basterebbe a dimostrare che la città non si mosse, che il popolo napoletano restò indifferente, e che — lo abbiamo già visto esaminando minutamente i fatti del 28 settembre — nemmeno la polveriera umana di fuggiaschi e rifugiati, stivata con tanta indifferenza da Scholl e alimentata dai suoi bandi, riversò la sua carica esplosiva nel movimento. Ma anche queste cifre, a un più attento esame, sembrano piuttosto lontane dal vero. Già nel saggio di De Antonellis gli elenchi vengono definiti non attendibili, perché «gonfiati di combattenti dell'ultima giornata, e largamente deficitari dei combattenti più impegnati». Tarsia stesso, parlando degli uomini del suo gruppo, dopo aver spiegato che negli scontri del giorno 28 non ne ebbe intorno più di 30, precisa che «i patrioti che effettivamente combatterono al Vomero non superarono i 170-180», che essi «complessivamente si misero in possesso di 140-150 moschetti», alcuni dei quali però «non furono mai adoperati poiché fecero soltanto bella mostra sulle spalle di individui — furbi ma non coraggiosi — che in quei giorni pensarono a fare esclusivamente dell 'esibizionismo». (p. 167)“

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