Frasi su norvegese

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Jorge Valdano 44
dirigente sportivo, allenatore di calcio e ex calciatore... 1955
„[Sui giocatori italiani] Ci sono momenti nei quali un difensore azzurro sta per spazzare il pallone e si trova, per esempio, con le gambe di un norvegese aperte, spalancate. Un meraviglioso invito al tunnel che un uomo libero non potrebbe mai rifiutare. Il giocatore italiano tende a ignorare la tentazione e a spazzare via lo stesso.“

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Maurizio Crozza 124
comico, imitatore e conduttore televisivo italiano 1959
„La classica famiglia all'italiana: quella costituita da un babbo, da un altro babbo, un ovulo norvegese, lo spermatozoo canadese e una clinica californiana. (da Crozza nel Paese delle Meraviglie, 4 marzo 2016)“


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Harald V di Norvegia 2
re di Norvegia 1937
„I norvegesi siete voi. I norvegesi siamo noi, la Norvegia è unita, è una, alla Norvegia appartengono tutti gli esseri umani che ci vivono per quanto diversi tra loro possano essere.“

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Edvard Grieg 1
compositore e pianista norvegese 1843 – 1907
„Artisti come Bach e Beethoven eressero cattedrali e templi sulle vette. Io ho voluto, come dice Ibsen in un suo dramma, "costruire dimore per gli uomini, dimore in cui essi possano sentirsi felici ed a proprio agio". In altre parole, ho trascritto la musica folcloristica della mia patria, ho cercato di ricavare un'arte nazionale da queste manifestazioni sinora non sfruttate dell'anima norvegese.“

„Gli svedesi", mi ha detto un norvegese, "sono tedeschi che hanno l'aspetto di esseri umani.“

Ludwig Bemelmans 1
scrittore e pittore tedesco 1898 – 1962
„Una pubblicazione turistica del governo norvegese consiglia: «Guardando il Polo Nord, la Norvegia è quella a sinistra.» (citato in Selezione dal Reader's Digest, settembre 1962)“

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Bjørnstjerne Bjørnson 1
poeta, drammaturgo e scrittore norvegese 1832 – 1910
„Sul serio, Peer Gynt è magnifico, Ibsen: soltanto un norvegese può capire com'esso è bello. (da una lettera indirizzata a Ibsen il 15 novembre 1867; citato in Scipio Slataper, Ibsen, G. C. Sansoni Editore, Firenze 1944)“

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Sándor Márai 109
scrittore e giornalista ungherese 1900 – 1989
„La follia non ha scopo. Il folle fa qualcosa, lo fa senza scopo né motivo, così perché lo può fare: si cava i denti con un chiodo arrugginito, o si mette a urlare parole senza senso, in un dialetto norvegese magari. (pag. 80)“


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Efraim Medina Reyes 35
scrittore colombiano 1967
„Se c'è qualcosa di fittizio, piuttosto, è la Colombia da cartolina illustrata che spacciano autori come García Marquez, vecchi d'anni e di mente. Gente che per cercare la Letteratura volta le spalle alla vita. Hanno diffuso un mucchio di stereotipi: una volta una ragazza norvegese mi ha chiesto come mai scopavo così male per essere un latino. Senza contare che molti, all'estero, sono convinti che noi parliamo con le mucche. Invece solo lui ci parla, García Marketing. L'ho chiamato così una volta, perché ha trovato la formula perfetta del libro che vende. Anche da noi, intendiamoci, ma non certo a quelli della mia generazione. La mia generazione vive per il 70% nelle città e ha gli stessi problemi, gli stessi sogni, la stessa musica di chi sta in qualsiasi altra metropoli europea o americana. Noi, in quella Colombia rurale e folcloristica, non ci riconosciamo. Davanti alla TV, nei cinema, abbiamo assorbito come tutti il mito americano e ci stiamo sforzando di metabolizzarlo. (dall'intervista di Ornella Civardi, ne La Voce Nuova di Piacenza, 11 settembre 2002)“

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Harald V di Norvegia 2
re di Norvegia 1937
„I norvegesi vengono dal nord della Norvegia, dalla Norvegia centrale, dal sud della Norvegia e da tutte le altre regioni. Sono norvegesi anche coloro che sono venuti dall’Afghanistan, dal Pakistan e dalla Polonia, dalla Svezia, dalla Somalia e dalla Siria. I miei nonni vennero qui emigrando dalla Danimarca e dall’Inghilterra centodieci anni fa. Non è sempre facile dire da dove veniamo e di che nazionalità siamo. La casa è il luogo dove batte il nostro cuore, e non sempre può essere confinata all’interno delle frontiere nazionali.“

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Bertrand de Jouvenel 1
1903 – 1987
„Non esiste alcuna istituzione che possa permettere di far concorrere ogni persona all'esercizio del potere, dal momento che il potere è il comando, e non è possibile che tutti comandino. La sovranità del popolo non è altro che una finzione, e una finzione che, alla lunga, può essere soltanto distruttiva delle libertà individuali. Il medioevo non ha affatto conosciuto questo genere di difficoltà; per esso la legge era fissa, la legge era data. Solo dal momento che la legge divina verrà respinta come superstizione e la consuetudine come routine, sarà indispensabile fare la legge. Occorre allora una potenza legislativa. Autrice della regola suprema, essa sarà una potenza necessariamente suprema [quindi lesiva della libertà individuale].
Siamo abituati a considerare l'assolutismo monarchico con la sua organizzazione oppressiva, come l'opposto dello Stato moderno. Il sovrano è finalmente riuscito a sbarazzarsi di quanto di sacro e inviolabile gli stava sopra e ne arginava l'azione. Ma in origine valeva per esempio l'imprecazione dell'antica legge norvegese: "Se il re viola la dimora di un uomo libero, tutti andranno verso di lui per ucciderlo". Ci si chieda pure chi e quanti erano allora gli uomini liberi; resta il fatto che il concetto di libertà nacque associato alla fede nell'esistenza di diritti individuali intangibili, superiori a qualunque autorità. E gli uomini liberi facevano valere con energia questi loro diritti: la Rivoluzione d'Inghilterra incomincia, in nome del diritto di proprietà offeso, come resistenza a un'imposta territoriale lieve, la shipmoney.
Ci si aggrappa a quel grido di "libertà!" che risuona all'inizio di qualsiasi rivoluzione, e non ci si accorge che non è mai esistita rivoluzione che non sia sfociata in un pesante accrescimento del potere. Prima c'era l'autorità di Carlo I, di Luigi XVI, di Nicola II. Poi vi sarà quella di Cromwell, di Napoleone, di Stalin. Questi sono i padroni verso i quali si troveranno assoggettati i popoli che si erano sollevati contro la "tirannide" dello Stuart, del Borbone o del Romanov. (da Del potere: storia naturale della sua crescita)“

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