Frasi su obbiezione

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Carlo Dossi 100
scrittore, politico e diplomatico italiano 1849 – 1910
„Al fuoco della verità le obbiezioni non sono che mantici. (n. 3354)“

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Aldo Capitini 70
filosofo, politico e antifascista italiano 1899 – 1968
„Tutte le volte che un uomo rifiuta, in nome del suo senso morale (coscienza), di divenire complice di una situazione che ritiene ingiusta, o di eseguire certi comandi o certe azioni, si fa obbiezione di coscienza.“


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Italo Svevo 91
poeta, scrittore 1861 – 1928
„Il pianto offusca le proprie colpe e permette di accusare, senz'obbiezioni, il destino. Piangevo perché perdevo il padre per cui ero sempre vissuto. Non importava che gli avessi tenuto poca compagnia. I miei sforzi per diventare migliore non erano stati fatto per dare una soddisfazione a lui? (cap. 4; 1988, p. 43)“

Baldassarre Poli 29
filosofo italiano 1795 – 1883
„Le obbiezioni colle quali si pretende di legittimare o di scusare il suicidio, e che sono le più comuni, quanto sono le più apparenti o speciose noi le riscontriamo nelle seguenti:
1." La natura vuole l'uomo felice; dunque essa nell'infelicità autorizza il suicidio.
2" Tra due mali può sempre aver luogo la scelta del minore e perciò del suicidio.
3." La natura ci attornia di oggetti tendenti alla nostra distruzione, ella adunque approva il suicidio.
4." L'uomo quando è inutile a sé ed agli altri non offende più alcun dovere col suicidio.
5." Si può esporre la vita per altri doveri; dunque anche per quello della felicità.
6." Il suicidio si commette sempre nello stato di pazzia; dunque non può essere imputato a disonestà o a colpa.
7." Il suicidio è determinato da un'irresistibile tendenza nel punto nel quale si commette; dunque esso non è più imputabile, siccome non libero.
8." Il suicidio fu qualche volta ammesso dalle leggi e dai filosofi: dunque esso non è di quelle immoralità che si tennero sempre ed assolutamente per tali. (p. 558)“

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Aldo Capitini 70
filosofo, politico e antifascista italiano 1899 – 1968
„Risulta subito evidente un carattere dell'obbiezione di coscienza, dovunque sia stata fatta: essa non è qualche cosa di negativo, ma è atto affermativo di un valore, di una visione ideale, fondazione di un rapporto spirituale (con Dio, con la società degli uomini, o con entrambi).
E questo atto affermativo è tale non solo per il fatto che è riferito ad una visione ideale che si vuol seguire, e incarnare iniziandola nel mondo, ma anche perché, per le difficoltà che esso incontra e le conseguenze avverse che si tira addosso, richiede un animo tutt'altro che vile, e profondamente persuaso. Se il soldato deve dare uno strappo ad un modo di vita abitudinario, quieto, piacevole e senza colpi, l'obbiettore di coscienza deve andare anche più in là, perché deve farsi forza contro quello stare insieme e in tanti che è nei soldati, e quel certo movimento ed esaltazione fisica; e, invece, affrontare decisamente e calmamente l'esser solo, inerme, colpito, oltre alla croce dell'accusa di viltà.“

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