Frasi su palpebra

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Marco Aurelio 43
imperatore romano 121 – 180
„Dal mattino comincia a dire a te stesso: incontrerò gente vana, ingrata, violenta, fraudolenta, invidiosa, asociale; tutto ciò capita a costoro per l'ignoranza del bene e del male. Io, invece, che ho capito, avendo meditato sulla natura del bene, che esso è bello, e sulla natura del male che esso è turpe e sulla natura di chi sbaglia che egli è mio parente, non perché si sia del medesimo sangue e seme, ma perché egli è, come me, provvisto di mente e partecipe del divino, e che non posso essere danneggiato da alcuno di loro, perché nessuno mi potrà coinvolgere nella sua turpitudine, ebbene, io non posso né adirarmi con un mio parente né provare odio per lui. Siamo, infatti, nati per la cooperazione, come i piedi, le mani, le palpebre, i denti in fila sopra e sotto. L'agire gli uni contro gli altri è dunque contro natura, ed è agire siffatto lo scontrarsi e il detestarsi. (da Pensieri, 2008; II, 1)“

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Prosper Mérimée 11
scrittore, storico e archeologo francese 1803 – 1870
„Dubito assai che la signorina Carmen fosse di razza pura; se non altro era infinitamente pù graziosa di tutte le donne del suo popolo che mi sia mai capitato di incontrare. Perché una donna sia bella – dicono gli spagnoli – bisogna che riunisca in sé trenta se o, se si vuole, che si possa definire mediante dieci aggettivi adatti ciascuno a tre parti della sua persona. Deve avere ad esempio tre cose nere: gli occhi, le palpebre, le sopracciglia; tre sottili: le dita, le labbra, i capelli ecc. Vedete Brantôme per il resto. (p. 19)“


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Pierre de Bourdeille 1
storico e biografo francese 1540 – 1614
„Lo spagnolo dice che una donna per essere perfettamente ed assolutamente bella deve avere trenta belle condizioni. Tre cose bianche: pelle, denti e mani. Tre nere: occhi, sopracciglia, palpebre. Tre rosse: labbra, guance, unghie. Tre lunghe: corpo, capelli, mani. Tre corte: denti, orecchie, piedi. Tre larghe: petto, fronte, spazio fra le sopracciglia. Tre strette: bocca, vita, caviglia. Tre grosse: braccia, coscia, polpaccio. Tre sottili: dita, capelli, labbra. Tre piccole: capezzoli, naso, testa. (da Vies des dames galantes; citato in Prosper Mérimée, Carmen, traduzione di Franco Montesanti, Garzanti Editore, 1984)“

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Khaled Hosseini 42
scrittore e medico statunitense 1965
„Laila osservò le guance avvizzite di Mariam, le palpebre grinzose di stanchezza, le rughe profonde attorno alla bocca, le notò come se anche lei guardasse Mariam per la prima volta. E, per la prima volta, Laila non vide il viso di una rivale, ma un viso di dolori taciuti, di fardelli portati senza protestare, un destino di sottomissione e di sopportazione.“

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Giovanni Pascoli 79
poeta italiano 1855 – 1912
„La vergine dorme. Ma lenta | la fiamma del puro alabastro | le immemori palpebre tenta; | bussa alla chiusa anima. (da Il sogno della vergine)“

Marcello Venturoli 2
critico d'arte, giornalista e saggista italiano 1915 – 2002
„Ritornare indietro nel tempo fino alla mia primissima infanzia, adesso ho i capelli bianchi, è pena e conforto; e mentre vorrei essere già lapide, esser muta per sempre lasciando al mondo solo i miei versi come perpetue mattine e mai chiuse palpebre di sguardi, non passa giorno di questa vecchiaia che una cosa, un odore, una musica, una somiglianza non diventi la spia di un ricordo.
E che altro è un numero di anni così pesante se non una memoria da interrogare, da distendere? Ora, come l'iride che è catturata da una polla, ora una roccia che preclude la vista del mare, ora un respiro, un gesto ritrovato un istante fa, identico a quello di quando ancora potevo scoprire il seno, fatto di due capezzoli come pruni sul torace tutt'ossa. (da Io, Saffo)“

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Robin Williams 6
comico, attore cinematografico e attore televisivo statu... 1951 – 2014
„Avevo notato che c'era qualcosa nell'aria perché durante le riprese dell'ultima scena, quella in cui i ragazzi salgono sui banchi per salutare il professore, uno dei camionisti della troupe, uno pieno di tatuaggi, persino sulle palpebre, si era messo a piangere come un vitello. L'attimo fuggente è un film che tocca dentro. Parla della passione, della creatività, di tutte quelle cose alle quali la gente aspira ma che raramente riesce a realizzare.“

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Alfred Edmund Brehm 40
biologo e scrittore tedesco 1829 – 1884
„La specie maggiore del genere è il Toco [... ]. Ha le piume nere, bianche la gola, le guancie, la parte anteriore del collo e le copritrici superiori della coda; rosso sangue il groppone. Il becco molto grande ed alto, il cui margine mostra alcune intaccature è rosso-arancio vivo, colore che mutasi in rosso fuoco verso il dorso e verso l'apice della mascella inferiore. L'apice della mascella superiore ed il margine del becco presso il capo sono parimenti color nero; gli occhi, le redini e la regione temporale sono rosso-fuoco vivo; i margini delle palpebre azzurro-neri; le gambe grigio-azzurre. (p. 229)“


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Margaret Mazzantini 71
scrittrice italiana 1961
„Come gli manca uno sguardo così. Se non lo conosci vivacchi e non ti manca. Ma se una stronza ti ha posato addosso quelle ali lì, ti ha fatto sentire l'eroe di una sceneggiatura temeraria, rimani tutta la vita un mendicante che va in giro a cercare quelle palpebre che si aprono solo per guardarti e si chiudono per imprigionarti.“

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Gyula Illyés 1
scrittore ungherese 1902 – 1983
„Un tempo antico di secoli | sta agonizzando qui. || Non può dire più niente. || E il grido è soltanto del vento. || Tra le palpebre sabbia, tra le dita sudate sabbia. | Sabbia se i denti si rinserrano. || Abbiamo ucciso il cammello che sapeva la strada, | divorato l'ultimo pasto. (da Diario di carovana ritrovato, p. 131)“

Ugo Ojetti 50
scrittore, critico d'arte e giornalista italiano 1871 – 1946
„L'ignoranza è la palpebra dell'anima. La cali, e puoi dormire e anche sognare. (CXCVI)“

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Georg Trakl 22
poeta austriaco 1887 – 1914
„Che t'inchioda sulla scala diroccata, nella casa dei tuoi padri? Un nero di piombo. Che sollevi con mano d'argento agli occhi; e le palpebre ripiombano come ebbre di papavero? Ma traverso il muro di pietra tu vedi il cielo stellato, la Via Lattea, Saturno; rosso. Furioso al muro di pietra picchia l'albero spoglio. Tu su scalini in rovina: albero, stella, pietra! Tu, azzurra fiera, che sommessa trema; tu, il pallido sacerdote che la scanna sul nero altare. Oh il tuo sorriso nel buio, triste e cattivo, che un bimbo nel sonno impallidisce. Una rossa fiamma balzava dalla tua mano e una farfalla s'abbruciava. Oh il flauto della luce; oh il flauto della morte. Che t'inchiodava sulla scala in rovina nella casa dei tuoi padri? Là alla porta picchia un angelo con dito di cristallo.(Da Metamorfosi del male)“


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Ezra Pound 149
poeta, saggista e traduttore statunitense 1885 – 1972
„Oltrepassò le Sirene, lungi da lì | sino a Circe. | "Venerandam". | In stile cretense, con l'aurea corona, "Venerem, | Cypri munimenta sortita est", gioconda, oricalca, | auree cinte alla vita e ai seni, palpebre di bistro, | che portò il ramo d'oro dell'Argicida. Si che: | I BELIEVE IN THE RESURRECTION OF ITALY QUIA IMPOSSIBLE EST NOW IN THE MIND INDESTRUCTIBLE. (da Canto I)“

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Daniel Varujan 1
poeta armeno 1884 – 1915
„Travagliato Gesù, tu che hai avuto | occhi piangenti, abbi pietà | degli occhi miei. | Essi han stillato pianto | più che assorbito la luce, su bare | hanno sempre vegliato la morte | con ceri spenti. Le mie pupille | sono cadute nei pozzi del dolore. | Vedi, le mie palpebre sono piene | di cenere di morte, io molto | sono stato tormentato. || [... ] || O crocifisso Gesù, tu che hai avuto | un cuore trafitto da lancia, abbi pietà | del mio cuore commosso. | Un giorno in esso | il mondo palpitò. Invece della speranza | oggi nulla vi vive. Il mio cuore | è un'urna nella quale | son le mie cenere funebri: i | le prenderanno nel turbine dopo la mia | misera morte. Guarda, guarda, nel mio cuore | è confitto un coltello: molto, | troppo io ho amato. (da Calvario)“

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Georg Trakl 22
poeta austriaco 1887 – 1914
„L'azzurra fonte ai tuoi piedi, misteriosa la rossa calma della tua bocca, | abbuiata dal sopore del fogliame, dal cupo oro di maceri girasoli. | Le tue palpebre sono gravi di papavero e sognano sommesse sulla mia fronte. | Soavi campane solcano il petto d'un tremito. Una nuvola azzurra | è il tuo volto su me calato nel crepuscolo. | Una canzone sulla chitarra, che risuona in taverna straniera, | i selvaggi cespugli di sambuco laggiù, un giorno di novembre da gran tempo trascorso, | passi familiari sulla scala in penombra, la vista di travi scurite, | un'aperta finestra, a cui rimane sospesa una dolce speranza; | indicibili sono, o Dio, queste cose, e si cade in ginocchio. (da Per via)“

Alessandro D'Avenia 167
scrittore, insegnante e sceneggiatore italiano 1977
„Il dolore mi costringe a chiudere le palpebre, a nascondere gli occhi. Ho sempre pensato che avrei divorato il mondo con i miei occhi, come api si sarebbero posati su tutte le cose per distillarne la bellezza. Ma la malattia mi costringe a chiudere gli occhi: per il dolore, per la stanchezza. Solo a poco a poco ho scoperto che a occhi chiusi vedevo di più, che sotto le palpebre chiuse tutta la bellezza del mondo era visibile, e quella bellezza sei tu, Dio. Se tu mi fai chiudere gli occhi è perché io stia più attenta, quando li riapro. (Beatrice)“

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