Frasi su paragrafo

Chi è morto dentro non si accorge che è un paragrafo chiuso | un vangelo apocrifo di cui si è perso l'uso | il viaggio è concluso | un morso un sorso | il peso di un rimorso grande come l'universo. (da Sangue)

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Kaos One 53
rapper, beatmaker e writer italiano 1971

Beh, io ho fatto qualcosa che voi non sareste mai stati capaci di fare: ho collaborato con Littlewood e Ramanujan, su un piano quasi di parità. (paragrafo 29)

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Godfrey Harold Hardy 14
matematico britannico 1877 – 1947

Sono interessato alla matematica solo in quanto arte creativa. (paragrafo 19)

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Godfrey Harold Hardy 14
matematico britannico 1877 – 1947

Archimede sarà ricordato quando Eschilo sarà dimenticato, perché le lingue muoiono ma le idee matematiche no. Immortalità è forse una parola ingenua ma, qualunque cosa significhi, un matematico ha le migliori probabilità di conseguirla. (paragrafo 8)

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Godfrey Harold Hardy 14
matematico britannico 1877 – 1947

E[rri]: L'alpinismo è stato l'ultimo paragrafo della geografia. (p. 66)

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Erri De Luca 222
scrittore, traduttore e poeta italiano 1950

Quel sorriso [della Gioconda] è sepolto sotto una massa di vocaboli, e scompare fra innumerevoli paragrafi che cominciano col dichiararlo inquietante finendo poi in una descrizione d'animo generalmente vaga. Esso meriterebbe tuttavia studi meno inebrianti. Leonardo non si serviva affatto di osservazioni inesatte e di segni arbitrari: se così fosse, la Gioconda non sarebbe mai stata eseguita. Egli era guidato da un'indefessa capacità di discernimento.

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Paul Valéry 165
scrittore, poeta e aforista francese 1871 – 1945

Dietro alla molteplicità, di qualunque specie essa sia, si nasconde un mistero. Allo stesso modo, il testo di un grande autore è costituito di lettere, segni, frasi, paragrafi, e qualcuno lo legge senza coglierne la composizione. Ma la stessa composizione fa segno verso qualcosa di completamente diverso. Quando il lettore lo ha compreso, interrompe la lettura per abbandonarsi alla gioia di un'intesa muta. (da Ancora cicindela, p. 80)

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Ernst Jünger 284
filosofo e scrittore tedesco 1895 – 1998

Il trauma non è il risultato di un dolore provato a livello di gruppo. È il risultato del processo per cui questo acuto disagio penetra nel senso d'identità della collettività. Gli attori collettivi «decidono» di rappresentare il dolore sociale come una minaccia fondamentale al loro senso di identità, alle loro radici e ai loro obiettivi. In questo paragrafo descriverò la natura di queste azioni collettive e i processi culturali e istituzionali che le mediano. (cap. II, p. 142)

Jeffrey Alexander 18
sociologo statunitense 1947

Mi viene spesso in mente Roberto Benigni che divulga Dante e suo padre analfabeta che lo insegnava a lui. Ovvero una cultura di pochi, strettamente legata all'identità nazionale, che diventa cultura di tutti. Cultura sicura: ho imparato dal mio amico Umberto Eco a combattere le fonti incontrollate della Rete. E anche le bugie. Quanti ragazzi hanno letto assurdità online sull'aereo che l'11 settembre non avrebbe mai colpito il Pentagono? La stessa Wikipedia ha compreso i grossi rischi dell'immissione incontrollata di paragrafi e voci, e ora presta più attenzione. (da Corriere della sera, 30 dicembre 2009)

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Giuliano Amato 11
politico, giurista e docente italiano 1938

Nell'ultimo paragrafo [della Lettera a un indù] voi sembrate voler dissuadere il lettore dal credere nella reincarnazione. Io non so (se non è irrispettoso da parte mia dire questo) se voi abbiate studiato in particolare tale questione. La reincarnazione o trasmigrazione è una credenza che è molto cara a milioni di persone in India, e anche in Cina. Per molti, si potrebbe quasi dire, è materia di esperienza e non più soltanto di adesione accademica. La reincarnazione dà una spiegazione ragionevole ai molti misteri della vita. Per alcuni resistenti passivi che sono passati per le prigioni del Transvaal, è stata la maggiore consolazione. Il mio scopo nello scrivervi questo non è di convincervi della verità di questa dottrina, ma di chiedervi per favore di togliere la parola «reincarnazione» dalle cose da cui volete dissuadere il vostro lettore. (dalla lettera a Tolstoj del 1° ottobre 1909)

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Mahátma Gándhí 197
politico e filosofo indiano 1869 – 1948

[Su David Foster Wallace] Non esisteva scrittore vivente dotato di un virtuosismo retorico più autorevole, entusiasmante e inventivo del suo. Arrivato alla parola numero 70 o 100 o 140 di una frase sprofondata dentro un paragrafo lungo tre pagine e intriso di umorismo macabro o di autocoscienza favolosamente reticolata, sentivi l'odore di ozono esalare dalla precisione scoppiettante del costrutto che lui impartiva alle frasi, dal destreggiarsi fluido e calibratissimo tra dieci livelli di dizione: alta, bassa, media, tecnica, avanguardistica, secchiona, filosofica, gergale, farsesca, esortativa, teppistica, sdolcinata o lirica. Quelle frasi e quelle pagine, quando riusciva a crearle, erano una dimora sincera, sicura e felice quanto ogni altra avuta in quasi tutti i venti della nostra conoscenza.

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Jonathan Franzen 40
scrittore e saggista statunitense 1959

Oggi non solo la rete, ma gli strumenti più piccoli e maneggevoli (radioline portatili, cellulari, iPod, e così via) possono essere molto più utili delle vecchie parabole televisive, non a caso oggetto, in Iran e non solo, di sistematiche azioni di danneggiamento e disattivazione da parte delle dittature. E intendiamoci: dal loro punto di vista di avvelenatori di coscienze, i dittatori hanno ben compreso che da lì può venire, per loro, un'insidia mortale. Dunque, è compito dell'Occidente spiegare che il vero eroe non è Assange, ma il giovane di Teheran (o del Maghreb, come vedremo nel paragrafo successivo) che, a rischio della vita, si rende disponibile a far funzionare questa catena. Da anni, mi è capitato di parlare e scrivere di una sorta di catena mediatica globale che sarebbe possibile realizzare con investimenti in fondo piccoli, e che potrebbe consentire una efficacissima "guerra preventiva e permanente" contro i regimi. Con la ragionevole speranza di non dover sparare neppure un solo colpo. (pag. 20)

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Daniele Capezzone 33
politico italiano 1972

Ogni tanto, un governo cittadino costruisce delle mura attorno ad Ankh-Morpock, con la pretesa di tenere lontani i nemici. Ma Ankh-Morpock non teme i nemici. In effetti li accoglie a braccia aperte, purché abbiano soldi da spendere.
(In effetti la celebre pubblicazione Benvenuti ad Ankh-Morpock, Città dalle Mille Sorprese, a cura della Gilda dei Mercanti, ora ha un'intera sezione intitolata 'Sei Tu un Barbaro Invasore?', che contiene informazioni sulla vita notturna, sulle pittoresche contrattazioni del bazaar, e nel paragrafo 'O dov'è che si va stasera?' un elenco di ristoranti che offrono un buon latte di cavalla e budino di yak. Più di un vandalo dall'elmo puntuto è tornato nella sua gelida tenda chiedendosi come mai gli sembrava di essere parecchio più povero e di possedere, chissà perché, un tappeto tessuto male, un litro di vino imbevibile e un asinello viola di peluche in un cappello di paglia.) (pag. 12)

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Terry Pratchett 204
scrittore e glottoteta britannico 1948 – 2015

Ma la vitalità del libro sta anche nell'esuberanza e nell'eccesso di un linguaggio che passa dal discorso filosofico, scientifico o letterario all'argot della subcultura gay senza perdere una battuta, come nella mini-lectura Dantis del capitolo III; dalla terminologia psicoanalitica più specialistica alle espressioni gergali più colorite (smandrappato, marchettari) ai neologismi più spinti (iperacessoriati, eterocheccaggine); dalla citazione colta all'insulto velenoso, sottile o grossolano; da metafore di timbro surrealista ("l'inconscio è venduto a fette sul banco del macellaio", p. 215) o degne della poesia metafisica di un John Donne ("il fallo nel cervello impedisce al maschio eterosessuale di vedere oltre il proprio uccello: per questo, l'attuale società è retta da coglioni", p. 129) agli incisi autoironici di puro gusto camp ("noi [... ] che di moda siamo esperti da sempre", p. 203). Il ritmo stesso della scrittura, a volte incontenibile, a volte rallentato dalle reiterazioni e dal disordine dei paragrafi, mima il perverso polimorfismo di quella forza erompente e dilagante che Mario chiama transessualità. (Teresa de Lauretis)

Mario Mieli 21
scrittore e attivista italiano 1952 – 1983

Ma la vitalità del libro sta anche nell'esuberanza e nell'eccesso di un linguaggio che passa dal discorso filosofico, scientifico o letterario all'argot della subcultura gay senza perdere una battuta, come nella mini-lectura Dantis del capitolo III; dalla terminologia psicoanalitica più specialistica alle espressioni gergali più colorite (smandrappato, marchettari) ai neologismi più spinti (iperacessoriati, eterocheccaggine); dalla citazione colta all'insulto velenoso, sottile o grossolano; da metafore di timbro surrealista ("l'inconscio è venduto a fette sul banco del macellaio", p. 215) o degne della poesia metafisica di un John Donne ("il fallo nel cervello impedisce al maschio eterosessuale di vedere oltre il proprio uccello: per questo, l'attuale società è retta da coglioni", p. 129) agli incisi autoironici di puro gusto camp ("noi [... ] che di moda siamo esperti da sempre", p. 203). Il ritmo stesso della scrittura, a volte incontenibile, a volte rallentato dalle reiterazioni e dal disordine dei paragrafi, mima il perverso polimorfismo di quella forza erompente e dilagante che Mario chiama transessualità. (da La gaia scienza, ovvero la traviata Norma, in Mieli 2002)

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Teresa de Lauretis 1
scrittrice e accademica italiana 1938

L'arte di fare i paragrafi di un giornale consiste nell'accarezzare un luogo comune finché non fa le fusa come un epigramma.

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Don Marquis 25
scrittore 1878 – 1937

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