Frasi, citazioni e aforismi su partenopeo

Domenico Petrini 2
critico letterario italiano 1902 – 1931
„Tutta questa produzione lirica, uscita dal ritorno umanistico ai classici e dal rinsaldamento della personalità del Rinascimento, andrà guardata non con a fronte l'ideale d'una poesia in cui un sentimento si crei intorno la commossa e pur conclusa risonanza della parola che si fa canto ma come un'espressione a volta a volta agitata ed eloquente di un'umanità che esprime per essa il suo ideale di vita: come oratoria e non come poesia. Un'oratoria il cui continuo pericolo, ma anche spesso evitato, è di finire letteratura: ma che talora, spesso, ha una voce sua.Guardiamo Chiabrera: in lui tutto il gusto dell'età sua: nelle canzoni, mitologia avant toute chose: ma anche Bibbia, come voleva Tasso e come aveva fatto Herrera per Lepanto e come farà Filicaia per Vienna; la vita contemporanea, levata al livello dell'antico ha un'esaltazione eroica in cui l'umano perde ogni original forma di vita e si difà nel mito. (in Binni e Scrivano, p. 601)“

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Roberto Bracco 8
giornalista, scrittore e drammaturgo italiano 1861 – 1943
„Continuate, dunque, mio caro Baratta, continuate a essere fedele alla buona Musa ch'è venuta a cercarvi e a sorridervi nel vostro nascosto cantuccio di vita senza trarvene per indurvi a percorrere vie ardue e perigliose; e date ancora a Napoli canzoni, canzoni, canzoni. E che la Musica sia con voi!... Non quella, beninteso, del jazz-band, ma la Musica partenopea, se Dio vuole: Chitarre e mandolini.“


„Siracusa teocritea, Arcadia virgiliana, Mergellina sannazariana: ecco le tre capitali del regno bucolico. Ed ecco il trionfo dell'umanista: nell'aver condotte «Sicelides Musae» e gli «Arcades respondere parati» proprio lì sulle spiagge partenopee. (p. XI-XII)“

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Renzo Arbore 32
cantautore, showman e conduttore radiofonico italiano 1937
„[Sulle polemiche di alcuni musicisti partenopei riguardo l'iniziativa di Arbore di diffondere la canzone napoletana pur essendo di Foggia] C'è chi mi chiese di collaborare, e non accettai. Allora si vendicarono. Carosone disse: "È pecché nun l'hanne fatta loro, l'orchestra napulitana.“

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Corrado Ferlaino 2
imprenditore, ingegnere e dirigente sportivo italiano 1931
„Ho dedicato 33 anni della mia vita al Napoli, ossia buona parte della mia esistenza ed i ricordi sono a migliaia e speciali. Ma i ricordi vanno riposti: la vita inizia sempre domattina. Un grande rimpianto è Gianluca Vialli: lo avevo praticamente acquistato ma la stampa lo scoprì e pubblicò la notizia. Successero storie a Genova ed il presidente blucerchiato di allora si ritirò e non me lo vendette più. Cosa vuol dire aver avuto Maradona in squadra? Diego calcisticamente ha rappresentato un grosso successo del Napoli, del club, di tutti i tifosi partenopei. Ci eravamo abituati a vederlo giocare con noi e non ci rendevamo conto di quanto fosse grande. Ogni partita che giocava diventava una cosa da antologia. Sono ricordi davvero unici.“

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Louis Pasteur 3
chimico, biologo e microbiologo francese 1822 – 1895
„Che vi è al di là? Lo spirito umano, spinto da una forza invincibile, non cesserà mai di domandarsi: Che vi è al di là? Vorrà arrestarsi nel tempo e nello spazio? Siccome il punto ove esso si arresta non è che una grandezza finita, più grande solamente di tutte quelle che l'hanno preceduta, appena comincia ad affissarlo, si riaffaccia l'implacabile questione e sempre senza che egli possa far tacere il grido della sua curiosità. A nulla serve rispondere: al di là sono spazii, tempi, grandezze senza limiti. Nessuno comprende queste parole. Colui che proclama l'esistenza dell'infinito – e nessuno può evitarla – accumula in tale affermazione più di soprannaturale che possa esistere sui miracoli di tutte le religioni; perché la nozione dell'infinito ha il doppio carattere d'imporsi e di essere incomprensibile. (citato in Camille Flammarion, Per la scienza dell'anima, traduzione di Francesco Zingaropoli, Società Editrice Partenopea, Napoli 1923.)“

Vittorio Grevi 2
giurista e editorialista italiano 1942 – 2010
„Prendendo le mosse da un classico quesito di Mario Pagano, celebre pensatore e giurista napoletano di fine Settecento ("un reo, che chiama il complice, per quante ragioni può ciò fare?"), l'agile volumetto [Il truglio] dovuto alla penna fluida dello storico Nico Perrone si sviluppa su due piani diversi, spesso tra loro intersecati […]. Da un canto vi è il piano della vicenda storica, sullo sfondo dei fermenti giacobini alla vigilia della Repubblica partenopea, soprattutto incentrata sul famoso processo istruito nel 1794 contro Emmanuele De Deo, accusato di lesa maestà per avere cospirato contro la corona borbonica e, perciò, condannato a morte al termine di un giudizio celebrato in forma sommaria, senza reali garanzie e sulla base di prove di scarsa consistenza. […] D' altro canto, e proprio in rapporto alla realtà processuale del tempo, vi è il piano della analisi dedicata a un singolare istituto (il "truglio", per l' appunto, da cui trae titolo il volume) consistente in una sorta di transazione tra accusato e accusatore sulla entità della pena da infliggere al primo, al di fuori di un normale processo, anche sulla base delle dichiarazioni rese dal medesimo a carico di sé o di altri […]. È facile immaginare a quali oscure manovre potesse dar luogo un istituto del genere, soprattutto nel contesto di un sistema sostanzialmente antigarantistico come quello borbonico. (da Corriere della sera, 24 novembre 2000)“

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Nico Perrone 74
saggista, storico e giornalista italiano 1935
„Prendendo le mosse da un classico quesito di Mario Pagano, celebre pensatore e giurista napoletano di fine Settecento ("un reo, che chiama il complice, per quante ragioni può ciò fare?"), l'agile volumetto dovuto alla penna fluida dello storico Nico Perrone si sviluppa su due piani diversi, spesso tra loro intersecati […]. Da un canto vi è il piano della vicenda storica, sullo sfondo dei fermenti giacobini alla vigilia della Repubblica partenopea, soprattutto incentrata sul famoso processo istruito nel 1794 contro Emmanuele De Deo, accusato di lesa maestà per avere cospirato contro la corona borbonica e, perciò, condannato a morte al termine di un giudizio celebrato in forma sommaria, senza reali garanzie e sulla base di prove di scarsa consistenza. […] D' altro canto, e proprio in rapporto alla realtà processuale del tempo, vi è il piano della analisi dedicata a un singolare istituto (il "truglio", per l' appunto, da cui trae titolo il volume) consistente in una sorta di transazione tra accusato e accusatore sulla entità della pena da infliggere al primo, al di fuori di un normale processo, anche sulla base delle dichiarazioni rese dal medesimo a carico di sé o di altri […]. È facile immaginare a quali oscure manovre potesse dar luogo un istituto del genere, soprattutto nel contesto di un sistema sostanzialmente antigarantistico come quello borbonico. (Vittorio Grevi)“


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Giorgio Bocca 56
giornalista italiano 1920 – 2011
„Ogni sera alle 19 in punto, dallo scoppio della guerra, compare sugli schermi del Tg3 il corrispondente da New York, Lucio Manisco, in un gessato scuro che ricorda un po' l'Al Capone della notte di San Valentino e un po' un notabile della Dc partenopea quando sposa una figlia. Ha passato la giornata a spulciare sulla stampa americana tutto ciò che non va nel Golfo, alla Casa Bianca, al Pentagono e si vede che non sta più nel suo gessato per la soddisfazione di potergliela dire agli Stati Uniti d'America. Noi non sappiamo quali siano le cause, magari rispettabili e comprensibili di questo antiamericanismo che è diffuso fra i nostri corrispondenti da New York, forse un po' frustrati dal fatto che nessuno in America si accorge che ci sono, ma ci fa un po' ridere e un po' ci infastidisce per come si manifesta. Perché ogni sera alle 19 in punto Lucio Manisco, nel suo gessato scuro, con la sua bella voce baritonale spiega, più a Bush che a noi che lo ascoltiamo per un certo masochismo, perché e come deve perdere la guerra. [George H. W. Bush] Dia retta a lui, Lucio Manisco, che se ne intende. [... ] E poi ogni sera i bravi giornalisti del Tg3 devono dimostrarci che gli americani sono stupidi, incapaci, cattivi economicisti e imperialisti. (da L'espresso, 18 febbraio 1991)“

Enzo Erra 26
politico, giornalista e scrittore italiano 1926 – 2011
„Napoli venne decorata, invece, per qualcosa che, come città e popolo, come unitaria comunità, era ed è assai arduo dimostrare che abbia fatto. Che le «soldatesche germaniche» siano state «cacciate dal suolo partenopeo», dai napoletani o da altri, è pura invenzione: si poteva sostenere nel 1944 per motivi di propaganda bellica (il decreto per la medaglia d'oro è del 10 settembre di quell'anno) ma oggi se ne può parlare solo nei comizi o nelle tavole rotonde, non in sede storica. Dopo cinquant'anni, i movimenti degli opposti eserciti nella fase meridionale della campagna d'Italia sono largamente documentati, e non si può fingere di non sapere quello che abbiamo qui esposto, e cioè che il ripiegamento della 10a armata tedesca da Salerno al Volturno cominciò il 16 settembre, ed era praticamente concluso il 27 quando anche le retroguarclie di genieri e guastatori rimaste a Napoli cominciarono a uscirne. Le «soldatesche» andarono via quando era ormai tempo che andassero. E un argomento su cui è persino penoso insistere, ma non si può fare a meno di ricordare che né Kesselring, Westphal e von Vietinghoff, né Churchill, Alexander e Clark, né Liddeil Hart e gli altri massimi studiosi di storia militare hanno mai accennato a una insurrezione, rivolta o sommossa che abbia in qualche modo accelerato o intralciato la ritirata del presidio tedesco da Napoli. (p. 164)“

Enzo Erra 26
politico, giornalista e scrittore italiano 1926 – 2011
„A Napoli, invece, la medaglia d'oro venne concessa con quest'altra motivazione, di opposto oggetto e di diverso tono: «Con superbo slancio patriottico seppe ritrovare, in mezzo al lutto e alle rovine, la forza per cacciare dal suolo partenopeo le soldatesche germaniche sfidandone la feroce, disumana rappresaglia. Impegnando un'impari lotta col secolare nemico offriva alla Patria, nelle 'Quattro Giornate' di fine settembre 1943, numerosi, eletti figli. Tal suo glorioso esempio additava a tutti gli italiani la via verso la libertà, la giustizia, la salvezza della Patria. Così Napoli non venne decorata per ciò che aveva fatto, per la forza veramente «impavida» che aveva saputo opporre a chi l'aveva selvaggiamente aggredita per anni, facendo sistematicamente strage di «donne, vecchi, bambini», e distruggendo «edifici e templi», per «abbattere il morale e la tenace resistenza» della sua popolazione. Non per «il calvario dell'olocausto glorioso» che aveva salito tutta insieme, coralmente, con sforzo unanime, con tacita, paziente, comune tensione. E non, dunque, per l'epopea vissuta di un'intera città, che nella lotta e nella sventura aveva trovato e riconosciuto se stessa. Valori non retorici, non emotivi, valori che si possono lecitamente esaltare, se ad altra città ne viene riconosciuto il merito. (p. 164)“

Ferruccio Masini 50
germanista, critico letterario e traduttore italiano 1928 – 1988
„Una poesia, questa di Nelly Sachs, che non ci riporta soltanto il dono della parola dopo l'orrore di Auschwitz, ma che cerca nella parola il segreto di una giustificazione religiosa del male, di una teodicea che ci in qualche modo con il mysterium iniquitatis. Un messaggio trepidamente raccolto e consegnato a noi – oltre la spaventosa eclisse di un mondo – quasi per comunicarci la quintessenza di una gnosi salvifica, di una illuminazione segreta quale è quella di chi custodisce nella poesia l'arte dolorosa di decifrare una «trascendenza bella» nella polvere, un «segno regale» nel mistero dell'aria.“


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Giovanni Scafoglio 18
giornalista, musicista e critico musicale italiano 1970
„La paura è necessaria, diffido sempre di chi afferma di non aver paura, si tratta di idioti o incoscienti. La paura ci mostra le nostre oscure prigioni. È poi il coraggio a portare la luce. (dalla trasmissione Altroquando, andata in onda sull'emittente partenopea Radio Club 91, 30 ottobre 2012)“

Liside 2
filosofo greco antico -388
„Si racconta che tu, o Ipparco, insegni filosofia a chiunque incontri, anche pubblicamente, cosa che Pitagora ha proibito severamente, come tu ben sai, ma tu non mantieni tale divieto perché hai gustato in Sicilia, mio caro, quel lussuoso stile di vita, rispetto a cui quella regola non doveva essere per te secondaria. Se tu dovessi cambiare atteggiamento, io me ne rallegrerò, diversamente tu sei morto. Infatti pietà vorrebbe che ci si ricordasse dei precetti sia divini che umani di Pitagora, e non si condividessero i beni della sua sapienza con coloro che nemmeno in sogno si sono purificati nell'anima, perché non è lecito offrire a chiunque capiti ciò che si è acquisito seriamente con cosi grandi battaglie, né esporre ai non iniziati i misteri delle due dee di Eleusi; coloro che questo sono tanto ingiusti quanto empi.“

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Augusto De Luca 20
fotografo italiano 1955
„È lo scontro del FUOCO del Vesuvio con L'ACQUA del Golfo che governa le funzioni vitali di tutto l'universo partenopeo. Così nascono stimoli creativi e grandi passioni.“

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Riccardo Muti 16
direttore d'orchestra italiano 1941
„Oggi ci sono direttori che si improvvisano sulla base atletica del movimento delle braccia. Ho scatenato l'ilarità con l'umorismo partenopeo. Poi sono passato alla sostanza, il cammino lungo e complesso, pressoché impossibile, del direttore; si tratta di portare il messaggio delle note verso l'infinito, che è Dio. Ho pensato a Vittorio Gui che, verso i 90 anni, disse: peccato, proprio ora che stavo imparando che cosa significa dirigere un'orchestra. (citato in Valerio Cappelli, Muti e i suoi giovani: appello a Napolitano per salvare la musica, Corriere della Sera, 19 dicembre 2009)“

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