Frasi su pena

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Luciano Ligabue 336
cantautore italiano 1960
„Vale la pena vivere! Mi chiederai: "Sì, ma perché?". So solo che ti dirò: "Vale la pena, vedrai“

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Pino Daniele 43
cantautore e musicista italiano 1955 – 2015
„... e allora sì ca vale 'a pena 'e vivere e suffrì', e allora si ca vale 'a pena 'e crescere e capì'... (da Allora sì, 1993)“


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Baruch Spinoza 119
filosofo olandese 1632 – 1677
„Chi dà quello che spetta a ciascuno per timore della pena capitale agisce dietro comando altrui e costretto dalla paura di un male, né può chiamarsi giusto; mentre chi attribuisce a ciascuno il suo perché conosce la vera ragione delle leggi e la loro necessità agisce con coerenza e secondo decisione propria, non altrui, e perciò è a buon diritto chiamato giusto. (IV, traduzione di Antonio Droetto ed Emilia Giancotti Boscherini, 2007)“

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Giorgio Almirante 9
politico italiano 1914 – 1988
„I grandi spacciatori di droga, che sono i nemici principali della nostra gioventù, devono essere impiccati agli alberi delle nostre città. Perché meritano non soltanto la pena di morte, ma meritano la pubblica esecrazione, e la condanna deve essere talmente vistosa da togliere a chichessia la voglia di spacciare droga in grandi quantità. (da un comizio tenuto in Roma per la campagna elettorale, elezioni politiche 1987)  Fonte ulteriore?“

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Patch Adams 28
medico statunitense 1945
„L'humour è un eccellente antidoto allo stress. Poiché le relazioni umane amorevoli sono cosi salutari per la mente, vale la pena sviluppare un lato umoristico. Ho raggiunto la conclusione che l'umorismo sia vitale per sanare i problemi dei singoli, delle comunità e delle società. (p. 71)“

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Lucio Anneo Seneca 147
filosofo, poeta, politico e drammaturgo romano -4 – 65 d.C.
„Tutti i beni più grandi sono fonte di ansia, e di nessuna fortuna è bene fidarsi meno che della più prospera: c'è bisogno di sempre nuovo successo per mantenere il successo, e si devono far voti proprio per i voti che si sono realizzati. Tutto ciò che avviene per caso è instabile; ciò che si è levato più in alto è più esposto alle cadute. Ora a nessuno fanno piacere le cose caduche: è dunque inevitabile che sia dolorosissima, e non solo brevissima, la vita di chi acquista con grande pena beni da possedere con pene maggiori. Con fatica ottengono quello che vogliono, con ansia mantengono quello che hanno ottenuto; non si fa intanto nessun conto del tempo che non tornerà mai più: nuove faccende subentrano alle vecchie, una speranza, un'ambizione ne risveglia un'altra. Non si cerca la fine delle sofferenze, ma se ne cambia la materia. (XVII, 4-5; 1993, p. 89)“

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Dave Eggers 15
scrittore, editore e saggista statunitense 1970
„Siamo in troppi, sono in troppi. Troppi, Troppo simili. Che ci fanno tutti qui? Questo starsene in piedi, seduti, parlare. Non c'è neppure un tavolo da biliardo, delle freccette, niente. Semplicemente un gran cazzeggiare, perdere tempo, bere birra da boccali di vetro spesso... Ho messo a repentaglio la mia vita per questo? Urge che accada qualcosa. Qualcosa di grosso. La conquista di qualcosa, che ne so, di un edificio, una città, un paese. Dovremmo tutti armarci e conquistare dei piccoli stati. Oppure dovremmo organizzare dei tafferugli. Oppure no, delle orge. Ecco, ci dovrebbe essere un'orgia. Tutta questa gente. Dovremmo chiudere le porte, abbassare le luci e spogliarci tutti insieme. Potremmo cominciare noi, K. C. e Jessica, e poi via alla grande. Allora sì che ne varrebbe la pena, allora sì che tutto troverebbe una giustificazione. Potremmo spostare i tavoli, portare dei divani, dei cuscini, degli asciugamani, degli animali di peluche... Ma tutto questo... tutto questo è osceno. Come possiamo starcene qui a parlare di nulla, invece di correre come un'unica fiumana di gente verso qualcosa, qualcosa di enorme, e ribaltarlo? Perché ci diamo la briga di venire qui in così gran numero, se poi non appicchiamo nemmeno un incendio e non facciamo a pezzi tutto quanto? Come osiamo starcene qui senza chiudere le porte, sostituire le lampadine a luce bianca con altre rosse, e dare inizio a un'orgia di massa in un gioioso mescolarsi di braccia gambe e seni? Che spreco.“

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Roberto Benigni 109
attore, comico, showman, regista, sceneggiatore e cantan... 1952
„Perché alcuni Stati conservano la pena di morte? Per dirci che siamo crudeli... Che siamo assassini anche noi.“


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Alessandro Florenzi 2
calciatore italiano 1991
„È la prima volta che viene a vedermi, non lo aveva mai fatto, nemmeno quando ero bambino, quando poteva farlo più facilmente. Invece si è fatta questa scarpinata, e da una nonna di 82 anni non è da tutti. Questo gol è per lei perché mi ha detto "Vengo a vedere solo te, però vieni a salutarmi". E allora l'ho fatto solo per lei, ne è valsa la pena prendere il cartellino giallo.“

Riccardo Mannerini 26
poeta e paroliere italiano 1927 – 1980
„Nelle città | del dolore, | della pena, | dell'urlo | la targa "ospedale" | attende il tuo lavoro. | Chiunque tu sia | di grado e di sesso | la tua opera | è mano protesa | a lenire, | a consolare, | a compiere | ciò che i "cari" | non farebbero mai. | I tuoi compiti | sono mille | e la pagina del domani | è sempre più pesante, | densa di funzioni | eseguite contro il male. (Infermiere, p. 210)“

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Luciano Ligabue 336
cantautore italiano 1960
„Ma la magia più grossa giura che gli è successa in casa sua, con il suo cane per pubblico: –Per una magia così– dice –val la pena vivere– (da Walter il mago, n.° 10)“

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Max Pezzali 62
cantautore italiano 1967
„E chissà se vale la pena di passare la vita a correre | o se invece la migliore mossa non sia di starmene immobile | e tanto, se l'onda arriva, arriva e basta | non serve perderci la testa | e allora tanto vale sorridere. (da I filosofi, n.º 7)“


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Thomas Mann 78
scrittore e saggista tedesco 1875 – 1955
„Ciò che vedeva era soltanto questo: comicità e miseria, comicità e miseria. E allora, insieme con la pena e l'orgoglio della conoscenza, venne la solitudine, perché gli riusciva intollerabile la vicinanza degli inetti con lo spirito gaiamente ottenebrato, e il marchio che lui recava sulla fronte li respingeva.“

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Paolo Curtaz 28
scrittore e teologo italiano 1965
„Come se Dio imparasse cos'è il dolore. Dio piange, davvero. E quel pianto ci lascia interdetti. Quel pianto ci sconcerta, ci scuote, ci smuove. Dio ora sa cos'è il dolore. Fra poche ore andrà fino in fondo, portando su di sé tutto il dolore del mondo. Dio e il dolore si incontrano. Non è bastato che Dio diventasse uomo per condividere con noi la vita. Ha voluto imparare a soffrire, per redimere ogni pena. Ci basta? (p. 225)“

„Il ragionamento che nega la natura oppressiva del consumismo – sostenendo che i consumatori in realtà sono felici, che il consumo è fonte di soddisfazione e dà significato alla vita – è robusto. D'altra parte è difficile resistere all'idea che, se la felicità fosse davvero tutto ciò che conta, potremmo raggiungerla, nella stessa intensità ma in modo rapido ed economico, introducendo negli acquedotti una droga adatta allo scopo. Senza contare che quel ragionamento ignora un'intuizione così familiare da essere stata per molto tempo la quintessenza del cliché, e cioè che tutte le cose che vale davvero la pena avere nella vita, come la generosità, la saggezza e gli affetti umani, non sono in vendita nei centri commerciali. (p. 184)“

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Antonin Artaud 46
commediografo, attore teatrale e scrittore francese 1896 – 1948
„Ecco l'angoscia umana in cui lo spettatore dovrà trovarsi uscendo dal nostro teatro. Egli sarà scosso e sconvolto dal dinamismo interno dello spettacolo che si svolgerà sotto i suoi occhi. E tale dinamismo sarà in diretta relazione con le angosce e le preoccupazioni di tutta la sua vita. Tale è la fatalità che noi evochiamo, e lo spettacolo sarà questa stessa fatalità. L'illusione che cerchiamo di suscitare non si fonderà sulla maggiore o minore verosimiglianza dell'azione, ma sulla forza comunicativa e la realtà di questa azione. Ogni spettacolo diventerà in questo modo una sorta di avvenimento. Bisogna che lo spettatore abbia la sensazione che davanti a lui si rappresenta una scena della sua stessa esistenza, una scena veramente capitale. Chiediamo insomma al nostro pubblico un'adesione intima e profonda. La discrezione non fa per noi. Ad ogni allestimento di spettacolo è per noi in gioco una partita grave. Se non saremo decisi a portare fino alle ultime conseguenze i nostri principi, penseremo che non varrà la pena di giocare la partita. Lo spettatore che viene da noi saprà di venire a sottoporsi ad una vera e propria operazione, dove non solo è in gioco il suo spirito, ma i suoi sensi e la sua carne. Se non fossimo persuasi di colpirlo il più gravemente possibile, ci riterremmo impari al nostro compito più assoluto. (da Il teatro e il suo doppio)“

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