Frasi su pentola

Se ti affezioni ad una pentola, pur sapendo che è di terracotta, non ti lamentare se si rompe. Nello stesso modo, quando baci tua moglie o tuo figlio, di' sempre a te stesso "Sto baciando un mortale", affinché, se poi muoiono, tu non abbia a rimanere sconcertato. (3)

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Epitteto 46
filosofo greco antico 50

La città è un film straniero senza sottotitoli, | una pentola che cuoce pezzi di dialoghi. (da Fango, n.° 1)

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Jovanotti 186
cantautore, rapper e disc jockey italiano 1966

Io voglio che alla domenica ogni contadino abbia il suo pollo in pentola. (citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 433)

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Enrico IV di Francia 6
1553 – 1610

Qualche proverbio. «Il caldo del letto non fa bollire la pentola» (affine a «Chi dorme non piglia pesci». Non ricchezza, per i poltroni; e meno che mai gloria.

Dino Provenzal 7
1877 – 1972

Oggi, lo sport è un po' come Asterix alle Olimpiadi: se non si possiede la pozione magica, è difficile vincere. E a quanto pare loro [gli spagnoli] sono stati, come Obelix, i fortunati a cadere nella pentola con la pozione magica.

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Yannick Noah 30
tennista e cantante francese 1960

Se una rana si tuffa in una pentola d'acqua bollente, salta subito fuori perché avverte il pericolo. Ma se si tuffa in una pentola d'acqua tiepida, che viene portata lentamente a ebollizione, non si muove affatto, rimane lì anche se la temperatura continua a salire. E alla fine muore bollita, se qualcuno non la salva. Il nostro sistema nervoso collettivo è come quello della rana: serve una scossa improvvisa perché ci rendiamo conto del pericolo. Se invece ci sembra graduale, anche se arriva velocemente, restiamo seduti senza reagire.

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Al Gore 19
politico statunitense 1948

Mica si può saziare la voglia di umiliazione della platea spaccando un'ottantina di piatti nell'imitazione di Gordon Ramsay, chef molto stellato e molto sopravvalutato, assai più popolare per la sua dirompente cafonaggine televisiva che per le sue ricette. Ramsay, per inciso, sputa nelle pentole, spiaccica uova sulle giacche degli esaminandi, ha un linguaggio da bullo attaccabrighe.

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Gianni Mura 61
giornalista e scrittore italiano 1945

La perfetta Gentildonna, ripeto, può anche fare la sposa e la spesa, la mamma e la mammona, la casalinga e la carlinga per tutta la vita: basta che non scambi un intestino con il destino e la sfiga con una missione. Se è costretta, per le più svariate ragioni, a stare quasi sempre in casa, si affacci più che può almeno al davanzale e, se sente un fischio, non pensi automaticamente alla pentola a pressione. A buona intenditrice poche parole. (p. 303)

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Aldo Busi 347
scrittore italiano 1948

Prima che io abbia finito con lei, può e deve ringraziare Dio per le molte anatre nello stagno".
Il celebre pessimista espresse a mezza voce il suo desiderio di ringraziamento a Dio per le anatre nello stagno.
"E non si dimentichi i paperi", proseguì implacabile Smith.
Eames concesse debolmente il suo ringraziamento anche per i paperi.
"Non dimentichi niente, per favore. Lei dovrà ricordarsi di ringraziare il cielo per le chiese, le cappelle, le ville, le persone normali, le pozzanghere, le pentole, i tegami, i bastoni, gli stracci, gli ossi e le tende a pallini".
"Va bene, va bene", ripeté la vittima disperata, "bastoni, stracci, ossi e tende".
"Tende a pallini, mi pareva avessimo detto", gli rammentò Smith. (p. 158)

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Gilbert Keith Chesterton 276
scrittore, giornalista e aforista inglese 1874 – 1936

Quella sera l'usuraio infamato Yankel D portò a casa la bambina. Eccoci qui, le disse, saliamo il gradino. Siamo arrivati. Questa è la tua porta. Ed ecco, questo che sto girando è il pomolo della tua porta. Ed ecco, qui è dove mettiamo le scarpe quando entriamo. E qui è dove appendiamo le giacche. Parlava come se lei potesse capirlo, mai in toni striduli o a monosillabi infantili, e assolutamente mai con parole senza senso. Questo è il latte che ti do da mangiare. Arriva dal lattaio Mordechai, di cui un giorno farai la conoscenza. Lui tira il latte da una mucca, cosa che se ci pensi è molto strana e inquietante, quindi non ci pensare... Questa è la mia mano che ti accarezza la faccia. Certe persone sono mancine, e altre sono destrorse. Noi non sappiamo ancora cosa sei tu, perché te ne stai semplicemente lì seduta e lasci che sia io a usare la mano... Questo è un bacio. È quello che succede quando si arricciano le labbra e si premono contro qualcosa, a volte altre labbra, a volte una guancia, a volte ancora qualcos'altro. Dipende... Questo è il mio cuore. Lo stai toccando con la mano sinistra non perché sei mancina, anche se potresti esserlo, ma perché sono io che la tengo contro il mio cuore. Quello che senti è il battito del mio cuore. È quello che mi tiene vivo.
Fece un lettino con giornali accartocciati in una pentola fonda per cuocere il pane e lo infilò delicatamente nel forno in modo che la bambina non fosse disturbata dal rumore delle cascatelle. Lasciò aperto lo sportello del forno e restò seduto a guardarla per ore come si potrebbe guardare una pagnotta che lievita. (p. 55)

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Jonathan Safran Foer 162
scrittore statunitense 1977

Una dopo l'altra la donna le riempie: l'oro liquido si travasa senza rumore dal secchio alle ciotole, spandendo nell'aria una luce intensissima. Un giovanottone aitante, guardando le bianche mani affusolate della fanciulla sente la voglia di toccarle ma non osa perché non è solo. Che gli importa dell'oro? La ragazza gli piace e, superata l'emozione della sorpresa, la segue con gli occhi in ogni movimento, estasiato.«Non avete altri recipienti?»-Sì che ce ne sono. Ed ecco catini mastelli pentole e più versa oro, più il secchio si palesa inesauribile.«Ora me ne vado» dice quando li ha colmati.«Aspetta!» la invita il ragazzone. Non vuole che parta così, da sola, senza ascoltarlo. Desidera accompagnarla, almeno sino al lago.
La perfetta creatura dei monti muove un passo verso l'uscio.«Aspetta!» ripete il giovanottone e nell'orgasmo, alzandosi, urta con il ginocchio contro la gamba della tavola. Dalle scodelle l'oro liquido trabocca colando per terra. Con la rapidità del baleno la donna bianca scompare: sul desco grezzo di larice rimangono pentole catini e mastelli vuoti. (da Il secchio inesauribile, p. 130-132; in Il meraviglioso, Leggende, fiabe e favole ticinesi, pp. 260-261)

Aurelio Garobbio 4
giornalista svizzero 1905 – 1992

Dopo che era stata scoperchiata la pentola, sarebbe stato il momento giusto per farsi domande e invece vinto il Mondiale non è cambiato nulla. Ad un certo punto sembrava che i colpevoli fossimo noi dell'Inter, invece di vedere ciò che era successo. C'era un lavoro scientifico: non il rigore contro, ma ammonizioni, falli. E alla Juve ancora espongono gli scudetti revocati: segno che non accettano di avere sbagliato.

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Nicolás Burdisso 8
calciatore argentino 1981

L'Ipocrita è un cuoco,
che ben conosce le regole del gioco,
ti invita a mangiar poco
e sotto la sua pentola accende spesso il fuoco.

Cleonice Parisi 2
scrittore

La morte era il soffitto. Quando si conosce il soffitto meglio di se stessi, questo si chiama morte. Il soffitto è ciò che impedisce agli occhi di salire e al pensiero di elevarsi. Chi dice soffitto dice tomba: il soffitto è il coperchio del cervello. Quando arriva la morte, un coperchio gigante si posa sulla vostra pentola cranica.

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Amélie Nothomb 162
scrittrice belga 1966

Se continui a guardare la pentola, l’acqua non bolle mai. (libro Colorado Kid)

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Stephen King 271
scrittore e sceneggiatore statunitense 1947

Aspettando che un pesce abbocchi o aspettando che il vento faccia volare un aquilone. O aspettando in giro che arrivi venerdì notte o forse aspettando che arrivi zio Jake o che bolla una pentola o un cambiamento in meglio o una collana di perle o un paio di pantaloni o una parrucca con riccioli o un’altra opportunità. Tutti stanno solo aspettando.

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Dr. Seuss 5
scrittore e fumettista statunitense 1904 – 1991

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