Frasi su peregrinazione


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Publio Virgilio Marone 130
poeta romano -70 – -19 a.C.
„Nella storia di Enea sono fusi sia il carattere guerresco dell'Iliade sia le peregrinazioni dell'Odissea [... ]. (Nikolaj Dobroljubov)“

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Nikolaj Alexandrovič Dobroljubov 4
giornalista e critico letterario russo 1836 – 1861
„Nella storia di Enea sono fusi sia il carattere guerresco dell'Iliade sia le peregrinazioni dell'Odissea [... ]. (da L'«Eneide» di Virgilio nella traduzione di Šeršenevič)“


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Giovanni Giraldi 24
filosofo, filologo e accademico italiano 1915 – 2014
„Non vi è liquidità nel pensiero, proprio perché l'idea ci diventa comune, perché ad essa andiamo come ad un presupposto identico, perché nell'idea poniamo la nostra pace dopo la peregrinazione, perché siamo chiamati ad una fermezza che sia anche la verità, non più mobilizzabile. Anche il più spumeggiante tra i diveniristi crede fermo almeno il suo cuore. (p. 47)“

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Mario Specchio 5
scrittore, poeta e traduttore italiano 1946 – 2012
„L'«eterna domenica del cuore», il vagabondaggio come affrancamento totale dal mondo e dalle strettoie della società organizzata, la gioia della peregrinazione fine a se stessa, sono certamente presenti nel giovane Hesse, ma il veleno della condizione moderna, la consapevolezza di uno sfaldamento psicologico dell'individuo conferisce al vagabondo Knulp una inquietudine vibrante, seppure coscientemente sedimentata, ignota ai suoi predecessori romantici.“

„Il grande attore – il suo teatro – non può avere ascendenze o discendenze; è diseredato di se stesso, perché è unico come fenomeno, è anzi il fenomeno dell'unico. Il testo di Carmelo Bene non significa nulla perché non significa là, dove lo si aspetta (è contro ogni aspettativa), ma significa altrove (è sempre e smisuratamente de-portato), sconvolto da passaggi erranti e peregrinazioni. (da Il profumo del furore; citato in Carmelo Bene, Opere con l'autobiografia di un ritratto, pag. 1493)“

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Giovanni Giraldi 24
filosofo, filologo e accademico italiano 1915 – 2014
„Siamo ignoti a noi medesimi; come potremmo diventare noti agli altri? "Conosci te stesso!". Dunque, non ci si conosce, se un Dio deve insistere a dircelo ancora dopo molti millenni di peregrinazione sulle contrade della Terra. Se uno si conoscesse, saprebbe da dove viene, per dove sta camminando, in quale direzione sta andando; gli Gnostici raccomandavano proprio di apprender queste tre cose. Ma chi è in grado di dire: Io so da dove sono venuto (pothen)? Io so dove approderò con questa mia barca (poi), dopo aver solcato tanto mare? E chi conosce veramente il mare che sta solcando (pou)? Incontrare sé medesimi: ho scritto, altrove, che, nei giorni consueti del vivere, uno smarrisce se stesso; ammala, si ferma; un poco soffre; ed eccone il premio: ha incontrato sé medesimo; lo smarrito si è ritrovato. Ci si conosce nel dolore, un poco anche nella gioia; ma sempre ci si perde nel quotidiano. Dunque il Dio ci dia la nostra razione di dolore, se proprio vuole che uno conosca se stesso. (p. 20; ripreso da G. Giraldi, Profili di gente nel mio tempo, Pergamena Editrice, 1993)“

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Agostino d'Ippona 68
filosofo, vescovo, teologo e santo berbero con cittadina... 354 – 430
„Comprendi dunque, se lo puoi, o anima tanto appesantita da un corpo soggetto alla corruzione e aggravata da pensieri terrestri molteplici e vari; comprendi, se lo puoi, che Dio è Verità. È scritto infatti che Dio è luce (1Gv 1, 5), non la luce che vedono i nostri occhi, ma quella che vede il cuore, quando sente dire: è la Verità. Non cercare di sapere cos'è la verità, perché immediatamente si interporranno la caligine delle immagini corporee e le nubi dei fantasmi e turberanno la limpida chiarezza, che al primo istante ha brillato al tuo sguardo, quando ti ho detto: Verità. Resta, se puoi, nella chiarezza iniziale di questo rapido fulgore che ti abbaglia, quando si dice: Verità. Ma non puoi, tu ricadi in queste cose abituali e terrene. Qual è dunque, ti chiedo, il peso che ti fa ricadere, se non quello delle immondezze che ti hanno fatto contrarre il glutine della passione e gli sviamenti della tua peregrinazione? (da La Trinità 8, 2)“