Frasi su prato

Jesto 18
rapper italiano 1982
„Questo mondo alla fine è alquanto ingrato | per contrappasso sto fumando tutto quanto il prato | tutto sto disagio alla fine tanto lo pago | penso le mie migliori rime quando cago!. (da Ill Mind of Jesto)“

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John Lennon 45
musicista, cantautore, poeta, attivista e attore britannico 1940 – 1980
„Ho portato il mio amore in un grande prato | per poter osservare il cielo inglese | ma entrambi eravamo nervosi e ci sentivamo colpevoli | e nessuno di noi riusciva a capire il perché.“


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Stefano Benni 123
scrittore, giornalista e sceneggiatore italiano 1947
„Il pianeta più strano di cui ho sentito raccontare è il pianeta della Sacra Merda. In esso la merda è la più grande ricchezza, la moneta con cui si compra tutto. Gli abitanti non hanno portafogli: ma grossi vasi che portano in giro, e più sono grossi e puzzano e più si vantano. Le banche sono dei giganteschi pozzi neri, guardati a vista da poliziotti e vigilantes. Qua si effettuano i versamenti. Dai più piccoli, alla vecchina che viene a consegnare due palline da coniglio, tutti i suoi risparmi, al commerciante che viene a portare l'incasso della giornata, una carriolona ben odorosa. Naturalmente, nelle case non si dice "vado nel bagno", ma si dice "metto nel salvadanaio". Ogni bambino ha il suo vasino fatto a maialino. Ahimè! Anche in questo paese c'è chi vende anima e corpo, per diventare merdoso a dismisura! C'è chi rapina, e sotto la minaccia di una pistola ti obbliga a depositare lì, per strada, tutto il malloppo che hai in pancia! Se qualcuno, incautamente, si ferma in un prato per fabbricare un po' di contante, stia attento che nel breve tempo che si tira su i pantaloni, qualcuno gli avrà già sottratto il suo bene. Per non parlare degli esibizionisti: quelli che quando entrano al ristorante, eccoli mettere merda qua e là in mano ai camerieri: e lasciano come mancia uno stronzo come un cotechino: e dicono, non per vantarmi, ma ho tanta merda che non so più dove metterla! L'economia in questo pianeta è naturalmente soggetta agli sbalzi di questo genere primario: qui la mancanza di investimenti si chiama stipsi, e l'inflazione si chiama diarrea. Speriamo di mantenere il tetto della diarrea sotto il dieci per cento, dicono i governanti. E poi scoppiano gli scandali, e si scopre che segretamente i governanti prendevano quintali di merda dagli industriali e chiudevano un occhio sul contrabbando di merda all'estero. Esistono anche le cambiali, uno può acquistare una macchina, ad esempio, prendendo dieci purganti al momento dell'acquisto: ma poi se la cambiale andrà in protesto, sarà dichiarata panciarotta. E ci saranno perquisizioni e a volte anche sequestri da parte di chirurghi-finanzieri. Ma questo capita ai pochi sfortunati: questo pianeta è ricco. Tutti i mesi, ogni giorno sei, San Libero, si fa la festa della Santa Merda. I più grandi merdoni del paese convengono con grandi macchine color crema e marron, e riempiono saloni pieni di lampadari e bei quadri e porcellane da bagno. Le signore sono vestite tutte di bianco e i signori in rosa. Si sente dire: lo vedi quello? Ha fatto la merda con le bische: è un parvenù. Quello invece: uh, è di sangue blu, la sua famiglia è sempre stata un letamaio. E tutti ballano, e soprattutto scorreggiano, per mostrare la loro ricchezza. Le grosse signore scorreggiano in tonalità di bordone gonfiando come vele i vestitoni stretti di raso, le giovani signori scorreggiano deliziosamente con virtuosismi di flauto e clarinetto, i ricchi commercianti petano come cannoni scambiandosi pacche sulle spalle, gli intellettuali sfiatano con grande sofferenza, spiegando che la merda non è poi tutto al mondo, i giovani brillanti tirano bronze pungenti che alzano le falde dei loro frac in eleganti impennate, i vecchi nobili brontolano e spetazzano e non raramente nel far ciò cade nelle loro mutande qualche spicciolo, i bambini trillano ventini, i neonati pigolano e il padrone di casa, apparendo sulla soglia rosso e trionfale, spara un peditone storico con fremente interminabile premito che scrolla le cristallerie e a voce alta dice: "Il pranzo è servito!" E tutti vanno a lavarsi le mani.“

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Emily Dickinson 33
scrittrice e poetessa inglese 1830 – 1886
„Per fare un prato bastano | un trifoglio, un'ape, | un trifoglio, un'ape | e un sogno. | Può bastare il sogno | se le api sono poche. (To make a prairie it takes a clower and one bee, vv. 1-6; 1992)“

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Leo Buscaglia 24
1924 – 1998
„Una bellissima fiaba racconta di una fanciulla che cammina in un prato e vede una farfalla impigliata in un rovo. La farfalla, liberata con gran cura, sembra in procinto di volar via, ma poi ritorna indietro e si trasforma in una splendida fata. "Per ringraziarti della tua gentilezza d'animo" dice alla fanciulla "esaudirò il tuo più grande desiderio". La ragazzina riflette un istante e poi risponde: "Voglio essere felice". Allora la fata si piega su di lei, le mormora qualcosa all'orecchio e scompare. La fanciulla diventa donna e nessuno in tutto il paese è più felice di lei. Quando le chiedono il segreto della sua gioia, si limita a sorridere e dice: "Ho seguito il consiglio di una buona fata". Gli anni passano, la fanciulla diventa vecchia ed i vicini temono che il favoloso segreto possa morire con lei. "Rivelaci che cosa ti ha detto la fatina" la scongiurano. La deliziosa vecchina, sorridendo, dice: "Mi ha rivelato che, anche se appaiono sicuri, tutti hanno bisogno di me!". Morale: Tutti abbiamo bisogno uno dell'altro. (da La coppia amorosa)“

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Stefano Benni 123
scrittore, giornalista e sceneggiatore italiano 1947
„Io l'ho vista tanti anni fa, quella fatale bambina. Ho seguito i fari dei suoi occhi nelle tempeste. Ho fatto naufragio per amore di una sirena. Ho visitato i mari più lontani e sconfinati, e nessuno era grande come il nostro prato.“

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Francesco De Gregori 275
cantautore italiano 1951
„La storia siamo noi, nessuno si senta offeso; | siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo. | La storia siamo noi, attenzione!, | nessuno si senta escluso. | La storia siamo noi; | siamo noi queste onde nel mare, | questo rumore che rompe il silenzio, | questo silenzio così duro da masticare. (da La storia, n. 1)“

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Giorgio Gaber 94
cantautore, commediografo e regista teatrale italiano 1939 – 2003
„È nato in un prato un fiore colorato | è nato in un prato un fiore già appassito | il fiore colorato è stato concimato | il fiore già appassito è stato trascurato. (da Io mi chiamo G, n. 3)“


„Odi l'usignuolino | come il suo canto dice | ecco il tempo felice! | Vedi in ciascun giardino | bei padiglioni ritendere | de' caldi raggi a scampo; | mira de' fior del mandorlo | inargentarsi il campo. | – Apri a letizia l'animo | è cosa passeggera | la dolce Primavera. || Già de' color più gai, | d'ogni odoroso fiato | si rinnovella il prato; | fra' vividi rosai | stanze al piacer s'intessono | di fiori e di verzura: | sai tu se duri il vivere | quanto il bel tempo dura? | – Apri a letizia l'animo; | fin che disfiori e pera | la bella primavera.“

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Giorgio Gaber 94
cantautore, commediografo e regista teatrale italiano 1939 – 2003
„Ed ogni volta mi chiedo se ho ancora | la forza di ricominciare | il nostro amore è un po' stanco ma anche questa volta | si salverà. | Provo a tornare nei luoghi dove tu, solo tu | mi hai insegnato ad amare | ma quasi sempre c'è un prato che aveva un colore | che adesso non ha. (da Il signor G e le stagioni, n. 13)“

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Charles M. Schulz 113
fumettista statunitense 1922 – 2000
„Secondo me, i gatti sono le erbacce nel prato della vita.“

Giovanni Camerana 12
poeta, critico d'arte e magistrato italiano 1845 – 1905
„Il tugurio è lugúbre, la campagna è profonda. | Il tugurio è una tetra macchia meditabonda; | come una grande affranta la campagna sospira. | Bacian le nebbie il prato, le nebbie il prato attira | voluttuoso. È l'ora che si acquetan gli ardenti | uragani dell'anima, e che i chiusi lamenti, | le rivolte, le seti sconfinate, i blasfemi | superbi e rimbalzanti fino ai cerchi supremi | paion volgere in mite preghiera. È l'ora strana | in cui si fa di intenso cobalto la lontana | montagna e di vïola finissimo; e fra i torvi | tronchi, e nei rami brulli, abitati dai corvi, | splende, fornace enorme, tempesta incandescente | d'oro, d'ambra e di sangue, l'autunnale ponente. | E quell'orgia di brace, la campagna profonda, | il tugurio, funerea macchia meditabonda, | e dei tronchi e dei rami le buie forme nude | si specchian capofitte nella plumbea palude. | Beinette, 14 novembre 1882. (Note morenti, in Il decadentismo, pp. 103-104)“


Michele Saponaro 5
scrittore italiano 1885 – 1959
„La torre del peccato, decrepita e diruta, non si era raccolto intorno quel piccolo villaggio, quella comunione d'uomini e di bestie, in società quasi primitiva, che sono ancora le masserie nella terra di Puglia: era stata anzi abbandonata e avea offerto asilo a una povera vecchia cenciosa che viveva di elemosine e di sole, su le vie maestre, il giorno, e la notte si rintanava nella torre, per dormire coi pipistrelli e coi gufi: c'era, per questo, tra le felci, un fascio di sterpiglio, umido, e un vecchio bordato. Tutti la fuggivano come si fugge un luogo d'un delitto, il covo di un morbo orrendo; anche la gente che vi lavorava vicino ad arare il prato e a ramicciar l'oliveto la evitava, e nell'ora del riposo preferiva accovacciarsi al riparo di una qualunque muriccia. (p. 65)“

Silvio D'Arzo 8
scrittore italiano 1920 – 1952
„Vengono delle idee, certe volte.
Mi guardai un po' d'intorno. Stava per venire la morta stagione, gli sterpi secchi, le passere uccise dal freddo, la notte che arriva alle sei, i fossi ghiacciati, i vecchi che se ne muoiono in fila e la Melíde li cuce dentro il lenzuolo e io li porto al cimitero di monte, e i bambini che per l'intera stagione se ne stanno dentro le stalle a scaldarsi col fiato dei muli... Un inverno di cinque o sei mesi. E lei cosa avrebbe fatto, la vecchia?
Nelle ossa sentivo l'inverno vicino. Guardai un momento le nuvole che adesso eran piú grandi di un prato, e poi mi avviai alla parrocchia. Le nuvole mi venivano dietro. Sempre dietro, come se qualcosa sapessero. Vengono delle idee, certe volte.
Ma che altro potevo fare, mi dite? (cap. 13, p. 46)“

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Nicholas Sparks 143
scrittore statunitense 1965
„Mentre Tanner parlava, Amanda allargò le dita e il telefono le scivolò rimbalzando per terra. Rimase a guardarlo, poi lo raccolse e schiacciò il tasto di spegnimento. Dawson. Dawson no. Non può essere morto. Nella sua mente riudì le parole di Tanner. Era andato al Tidewater. Ted e Abee erano lì. Aveva salvato la vita di Alan Bonner e ora non c'era più. Una vita in cambio di una vita, pensò. Il crudele gioco di Dio. All'improvviso le apparve l'immagine di loro due che camminavano in un prato fiorito tenendosi per mano. E quando alla fine sgorgarono le lacrime, pianse per Dawson e per tutti i giorni che non avrebbero mai trascorso insieme. Fino a quando forse, come Tuck e Clara, le loro ceneri si sarebbero ritrovate in un prato assolato, lontane dal sentiero battuto della vita quotidiana.“

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Eugenio Montale 60
poeta, giornalista e critico musicale italiano 1896 – 1981
„Non chiederci la parola che squadri da ogni lato | l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco | lo dichiari e risplenda come un croco | perduto in mezzo a un polveroso prato. | Ah l'uomo che se na va sicuro, | agli altri ed a se stesso amico, | e l'ombra sua non cura che la canicola | stampa sopra a uno scalcinato muro! (da Non chiederci la parola, 1925)“

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