Frasi su predominio

A dire il vero, secondo questo punto di vista, cogliere nel mondo interiore le pure qualità del sentimento, della rappresentazione, della sensazione e del volere è altrettanto difficile quanto scoprire in quello esteriore un filo di corrente o un centro di gravità: esiste soltanto un tutto intrecciato che sembra ora volere ora pensare, a seconda che in esso predomini ora questa ora quella caratteristica. (inediti, cap. 55; 2013, p. 1188)

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Robert Musil 120
scrittore e drammaturgo austriaco 1880 – 1942

Non si deve certo pensare, con questo, che le nostre Donne manchino di affetto. Ma purtroppo nel Sesso Debole la passione del momento predomina su ogni altra considerazione.

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Edwin Abbott Abbott 9
scrittore, teologo e pedagogo britannico 1838 – 1926

[Von Koren] – La legge morale esige, supponiamo, che amiate gli uomini? Ebbene! l'amore deve consistere nell'allontanare tutto ciò che, in un modo o nell'altro, nuoce agli uomini e li minaccia nel presente e nell'avvenire. Il nostro sapere e l'evidenza vi dicono che, da parte degli individui anormali, fisicamente e moralmente, un pericolo minaccia l'umanità. Così essendo, lottate contro gli anormali. Se non avete la forza di ricondurli alla normalità, abbiate almeno la forza e la capacità di impedir loro di nuocere; cioè la forza di sopprimerli.
[Diacono] – L'amore consiste dunque nel fatto che il debole sia vinto dal forte?
[Von Koren]- Senza dubbio.
[Diacono] – Ma, ribatté con ardore il diacono, – i forti hanno crocifisso Nostro Signore Gesù Cristo!
[Von Koren] – Tutt'altro!: non sono stati i forti che l'han crocifisso, ma i deboli! La cultura umana attenua la lotta per l'esistenza e la selezione, e tende ad annullarla; da ciò, la rapida moltiplicazione dei deboli e il loro predominio. (p. 131)

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Anton Pavlovič Čechov 74
scrittore, drammaturgo e medico russo 1860 – 1904

È un peccato dover mettere "razionale" da un lato della barricata per poter lasciare a colpo sicuro "l'accademico" dall'altra parte. Si dice anche "funzionale". Per me, il termine "architettura" ha qualche cosa di più magico che non il razionale o il funzionale, qualcosa che domina, che predomina, che impone.

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Le Corbusier 17
architetto, urbanista, pittore e designer svizzero natur... 1887 – 1965

Tutte le volte che un fatto materiale, freddo e duro, scompare tra le amiche nebbie dell'illusione, è una vittoria che il sogno dell'uomo, nato dall'angoscia primordiale, riporta sulla realtà ostile, è la fantasia che trionfa dello scacciante predominio del destino e trova modo di superare l'eredità terrorizzante dell'angoscia. La forza dell'inganno, radicata nelle indistruttibili tenebre dello spirito, non s'indebolisce mai finché sopravvive il desiderio di sicurezza, di felicità, di redenzione; si riconferma così di continuo quell'«onnipotenza del pensiero», mercé la quale già l'uomo primitivo sa difendersi contro i terrori dell'esistenza. (pag. 81)

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René Fülöp-Miller 6
1891 – 1963

Contro il pregiudizio che nel mondo animale predomini l'elemento «bestiale», cioè grossolanamente sensuale, dell'amore e del matrimonio, devo far notare che, proprio fra quegli animali per cui l'amore e il matrimonio hanno una funzione importante, il fidanzamento precede quasi sempre di molto l'accoppiamento fisico. (p. 71)

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Konrad Lorenz 113
zoologo e etologo austriaco 1903 – 1989

Il male è una forza reale. Una potenza grande almeno quanto il bene. Nell'universo, due forze antitetiche lottano per il predominio. E la battaglia è tutt'altro che vicina alla fine.

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Jean-Christophe Grangé 7
giornalista, scrittore e sceneggiatore francese 1961

Visto che siamo nel "Peggio di RaiTre" io sono venuto questa sera con la giacca rossa, i pantaloni neri e questa camicia un po variegata dove predomina il nero per rendere omaggio, secondo il mio modestissimo parere, a quello che è il meglio di Rai 3 ovvero "Il Rosso e Nero" di Michele Santoro. [Risposta del conduttore Oreste De Fornari]: "Bravo! Lei ha vinto una tessera del KGB". (Da Magazine Tre – Rai 3 – del 20 novembre 1993).

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Roberto Mattioli 97
conduttore televisivo e conduttore radiofonico italiano 1963

Schumann rappresenta il predominio dell'espressività, della fantasia sul rigore della forma; in Brahms la forma domina sulla fantasia e sull'espressione; solo in Beethoven c'è l'equilibrio perfetto. (citato in Corriere della sera, 24 marzo 2009)


La società śivaita è originariamente matriarcale. La proprietà, la casa, le terre, i servi appartengono alle donne. L'uomo non è che un fecondatore, un errabondo che si interessa all'arte, alla guerra, al gioco, o si consacra alla vita intellettuale o spirituale. Nelle società sedentarie che si dedicano all'agricoltura, la proprietà appartiene di norma alla donna, l'eredità avviene tra madre e figlia. Ne è una sopravvivenza il sistema della dote. Invece nelle società nomadi fondate sull'allevamento del bestiame, predomina l'uomo. La donna si compra. Il principale problema delle società originate dalle invasioni ariane sta nel fatto che sono diventate società sedentarie pur continuando a mantenere un sistema patriarcale da società nomade. La donna rappresenta la proprietà, il mondo materiale, la schiavitù dell'uomo. (p. 193)

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Alain Daniélou 43
storico delle religioni e orientalista francese 1907 – 1994

La varietà e i suoi sistemi: come, per esempio, quella degli insetti, di cui ho acquistato esperienza. Il fascino sta nell'ottica che si sprofonda attraverso le infinite sfaccettature della natura naturata nell'abisso della natura naturans. I raggi sono quelli del prisma rovesciato: rilucono dapprima nello splendore dell'iride, ritornando poi a un colore solo. Nell'ambito variopinto predomina la sorpresa; nel bianco, invece, una gioiosa e presaga inquietudine. Lo spirito si sprofonda nella volta del tesoro, dove si trova il grande sigillum, il prototipo di ogni conio. (p. 450)

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Ernst Jünger 284
filosofo e scrittore tedesco 1895 – 1998

Per venire ai commenti specifici, sulla giustizia e sulla crisi da cui oggi è investita gioca soprattutto l'eterogeneità ideologica e politica. In tempi recenti si è fatta strada l'idea perniciosa che non esiste e non può esistere una giustizia «obiettiva», che l'elemento ideologico è inevitabilmente presente in tutti gli uomini in quanto animali sociali e quindi anche nei giudici; così stando le cose, è necessaria una «scelta di campo», anche nell'amministrare la giustizia.
Come tutte le idee perniciose, anche questa ha una parte di verità. In quanto membro di una società ed anzi in quanto membro di una classe o di una categoria sociale, ciascuno di noi non può andare esente da condizionamenti ideologici. Ma se la rigorosa obiettività non è possibile, un uomo civile e soprattutto giudice deve rifuggire dal bieco settarismo, deve fare ogni sforzo per tenere sotto controllo le sue preferenze ideologiche e cercare di essere intellettualmente onesto. Viceversa, oggi nella magistratura non sono più eccezioni coloro che si arrendono all'idea del fatale predominio dell'elemento ideologico: né sono pochi – è terribile a dirsi – coloro che per amore di carriera entrano in turpe commercio con influenti uomini politici e, nei fatti, si mettono al loro servizio usando la giustizia penale come arma di ricatto o di persecuzione per togliere di mezzo certe persone in lotte economiche e politiche condotte senza esclusione di colpi. Infine, nel preoccupante quadro della giustizia italiana, troviamo anche, come effetto della rapidissima e tumultuosa espansione delle classi medie, magistrati, fortunatamente non numerosi, che si comportano come liberti, i quali, per dar prova della promozione sociale e della raggiunta indipendenza rispetto agli antichi signori, incriminano uomini di grande notorietà e di elevata posizione sociale non solo quando commettono reati (il che è sacrosanto), ma anche quando gl'indizi sono labili e pretestuosi e si tratta, come poi spesso risulta dopo lunghe e penose vicende, d'intemerati gentiluomini. A volte una tale condotta si combina con quel turpe commercio di cui parlavo poco fa – il liberto perde il pelo, ma non sempre perde il vizio. (p. 36-37)

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Paolo Sylos Labini 1
economista italiano 1920 – 2005

Il Foreign Office seguiva con una certa indispettita attenzione quegli aggressivi sviluppi della politica americana, in un settore ove forti erano ancora gli interessi britannici. Da parte inglese non si riscontrava la smania liberista portata avanti dagli americani – anche perché l'industria petrolifera britannica dal 1914 era in buona parte nazionalizzata – ma esisteva un moderato appoggio alle pretese degli Stati Uniti, nel tentativo di contenere un'affermazione italiana, senza tuttavia consentire un eccessivo predominio delle società di oltre oceano. Il pensiero di Loftus viene conosciuto al Foreign Office dapprima attraverso un breve riassunto, e in quella veste sommaria viene classificato come un "discorso vago". Ma quando esso viene esaminato nella sua interezza, l'ambasciata inglese a Washington si preoccupa di mettere in risalto il fatto che Loftus "raccomanda che gli Stati Uniti dovrebbero assicurarsi il controllo su tutte le fonti di rifornimento dell'emisfero occidentale". La politica degli Stati Uniti veniva quindi definita "combattiva", ma la comunicazione al Foreign Office si concludeva notando che "le idee del Dipartimento [di Stato] sono piuttosto confuse". (pp. 24-25)

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Nico Perrone 74
saggista, storico e giornalista italiano 1935

E tuttavia, l'innatismo cartesiano non è forse il remoto risultato della reminiscenza platonica? L'estensione cartesiana non ci riporta alla χώρα di Platone? La loro idea della scienza non è la stessa? E nel famoso e giustamente celebre passo del Discours nel quale Descartes respinge la concezione scolastica delle matematiche – scienza che serve solo alle arti meccaniche – non si ricollega, con ciò stesso, alla tradizione platonizzante che, attraverso Clavio, era giunta fino a lui? E, infine, dal punto di vista che qui c'interessa, proclamando il predominio delle matematiche in fisica, e anzi la possibilità di ridurre quest'ultima alle prime, non si situa, fin dall'inizio, nel campo dei platonici?
Ma come, questo nuovo platonismo, è lontano dall'antico! Perché in realtà, se, grazie a Descartes, possiamo ormai intendere lo spazio con un atto di pura intelligenza e non piú con una conoscenza ibrida e sostituire cosí il mito con la scienza, se, grazie a Galileo, il movimento si trova ormai sottomesso alla legge del numero, in cambio, questo spazio e questo numero hanno perso il valore cosmico che avevano, che potevano avere per Platone.
La scienza galileiana, la scienza cartesiana ha vinto. Ma mai vittoria è stata piú caramente pagata. (ibidem, p. 298)

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Alexandre Koyré 35
storico della scienza e filosofo francese 1892 – 1964

Gli Indo-Europei portavano una società di struttura patriarcale, una economia pastorale ed il culto degli dei del Cielo e dell'atomosfera, in una parola "la religione del Padre". Gli aborigeni preariani conoscevano già l'agricoltura e l'urbanesimo (la civiltà dell'Indo) e, in generale, partecipavano alla "Religione della Madre". L'induismo, come si presenta alla fine del medioevo, rappresenta la sintesi di queste due tradizioni, ma con un accentuato predominio dei fattori aborigeni: l'apporto degli Indo-Europei ha finito per essere radicalmente asiatizzato. L'indusimo significa la vittoria religiosa della tradizione locale. (p. 334)

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Mircea Eliade 41
storico delle religioni e scrittore rumeno 1907 – 1986

Chi dice stato o diritto politico, dice forza, autorità, predominio: ciò presuppone l'ineguaglianza di fatto. (citato in Diego Fusaro, Michail Bakunin: vita e pensiero, cronologia della vita)

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Michail Bakunin 43
rivoluzionario, filosofo e anarchico russo 1814 – 1876

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