Frasi su proletariato

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Lenin 61
rivoluzionario e politico russo 1870 – 1924
„Lo stato di questo periodo (dittatura del proletariato) deve essere uno stato DEMOCRATICO in modo nuovo per i proletari e i non abbienti in generale, e DITTATORIALE in modo nuovo contro la borghesia. (da Stato e rivoluzione)“

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Aldo Capitini 70
filosofo, politico e antifascista italiano 1899 – 1968
„La nuova realtà è la compresenza non solo dei proletari, ma di tutti i sofferenti, di tutti i morti, dell'interiorità di tutti. Il Marx è il profeta di un regno di Dio inteso secondo il realismo terreno politico per una classe eletta dalla Storia, il proletariato; noi dobbiamo affermare che la nuova realtà è di tutti gli oppressi, i sofferenti, i morti: è la compresenza infinita di tutti.“


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Antonio Gramsci 84
politico, filosofo e giornalista italiano 1891 – 1937
„[Su Mussolini] Divinizzato, dichiarato infallibile, preconizzato organizzatore e ispiratore di un rinato Impero romano [... ] conosciamo quel viso: conosciamo quel roteare degli occhi nelle orbite che nel passato dovevano, con la loro ferocia meccanica, far venire i vermi alla borghesia e oggi al proletariato. Conosciamo quel pugno sempre chiuso alla minaccia [... ] Mussolini [... ] è il tipo concentrato del piccolo-borghese italiano, rabbioso, feroce impasto di tutti i detriti lasciati sul suolo nazionale da vari secoli di dominazione degli stranieri e dei preti: non poteva essere il capo del proletariato; divenne il dittatore della borghesia, che ama le facce feroci quando ridiventa borbonica. (da Capo, L'Ordine Nuovo, anno III, n. 1, marzo 1924)“

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Pietro Gori 4
anarchico italiano 1865 – 1911
„[... ] la dinamica rivoluzionaria non può avere un obiettivo, che si restringa nella orbita angusta delle antiche frontiere politiche; non può limitarsi alla demolizione pura e semplice dei vecchi ceppi economici e politici, onde la borghesia avvince, da oltre un secolo, il proletariato. Non può, in una parola, significare, avvento al potere del quarto stato. Questa rivoluzione dovrà essere trasfigurazione immensa e profonda di tutti i rapporti sociali, o non sarà. Se non vorrà arrestarsi ad un'altra forma di tirannide, forse peggior dell'antica, alla signorìa demagogica, dovrà – nel rimescolìo infinito dei vecchi atomi sociali in movimento per la costruzione nuova – trovare la resultante di conciliazione fra gli interessi dell'individuo e quelli, supremi, della specie; dovrà cementare la spontanea e naturale armonia del benessere e della libertà. (dalla prefazione al Manifesto del Partito Comunista)“

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Enrico Brizzi 83
scrittore italiano 1974
„Gli studenti che protestavano in piazza portavano i capelli corti e i giubbotti da collegiali americani: piacevano persino ai giornali, i pacifici ragazzi dell’85, forse perché, a differenza dei barbuti autonomi e indiani metropolitani che li avevano preceduti, non scandivano slogan inneggianti alla vittoria del proletariato, e non si picchiavano con la polizia. (libro La legge della giungla)“

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Ivan Illich 59
scrittore, filosofo, sociologo, teologo 1926 – 2002
„La scuola è divenuta la religione universale di un proletariato modernizzato e fa vuote promesse di salvezza ai poveri dell'era tecnologica. (libro Descolarizzare la società)“

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Pierre Joseph Proudhon 29
filosofo, sociologo, economista e anarchico francese 1809 – 1865
„Il proletariato si deve emancipare da solo. (libro De la capacité)“

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Karl Marx 139
filosofo, economista, storico, sociologo e giornalista t... 1818 – 1883
„Fino a quando il proletariato non si è sviluppato al punto di organizzarsi come classe, fino a che quindi la lotta del proletariato contro la borghesia non ha ancora assunto un carattere politico, questi teorici restano unicamente degli utopisti, che inventano sistemi per soddisfare i bisogni delle classi oppresse.“


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Rosa Luxemburg 7
politica, teorica del Socialismo rivoluzionario, tedesca... 1871 – 1919
„La storia è la sola vera insegnante, la rivoluzione la miglior scuola per il proletariato.“

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Costanzo Preve 55
filosofo e saggista italiano 1943 – 2013
„La mia tesi di fondo è che Borghesia e Proletariato non sono classi strutturali e permanenti dell'intero corso storico del modo di produzione capitalistico, ma solo classi genetiche, iniziali e provvisorie di esso. Nell'attuale età del capitalismo esse sono nell'essenziale già tramontate, e senza comprendere la dinamica del loro tramonto non è possibile neppure impostare il problema della natura di una crisi culturale. A mio parere siamo infatti oggi in un'età post-borghese e post-proletaria. Ritengo invece di dover usare la dicotomia di Dominanti e Dominati. Mi si potrebbe obbiettare che si tratta di una dicotomia tautologica e generica, che peggiora anziché migliorare la dicotomia precedente. Non lo credo. Non si tratta di fare il giochetto verbale di continuare a chiamare "borghesia" i dominanti capitalisti e "proletariato" i dominati salariati. Si tratta di comprendere che, in mancanza di una credibile terminologia scientifica ammessa da tutti, è meglio fare un passo indietro e limitarci a chiamare Dominanti e Dominati gli agenti storici attivi e passivi della riproduzione sociale complessiva del modo di produzione capitalistico. Almeno ci sottrarremo agli inganni del linguaggio consueto, quelli che Bacone chiamava idola fori.“

Federico Orlando 8
giornalista e politico italiano 1928 – 2014
„«Giuristi democratici» e «donne in nero», ecopacifisti e cattopacifisti, comunisti di rito occhettiano e di rito cossuttiano, ex lottacontinuisti, operaisti, terzinternazionalisti, avanguardisti, autonomi e rottami vari del «Movimento», ci avrebbero raccontato che il loro sogno si chiama solo «Pace». È una malattia che Jung identificò quando studiava Hitler, e chiamò pseudologia fantastica. Consiste nell'inventarsi una bugia e finire col credere che sia una verità. La bugia preferita è che nel mondo ci sia un Satana, che oggi è l'Occidente, e che chi lo combatte è un pacifista. Perciò l'Occidente è il nemico di tutti i fondamentalisti antisatanici. [... ] Contro il nemico, c'è l'eroe positivo. Ieri era il proletariato, i «popoli giovani». Oggi è il terzomondismo, «ultima versione dell'integrismo», secondo la definizione di Baget Bozzo. [... ] Così il fondamentalismo dei pacifisti del Nord e il bellicismo dei fondamentalisti del Sud si uniscono contro il mondo moderno, che nei due secoli dalla rivoluzione americana ha liberato l'Occidente dall'assolutismo, dall'inquisizione, dal giacobinismo, dal nazismo, dal comunismo. Ma ora agli sconfitti di questi «ismi» è tolta anche la gioia di sventolarci sotto gli occhi «allegre bandiere bianche», per dirci che hanno vinto loro. Riposino in pace.“

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Gianrico Carofiglio 67
magistrato, scrittore e politico italiano 1961
„Il revisionismo è una corrente del marxismo che sostiene la necessità di una attenuazione della lotta di classe fra borghesia e proletariato. Gramsci è stato il più importante revisionista italiano ed è soprattutto per colpa sua se oggi il PCI è un partito reazionario senza nessuna vera differenza rispetto alla Democrazia cristiana.“


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Giorgio La Pira 73
politico italiano 1904 – 1977
„La vocazione spirituale di ogni singolo uomo non può essere distrutta o assorbita da una ipotetica vocazione collettiva; non per il proletariato o per la razza o per lo Stato Dio mi ha messo al mondo, ma per sviluppare nella mia vita interiore e nella mia vita di relazione la chiamata santa alla verità ed al bene.“

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Richard Wright (scrittore) 15
scrittore statunitense 1908 – 1960
„Il Proust del proletariato. (citato in Corriere della Sera, 12 marzo 1993)“

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Karl Marx 139
filosofo, economista, storico, sociologo e giornalista t... 1818 – 1883
„Quando lo sfruttamento dell'operaio da parte del padrone di fabbrica è terminato in quanto all'operaio viene pagato il suo salario in contanti, si gettano su di lui le altre parti della borghesia, il padron di casa, il bottegaio, il prestatore su pegno e così via. Quelli che fino a questo momento erano i piccoli ordini medi, cioè i piccoli industriali, i piccoli commercianti e coloro che vivevano di piccole rendite, gli artigiani e i contadini, tutte queste classi precipitano nel proletariato, in parte per il fatto che il loro piccolo capitale non è sufficiente per l'esercizio della grande industria e soccombe nella concorrenza con i capitalisti più forti, in parte per il fatto che la loro abilità viene svalutata da nuovi sistemi di produzione. Così il proletariato si recluta in tutte le classi della popolazione. (libro Manifesto del partito comunista)“

Massimo Fini 76
giornalista, scrittore e drammaturgo italiano 1943
„L'Italia è diventata un bordello. Non perché il premier va a escort e qualcun altro a trans, ma perché sono state sovvertite tutte le regole. Un bordello squallido e triste, la cui cupezza si respira nell'aria. Raccontavo qualche giorno fa a una mia giovane amica la Milano dei '50, di quando ero ragazzino. Eravamo poveri, allegri e spavaldi. I tram erano stipati fino all'inverosimile con la gente sui predellini aperti e qualcuno attaccato al troller. Uscivamo dalla guerra, ci eravamo salvati dai bombardamenti angloamericani e dai rastrellamenti tedeschi, non ci poteva certo spaventare una caduta dal tram. Tutti, uomini e donne, fumavano. Il terrorismo diagnostico era di là da venire. Noi ragazzini uscivamo di casa alle due del pomeriggio e rientravamo con le ginocchia sbucciate, alle otto, senza che i nostri genitori se ne preoccupassero. Perché nel quartiere c'era un controllo sociale e se un bambino si fosse messo nei guai ci avrebbero pensato gli adulti a tirarlo fuori e un pedofilo sarebbe stato avvistato a un chilometro di distanza. Eppoi c'era, "il ghisa", il vigile, autorità sovrana. La "pula" non aveva bisogno di farsi vedere. La malavita era professionale, conosceva le regole, stava attenta a non spargere una goccia di sangue (il colpo in banca della banda di via Osoppo, senza un ferito, tenne la scena sui giornali per mesi). Eravamo solidali perché eravamo poveri e anche quelli che non lo erano non lo davano a vedere. Il sordido gioco degli "status simbol" non era ancora cominciato. Lealtà e onore erano moneta sonante. Se fra noi ragazzi ci si scontrava a pugni sulla strada – dove ci siamo formati – e un gruppo era di dieci e l'altro, poniamo di otto, due si levavano per far pari. E l'onestà era un valore assoluto. Per la borghesia, se non altro perché dava credito. Per il proletariato, per il mondo contadino dove la stretta di mano contava più di un contratto. Mentre raccontavo queste e altre cose i begli occhi della mia amica si ingrandivano, si sgranavano. Alla fine mi ha detto "tu mi stai raccontando una favola, questa non è l'Italia". Appunto.“

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