Frasi su pupillo

Elsa Morante foto
Elsa Morante 37
scrittrice e saggista italiana 1912 – 1985
„E allora mi sono guardato negli occhi. Raramente ci si guarda, con se stessi, negli occhi, e pare che in certi casi questo valga per un esercizio estremo. Dicono che, immergendosi allo specchio nei propri occhi – con attenzione cruciale e al tempo stesso con abbandono – si arrivi a distinguere finalmente in fondo alla pupilla l'ultimo Altro, anzi l'unico e vero Sestesso, il centro di ogni esistenza e della nostra, insomma quel punto che avrebbe nome Dio. Invece, nello stagno acquoso dei miei occhi, io non ho scorto altro che la piccola ombra diluita (quasi naufraga) di quel solito niño tardivo che vegeta segregato dentro di me. Sempre il medesimo, con la sua domanda d'amore ormai scaduta e inservibile, ma ostinata fino all'indecenza.“

Mondo Marcio foto
Mondo Marcio 33
rapper, beatmaker e produttore discografico italiano 1986
„Esco dal casello, sono un quarto alle 3 | son di ritorno dalla Puglia e mio fratello è con me | e se ci fosse una pattuglia andremmo dritti in galera | per la troppa erba che fumo e le pupille di cera (Fabri Fibra, da Abbi fede, n.° 19)“


Diego Armando Maradona foto
Diego Armando Maradona 99
allenatore di calcio e calciatore argentino 1960
„[Su Gonzalo Higuain] Adesso la mia previsione mi conferma il pronostico ancor di più e avendo avuto la notizia che il pipita e il nuovo attaccante del Napoli la mia gioia è doppia perché sempre più azzurra, in primis sono contento x il giocatore che è sempre stato un mio degno pupillo e poi sono sicuro che potrà dare delle grandi soddisfazioni ai miei concittadini e tifosi Napoletani che meritano il rispetto dell'Italia intera e dell'Europa calcistica perché sono l'esempio dello sport e dei valori sani, e poi un vero argentino non può mai giocare a Torino...“

Leonida Rèpaci foto
Leonida Rèpaci 15
1898 – 1985
„Non sono difficile in fatto di gastronomia e, dovessi fare una scelta, assegnerei a mia sorella Orsa la palma della più saporita cucina del mondo: quella calabrese. Ancora oggi datemi una buona minestra di ceci, quelli che si ammammano, cioè fan da mamma, coi maccheroni, in una saporosa liquescenza; datemi una fetta di pescespada col «sarmuglio», che ci stupiamo di non trovare descritto nei banchetti omerici; datemi, per stimolare l'appetito fino in fondo, un pugnellino di «'mbiscatini», cioè di quei sottaceti che alternano il peperone col cappero, la melanzana con lo zenzero; datemi una ricotta di quelle che il pastorello dell'Aspromonte vi porta fino a casa, facendola colare tiepida dalla fiscella nel piatto; datemi, per consolidare il tutto, un bicchiere di Cirò, un vino che ha il colore rosso cupo delle pupille delle donne malate d'amore e il profumo del vigneto squassato dal vento sulle balze marine: datemi tutto questo e io alzo bandiera ammiraglia sulla mia tavola di calabrese radicato. (p. 218)“

Phil Brooks foto
Phil Brooks 39
wrestler statunitense 1978
„John Cena, mentre te ne stai sdraiato lì, e spero che tu sia scomodo come non mai, voglio che tu mi ascolti. Voglio che tu assimili bene il mio discorso, perché prima che me ne vada, tra 3 settimane, con il tuo titolo WWE, ho parecchi sassolini che voglio togliermi dalle scarpe. Io non ti odio, John e nemmeno ti disprezzo. In realtà io ti apprezzo, ti apprezzo nettamente di più di quanto non apprezzi gran parte dei nostri colleghi. Io odio l'idea che tu sia il migliore. Perché non lo sei! Io sono il migliore. Io sono il migliore del mondo! C'è solo una cosa in cui tu sei migliore di me, ed è leccare il culo a Vince McMahon. Sei bravo a leccare il culo a Vince McMahon tanto quanto lo era Hulk Hogan. Non so se sei bravo quanto Dwayne, però. Lui è un leccaculo coi fiocchi. Lo è sempre stato e lo è ancora. Oops… sto uscendo dal personaggio! [cita la rottura della quarta parete] Io sono il miglior WRESTLER del mondo. Sono sempre stato il migliore, fin dal primo giorno. Quando sono approdato in questa federazione e sono stato svilito e odiato fin da allora, perché Paul Heyman vide qualcosa in me che nessun altro voleva ammettere. Esatto, io sono un pupillo di Paul Heyman. E sapete chi altri era un pupillo di Paul Heyman? Brock Lesnar! E lui ha salutato la compagnia, proprio come sto per fare io. Ma la più grande differenza tra me e Brock è che io me ne andrò con il titolo WWE. Ho conquistato così tanti degli immaginari allori di Vincent K. McMahon, che finalmente mi è chiaro: è proprio questo il punto, sono totalmente immaginari! L'unica cosa reale sono io, e il fatto che giorno dopo giorno, da quasi 6 anni, dimostro a tutto il mondo che io sono il migliore al microfono, sul ring e persino al commento! Nessuno sfiora il mio livello! Eppure, non importa quante volte lo dimostri. Non sono su quelle splendide tazze da collezione, non sono sulla copertina del programma, a malapena mi pubblicizzano, non mi fanno partecipare ai film, ovviamente non andrò mai su quei programmi merdosi sulle tv americane. Non sono sul poster di WrestleMania, non sono sulla sigla che viene prodotta a inizio show. Non vado da Conan O'Brien, non vado da Jimmy Fallon, ma la verità dei fatti è che non me ne frega niente. E fidati, non è la storia della volpe e l'uva. Ma il fatto che Dwayne sia nel main event di WrestleMania dell'anno prossimo e io no, mi fa schifo! Ah, ehi! Lasciatemi mettere in chiaro una cosa: voi che mi state acclamando adesso, voi siete il motivo principale per cui me ne vado! Perché siete voi quelli che bevono da quelle tazze da collezione, siete voi quelli che comprano le riviste sulla cui copertina non c'è il mio volto, e poi alle 5 del mattino in aeroporto cercate di sbattermele in faccia per farvele autografare e poi provare a rivenderle su E-bay, perché siete troppo pigri per trovarvi un vero lavoro! Io me ne andrò con il titolo WWE il 17 luglio e chissà, forse andrò a difenderlo alla New Japan Pro Wrestling, forse tornerò alla Ring Of Honor! Ehi, Colt Cabana! Come stai? Il motivo per cui me ne vado siete voi, perché dopo che me ne sarò andato voi continuerete a buttare soldi in questa azienda. Io sono soltanto un granello nell'ingranaggio. L'ingranaggio continuerà a girare e questo lo capisco. Ma Vince McMahon continuerà a fare soldi nonostante i suoi errori. È un milionario che dovrebbe essere un miliardario. E sapete perché non è un miliardario? Perché si circonda di sottomessi, insulsi e rincoglioniti yes-man, come John Laurinaitis, che gli dicono tutto quello che vuole sentirsi dire. E vorrei poter pensare che dopo la morte di Vince McMahon questa azienda andrà meglio, ma la realtà è che le redini saranno prese da quell'idiota di sua figlia [Stephanie McMahon] e da quel minchione del suo genero [Triple H] e dal resto della sua stupida famiglia! Lasciate che vi racconti un aneddoto privato su Vince McMahon. Noi facciamo tutta questa campagna contro il bullismo... [gli spengono il microfono](Dopo il main event di Raw Roulette del 27 giugno 2011)“

Árpád Tóth foto
Árpád Tóth 1
poeta e traduttore ungherese 1886 – 1928
„O stella, perché piangi? Tu non sei | più lontana di quanto sian lontani | l'uno dall'altro i cuori sulla terra: | ché forse, come Sirio m'è lontana, | così mi son lontani tutti gli altri | esseri del mondo. || Oh, amicizie e amore! Strade | dall'anima all'anima! Anche tra noi | l'uno all'altro inviamo i malinconici | raggi delle pupille, e pur tra noi | freddo e vuoto l'immenso si distende. (da Dall'anima all'anima)“

Washington Irving foto
Washington Irving 6
scrittore statunitense 1783 – 1859
„L'animale che egli cavalcava era un cavallo rovinato dall'aratro, che con l'età aveva perduto ogni bella qualità, ma conservato tutti i vizi; era magro e irsuto, con un collo da pecora ed una testa a forma di martello, la criniera spelacchiata e la coda erano tutte aggrovigliate con bacche spinose; un occhio era senza pupilla, e guardava fisso come quello di uno spettro, ma l'altro conservava un luccichio davvero diabolico. Pure, a giudicare dal suo nome, «Polvere da sparo», doveva essere stato un tempo un cavallo focoso e vivace. (pag. 71)“

Herta Müller foto
Herta Müller 31
scrittrice tedesca 1953
„Il gufo vola sopra gli orti. Il suo grido è acuto. Il suo volo è profondo. Pieno di notte è il suo volo. “Un gatto,” pensa Windisch, “un gatto che vola.” Rudi tiene un cucchiaio di vetro azzurro davanti all'occhio. Il bianco dell'occhio si ingrossa. La pupilla è una sfera luccicante e bagnata nel cucchiaio. Il pavimento sospinge colori ai bordi della stanza. Il tempo nell'altra stanza batte onde. Le macchie nere nuotano insieme alle onde. La lampadina sussulta. La luce è stracciata. Le due finestre sfumano l'una nell'altra. I due pavimenti spingono via da sé le pareti. Windisch si sorregge la testa con la mano. Il polso gli batte nella testa. Nel polso batte la mano. I pavimenti si sollevano. Si avvicinano, si toccano. Affondano lungo la loro sottile fenditura. Diventeranno pesanti e la terra si squarcerà. Il vetro diventerà incandescente e sarà un'ulcera tremante nella valigia. Windisch apre la bocca. Se le sente crescere in faccia, le macchie nere.“


Daniel Varujan foto
Daniel Varujan 1
poeta armeno 1884 – 1915
„Travagliato Gesù, tu che hai avuto | occhi piangenti, abbi pietà | degli occhi miei. | Essi han stillato pianto | più che assorbito la luce, su bare | hanno sempre vegliato la morte | con ceri spenti. Le mie pupille | sono cadute nei pozzi del dolore. | Vedi, le mie palpebre sono piene | di cenere di morte, io molto | sono stato tormentato. || [... ] || O crocifisso Gesù, tu che hai avuto | un cuore trafitto da lancia, abbi pietà | del mio cuore commosso. | Un giorno in esso | il mondo palpitò. Invece della speranza | oggi nulla vi vive. Il mio cuore | è un'urna nella quale | son le mie cenere funebri: i | le prenderanno nel turbine dopo la mia | misera morte. Guarda, guarda, nel mio cuore | è confitto un coltello: molto, | troppo io ho amato. (da Calvario)“

Giovanni Prati foto
Giovanni Prati 13
poeta e politico italiano 1814 – 1884
„Andò Marco alla caccia e colle fisse | pupille un augellin prese di mira; | ma Laura impietosita a Marco disse: | Perché tiri all'uccel che a te non tira?“

Aldo Palazzeschi foto
Aldo Palazzeschi 120
scrittore e poeta italiano 1885 – 1974
„La loro maestra sarà obesa, idropica, ammalata di elefantiasi; avrà l'asma, i piedi piatti, calva, guercia, nana, gobba, scalcinata, tutta bitorzoli, con la coda, oppure secca e lunga lunga come una serpe che sia drizzata, e agiterà la linguina davanti alla scolaresca [... ] emetterà grida come quando nitrisce un cavallo. Queste verranno, ad insaputa della scolaresca, messe una accanto all'altra, una sopra una sotto, fatte piangere, farsi tutti i dispetti che immaginar si possa, schiaffi, pizzicotti, fare la boxe, strapparsi i capelli [... ] fatte vomitare, partorire, abbandonare, tradire da un loro analogo amante, morire con tale stralunamenti delle pupille da farvi girare la testa.“

Massimiliano Parente 10
scrittore italiano 1970
„Minuscola tresca paesana, bella triangolazione sentimental-speculativa tra una appariscente direttrice didattica in tacchi a spillo, un maestro di nome Fagiolone, la Gentilin e, fuori o fin troppo dentro, va da sé, l'io narrante, lo scrittore, che si riflette e si immedesima nella protagonista. C'è sempre più, in Busi, l'esigenza di una immediatezza linguistica fresca e dolorosa con cui congiungere l'estetica della parola alla parola popolare, alla conquista, si capisce, di un'ultima parola davvero ultima, verso una religiosità laica, un'esistenza eroica senza religione né feticci, spietata ma morale, nichilistica ma vitale, che scandaglia nell'animo umano la straordinarietà della banalità, e il baratro dietro le pupille di ciascuno.“


Isabella Santacroce 164
scrittrice italiana 1970
„La notte non riuscì a dormire. Nascevano proiezioni dai suoi pensieri... Si liberavano dal centro delle pupille per animarle l'anima. Lì dentro appariva. La baciava.“

Nikolaus Lenau foto
Nikolaus Lenau 7
poeta austriaco 1802 – 1850
„Duplice nostalgia possede il core | sul precipizio di profondo abisso, | se nella fosca notte guardiam fisso | torbido l'occhio e la guancia infiammata. || Né angustia allora il terrestre dolore | del mondo di lasciare ansie e tormenti, | e il cordoglio del ciel più addentro senti | com'aura mattutina sospirata. || Tal nostalgia ha il cigno quando geme, | ha la nostra di pianto ultima stilla, | nell'ora triste del dolente addio; || e forse è questo imperscrutabil io | solo un raggio fatal della pupilla | in cui due mondi stanno fusi insieme. (Duplice nostalgia, pp. 108-109)“

Giuseppe Genna foto
Giuseppe Genna 16
scrittore italiano 1969
„Questa propensione al rischio. La mia vera natura, selvatica, iridescente. Io sono l'arcaico cacciatore che all'alba uscì a sventrare velocissime gazzelle, tenendo lontani dalle sue piste i pardi pericolosi. E ritornai a sera nella puzza della spelonca, dividemmo il pasto con i cuccioli, crudo, nel buio ci addormentammo e sognammo i demoni dai volti deformati, colorati di vernice rossa, con le pupille gialle. Mangiavamo dolcissimi tapiri... (da L'anno luce)“

Amalia Guglielminetti foto
Amalia Guglielminetti 1
scrittrice e poetessa italiana 1881 – 1941
„Baldina, – esclamò Livio precipitandosi su di lei, soffocando coi baci un suo piccolo grido di paura e di piacere.
L'afferrò alla vita, la sollevò di peso come una bimba e premendola incontro al suo petto, nell'atteggiamento cupido geloso e contesa, uscì dalla sala da pranzo, attraversò quasi correndo il salone Luigi decimosesto, quindi uno studio appena illuminato dove inciampò in alcune poltrone di cuoio, quindi un gabinetto da bagno dalle pareti coperte di specchi nei quali egli si vide passare rapidamente curvo sul suo tesoro, con le labbra pallide e un volto contratto da ladro inseguito, e penetrò finalmente nella camera nunziale.
Allora sul letto coperto d'una gran pelle di ermellino egli depose con delicatezza la sua preziosa conquista e la chiamò dolcemente per nome due, tre, molte volte, tentando di sorriderle ancora.
Ella non sorrise più e non rispose. Guardò coi suoi grandi occhi dilatati cerchiati d'azzurro a una a una le luci che si spegnevano, guardò le pupille di Livio che s'intorbidivano.
Udì ch'egli le parlava sulla bocca con una voce mutata, con parole sconnesse, con le sue membra calde e veementi di maschio avvinghiate alla sua tenera carne di bambina. Udì il battito confuso dei loro due cuori premuti l'uno sull'altro, confusi nel loro irrompente palpitare, e s'abbandonò spasimando a quell'avidità meravigliosa e brutale che la torturava come un divino martirio. (pp. 151-152)“

Mostrando 1-16 frasi un totale di 174 frasi