Frasi su raffinatezza

Ho imparato da mio padre e da altri uomini integerrimi che alle donne si addice la raffinatezza, agli uomini il lavoro e che alle persone di coscienza serve più il nome onorato che il denaro, più le armi che le suppellettili: poiché sono le armi che costituiscono il loro migliore ornamento. (Gaio Mario: LXXXV, 40; 2013)

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Gaio Sallustio Crispo 18
storico romano in lingua latina e senatore della repubbl... -86 – -34 a.C.

Per la ventesima volta ho ieri assistito al capolavoro di Bizet e ancora l'ho udito con la stessa gentile reverenza. Mi sorprende di poter così vincere la mia impazienza. Ma guardare come un'opera siffatta integri la natura di un uomo. Essa è malvagia, perversa, raffinata, fantastica, eppure avanza con passo leggero e composto; la sua raffinatezza non è quella di un individuo, bensì di una razza. Si sono mai uditi sulla scena accenti più tragici, più dolorosi? E come sono ottenuti? Senza smorfie, senza contraffazioni di alcun genere, in piena libertà dalle bugie del "grande stile". Io mi sento diventar migliore quando questo Bizet mi parla. Il mio udito si sprofonda in quella musica; ne percepisco le origini; mi par di assistere alla sua nascita e tremo davanti ai pericoli che ci accompagnano a qualunque audacia; mi trovo incantato dai felici ritrovamenti che Bizet stesso ignora. Sopra quest'opera la fatalità sta sospesa; la felicità di essa è corta, fulminea, e non conosce dilazioni. Io invidio a Bizet il coraggio di questa sua sensibilità eccezionale, che prima di adesso non aveva trovato mezzo per esprimersi nella musica colta d'Europa; il coraggio di questa sensibilità meridionale, brunita, arsa dal sole... Ah finalmente l'amore, l'amore ricondotto indietro verso la natura!... L'amore come destino, come un destino cinico, innocente, crudele, l'amore esatto nella sua forma natura. Io non conosco altro esempio dove la tragica ironia che costituisce il nocciolo dell'amore sia stata espressa con tale severità, con formula così terribile come nell'ultimo grido di José: Oui, c'est moi qui l'a tuée, Carmen, ma Carmen adorée....

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Friedrich Nietzsche 491
filosofo, poeta, saggista, compositore e filologo tedesco 1844 – 1900

Se ci fate caso, la gente si rincretinisce per pochissimo, mica perché rimane veramente vittima di chissà quali raffinatezze.

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Diego De Silva 50
scrittore, giornalista e sceneggiatore italiano 1964

La moda è la raffinatezza che corre davanti alla volgarità e teme di essere sorpassata. (da Conversations of James Northcole, 1830)

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William Hazlitt 36
scrittore, pittore e saggista inglese 1778 – 1830

E mentre ci si affanna a tirar fuori dagli armadi lessicali i peggio improperi atti a «demonizzare» l' avversario («magnaccia!»), fa un po' sorridere la raffinatezza sciasciana con cui Franceschini definisce il premier: un «ominicchio». Ma come, neanche «quaquaraquà»? (Paolo Di Stefano)

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Silvio Berlusconi 727
politico e imprenditore italiano 1936

Desidero esortare le donne a impegnarsi per acquisire forza, sia fisica che mentale, e persuaderle che frasi tenere, animi impressionabili, delicatezza di sentimenti e raffinatezza del gusto, sono pressoché sinonimi di debolezza, e coloro che sono semplicemente oggetto di compassione e di quel tipo di amore che è stato definito suo parente, diventeranno presto oggetto di disprezzo.

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Mary Wollstonecraft 32
filosofa e scrittrice britannica 1759 – 1797

Che non ci sia abbastanza sofferenza, quaggiù? Così si direbbe, a giudicare dallo zelo dei santi, esperti nell'arte dell'autoflagellazione. Non vi è santità senza una voluttà della sofferenza e senza una raffinatezza sospetta. La santità è una perversione senza eguali, un vizio del cielo.

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Emil Cioran 536
filosofo, scrittore e saggista rumeno 1911 – 1995

Lei tacque. Quest'individuo crudele, pieno di vizi, conosceva strane raffinatezze. L'orribile verità, che persone cattive siano capaci d'amore, era lì nuda davanti a lei, e il suo essere morale ne rimase confuso. Era suo dovere portare in salvo il bambino, salvarlo dalla contaminazione, e lei aveva intenzione di fare il suo dovere. Ma il confortevole senso della virtù l'abbandonò. Si trovava in presenza di qualcosa di più grande del bene e del male. (cap. VII, p. 168)

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Edward Morgan Forster 121
scrittore britannico 1879 – 1970

[Diego Velázquez] Velázquez, in particolare una testa da lui dipinta (dato che egli è soprattutto un ritrattista), è immediatamente accessibile anche allo spettatore meno versato nei segreti del mestiere: lo spettatore ammira in lui, senza aver bisogno di riflettere, la verità, la vita e ciò che gli appare come un effetto semplice e sorprendente. Eppure l'iniziato, che conosce le difficoltà dell'arte pittorica, gode della tecnica meravigliosa, delle sottigliezze e delle raffinatezze che permettono ad un artista (colmato di doni da tutte le fate di questo mondo) di realizzare una creazione così simile, o meglio, così equivalente all'opera della natura. (da La peinture en Espagne, 1938)

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Paul Jamot 2
1863 – 1939

La gente non sa niente delle metafore. È una parola che si vende bene, perché ha un portamento fiero. "Metafora": l'ultimo degli ignoranti percepisce che viene dal greco. Una raffinatezza incredibile, queste etimologie fasulle – fasulle, veramente: quando si conosce una polisemia della preposizione metá e la neutralità buona per tutte le stagioni del verbo phéro, per essere in buona fede si dovrebbe concludere che la parola "metafora" significa qualunque cosa. (Prétextat Tacht)

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Amélie Nothomb 162
scrittrice belga 1966

Il tenente invece era qualcosa come un raffinatissimo gastronomo in materia punitiva. Egli amava, amava con passione, l'arte del punire e l'amava unicamente in quanto arte. Egli se ne deliziava e, come uno svanito patrizio, consumato dai piaceri, dei tempi dell'Impero Romano, inventava varie raffinatezze, vari mezzi contro natura per rimescolare un poco e stuzzicare piacevolmente la sua anima sommersa dal grasso. (1950, p. 233)

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Fëdor Dostoevskij 256
scrittore e filosofo russo 1821 – 1881

Per la sua attrazione devota e aggraziata nei confronti dei cibi, dei giardini e delle architetture, Charleston rappresenta tutti quei principi che rendono il viver bene sia una virtù civica che una norma. È un luogo entusiasmante e determinante per crescervi. Tutto ciò che vi rivelerò sarà plasmato da Charleston e governato da Charleston, e talvolta anche rovinato da Charleston. Ma è colpa mia, e non della città, che sia quasi arrivata a distruggermi. Non tutti reagiscono alla bellezza nello stesso modo. Sebbene Charleston possa fare molto, non sempre può rimediare alla stranezza del comportamento umano. Ha però una grande tolleranza verso l'eccentricità e la confusione. C'è, nella sua raffinatezza, un buongusto che deriva dalla coscienza che Charleston è una fossetta permanente nell'orizzonte placido, mentre noialtri siamo soltanto in visita. (pp. 8-9)

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Pat Conroy 13
scrittore statunitense 1945 – 2016

[Sulla festa nella magione Fonthill Splendens, Wiltshire, del Natale 1781, mezzo secolo dopo] Eravamo tutti giovani, e belli... La vasta sala egiziana pareva tagliata nella roccia viva: da ambo i lati vi era una fuga di stanze e un corridoio apparentemente senza fine; in mezzo, una scala interminabile che sembrava profonda quanto il pozzo centrale di una piramide... Ancora oggi, nonostante la lunga, triste distanza che mi separa da quei giorni e notti di raffinatezze squisite, mi sento ancora come riscaldato dalla strana luce negromantica che Loutherbourg aveva saputo gettare su ciò che sembrava un regno fatato, o meglio un Tempio dei Dèmoni scavato sotto la Terra, riservato ai più tremendi misteri. (citato in Malcolm Skey, postfazione a Vathek, 1989, p. 126)

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William Beckford 5
scrittore, critico d'arte e politico britannico 1760 – 1844

Con Federer la scelta non si pone. Lo svizzero ha tutta la velocità di Lendl e Agassi nel palleggio, durante l'oscillazione si solleva da terra e con i tiri da fondocampo batte perfino Nadal. [... ] Sottigliezze, tocco e raffinatezza non sono morti nell'era della potenza da fondocampo. Perché il 2006 è un'era in cui vige, ancora, quel tipo di gioco: Roger Federer gioca di potenza da fondocampo che è una meraviglia, da vero fuoriclasse. Ma non fa solo questo. Ci mette anche l'intelligenza, l'intuitività occulta, il senso del campo, la capacità di interpretare e manovrare gli avversari, di combinare effetto e velocità, di fuorviare e dissimulare, di usare il fiuto tattico, la visione periferica e la portata cinestetica anziché soltanto la velocità meccanica: tutto questo ha svelato i limiti, e le possibilità, del tennis maschile com'è giocato adesso. (pp. 73-74)

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David Foster Wallace 140
scrittore e saggista statunitense 1962 – 2008

Con Federer la scelta non si pone. Lo svizzero ha tutta la velocità di Lendl e Agassi nel palleggio, durante l'oscillazione si solleva da terra e con i tiri da fondocampo batte perfino Nadal. [... ] Sottigliezze, tocco e raffinatezza non sono morti nell'era della potenza da fondocampo. Perché il 2006 è un'era in cui vige, ancora, quel tipo di gioco: Roger Federer gioca di potenza da fondocampo che è una meraviglia, da vero fuoriclasse. Ma non fa solo questo. Ci mette anche l'intelligenza, l'intuitività occulta, il senso del campo, la capacità di interpretare e manovrare gli avversari, di combinare effetto e velocità, di fuorviare e dissimulare, di usare il fiuto tattico, la visione periferica e la portata cinestetica anziché soltanto la velocità meccanica: tutto questo ha svelato i limiti, e le possibilità, del tennis maschile com'è giocato adesso.

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Roger Federer 352
tennista svizzero 1981

E mentre ci si affanna a tirar fuori dagli armadi lessicali i peggio improperi atti a «demonizzare» l' avversario («magnaccia!»), fa un po' sorridere la raffinatezza sciasciana con cui Franceschini definisce il premier [Silvio Berlusconi]: un «ominicchio». Ma come, neanche «quaquaraquà»? (da Corriere della sera, 14 ottobbre 2009)

Paolo Di Stefano 11
scrittore italiano 1956

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