Frasi su ramificazione


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Hannah Arendt 60
filosofa, storica e scrittrice tedesca 1906 – 1975
„Proprio come da Platone e Aristotele fino all'età moderna la filosofia, nei suoi maggiori e più autentici rappresentanti, è stata l'articolazione dello stupore di fronte a ciò che è, così la filosofia moderna, da Descartes in poi, è consistita nelle articolazioni e ramificazioni del dubbio.“

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Jean Paul 47
scrittore e pedagogista tedesco 1763 – 1825
„Bisogna crearsi artificialmente un gusto per la vita borghese e le sue micrologie: amarla senza stimarla e, per quanto essa rimanga così al di sotto dell'umano, goderla tuttavia poeticamente come un'altra, diversa ramificazione dell'umano, così come si fa con le rappresentazioni della vita che si incontrano nei romanzi. (da Scritti sul nichilismo, traduzione di A. Fabris, Morcelliana, Brescia, 1994)“


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Piero Angela 111
divulgatore scientifico e giornalista italiano 1928
„[... ] nessuno di noi è in grado di fermare lo sviluppo tecnologico: perché è quacosa che cammina per conto suo, attraverso sterminate ramificazioni che si estendono ormai in tutto il mondo. [... ]. Limitarsi a denunciare i rischi dello sviluppo tecnologico non è quindi sufficiente, perché, comunque, la tecnologia continuerà ad avanzare (e la gente a usarla). [... ]. Quello che si può fare è prender atto di questa situazione e, per quanto possibile, governarla. (cap. XVI)“

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Dmitrij Gluchovskij 10
scrittore e giornalista russo 1979
„La sua missione e i tentativi umani di sopravvivere in un mondo tanto diverso erano inutili. Non c'era nulla: solo una galleria vuota e oscura nella quale avrebbe dovuto arrancare per percorrerla dalla stazione della "Nascita" a quella della "Morte". Coloro che ricercavano la fede dovevano andare a perlustrare le ramificazioni della linea. Ciononostante, le stazioni erano sempre due e la galleria che le collegava rimaneva una sola.“

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Raimon Panikkar 30
filosofo, teologo e sacerdote spagnolo 1918 – 2010
„I Brāhmaṇa formano la seconda fase, unita alle diverse ramificazioni delle Saṃhitā, Chiaramente appartenenti a un periodo successivo, come rivela il loro linguaggio, sono scritti per la maggior parte in prosa e danno spiegazioni esaurienti e descrizioni dei rituali e delle preghiere relativi al sacrificio. Contengono qualcosa di più che semplici istruzioni per i rituali e molto del materiale esplicativo ha un carattere simbolico. (p. 43)“

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Ernst Jünger 284
filosofo e scrittore tedesco 1895 – 1998
„Ogni parola costituisce una specificazione, una ramificazione, – che anzitutto si distacca dal tronco del linguaggio, poi però anche dalle sue radici, dove abita il silenzio. Il silenzio è più potente di qualsiasi linguaggio, di qualsiasi nome, di qualsiasi parola. Lo stesso vale per ogni immagine che, nel suo linguaggio figurativo e simbolico, rappresenta un'apparenza, una specificazione, una delimitazione dell'indistinto.
Nell'immagine e nella parola, nelle forme e nei loro nomi si incontrano dunque degli avamposti. Dietro l'immagine vi è l'indistinto nella sua pienezza, dietro la parola l'uomo nella sua silenziosa potenza. (da Della Forma, p. 119-120)“

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Friedrich Schleiermacher 20
filosofo e teologo tedesco 1768 – 1834
„L'organizzazione è tanto più perfetta, quanto più questa ramificazione si estende e si raffina senza muovere all'unità vivente del tutto, e quanto più questa ultima non degenera in una vuota forma: così, in ogni individuo, la partecipazione ai progressi dell'insieme e la passione per una determinata specialità si fecondano reciprocamente, e non c'è, di conseguenza, nessuna difficoltà a mantenere, in seno all'accademia, la più stretta unione tra le diverse parti della scienza (cap. 2, p. 58).“

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Oswald Spengler 15
filosofo, storico e scrittore tedesco 1880 – 1936
„Una civiltà nasce nel punto in cui una grande anima si desta dallo stato della psichicità primordiale di una umanità eternamente giovane e si distacca, forma dall'informe, realtà limitata e peritura di fronte allo sconfinato e al perenne. Essa fiorisce sul suolo di un paesaggio esattamente delimitabile, al quale resta radicata come una pianta. Una civiltà muore quando la sua anima ha realizzato la somma delle sue possibilità sotto specie di popoli, lingue, forme di fede, arti Stati, scienze; essa allora si riconfonde con l'elemento animico primordiale. Ma finché essa vive, la sua esistenza nella successione delle grandi epoche, che contrassegnano con tratti decisi la sua progressiva realizzazione, è una lotta intima e appassionata per l'affermazione dell'idea contro le potenze del caos all'esterno, così come contro l'inconscio all'interno, ove tali potenze si ritirano irate. Non è solo l'artista a lottare contro la resistenza della materia e contro ciò che in lui vuol negare l'idea. Ogni civiltà sta in un rapporto profondamente simbolico e quasi mistico con l'esteso, con lo spazio in cui e attraverso cui essa intende realizzarsi. Una volta che lo scopo è raggiunto e che l'idea è esteriormente realizzata nella pienezza di tutte le sue interne possibilità, la civiltà d'un tratto s'irrigidisce, muore, il suo sangue scorre via, le sue forze sono spezzate, essa diviene civilizzazione. Ecco quel che noi sentiamo e intendiamo nelle parole egizianismo, bizantinismo, mandarinismo. Così essa, gigantesco albero disseccato di una foresta vergine, ancor per secoli e per millenni può protendere le sue ramificazioni marcite. Lo vediamo in Cina, in India, nel mondo dell'Islam. Così la civilizzazione antica del periodo imperiale giganteggiò in apparenza di forza giovanile e di pienezza, togliendo luce e aria alla giovane civiltà araba d'Oriente. Questo è il senso di ogni tramonto nella storia, il senso del compimento interno ed esterno, dell'esaurimento che attende ogni civiltà vivente. Di tali tramonti, quello dai tratti più distinti, il «tramonto del mondo antico», lo abbiamo dinanzi agli occhi, mentre già oggi cominciamo a sentire in noi e intorno a noi i primi sintomi di un fenomeno del tutto simile quanto a decorso e a durata, il quale si manifesterà nei primi secoli del prossimo millennio, il «tramonto dell'Occidente». (da Il tramonto dell'Occidente, Guanda, traduzione italiana di Julius Evola)“


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Cyndi Lauper 8
cantante statunitense 1953
„Se hai rapporti sessuali [non protetti], corri il rischio di morire, e le ramificazioni della morte sono definitive.“

Sergio Solmi 13
scrittore, poeta e saggista italiano 1899 – 1981
„Eppure, e forse perciò stesso, soltanto le passioni possono farci veramente conoscere qualcosa di noi. L'odio l'amore, il disgusto, l'umiliazione, soprattutto l'umiliazione. Essa incide spesso in noi un pensiero rigoroso, come un lampo, nella notte, ci rivela le ramificazioni di una foresta.“

Ferruccio Masini 54
germanista, critico letterario e traduttore italiano 1928 – 1988
„[... ] proprio lo scarto delle linee, l'efflorescenza multipla e caotica, la fascia di ramificazioni aparallele tipiche del rizoma diventano, in Jünger, la machina magica, l'organo stereoscopico con cui egli interpreta la totalità del reale, calandosi in quella profondità del tempo dove si spengono le ultime grida umane. È a questa modalità del doppio sguardo che è data la possibilità non già di trascendere il divenire, bensì di scinderlo nelle sue «potenze» e quindi di ricomporlo ad un grado qualitativamente superiore di intensità significante. (da Guerrieri divini e lanzichenecchi del nulla, p. 201)“