Frasi, citazioni e aforismi su razione

Domenico Petrini 2
critico letterario italiano 1902 – 1931
„Tutta questa produzione lirica, uscita dal ritorno umanistico ai classici e dal rinsaldamento della personalità del Rinascimento, andrà guardata non con a fronte l'ideale d'una poesia in cui un sentimento si crei intorno la commossa e pur conclusa risonanza della parola che si fa canto ma come un'espressione a volta a volta agitata ed eloquente di un'umanità che esprime per essa il suo ideale di vita: come oratoria e non come poesia. Un'oratoria il cui continuo pericolo, ma anche spesso evitato, è di finire letteratura: ma che talora, spesso, ha una voce sua.Guardiamo Chiabrera: in lui tutto il gusto dell'età sua: nelle canzoni, mitologia avant toute chose: ma anche Bibbia, come voleva Tasso e come aveva fatto Herrera per Lepanto e come farà Filicaia per Vienna; la vita contemporanea, levata al livello dell'antico ha un'esaltazione eroica in cui l'umano perde ogni original forma di vita e si difà nel mito. (in Binni e Scrivano, p. 601)“

Karen Armstrong 15
saggista britannica 1944
„Il cattolicesimo della mia infanzia era un credo piuttosto terrificante: James Joyce lo ha mostrato bene in Dedalus, e anch'io ho avuto la mia razione di prediche sul fuoco dell'inferno. Il fatto è che l'inferno appariva come una realtà ancora più potente di Dio, perché era qualcosa che colpiva la mia immaginazione; Dio, invece, rimaneva una figura un po' vaga, definita da astrazioni intellettuali invece che da immagini.“


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George Orwell 126
scrittore britannico 1903 – 1950
„Come schiavi lavorarono gli animali per tutto quell'intero anno. Ma nel loro lavoro erano felici: non si lamentavano né di sforzi né di sacrifici, ben sapendo che quanto facevano era fatto a loro beneficio e a beneficio di quelli della loro specie che sarebbero venuti dopo di loro, e non per l'uomo infingardo e ladro.
Durante la primavera e l'estate lavorarono sessanta ore la settimana, e in agosto Napoleon annunciò che ci sarebbe stato lavoro anche nel pomeriggio della domenica. Questo lavoro sarebbe stato assolutamente volontario; chi se ne fosse astenuto però avrebbe avuta ridotta di metà la sua razione.“

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Emil Cioran 518
filosofo, scrittore e saggista rumeno 1911 – 1995
„Mi ci vuole ogni giorno la mia razione di dubbio. Me ne nutro, letteralmente. Non c'è mai stato uno scetticismo più organico. […] Datemi dubbi e ancora dubbi. Più che il mio cibo, sono la mia droga. Non posso farne a meno. Ne sono intossicato a vita. Perciò, quando ne trovo uno, uno qualsiasi, mi ci avvento sopra, lo divoro, lo incorporo nella mia sostanza. Perché la mia capacità di assimilare dubbi è sconfinata; li digerisco tutti, sono ciò che mi tiene in vita e la mia ragione d'essere. Non riesco a immaginarmi senza di loro. Datemi dubbi, ancora e sempre dubbi.“

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Corrado Guzzanti 217
comico, attore e sceneggiatore italiano 1965
„Perché non lo prendete sul serio (Berlusconi)? Perché ogni cosa è una buffonata? C'è gente che lavora, c'è gente che si ammazza anche 20 ore al giorno per distruggere questo paese.. non è che sta lì a perdere tempo [... ] è un paese dove se un dittatore non si mette il cappellone, non spara per aria, non vedete il passo dell'oca fuori dalla finestra, non vi raziona il pane.. non lo prendete sul serio, è sempre un buffone, c'è sempre da ridere... e questo non è giusto. (da Il caso Scafroglia)“

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Giovanni Giraldi 24
filosofo, filologo e accademico italiano 1915 – 2014
„Siamo ignoti a noi medesimi; come potremmo diventare noti agli altri? "Conosci te stesso!". Dunque, non ci si conosce, se un Dio deve insistere a dircelo ancora dopo molti millenni di peregrinazione sulle contrade della Terra. Se uno si conoscesse, saprebbe da dove viene, per dove sta camminando, in quale direzione sta andando; gli Gnostici raccomandavano proprio di apprender queste tre cose. Ma chi è in grado di dire: Io so da dove sono venuto (pothen)? Io so dove approderò con questa mia barca (poi), dopo aver solcato tanto mare? E chi conosce veramente il mare che sta solcando (pou)? Incontrare sé medesimi: ho scritto, altrove, che, nei giorni consueti del vivere, uno smarrisce se stesso; ammala, si ferma; un poco soffre; ed eccone il premio: ha incontrato sé medesimo; lo smarrito si è ritrovato. Ci si conosce nel dolore, un poco anche nella gioia; ma sempre ci si perde nel quotidiano. Dunque il Dio ci dia la nostra razione di dolore, se proprio vuole che uno conosca se stesso. (p. 20; ripreso da G. Giraldi, Profili di gente nel mio tempo, Pergamena Editrice, 1993)“

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Luca Cicolella 5
giornalista e scrittore italiano 1924 – 1986
„[Primi di maggio 1943] Al mattino, di primissima ora, le donne fanno la fila dinanzi ai negozi di genere alimentari per ritirare con la tessera la razione di pane e pasta per ogni componente la famiglia. Due volte la settimana, al martedi e al giovedì, anche gli uomini si mettono ordinatamente in fila dinanzi alle rivendite di tabacchi. Sono razionate anche le sigarette per chi vuol comprarle a prezzo di monopolio una lira e settanta centesimi per dieci nazionali, due lire per dieci macedonia, una e cinquanta per dieci moresche, una sola lira per dieci popolari. Ma c'è la borsa nera: si trova di tutto, dalla farina bianca alle sigarette di qualtà superiore. A prezzo duplicato naturalmente. A sera si fa la fila anche per andare a cinema, data l'affluenza dei militari. Il biglietto costa al massimo due lire per i primi posti. Anche i film rispettano l'autarchia. È il tempo dei telefoni bianchi...“

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Gigi Garanzini 34
giornalista, scrittore e conduttore radiofonico italiano 1948
„La volta che a San Siro scoppiò un grande applauso perché finalmente, dopo anni, aveva sbagliato un passaggio. O quell'altra che da fuori area colpì la traversa così forte, ma così forte, che il pallone rimbalzò oltre la metà campo e il Milan rischiò di prender gol in contropiede. Quante razioni di buonumore, caro vecchio Nils, e quante lezioni di calcio, in campo e fuori. Con quella maschera alla Buster Keaton e quell'italiano sussurrato che nemmeno dopo cinquant'anni e passa di residenza contemplava i verbi ausiliari e certe consonanti: loro abastansa bene; noi jocato melio. Un signore prima che un campione. Un educatore prima che un allenatore. Non c'era il gusto, o forse il vizio, delle statistiche ai tempi in cui giocava: ma non risulta che sia mai stato ammonito. Così come non c'è traccia di atteggiamenti men che composti nella sua lunga carriera di allenatore, altro che area tecnica tratteggiata col gesso come usa oggi dinanzi alla panchina: il massimo del compiacimento, piuttosto che del disappunto, erano le gambe che si scavallavano per riaccavallarsi dall'altra parte. Questo ovviamente non significava distacco, come ai tempi nostri della recita elevata a sistema si potrebbe pensare: semplice, quanto ferreo, autocontrollo nervoso. Quel matto di Altafini pensò di ripetere al barone lo scherzo riuscito l'anno prima con Rocco: rannicchiarsi tutto nudo nell'armadio dell'allenatore e saltar fuori urlando quando quello lo apriva. La differenza è che il Paròn era saltato per aria dallo spavento: Liedholm alzò un sopracciglio e ricordò al centravanti che il suo ripostiglio era un altro. Due scudetti da allenatore, Milan e Roma. Il primo nel '79, con un gioco offensivo imperniato su di un unico attaccante, Chiodi, la cui caratteristica principale era quella di non segnare mai. Il secondo nell'83, con il povero Di Bartolomei finto libero supportato dalla velocità di Vierchowod. Fu allora che Boniperti provò a chiamarlo alla Juventus: per sentirsi rispondere, grazie presidente, ma sarebbe tropo fascile. Quattro titoli da giocatore dopo l'oro olimpico a Londra '48 con la Svezia. Un maratoneta illuminato, lo stantuffo inesauribile al servizio del talento di Gren e della potenza di Nordhal. Chi ha visto giocare il trio svedese del Gre-No-Li, con tutto il rispetto per quello olandese a cavallo degli anni '90, ne conserva un ricordo insuperato. Chi ha ascoltato lo storico trio radiofonico di Tutto il calcio minuto per minuto, non avrà dimenticato che a dosare la verve dei due più celebri solisti, Enrico Ameri e Sandro Ciotti, c'era dallo studio centrale la voce di Roberto Bortoluzzi. Se n'è andato anche lui, nel pomeriggio di ieri, ultimo testimone di una grande stagione radiofonica che ha dispensato a generazioni di tifosi emozioni, gioie, sofferenze: con il timbro di una classe senza eguali. (6 novembre 2007)“


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Margherita Hack 37
astrofisica e divulgatrice scientifica italiana 1922 – 2013
„Si chiamava Ciccino, è stato con me dal 1932 al 1943, ho studiato con lui sulle mie ginocchia, dalla prima media al terzo anno di università. Durante la guerra riuscì a compiere un'impresa storica. Il cibo era razionato, ma si infilò nella casa di un federale e gli rubò una forma di pecorino. Con quel pezzo di formaggio in bocca più grande di lui riuscì a tornare a casa. Ma lo videro e dovetti restituire la forma. Lui ci rimase così male che per consolarlo gli cedetti la mia razione di cibo.“

Ferruccio Masini 50
germanista, critico letterario e traduttore italiano 1928 – 1988
„Una poesia, questa di Nelly Sachs, che non ci riporta soltanto il dono della parola dopo l'orrore di Auschwitz, ma che cerca nella parola il segreto di una giustificazione religiosa del male, di una teodicea che ci in qualche modo con il mysterium iniquitatis. Un messaggio trepidamente raccolto e consegnato a noi – oltre la spaventosa eclisse di un mondo – quasi per comunicarci la quintessenza di una gnosi salvifica, di una illuminazione segreta quale è quella di chi custodisce nella poesia l'arte dolorosa di decifrare una «trascendenza bella» nella polvere, un «segno regale» nel mistero dell'aria.“

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Vittorio Messori 30
giornalista e scrittore italiano 1941
„Torino non era una copia in piccolo di Parigi anche perché, a differenza di questa, non fu città di sommosse, di barricate. È una città che produce eccentrici, solitari, genialoidi e talora tipi geniali, outsider, scrittori e pittori isolati, qualche anarchico ma teorico, di rado bombarolo, provoca omicidi e suicidi (per questi ultimi, una delle più alte, se non la più alta, percentuale italiana, in triste gara con Trieste, la città al confine opposto), ma la massa è di gente pacata, di sudditi, spesso brontoloni e ipercritici ma, alla fine, obbedienti. Nella sua storia non cacciò mai i suoi duchi e poi re, non complottò contro di essi. A differenza di Parigi, periodicamente sulle barricate, Torino insorse solo due volte. Ed entrambe non per fumosi obiettivi ideologici, ma per la concretezza del pane: nel 1864 quando, a tradimento, giunse il trasferimento della capitale; e nel 1917, quando lo Stato chiedeva di digiunare con le razioni di guerra e al contempo di faticare a ritmi accelerati nelle fabbriche che producevano per il fronte. Movimento ci fu anche negli ultimi giorni dell'aprile del 1945. Ma, pure qui, per una questione molto concreta: soprattutto per impedire la distruzione di impianti industriali, dal cui lavoro sarebbe dipesa la vita futura. Ancora una volta, al mito della «lotta di classe», prevalse la consapevolezza, dettata dal buon senso, che gli interessi degli imprenditori coincidevano con quelli dei dipendenti. Senza fabbriche, niente guadagni per il padrone; ma neanche pane per i lavoratori. (cap. III)“

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Fabrizio De André 322
cantautore italiano 1940 – 1999
„Il cancro e l'AIDS sono bestie educate: mangiano una ben misera razione di carne rispetto a quella che hai mangiato tu e non ti lasciano solo come tu tenti di fare con loro.“


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Archita 2
filosofo, matematico e politico greco antico -428 – -347 a.C.
„La sapienza differisce fra tutte le cose umane tanto quanto differisce la vista fra i sensi corporei, e l'intelletto differisce dall'anima quanto il sole da astri. La vista infatti è fra tutti gli altri sensi quello che raggiunge gli obiettivi più lontani e che assume più forme, l'intelletto è assolutamente superiore alla ragione discorsiva nel portare a termine il suo compito ed è visione e potenza delle cose più preziose. Il sole, da parte sua, è occhio e anima delle cose naturali; tutte queste cose infatti si vedono e si generano e si concepiscono tramite lui, e una volta che siano radicate e generate si nutrono e crescono e si accendono alla vita dei sensi.“

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Sébastien Castellion 4
teologo francese 1515 – 1563
„San Paolo ci dice quali sono i frutti dello spirito: sono la carità, la gioia, la pace, la longanimità, la benignità, la bontà, la fedeltà, la mitezza, la temperanza. Da questi frutti si può facilmente giudicare quale setta sia la migliore, e cioè quella di coloro che credono e obbediscono a Cristo e imitano la sua vita, siano essi luterani, zwingliani, anabattisti o di qualunque altro nome. E infatti la verità sta nelle cose e non nelle parole.Così oggi, tralasciando il comportamento e la santità di vita, gli uomini sono soliti giudicare in base alla dottrina e uccidere quelli che dissentono da loro in qualche cosa, anche se per altro verso siano di buoni costumi, il che non deve invece avvenire. (in Millennium, p. 493)“

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Anastacia 88
cantautrice e stilista statunitense 1968
„Ho avuto la mia razione di felicità e ho provato il dolore | Non avevo mai pensato che avrei toccato l'ala di un angelo | C'è un viaggio nei miei occhi | Sta diventando difficile per me nascondermi, come per l'oceano nascondersi all'alba.“

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Sandro Pertini 49
7º Presidente della Repubblica Italiana 1896 – 1990
„Nel 1970 in Parlamento furono votate leggi riguardanti le calamità naturali. Vengo a sapere adesso che non sono stati attuati i regolamenti di esecuzione di queste leggi. E mi chiedo: se questi centri di soccorso immediati sono stati istituiti, perché non hanno funzionato? Perché a distanza di 48 ore non si è fatta sentire la loro presenza in queste zone devastate? Non bastano adesso. Vi è anche questo episodio che devo ricordare, che mette in evidenza la mancanza di aiuti immediati. Cittadini superstiti di un paese dell'Irpinia mi hanno avvicinato e mi hanno detto: "Vede, i soldati ed i carabinieri che si stanno prodigando in un modo ammirevole e commovente per aiutarci, oggi ci hanno dato la loro razione di viveri perché noi non abbiamo di che mangiare". Non erano arrivate a quelle popolazioni razioni di viveri. Quindi questi centri di soccorso immediato, se sono stati fatti, ripeto, non hanno funzionato. Vi sono state delle mancanze gravi, non vi è dubbio, e quindi chi ha mancato deve essere colpito, come è stato colpito il prefetto di Avellino, che è stato rimosso giustamente dalla sua carica. Adesso non si può pensare soltanto ad inviare tende in quelle zone. Sta piovendo, si avvicina l'inverno, e con l'inverno il freddo. E quindi è assurdo pensare di ricoverarli, pensare di far passare l'inverno ai superstiti sotto queste tende. Bisogna pensare a ricoverarli in alloggi questi superstiti. E poi bisogna pensare a una casa per loro. Su questo punto io voglio soffermarmi, sia pure brevemente. Non deve ripetersi quello che è avvenuto nel Belice. (Dal [https://www. youtube. com/watch? v=o1WChq0gQcA discorso agli italiani], TG2 Studio Aperto, 26 novembre 1980)“

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