Frasi su referto

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Eugenio Montale 78
poeta, giornalista e critico musicale italiano 1896 – 1981
„La sua voce sembrava, ed era, eccezionale per l'ampiezza e la continuità dell'arco sonoro e per l'incredibile estensione, e in questo senso si poterono leggere, su du lui, referti medici che misurarono le sue corde vocali, i "seni" della sua vasta fronte, e tutti i risonatori della sua "maschera". (Prime alla Scala, p. 49, Leonardo, Milano, 1995)“

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Publilio Siro 688
scrittore e drammaturgo romano 100
„Malus bonum ad se numquam consilium refert. ()“


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Publilio Siro 688
scrittore e drammaturgo romano 100
„Verbum omne refert, in quam partem intellegas. ()“

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Cesare Garboli 12
scrittore, saggista e critico letterario italiano 1928 – 2004
„I libri di successo ci si limita a consumarli; ma il romanzo di Nievo (se è un romanzo), lo si è "letto". È il primo di una lunga serie di dati a favore. Nato come referto di una vicenda anche esteriormente avventurosa Il prato in fondo al mare sembra avere risuscitato un vecchio tipo di ascolto privato, magari anche discutibilissimo: il gusto di "leggere" nel senso di farsi rapire, appunto, da una leggenda, incantare da un mito, trascinare dall'epica di una storia.“

Bruno Bongiovanni 14
storico italiano 1947
„Le rivoluzioni pacifiche del 1989 nell'Europa centro-orientale, rivoluzioni che portarono non già alla fine della guerra fredda, se non nel senso generico del termine, giacché le guerre fredde erano già finite nel 1953 e nel 1975, condussero tuttavia alla fine di quei blocchi che alla guerra fredda erano stati consustanziali. L'URSS subì allora, con oltre settant'anni di ritardo, una sorta di Versailles «etno-nazionale» che demolì l'ultimo impero sopravvissuto alla prima guerra mondiale, un impero che, per ben due volte nel secolo (nel 1918-1921 e nel 1942-1945), aveva dimostrato straordinarie, e a priori impensabili, capacità di resurrezione. Il referto di morte del comunismo e del suo apparente universalismo fu dunque notarilmente firmato, nell'agonia finale, da quello che nella cosiddetta «guerra civile europea» era sembrato essere il suo avversario principale, vale a dire il nazionalismo particolaristico, o meglio, entro i confini dell'URSS, la pletora dei nazionalismi grandi e piccoli emersi dopo secoli di dominazione imperiale autocratico-zarista e sovietico-comunista. (pp. 146 sg.)“

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Alberto Arbasino 27
scrittore, saggista e giornalista italiano 1930
„[Parlando di Gadda] La derisoria violenza della sua scrittura esplodeva esasperata, contestando insieme il linguaggio e la parodia, tra il ron-ron rondesco-neoclassico-fascistello e il pio-pio crepuscolare-ermetico-pretino, in schegge di incandescente (espressionistica) espressività… Proprio come per Rabelais e per Joyce che gli sarebbero poi stati accostati, «a braccio» e «a orecchio», i suoi messaggi fanno a pezzi ogni codice, spiritate e irritate, le sue invenzioni verbali dileggiano significati e significanti; devastano ogni funzione o finalità comunicativa; rappresentano innanzitutto se stesse, e i propri fantasmi, in un foisonnement inaudito e implacabile di spettacolari idioletti… [... ] La complessa ricchezza linguistica e tematica dell'opera gaddiana, così visceralmente composta e tramata, e sardanapalesca, e pantagruelica, continua a sollecitare una pluralità di letture, a diversi livelli, lungo differenti parametri, secondo i più svariati presupposti e pregiudizi: a costo di razionalizzare fin troppo lucidamente attraverso nitidi procedimenti di schede e di referti quel suo atrabiliare viluppo di fantasticate irrisioni e di furie «compossibili»… [... ] Non per nulla, gl'interessi enciclopedici dell'Ingegnere coincidono (fino al delirio di riversare tutta la Funzione nell'Espressione) coi manifesti tracciati due secoli fa dagli impeccabili fratelli Verri e da Cesare Beccaria, risoluti a insultare programmaticamente la Crusca in nome di Galileo e di Newton, cioè a sviluppare una cultura extraletteraria cosmopolita e un pensiero intellettuale «assolutamente moderno» a dispetto della grammatica arcaica dei Pedanti, trasgredendo al purismo imbecille che caldeggia l'impiego di qualsiasi grulleria del Piovano Arlotto per definire prodotti e nozioni del nostro tempo. (da Genius Loci, in Certi romanzi, pp. 339-71)“

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