Frasi su retrovia

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Gigi Garanzini 34
giornalista, scrittore e conduttore radiofonico italiano 1948
„Erano indiani, per davvero. O figli della rivoluzione del '68, o profeti di una dottrina che avrebbe cambiato per sempre il modo di fare calcio. E il loro capo-tribù si chiamava Rinus Michels. Il suo calcio totale che trasformava gli spazi in praterie era fatto di un possesso-palla esasperato, di accelerazioni improvvise, di pressione multipla sul'avversario col pallone, di fuorigioco alto quando non altissimo. Ma soprattutto era interpretato non più da specialisti dei vari ruoli, bensì da giocatori eclettici capaci di attaccare e difendere, di giocare senza palla prima ancora che con la palla, di muoversi con disinvoltura in ogni zona del campo stando sempre corti, compatti, ossessivi. Una nuvola biancorossa, quella dell'Ajax, una nuvola arancione, quella dell'Olanda. Con portieri che, una volta aboliti i ruoli specifici, si erano riciclati da liberi, interpretando la parte in maniera più spregiudicata. L'emicrania non venne soltanto a Maldini. Venne agli inglesi la prima volta che affrontarono l'Olanda di Michels, le punte scattavano sul risaputo lancio dalle retrovie e la nuvola arancione li aveva messi in offside non di tre, ma di dieci-quindici metri. Venne al sommo Brera, cui quei satanassi mandarono all'aria tutti i parametri atletici e tattici sino a li' elaborati: e Brera se ne vendicò ribattezzandoli «cicale» dopo la finale mondiale persa nel '74 dai tedeschi padroni di casa. È vero, nell'albo d'oro ci sono le formiche, che ad ogni buon conto si chiamavano Beckenbauer, Muller, Overath, Breitner, Mayer. Ma nell'archivio delle emozioni indimenticabili restano loro, restano quei 16 tocchi consecutivi olandesi dal fischio d'avvio al fallo di Vogts su Cruyff in area germanica. Il primo tedesco a toccare il pallone in quella finale fu Muller, riavviando il gioco dal disco di centrocampo dopo il rigore di Neeskens. Il generale Michels si prese la rivincita quattordici anni più tardi quando, sullo stesso campo, l'Olympiastadion di Monaco, decorò la bacheca olandese dell'unico trofeo conquistato sin qui, l'Europeo '88, firmato da una storica prodezza di Van Basten. Ma fu un indennizzo tardivo e mai fino in fondo assaporato. Perché pur nel rispetto di una matrice di massima, quella non era più la sua Olanda-totale. Tant'è vero che il suo fuoriclasse, Van Basten, era pienamente classificabile, in quanto prototipo del centravanti moderno: a differenza del fenomeno d'un tempo, Cruyff, che segnava sì a mitraglia ma che nessuno ha mai saputo battezzare se non come uomo-ovunque. (4 marzo 2005)“

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Andrzej Sapkowski 84
scrittore polacco 1948
„«Dove siete stato negli ultimi due anni? Al di là dei mari? Qui da noi, a Kaedwen, gli Scoia'tael hanno fatto molto parlare di sé, già, ci sono riusciti fin troppo bene. Le prime bande sono comparse non appena è scoppiata la guerra con Nilfgaard. Quei maledetti non-umani hanno approfittato delle nostre difficoltà. Noi eravamo al Sud, e loro hanno iniziato una guerriglia nelle retrovie. Contavano sul fatto che Nilfgaard ci avrebbe schiacciato e hanno cominciato a proclamare la fine del dominio degli uomini, il ritorno dell'antico ordine. 'Morte agli umani!' Questo è il loro motto, la missione per la quale uccidono, bruciano, saccheggiano!» (Cavaliere, cap. 4)“


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Vincenzo Cardarelli 27
poeta e scrittore italiano 1887 – 1959
„Un popolo che si getta nell'avvenire, trascurando, disconoscendo le sue tradizioni, è paragonabile ad un esercito che fa un'avanzata tagliandosi le retrovie. (da Parole all'orecchio, Appendice di prose, frammento III, 5; in Opere, p. 934)“

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Sandrone Dazieri 31
scrittore e sceneggiatore italiano 1964
„Quando il gioco si fa duro, i furbi vanno nelle retrovie.“

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Andrzej Sapkowski 84
scrittore polacco 1948
„«Già, come nella Dol Angra», continuò lei fissando lo sguardo nei suoi occhi scuri. «L'imperatore di Nilfgaard si servirà di nuovo di voi per mettere a ferro e fuoco le retrovie degli umani e seminare il caos. Dopodiché concluderà la pace coi re e voi sarete sterminati. Brucerete anche voi nel fuoco che avrete appiccato.»
«Il fuoco purifica. E tempra. Bisogna attraversarlo. Aenyell'hael, ell'ea, sor'la? O come dite voi: il battesimo del fuoco.» (Milva e Coinneach, cap. 1)“

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George Orwell 126
scrittore britannico 1903 – 1950
„[Sulle guardie d'assalto] Erano truppe splendide, di gran lunga le migliori ch'io avessi visto in Spagna [... ] Io m'ero abituato ai miliziani laceri, quasi privi di armi, sul fronte aragonese, e non avevo mai saputo che la repubblica disponesse di truppe come queste [... ] Le guardie civili e i carabineros, che non dovevano affatto andare al fronte, erano meglio armati e molto meglio equipaggiati di noi. Immagino che accada lo stesso in tutte le guerre; che ci sia sempre lo stesso contrasto fra la polizia tirata a lucido in retrovia e i soldati laceri in prima fila. (1948)“

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Stephen King 248
scrittore e sceneggiatore statunitense 1947
„Fa parte del diventare adulti: lo spegnimento progressivo della nostra immaginazione. [... ] La gente risponde a questo. Non è che muoia del tutto. Si atrofizza e si addormenta. E se riesco a mostrare le cose da una prospettiva diversa, ecco è per questo che sono pagato. [... ] Sono un niente nelle retrovie della civiltà. Non ho alcuna abilità che possa migliorare la qualità della vita sotto qualsiasi punto di vista. L'unica cosa che so fare è dire: «Guardate qui, guardate come non avete mai fatto sino a ora. È vero, a voi sembra solo una nuvola, ma guardate meglio, non assomiglia a un elefante?!». E per questo la gente paga, perché è qualcosa che loro hanno perso. Si potrebbe dire che sono una persona che fa occhiali per la mente. (pp. 57-59)“

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George Orwell 126
scrittore britannico 1903 – 1950
„Un governo che manda al fronte dei quindicenni, con fucili vecchi di quarant'anni, e tiene in retrovia gli uomini piú robusti e le armi piú nuove, ha evidentemente piú paura della rivoluzione che dei fascisti. Ecco il perché della fiacca politica bellica degli ultimi sei mesi e del compromesso con cui quasi certamente la guerra avrà fine. (1948)“

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