Frasi su rimbalzo


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Max Gazzé 56
cantautore e bassista italiano 1967
„Perché sai non capita poi tanto spesso che il cuore mi rimbalzi così forte addosso. (da Il solito sesso)“

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Stephen King 271
scrittore e sceneggiatore statunitense 1947
„Sua figlia era in preda a un attacco di convulsioni. Il piccolo Dinsmore aveva preso un proiettile di rimbalzo in un occhio e aveva un frammento conficcato nel cervello. Che cosa gli diceva tutto questo? Non mi dice niente. Che cosa disse lo scozzese in Lost? "Non confondere una coincidenza con il destino"? Forse era stato così. Forse. Ma Lost era di molto tempo prima. Forse lo scozzese aveva detto: Non confondere il destino con una coincidenza.“


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Federico Buffa 67
giornalista italiano 1959
„[Su Rajon Rondo] Le partite in cui piglia 13, 14, 15 rimbalzi all'interno della tripla doppia, veramente, mi sbiellano! [Boston Celtics vs Philadelphia 76ers, Nba Playoffs 2012 - Gara #3]“

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Brad Gilbert 15
allenatore di tennis e ex tennista statunitense 1961
„Gli scambi più lunghi migliorano la tua capacità nel prendere decisioni, ti da pazienza e forza mentale. Sulla terra poi ci possono essere rimbalzi anomali, palle particolari, e questo fa adattare i colpi a più situazioni. Infine capisci davvero cosa siano i tagli e gli effetti, e sai che per chiudere il punto c'è una sola cosa da fare: variare.“

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Pete Sampras 36
tennista statunitense 1971
„Venivo dalla California, dove l'erba è sui campi da golf o nei parchi pubblici. Andai in campo e non ci capii niente: la palla schizzava via troppo veloce, il rimbalzo era irregolare, ero sempre troppo in anticipo o troppo in ritardo. Per i primi tre anni, a Londra non mi divertii affatto.“

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George R. R. Martin 52
autore di fantascienza statunitense 1948
„– È soltanto un altro castello abbandonato. – Meera Reed scrutò la desolazione di rovine, macerie, erbacce. "No, non è soltanto un altro castello abbandonato." Il pensiero rimbalzò nella mente di Brandon Stark, Bran lo Spezzato. "Questo è il Forte della Notte. Ed è l'ultimo confine del mondo.“

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Paolo Cornaglia Ferraris 1
medico, giornalista e saggista italiano 1952
„Prendere decisioni implica assumere responsabilità, talora scomode. Si comprende quindi come, di fronte a casi clinici appena più complessi d'un raffreddore, si preferisca delegare ad altri. Parte così lo «scarica barile» della medicina moderna: la decisione finale rimbalza dal generico allo specialista e da costui alla macchina, irresponsabile congegno diagnostico strumentale. Questo iter porta a una frammentazione del ragionamento clinico, o peggio, a una diagnosi solo strumentale, priva di ragionamento e fatta da macchine che nulla possono sapere della specificità del singolo paziente. (da Malati di spreco, p. 125)“

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Stefan Edberg 11
tennista svedese 1966
„Il gioco è totalmente cambiato. Oggi va tutto più veloce, anche se i campi hanno subìto un rallentamento. Per un giocatore d'attacco è un incubo. Ha bisogno di rimbalzi veloci sul servizio. Specialmente quando, come facevo io ai miei tempi, serve con molto kick. In un torneo come Wimbledon non si ha più questo tipo di vantaggio. I giocatori di oggi sono molto più forti alla risposta di quelli dei miei tempi. È logico che non ci siano più tennisti d'attacco. Non avrebbero via di scampo.“


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Gianni Clerici 54
giornalista italiano 1930
„Ho visto per la prima volta il giovane Federer nel corso del torneo jr. di Wimbledon del 1998. Era il 2° o 3° turno di una gara che avrebbe finito col dominare, e io passavo per caso tra i vialetti dei campi secondari. Vidi un tipo battere, fare un passo in avanti e affrontare un rimbalzo con una velocità di braccio, più che insolita, incredibile. D'un colpo, quel viso squadrato, ornato di un naso a patata, parve sovrapporsi ad un altro, biondo, di qualcuno che conoscevo bene, con cui avevo addirittura giocato: Lew Hoad. Quello che spinse Pancho Gonzales ad affermare: "Io sarò certo il miglior tennista del mondo ma, se è in giornata, Lew Hoad mi batte.“

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Roger Federer 352
tennista svizzero 1981
„Ho visto per la prima volta il giovane Federer nel corso del torneo jr. di Wimbledon del 1998. Era il 2° o 3° turno di una gara che avrebbe finito col dominare, e io passavo per caso tra i vialetti dei campi secondari. Vidi un tipo battere, fare un passo in avanti e affrontare un rimbalzo con una velocità di braccio, più che insolita, incredibile. D'un colpo, quel viso squadrato, ornato di un naso a patata, parve sovrapporsi ad un altro, biondo, di qualcuno che conoscevo bene, con cui avevo addirittura giocato: Lew Hoad. Quello che spinse Pancho Gonzales ad affermare: "Io sarò certo il miglior tennista del mondo ma, se è in giornata, Lew Hoad mi batte.“

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Laurence Sterne 35
scrittore britannico 1713 – 1768
„Rileggendo dalla fine l'ultimo capitolo ed esaminando il tessuto della sua stesura, mi rendo conto che è necessario venga inserita una buona quantità di argomenti eterogenei, per mantenere quel giusto equilibrio fra saggezza e follia, senza il quale il libro non resisterebbe un solo anno: né sarà una povera digressione furtiva (che se non fosse per il nome, non impedirebbe a nessuno di procedere indisturbato sulla strada maestra del re) a servire allo scopo——no; se di digressione deve trattarsi, che sia una buona digressione vivace, dove né il cavallo né il cavaliere possano esser presi se non di rimbalzo. (vol. IX, cap. XII; 1982, p. 600)“

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Antonia Arslan 10
scrittrice e saggista italiana 1938
„Mentre un brivido disperato la scuote tutta, Azniv improvvisamente comprende un pericolo, un orrore incombente, e il suo giovane sangue dà un balzo di voluttuosa speranza. Un cieco istinto la spinge ad andare via da quel luogo, dove le rose sembrano adesso profumare di morte, e il muro del giardino nasconde tombe sconosciute. Si alza in piedi, e allora lui (che non ha compreso nulla) si alza con lei e la stringe a sé per baciarla. Il bacio è appena uno sfiorarsi, ma rimbalza in lei cupamente: vergogna, disonore, follia, nella casa stessa del padre...
Azniv si stringe le braccia sul seno, arrossisce, e con la stessa velocità con cui lo ha fatto entrare, riapre la porticina nel muro e spinge fuori il giovane, con furia silenziosa. Il corpo le ha detto ciò che la mente non aveva ancora afferrato: il mare di differenza che diventa sempre più rosso, dove lei sta su una sponda e lui sull'altra, il mare che divide i due popoli.“


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Alessandro Baricco 350
scrittore e saggista italiano 1958
„Rugby, gioco da psiche cubista – deliberatamente si scelsero un pallone ovale, cioè imprevedibile (rimbalza sull'erba come una frase di Joyce sulla sintassi) per immettere il caos nell'altrimenti geometrico scontro di due bande affamate di terreno – gioco elementare perché è primordiale lotta per portare avanti i confini, lo steccato, l' orlo della tua ambizione – guerra, dunque, in qualche modo, come qualsiasi sport, ma lì quasi letterale, con lo scontro fisico cercato, desiderato, programmato – guerra paradossale perché legata a una regola astuta che vuole le squadre avanzare sotto la clausola di far volare il pallone solo all'indietro, movimento e contromovimento, avanti e indietro, solo certi pesci, e nella fantasia, si muovono così. Una partita a scacchi giocata in velocità, dicono. Nata più di un secolo fa dalla follia estemporanea di un giocatore di calcio: prese la palla in mano, esasperato da quel titic titoc di piedi, e si fece tutto il campo correndo come un ossesso. Quando arrivò dall'altra parte del campo, posò la palla a terra: e intorno fu un'apoteosi, pubblico e colleghi, tutti a gridare, come colti da improvvisa illuminazione. Avevano inventato il rugby. Qualsiasi partita di rugby è una partita di calcio che va fuori di testa. Con ordinata, e feroce, follia. (da La grande sfida del pallone ovale, la Repubblica, 23 marzo 1998)“

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Gigi Garanzini 34
giornalista, scrittore e conduttore radiofonico italiano 1948
„La volta che a San Siro scoppiò un grande applauso perché finalmente, dopo anni, aveva sbagliato un passaggio. O quell'altra che da fuori area colpì la traversa così forte, ma così forte, che il pallone rimbalzò oltre la metà campo e il Milan rischiò di prender gol in contropiede. Quante razioni di buonumore, caro vecchio Nils, e quante lezioni di calcio, in campo e fuori. Con quella maschera alla Buster Keaton e quell'italiano sussurrato che nemmeno dopo cinquant'anni e passa di residenza contemplava i verbi ausiliari e certe consonanti: loro abastansa bene; noi jocato melio. Un signore prima che un campione. Un educatore prima che un allenatore. Non c'era il gusto, o forse il vizio, delle statistiche ai tempi in cui giocava: ma non risulta che sia mai stato ammonito. Così come non c'è traccia di atteggiamenti men che composti nella sua lunga carriera di allenatore, altro che area tecnica tratteggiata col gesso come usa oggi dinanzi alla panchina: il massimo del compiacimento, piuttosto che del disappunto, erano le gambe che si scavallavano per riaccavallarsi dall'altra parte. Questo ovviamente non significava distacco, come ai tempi nostri della recita elevata a sistema si potrebbe pensare: semplice, quanto ferreo, autocontrollo nervoso. Quel matto di Altafini pensò di ripetere al barone lo scherzo riuscito l'anno prima con Rocco: rannicchiarsi tutto nudo nell'armadio dell'allenatore e saltar fuori urlando quando quello lo apriva. La differenza è che il Paròn era saltato per aria dallo spavento: Liedholm alzò un sopracciglio e ricordò al centravanti che il suo ripostiglio era un altro. Due scudetti da allenatore, Milan e Roma. Il primo nel '79, con un gioco offensivo imperniato su di un unico attaccante, Chiodi, la cui caratteristica principale era quella di non segnare mai. Il secondo nell'83, con il povero Di Bartolomei finto libero supportato dalla velocità di Vierchowod. Fu allora che Boniperti provò a chiamarlo alla Juventus: per sentirsi rispondere, grazie presidente, ma sarebbe tropo fascile. Quattro titoli da giocatore dopo l'oro olimpico a Londra '48 con la Svezia. Un maratoneta illuminato, lo stantuffo inesauribile al servizio del talento di Gren e della potenza di Nordhal. Chi ha visto giocare il trio svedese del Gre-No-Li, con tutto il rispetto per quello olandese a cavallo degli anni '90, ne conserva un ricordo insuperato. Chi ha ascoltato lo storico trio radiofonico di Tutto il calcio minuto per minuto, non avrà dimenticato che a dosare la verve dei due più celebri solisti, Enrico Ameri e Sandro Ciotti, c'era dallo studio centrale la voce di Roberto Bortoluzzi. Se n'è andato anche lui, nel pomeriggio di ieri, ultimo testimone di una grande stagione radiofonica che ha dispensato a generazioni di tifosi emozioni, gioie, sofferenze: con il timbro di una classe senza eguali. (6 novembre 2007)“

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Lou Holtz 11
consulente motivazionale, giocatore di football, allenat... 1937
„L'uomo che si lamenta del modo in cui la palla rimbalza è probabilmente quello che l'ha fatta cadere.“

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Carlo Levi 58
scrittore e pittore italiano 1902 – 1975
„Decisero allora, per poter in qualche modo difendersi dai suoi giochi fastidiosi, e prendere un po' di riposo, e lasciare a turno uno di loro di sentinella mentre gli altri dormivano, con l'incarico di tenere almeno lontano il monachicchio, se la fortuna non consentiva di afferrarlo. Tutto fu inutile: quell'inafferrabile folletto continuava i suoi dispetti come prima, ridendo allegramente della rabbia impotente degli operai. Disperati, essi ricorsero allora all'ingegnere che dirigeva i lavori: era un signore istruito, e forse sarebbe riuscito meglio di loro a domare il monachicchio scatenato. L'ingegnere venne, accompagnato dal suo assistente, un capomastro: tutti e due armati col fucile da caccia a due canne. Al loro arrivo il monachicchio si mise a fare sberleffi e risate, dal fondo della grotta, dove tutti lo vedevano benissimo, e saltava come un capretto. L'ingegnere imbracciò il fucile, che aveva caricato a palla, e lasciò partire un colpo. La palla colpì il monachicchio, e rimbalzò indietro verso quello che l'aveva tirata, e gli sfiorò il capo con un fischio pauroso, mentre lo spiritello saltava sempre più in alto, in preda a una folle gioia. L'ingegnere non tirò il secondo colpo: ma si lasciò cadere il fucile di mano: e lui, il capomastro, gli operai e Carmelo, senza aspettar altro, fuggirono terrorizzati. Da allora quei manovali si riposano all'aperto, sotto il sole, coprendosi il viso col cappello: anche tutte le altre grotte dei briganti, in quei dintorni di Irsina, erano piene di monachicchi, ed essi non osarono più metterci piede.“

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