Frasi su riparo

E, alla fine: all'afflizione del mondo non si dovrebbe porgere, di quando in quando, un piccolo riparo? (Diario, 28 marzo 1942)

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Etty Hillesum 79
scrittrice olandese 1914 – 1943

Le parole e il mistero della loro scienza occulta mi affascinavano e mi sembravano una chiave con cui aprire un mondo infinito e al riparo...

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Carlos Ruiz Zafón 131
scrittore spagnolo 1964

[... ] questa inarrestabile pubblicizzazione degli spazi privati, questa continua esposizione a sguardi ignoti e indesiderati, incide sui comportamenti individuali e sociali. Sapersi scrutati riduce la spontaneità e la libertà. Riducendosi gli spazi liberi dal controllo, si è spinti a chiudersi in casa, e a difendere sempre più ferocemente quest'ultimo spazio privato, peraltro sempre meno al riparo da tecniche di sorveglianza sempre più sofisticate. Ma se libertà e spontaneità saranno confinate nei nostri spazi rigorosamente privati, saremo portati a considerare lontano e ostile tutto quel che sta nel mondo esterno. Qui può essere il germe di nuovi conflitti, e dunque di una permanente e più radicale insicurezza, che contraddice il più forte argomento addotto per legittimare la sorveglianza, appunto la sua vocazione a produrre sicurezza.

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Stefano Rodotà 59
giurista e politico italiano 1933

Vecchio, benedetto, Pekisch, questo non me lo dovevi fare. Non me lo merito. Io mi chiamo Pehnt, e sono ancora quello che se ne stava sdraiato per terra a sentire la voce nei tubi, come se quella arrivasse davvero, e invece non arrivava. Non è mai arrivata. E io adesso sono qui. Ho una famiglia, ho un lavoro e la sera vado a letto presto. Il martedì vado a sentire i concerti che danno alla sala Trater e ascolto musiche che a Quinnipak non esistono: Mozart, Beethoven, Chopin. Sono normali eppure sono belle. Ho degli amici con cui gioco a carte, parlo di politica fumando il sigaro e la domenica vado in campagna. Amo mia moglie, che è una donna intelligente e bella. Mi piace tornare a casa e trovarla lì, qualsiasi cosa sia successa nel mondo quel giorno. Mi piace dormire vicino a lei e mi piace svegliarmi insieme a lei. Ho un figlio che amo anche se tutto fa supporre che farà l'assicuratore. Spero che lo farà bene e che sarà un uomo giusto. La sera vado a letto e mi addormento. E tu mi hai insegnato che questo vuol dire che sono in pace con me stesso. Non c'è altro. Questa è la mia vita. Io lo so che non ti piace ma io non voglio che tu me lo scriva. Perché voglio continuare ad andare a letto, la sera, ed addormentarmi. Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. Mai visto niente del genere, a Quinnipak. Ma forse proprio per questo, io qui ci sto bene. A Quinnipak si ha negli occhi l'infinito. Qui, quando proprio guardi lontano, guardi negli occhi di tuo figlio. Ed è diverso. Non so come fartelo capire, ma qui si vive al riparo. E non è cosa spregevole. È bello. E poi chi l'ha detto che si deve proprio vivere allo scoperto, sempre sporti sul cornicione delle cose, a cercare l'impossibile, a spiare tutte le scappatoie per sgusciare via dalla realtà. È proprio obbligatorio essere eccezionali? Io non so. Ma mi tengo stretta questa vita mia e non mi vergogno di niente: nemmeno delle mie soprascarpe. C'è una dignità immensa, nella gente, quando si porta addosso le proprie paure, senza barare, come medaglie della propria mediocrità. E io sono uno di quelli. Si guardava sempre l'infinito a Quinnipak, insieme a te. Ma qui non c'è l'infinito. E così guardiamo le cose, e questo ci basta. Ogni tanto, nei momenti più impensati, siamo felici. Andrò a letto, questa sera, e non mi addormenterò. Colpa tua, vecchio, maledetto Pekisch. Ti abbraccio. Dio sa quanto ti abbraccio. Pehnt, assicuratore.

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Alessandro Baricco 350
scrittore e saggista italiano 1958

[... ] È grande la forza degli esempii, maggior quella delle passioni; per tali eccitamenti avverrà certo che la sfrenata voglia dei divorzii, serpeggiando ogni dì più largamente, invada l'animo di moltissimi, a guisa di morbo che si sparge per contagio, o come torrente che, rotti i ripari, trabocca. (p. 56)

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Papa Leone XIII 36
256° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica 1810 – 1903

L'ego è l'angolo tenebroso in cui i raggi dell'intelletto non riescono a penetrare, è l'ultimo nascondiglio dell'ignoranza, che così si ripara tranquillamente dalla luce. Quando questo covo viene scoperchiato, l'ignoranza svanisce come brina al sole. In effetti, l'ignoranza e l'idea dell'ego sono la stessa cosa. (p. 133)

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Daisetsu Teitarō Suzuki 29
storico delle religioni giapponese 1870 – 1966

Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere. Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, mentre in un albero con molte radici e poca chioma la linfa scorre a stento. Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e frutti.

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Susanna Tamaro 111
scrittrice italiana 1957

Ora tirano dalla strada, dal campanile e dalle case più lontane. Gli sono addosso, non gli lasciano scampo. Di Nanni toglie di tasca l'ultima cartuccia, la innesta nel caricatore e arma il carrello. Il modo migliore di finirla sarebbe di appoggiare la canna del mitra sotto il mento, tirando il grilletto poi con il pollice. Forse a Di Nanni sembra una cosa ridicola; da ufficiale di carriera. E mentre attorno continuano a sparare, si rovescia di nuovo sul ventre, punta il mitra al campanile e attende, al riparo dei colpi. Quando viene il momento mira con cura, come fosse a una gara di tiro. L'ultimo fascista cade fulminato col colpo. Adesso non c'è più niente da fare: allora Di Nanni afferra le sbarre della ringhiera e con uno sforzo disperato si leva in piedi aspettando la raffica. Gli spari invece cessano sul tetto, nella strada, dalle finestre delle case, si vedono apparire uno alla volta fascisti e tedeschi. Guardano il gappista che li aveva decimati e messi in fuga. Incerti e sconcertati, guardano il ragazzo coperto di sangue che li ha battuti. E non sparano. È in quell'attimo che Di Nanni si appoggia in avanti, premendo il ventre alla ringhiera e saluta col pugno alzato. Poi si getta di schianto con le braccia aperte nella strada stretta, piena di silenzio. (cap. VI, Morte e Trasfigurazione, pp. 144-145)

Giovanni Pesce 2
partigiano e politico italiano 1918 – 2007

La condotta dei piloti è stata perfetta: penetrano in profondità in acque avversarie, valicando tre ordini di ostruzioni; giunti nel riparo del nemico, a poche centinaia di metri dalle navi, si riuniscono a rapporto, esaminano con calma la situazione, passandosi da un'imbarcazione all'altra il binocolo del comandante: in questa situazione, circondati da sentinelle, proiettori, cannoni, aspettano tranquillamente che si faccia più chiaro per poter essere sicuri dei loro bersagli, finché al "via" si lanciano con precisione e decisione sui bersagli designati; con la stessa calma, freddezza e ordine, di una normale esercitazione in acque amiche. Dominio dei propri impulsi che deriva da elevate qualità morali, affinate frequenti e realistici addestramenti durante i quali i venivano sottoposti a difficoltà anche maggiori di quelle che si prevedeva dovessero incontrare nell'azione contro il nemico. I sei valorosi violatori di Suda, a guerra ultimata, al loro ritorno in Patria dalla prigionia, furono decorati di medaglia d'oro al valor militare. (p. 103)

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Junio Valerio Borghese 24
militare e politico italiano 1906 – 1974

C'è chi di notte con il sacco a pelo ha dormito in piazza. Vengono a vedere il tormento di un popolo che si vuole bene, senza poter andare d'accordo. E per chi viene dal nord, da città e case ovattate, al riparo dai fulmini, dai temporali e dal sangue che scorre troppo velocemente in vena, il Palio sembra non togliere mai il piede dall'acceleratore, con tutta la sua disperazione, il suo indispensabile sollievo. Mentre in altre parti i giovani si ribellano ai genitori e a una soffocante tradizione, qui per i giorni del Palio la gioventù torna a casa e cerca di non mancare. I tempi cambiano, ma le piccole patrie restano. Un peccato che non invecchia. Al riparo dagli anni, dalla storia e dalla contestazione i peccati di Siena e del suo Palio sembravano non invecchiare mai. Troppo veniali per essere presi sul serio.

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Emanuela Audisio 31
giornalista e scrittrice italiana 1953

Anche quando c'è una sospensione dei combattimenti veri e propri, esiste un tipo di guerra che non dà tregua, giorno e notte, e cioè la guerra di propaganda. Per le potenze dell'Asse la propaganda è veramente un'arma, come i cannoni o le bombe, e imparare a difendersene è importante come trovare riparo durante un attacco aereo. (17 gennaio 1942: p. 45)

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George Orwell 147
scrittore britannico 1903 – 1950

L'assalto! Dove si andava? Si abbandonavano i ripari e si usciva. Dove? Le mitragliatrici, tutte, sdraiate sul ventre imbottito di cartucce, ci aspettavano. Chi non ha conosciuto quegli istanti, non ha conosciuto la guerra.

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Emilio Lussu 15
politico italiano 1890 – 1975

Poi si piegò verso di me e mi disse: "La tua debolezza sta… qui" e mise la punta del mignolo sulla mia fronte, alla base dell'attaccatura dei capelli e la fece scivolare giù per fermarsi nel profondo incavo tra le sopracciglia e l'inizio del naso. Capii immediatamente la saggezza di quella dichiarazione. C'era ovviamene un po' di timidezza nel mio sguardo. Capii questa cosa così a fondo che oscurò i miei primi anni da attore. Non sto imputando a Elsie Fogerty la responsabilità di un blocco psicologico, non è così, sapevo che era vero, che c'era una debolezza lì. Durò finché scoprii il protettivo riparo di un naso finto e provavo un piacevole senso di relax e di sollievo quando una parte richiedeva l'aggiunta di qualche posticcio alla mia faccia, il che mi permetteva di nascondermi dietro un personaggio estraneo e mi evitava una cosa imbarazzante come la rappresentazione di se stessi. (p. 29)

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Laurence Olivier 28
attore e regista britannico 1907 – 1989

Nascondendo ciò che copre, il velo, per definizione, riesce contemporaneamente a «mostrare» e a «distogliere lo sguardo». Da questo punto di vista, è in genere utilizzato per proteggersi dalla vista degli altri, per sottrarsi alla logica della vergogna. Per mostrarsi e farsi vedere, bisogna volerlo: permettere allo sguardo altrui di posarsi su di noi senza ferirci. Il velo può allora essere un riparo per colei che lo porta, a patto, però, di non chiudersi mai completamente. Se serve a proteggere il mistero del corpo, deve anche lasciar intravedere qualcosa: gli occhi, una caviglia, una ciocca di capelli. Il rischio, altrimenti, è quello di diventare un «sudario.

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Michela Marzano 71
filosofa e docente italiana 1970

Marx scoprì la legge dell'evoluzione della storia umana; egli scoprì il semplice fatto, sin qui nascosto da un eccesso di ideologia, che il genere umano deve innanzitutto mangiare e bere, avere un riparo e degli abiti, prima di poter raggiungere una posizione ed arrivare alla scienza, alla religione, all'arte, ecc.; e che perciò la produzione dei mezzi immediati di sussistenza e conseguentemente il grado di sviluppo economico raggiunto da un dato popolo in una data epoca, formano le fondamenta sulle quali le istituzioni dello Stato, le concezioni giuridiche, l'arte e persino le idee religiose del popolo in causa si evolvono, ed alla cui luce queste cose devono perciò essere spiegate: procedimento contrario, quindi, a quello adottato fin qui. (citato in Donald Nicholl, Il pensiero contemporaneo)

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Friedrich Engels 27
economista, filosofo e politico tedesco 1820 – 1895

Piaga d'acuto acciaro | sana l'acciaro istesso | ed un veleno è spesso | riparo all'altro ancor. (da Semiramide, 390)

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Pietro Metastasio 85
poeta italiano 1698 – 1782

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