Frasi su rispondenza


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Leonardo Sciascia 122
scrittore e saggista italiano 1921 – 1989
„La nostra giornata è fatta, come tutta la vita, di misteriose rispondenze, di sottili collegamenti.“

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Lalla Romano 19
poetessa, scrittrice e giornalista italiana 1906 – 2001
„La rispondenza dei corpi, la si chiami eros о amore, è misteriosa. E, come ogni valore materiale, simbolica.“


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Robert Schumann 20
compositore, pianista e critico musicale tedesco 1810 – 1856
„Tutto ciò che ha giovinezza, quindi futuro, troverà rispondenza nel mondo e vi echeggerà. (da una lettera del 18 agosto 1834 al dott. Töpken)“

Francesco Flamini 4
critico letterario italiano 1868 – 1922
„Di qui la rima; che altro non significò in origine se non 'ritmo' (e rimare 'rithimare'), quasi che nella rispondenza del suono da verso a verso, o da emistichio ad emistichio, stesse del nuovo ritmo la parte sostanziale e vitale. (p. 2)“

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Alain Daniélou 43
storico delle religioni e orientalista francese 1907 – 1994
„Ciò nonostante, se osserviamo con maggiore attenzione il fatto religioso nella sua realtà oggettiva, notiamo facilmente che tutti i monoteisti adorano aspetti molto particolareggiati del loro 'Dio' e non un essere senza forma, causale, non manifesto. L'uomo in genere prova un senso di affinità, sente una rispondenza immediata per l'aspetto formale, che manca inevitabilmente al concetto astratto. (p. 25)“

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Nasr Hamid Abu Zayd 24
teologo egiziano 1943 – 2010
„Tutti sono interessati ad esercitare la propria libertà in ogni sfera della vita, pur volendo agire in rispondenza ai propri valori e alle proprie norme religiose. Per ostacolare il cammino verso la libertà, chi è al potere sosterrà che la libertà stessa potrebbe provocare una violazione delle norme religiose. D'altro canto, i politici islamisti avanzeranno la possibilità che la democrazia possa portare un governo contrario alla Shari'a, eppure, quando sono vittime di persecuzioni, essi non esitano ad appellarsi ai concetti di "libertà" e "diritti umani". Gli analisti dovrebbero fare del loro meglio per smascherare questa procedura di manipolazione in modo da rendere il pubblico consapevole del gioco.“

Paolo Spriano 2
storico e scrittore italiano 1925 – 1988
„La tragedia di un uomo e di una donna non invecchia con il tempo, non finisce di commuoverci: la sua evidenza è come fissata dalla rispondenza dei sentimenti che ogni generazione possiede al pari delle precedenti. Verrebbe fatto, semplicemente, di continuare a chiosarla, a riempirla di riscontri. (dalla prefazione a Antonio Gramsci, Lettere dal carcere, Editrice l'Unità, 1988)“

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Nikolaj Vasiljevič Gogol 87
scrittore e drammaturgo ucraino 1809 – 1852
„Felice lo scrittore, il quale, lasciando da parte i caratteri noiosi ed antipatici che lo hanno colpito per il loro banale, triste realismo, si dedica alla descrizione di quelli che rivelano l'alta dignità dell'uomo, e felice colui che dall'immenso turbine delle immagini ogni giorno ricorrenti, ne sceglie solo pochissime ed elette; felice lo scrittore che non ha mai tradito l'elevato tono della propria ispirazione, non si è abbassato dalla sua altezza al livello dei poveri confratelli mortali, si è tutto immerso nelle proprie immagini idealizzate, senza mai toccare la terra, da cui queste sono tanto lontane. Doppiamente invidiabile è la sua splendida sorte: sta in mezzo alle sue splendide creature come nella propria famiglia, e alte e lontane si diffondono le sue parole. Ha offuscato gli occhi degli uomini con fumi inebrianti, li ha meravigliosamente lusingati, celando le tristezze della vita e mostrando loro bellissimo l'uomo. Tutti, applaudendo, lo seguono e corrono dietro il suo carro trionfale. Lo dicono un grande universale poeta, che s'innanza sugli altri geni del mondo, come l'aquila al di sopra degli altri uccelli. Soltanto a sentirne il nome, palpitano i giovani ardenti cuori; lacrime gli rispondono, brillano negli occhi di tutti... Non v'è chi l'uguagli nella sua forza: egli è un dio! Ma non è questo il destino, ben diversa è la sorte dello scrittore, che osa far venire alla superficie quando sta sempre bene in vista, ma che gli occhi indifferenti non vedono, che osa smuovere la terribile melma delle piccinerie che sviano la nostra vita, che penetra nella profondità delle nature fredde, volgari e meschine, di cui brulica il nostro cammino sulla terra, a volte amaro e tedioso; guai allo scrittore che osa, con la potenza del suo scalpello implacabile, rappresentarle in preciso rilievo, agli occhi di tutti! Egli non raccoglie gli applausi del popolo, non scorge lacrime di riconoscenza, non conosce l'unanime plauso degli animi commossi; non gli vola incontro la fanciulla sedicenne, col cervello acceso, colma di eroico entusiasmo; a lui non è dato obliarsi nel dolce incantesimo dei suoni da lui stesso evocati; né può sfuggire al giudizio dei contemporanei, al giudizio ipocritamente insensibile dei contemporanei, un giudizio che dirà di nessun conto e degne di disprezzo le creature da lui vagheggiate, gli assegnerà un posto disprezzato tra gli scrittori che offendono l'umanità, attribuirà a lui le peculiarità dei personaggi che ha descritto, gli negherà il cuore, l'anima e la divina fiamma dell'ingegno, poiché il giudizio dei contemporanei non riconosce come siano egualmente belle le lenti che guardano il sole e quelle che ci mostrano i movimenti degli insetti invisibili; il giudizio dei contemporanei non riconosce che occore una eccezionale profondità dello spirito per illuminare un quadro che ritrae il lato spregevole della vita e trasformarlo nella perla dell'opera d'arte: il giudizio dei contemporanei non riconosce che l'altisonante riso dell'entusiasmo è degno di stare a fianco agli elevati moti lirici e che un abisso si apre fra questo riso ed i contorcimenti di un pagliaccio da fiera! Non riconosce tutto questo, il giudizio dei contemporanei, e tutto volge a rimprovero e beffa dello scrittore misconosciuto: senza trovare partecipazione, rispondenza, simpatia, come un viandante che non abbia famiglia, egli resta solo sulla strada. Duro è il suo cammino e ben amara la sua solitudine. (VII; 2003, pp. 146-147)“


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Denis Diderot 58
filosofo, enciclopedista, scrittore e critico d'arte fra... 1713 – 1784
„Bello è un termine che noi applichiamo a innumerevoli esseri; ma per quanta sia la differenza tra questi esseri, bisogna concludere o che noi facciamo una falsa applicazione del termine bello, o che in tutti questi esseri c'è una qualità di cui il termine bello è il segno. Questa qualità non può rientrare nel numero di quelle che costituiscono la loro differenza specifica; poiché in questo caso non ci sarebbe che un solo essere bello, o tutt'al più una sola specie bella di esseri. Ma fra le qualità comuni a tutti gli esseri che chiamiamo belli, quale sceglieremo per identificare la cosa di cui il termine bello è il segno? Quale? È evidente, mi sembra, che dovrà essere quella la cui presenza li rende tutti belli; la cui maggiore o minore intensità (se essa è suscettibile di maggiore o minore intensità) li rende più o meno belli; la cui assenza rende impossibile che siano belli; che non può cambiare natura senza che il bello cambi specie, e la cui qualità opposta renderebbe sgradevoli e brutti i più belli; in una parola, quella grazie alla quale la bellezza comincia, aumenta, varia all'infinito, declina e scompare. Ora, non c'è che la nozione di rapporti che abbia questa virtù. Chiamo dunque bello fuori di me tutto ciò che contiene in sé qualcosa che possa risvegliare nel mio intelletto l'idea di rapporti; e bello per me tutto ciò che risveglia quest'idea. Quando dico tutto, escludo però le qualità relative al gusto e all'odorato; benché queste qualità possano risvegliare in noi l'idea di rapporti, non si chiamano belli gli oggetti in cui esse risiedono, quando li si considera dal punto di vista di queste qualità. Diremo un cibo eccellente, un odore delizioso, ma non un bel cibo, un bell'odore. Dunque, quando diciamo questo è un bel pesce, questa è una bella rosa, consideriamo nella rosa e nel pesce qualità diverse da quelle relative ai sensi del gusto e dell'odorato. Se faccio distinzione tra tutto ciò che contiene in sé qualcosa che possa risvegliare nel mio intelletto l'idea di rapporti, e tutto ciò che risveglia questa idea, è perché bisogna ben distinguere le forme che sono negli oggetti dalla nozione che io ne ho. Il mio intelletto non mette nulla nelle cose e non ne toglie nulla. Che io pensi o non pensi alla facciata del Louvre, tutte le parti che la compongono hanno ugualmente questa o quella forma e questa o quella rispondenza tra loro: che ci siano degli uomini o meno, essa è bella ugualmente, ma soltanto per possibili esseri costituiti di corpo e di spirito come noi; poiché per altri essa potrebbe non essere né bella né brutta, o anzi essere brutta. Ne consegue che, benché non ci sia un bello assoluto, ci sono due specie di bello per noi, un bello reale e un bello percepito. (2001, pp. 39-41)“

Nicola Lisi 14
scrittore italiano 1893 – 1975
„136. Rispondenza di variazioni - Fra un alternarsi autunnale di piogge e schiarite pullulavano, con la collettiva giocondità degli gnomi, i funghi nei boschi. (p. 374)“

Olga Visentini 12
scrittrice italiana 1893 – 1961
„Nelle favole di Esopo l'asino travestito da leone, la gallina che ritrova una perla, il lupo che fa strage dell'agnello innocente, gli animali convenuti alla caverna del leone, ed altre ancora hanno rispondenza nella simpatia per le bestie, nel desiderio del fantastico e dell'ignoto, propri all'infanzia. (p. 19)“

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Leopold Stokowski 10
direttore d'orchestra statunitense 1882 – 1977
„Affermare che una certa musica è buona e un'altra cattiva in assoluto, è un passo verso la dittatura intellettuale e spirituale, che è in un certo senso ancor più nociva di quella materiale. In musica e in ogni specie di arte la dittatura è assolutamente inutile e non può condurre che all'abbrutimento. (da Libertà di rispondenza alla musica, p. 37)“

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Leopold Stokowski 10
direttore d'orchestra statunitense 1882 – 1977
„Tutti ricordiamo l'episodio della vita di Beethoven, quando un amico gli fece obiezione per l'impiego delle quinte consecutive in una delle sue sinfonie. Beethoven rispose: «E con ciò?». L'amico replicò: «Ma le quinte non sono permesse». Beethoven ruggì: «Io le permetto». Proprio questa spontaneità di Beethoven, questa schiettezza cioè verso se stesso a scorno delle regole accademiche, ha con altre sue qualità dato alla musica da lui composta un valore così duraturo. questa “durata” è importante elemento in tutta la musica. (da Libertà di rispondenza alla musica, pp. 41-42)“