Frasi su romanzesco

Forse, la nostra natura ci porta a considerare i giochi dell'imprevisto piú vani e arbitrari, troppo, di quel che sono. Cosí, ogni volta, per esempio, che in un racconto, o in un poema, l'imprevisto sembra giocare d'accordo con qualche segreta intenzione della sorte, noi volentieri accusiamo lo scrittore di vizio romanzesco. E, nella vita, certi avvenimenti imprevisti, per se stessi naturali e semplici, ci appaiono, per la nostra disposizione del momento, straordinari o addirittura soprannaturali. (VIII, Lo spillone fatato; pp. 364-5)

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Elsa Morante 49
scrittrice e saggista italiana 1912 – 1985

L'anima di un paese non cambia. Ci osserva da dietro i palazzi blindati e dietro la calma, dietro la disciplina, dietro le uniformi romanzesche, dietro la maschera tragicomica del Duce. (p. 18)

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Jean Cocteau 114
poeta, saggista e drammaturgo francese 1889 – 1963

Anche il nostro Gianni Brera (il nostro: l'abbiamo amato con passione e devozione) ha scritto dei bellissimi romanzi. Erano le sue cronache sportive. Piene di romanzesche vicende: Consolini che lancia il disco, Coppi che scala l'Izoard; e di personaggi mitico-romanzeschi. Come Gigi Riva, possente ala sinistra del Cagliari e della Nazionale che diventa una sorta di poderoso guerriero longobardo e viene ribattezzato "Rombo di tuono". Ma anche Gianni Brera deve aver avuto in vita i suoi momenti di debolezza (per questo l'amiamo ancora di più). Deve aver pensato anche lui che se vuoi essere considerato un vero scrittore – non un semplice estensore di cronache sportive, per quanto geniali – devi scrivere qualche storiella immaginaria, con personaggi immaginari.

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Beniamino Placido 28
giornalista, critico letterario e conduttore televisivo ... 1929 – 2010

Non è nemmeno un romanzo, d'altronde. Oh, certamente lo è a vederlo da fuori, la superficie è romanzesca e il nome romanzo gli sta benissimo. Ma visto da dentro, da quella profondità e intensità in cui il lettore viene a trovarsi leggendo, questo romanzo non è un romanzo, è un sistema composito, e strano, pieno di "insospettabili ripostigli, bugigattoli svariati e insospettate scale" proprio come la casa in cui Dostoevskij lo ambientò.

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Igor Sibaldi 45
traduttore, saggista e scrittore italiano 1957

Gli amori dei social network sono romanzeschi, immaginifici, letterari e intensi. Hanno a che fare con la scrittura, con il tempo dell'attesa e con la distanza. Soffrono di vuoti improvvisi e di verità assolute, corrono con un tempo che non è il tempo delle cose normali, ma un tempo diverso, più veloce, più vero. (da L'amore sui social network? Più vero del vero, Sette, 26 ottobre 2012)

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Roberto Cotroneo 55
giornalista, scrittore e critico letterario italiano 1961

Soltanto Busi poteva descrivere la cancrena civile e intellettuale di noi italiani dandole la forma di un'eterna provincia [... ] Ne è scaturita un'opera ambiziosa, formidabile per l'autorità con cui prende dal lettore i significati che gli fa scoprire, scritta in una lingua capace di convertire tutti i proverbiali luoghi comuni del parlato in altrettante situazioni romanzesche, ulcerata da un'esigenza strutturale di compostezza che le conferisce le stimmate del capolavoro. (Marco Cavalli)

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Aldo Busi 347
scrittore italiano 1948

[Sul libro di Aldo Busi, Suicidi dovuti] Soltanto Busi poteva descrivere la cancrena civile e intellettuale di noi italiani dandole la forma di un'eterna provincia [... ] Ne è scaturita un'opera ambiziosa, formidabile per l'autorità con cui prende dal lettore i significati che gli fa scoprire, scritta in una lingua capace di convertire tutti i proverbiali luoghi comuni del parlato in altrettante situazioni romanzesche, ulcerata da un'esigenza strutturale di compostezza che le conferisce le stimmate del capolavoro. (da Busi in corpo 11, Il Saggiatore, Milano, 2006)


Cime tempestose passa a ragione per uno dei più bei romanzi d'amore; ma frusta le commozioni sollecitate in genere dalle narrazioni sentimentali, tanto ambigui appaiono i sentimenti e tormentate le relazioni: opera di passioni scomode e violente, è leggibile come romanzo d'amore ma anche, se non di più, come romanzo di odio. (Clotilde Bertoni, Massimo Fusillo, Tematica romanzesca o topoi letterari di lunga durata?, in Aa. Vv., Il Romanzo, a cura di Franco Moretti, Einaudi, vol. IV)

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Emily Brontë 30
scrittrice e poetessa inglese 1818 – 1848

[Su Tito Livio] Non vi è prova che egli considerasse la storia dei re più autentica di quanto la ritenesse Cicerone. Ma doveva narrarla. Abbandonando la leggenda, egli si tuffa nel romanzesco, senza avere la capacità di farne emergere i fatti certi. E sebbene nei libri seguenti Livio si muova su basi più sicure (e la guerra annibalica gli sia congeniale), egli è tradito dalla specifica ignoranza della politica e della vita militare, dalla mancanza di principî critici, e, soprattutto, dall'incapacità di dare forma e struttura al materiale.
Forse il meglio è andato perso. (da Tacito)

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Ronald Syme 1
storico neozelandese 1903 – 1989

Mi sento infatti medico e naturalista al tempo stesso; mi interessano in pari misura le malattie e le persone; e forse sono anche insieme, benché in modo insoddisfacente, un teorico e un drammaturgo, sono attratto dall'aspetto romanzesco non meno che da quello scientifico, e li vedo continuamente entrambi nella condizione umana, non ultima in quella che è la condizione umana per eccellenza, la malattia: gli animali si ammalano, ma solo l'uomo cade radicalmente in preda alla malattia. (dalla prefazione)

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Oliver Sacks 32
neurologo e scrittore inglese 1933 – 2015

Forse l'impressionante punto d'arrivo rappresentato da Suicidi dovuti (impressionante per la concentrazione, l'immobilità e la clausura quasi beckettiane, confrontate agli orizzonti amplissimi e sempre in movimento dei primi libri) conferma ciò che era intuibile anche dall'andamento picaresco del "Seminario" o del "Venditore di collant": la vera dimensione della scrittura di Busi non è quella specificamente romanzesca ma quella "epica". Un'epica dei vinti, com'è nella tradizione moderna, ma un'epica che mescola interno ed esterno: i segni dello sfruttamento sociale, il sadomasochismo come pratica psicologica diffusa, e l'affabulazione ininterrotta che sale dai paesaggi interiori dell'autore, perché l'autore non può smettere di percepire se stesso come un escluso. Anche questa è sincerità. (Walter Siti)

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Aldo Busi 347
scrittore italiano 1948

Non avevamo salvato dai flutti che tre volumi spaiati, semplicemente perché non li avevamo con noi quando gettammo in mare il nostro bagaglio; un volumetto italiano di Ugo Foscolo, intitolato: Le ultime lettere di Jacopo Ortis, specie di Werter, mezzo politico e mezzo romanzesco, in cui l'amore per la libertà del proprio paese si fonde nel cuore di un giovane Italiano alla passione personale per una bella Veneziana. L'entusiasmo, alimentato da questo duplice ardore di amante e di cittadino, accende nell'animo di Ortis una febbre che, essendo troppo forte per un uomo sensibile e malaticcio, lo conduce infine al suicidio. Quest'opera, copia letterale, ma più viva e colorita del Werter di Goethe, andava allora tra le mani di tutti i giovani che nutrivano come noi, nella loro anima, il doppio sogno di quanti sono degni di sognare qualche cosa di grande: l'amore e la libertà. (p. 58)

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Alphonse De Lamartine 57
poeta, scrittore e storico francese 1790 – 1869

Forse l'impressionante punto d'arrivo rappresentato da Suicidi dovuti (impressionante per la concentrazione, l'immobilità e la clausura quasi beckettiane, confrontate agli orizzonti amplissimi e sempre in movimento dei primi libri) conferma ciò che era intuibile anche dall'andamento picaresco del "Seminario" o del "Venditore di collant": la vera dimensione della scrittura di Busi non è quella specificamente romanzesca ma quella "epica". Un'epica dei vinti, com'è nella tradizione moderna, ma un'epica che mescola interno ed esterno: i segni dello sfruttamento sociale, il sadomasochismo come pratica psicologica diffusa, e l'affabulazione ininterrotta che sale dai paesaggi interiori dell'autore, perché l'autore non può smettere di percepire se stesso come un escluso. Anche questa è sincerità. (L'Indice, n. 2/1997)

Walter Siti 2
critico letterario, saggista e scrittore italiano 1947

Non credo che in veruna straniera letteratura possa come nella nostra volgare annoverarsi una sequela così sterminata di poemi eroici e di romanzeschi, parecchj de' quali brillerebbero di gran luce, ove fossero soli e non li soverchiasse la troppa chiarezza di Dante, dell'Ariosto e del Tasso. Né reputo presontuoso il dire che, per esempio, la Croce racquistata del Bracciolini o il Conquisto di Granata di Girolamo Graziane sostengono bene assai il paragone o con l'Araucana dell' Ercilla o coi medesimi Lusiadi [di Luís Vaz de Camões] ai quali ànno accresciuta non poca fama le sventure e le virtù del poeta ; e per simile, io giudico che l' Amadigi del Tasso il vecchio o l'Orlando innamorato del Berni, non temono di gareggiare con la Regina Fata di Spenser e con quanto di meglio in tal genere ànno prodotto l'altre nazioni. Ma non è da tacere che in quasi tutti questi nostri poemi riconoscesi agevolmente l'uno o l'altro dei tipi che nel Furioso e nella Gerusalemme ricevettero perfezione, ed a cui poca giunta di novità e poche profonde mutazioni si fecero dagl'ingegni posteriori; e ne' poemi eroici singolarmente a niuno è riuscito di ben cantare i difetti del Tasso, molti in quel cambio li esagerarono. (XXII)

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Terenzio Mamiani 84
filosofo, politico e scrittore italiano 1799 – 1885

Se n'è andato Achille Compagnoni. Aveva 94 anni, un posto nella storia dell'alpinismo e dell'Italia, forse uno zaino di rimorsi. Tra qualche tempo, passata l'emozione dell'addio, anche i pochi che fino all'ultimo ne hanno difeso la memoria cominceranno a smontarme la figura. Nella vicenda romanzesca dell'assalto alle grandi montagne, che come un western ha avuto bisogno di figure immediatamente riconoscibili, lui rimarrà per sempre il cattivo. (Leonardo Bizzaro in la Repubblica, 13.05.2009)

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Achille Compagnoni 4
alpinista italiano 1914 – 2009

Ogni libro degno di questo nome, se funziona realmente, funziona all'interno di una cinta chiusa, e la sua massima virtù è di recuperare e reincorporare – modificate – tutte le energie che libera, e di ricevere in cambio, riflesse, tutte le onde che emana. È questa la differenza con la vita, incomparabilmente più ricca e più varia, in cui la regola è però l'irradiamento e la dispersione sterile nell'illimitato. Spazio chiuso del libro: se è troppo ristretto, è il segno della sua debolezza. Ma se è anche ermetico, è il segno della sua efficacia. Il prefisso auto è sempre la parola chiave, quando si cerca di analizzare più da vicino la «magia» romanzesca: autoregolazione, autofecondazione, autorianimazione. Occorre che in ogni momento l'energia emessa da ogni particella si riverberi su tutta quanta la massa. (vol II, p. 227)

Julien Gracq 15
scrittore francese 1910 – 2007

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