Frasi su ruberia


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Gue Pequeno 90
rapper italiano 1980
„Ruberò i diamanti di Nairobi, per metterteli ai lobi. (da Non lo spegnere reloaded, n.º 5)“

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Gigi D'Alessio 15
cantautore e produttore discografico italiano 1967
„Le mani | sono le tue mani | Così piccole che una carezza | fatta sul mio viso non mi basta mai | Domani | io con le mie mani | ruberò dal sole un raggio d'oro | e poi fra le tue dita te l'avvolgerò | Quando in chiesa il nostro grande amore | un giorno porterò. (da Le mani, n.º 8)“


Francesco Mastriani 45
scrittore italiano 1819 – 1891
„Tra tutti i delitti contro la società la ruberia è il più svariato: e i coriferi di questa mimica non ballano a coro, ma ciascheduno ha un passo assegnato. Il furto ha le sue classi elementari, ginnasiali, liceali, ha una grande scala d'impiegati, dal capo sezione all'ultimo spazzino; ha i suoi architetti, i suoi fatti, i suoi scalatori, i suoi scassinanti, i suoi accastatori, i suoi volanti ed ha pure i suoi venditori di basi. (Parte prima, libro I, cap. VIII, p. 32)“

Étienne de La Boétie 22
filosofo, scrittore e politico francese 1530 – 1563
„Non sono gli squadroni a cavallo né le schiere di fanti, né le armi a difendere il tiranno. Da principio si fa fatica a crederlo, ma è così […] È accaduto sempre che cinque o sei uomini siano diventati i confidenti del tiranno, o perché si sono fatti avanti da soli o perché sono stati chiamati da questi per diventare complici delle sue crudeltà, compagni dei suoi piaceri, ruffiani della sua lussuria, soci nello spartirsi i frutti delle sue ruberie. […] Questi sei profittatori ne hanno altri seicento sotto di loro, che si comportano nei loro riguardi come essi fanno col tiranno. A loro volta i seicento ne hanno sotto di loro altri seimila […] Dietro costoro la fila prosegue interminabile, e chi volesse divertirsi a dipanare questa matassa vedrebbe che non sono seimila, ma centomila, milioni le persone che rimangono legate al tiranno con questa fune e si mantengono ad essa […] Insomma, tra favori e vantaggi, protezioni e profitti ottenuti grazie ai tiranni, si arriva al punto che quanti ritengono vantaggiosa la tirannia sono quasi altrettanto numerosi di quelli che preferirebbero la libertà. (pag. 30)“

Étienne de La Boétie 22
filosofo, scrittore e politico francese 1530 – 1563
„Colui che tanto vi domina non ha che due occhi, due mani, un corpo, non ha niente di più dell’uomo meno importante dell’immenso ed infinito numero delle nostre città, se non la superiorità che gli attribuite per distruggervi. Da dove ha preso tanti occhi, con i quali vi spia, se non glieli offrite voi? Come può avere tante mani per colpirvi, se non le prende da voi? I piedi con cui calpesta le vostre città, da dove li ha presi, se non da voi? Come fa ad avere tanto potere su di voi, se non tramite voi stessi? Come oserebbe aggredirvi, se non avesse la vostra complicità? Cosa potrebbe farvi se non foste i ricettatori del ladrone che vi saccheggia, complici dell’assassino che vi uccide e traditori di voi stessi? Seminate i vostri frutti, affinché ne faccia scempio. Riempite ed ammobiliate le vostre case, per rifornire le sue ruberie. Allevate le vostre figlie perché abbia di che inebriare la sua lussuria. Allevate i vostri figli, perché, nel migliore dei casi, li porti alla guerra e li conduca al macello, li faccia ministri delle sue bramosie, ed esecutori delle sue vendette. Vi ammazzate di fatica perché possa trattarsi delicatamente nei suoi lussi e voltolarsi nei suoi piaceri sporchi e volgari. Vi indebolite per renderlo più forte e rigido nel tenervi la briglia più corta. E di tutte queste indegnità, che neanche le bestie potrebbero accettare o sopportare, voi potreste liberarvi se provaste, non dico a liberarvene, ma solo a volerlo fare. Siate decisi a non servire più, ed eccovi liberi. Non voglio che lo scacciate o lo scuotiate, ma solo che non lo sosteniate più, e lo vedrete, come un grande colosso al quale è stata tolta la base, piombare giù per il suo stesso peso e rompersi. (2014, pag. 36)“

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Adriano Sofri 36
giornalista, scrittore e attivista italiano 1942
„Convienci per tanto, secondo che a me pare, a volere che ci sieno perdonati gli errori vecchi, farne de’ nuovi, raddoppiando i mali, e le arsioni e le ruberie multiplicando, e ingegnarsi a questo avere di molti compagni, perché dove molti errano niuno si gastiga, e i falli piccoli si puniscono, i grandi e gravi si premiano; e quando molti patiscono pochi cercano di vendicarsi, perché le ingiurie universali con più pazienza che le particulari si sopportono. (libro Machiavelli, Tupac e la Principessa)“

Barbara Kingsolver 14
scrittrice, poeta e saggista statunitense 1955
„Ogni vita salvata dalle vaccinazioni o dagli aiuti umanitari è compensata dalla perdita di un’altra per fame o guerra. Povera Africa. Nessun altro continente ha sopportato una combinazione così assurda di ruberie e benevolenza straniere. (libro L'albero velenoso della fede)“

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Giorgio Bocca 80
giornalista italiano 1920 – 2011
„In uno dei luoghi più belli del creato dove il cielo è terso e la sacra pianta dell’ulivo copre con un tetto d’argento la morbida terra, associazioni di ladri e di assassini hanno seminato morte e distruzione, fanno cadere ogni speranza di giustizia, ogni civile convivenza, rubano, uccidono, torturano per costruirsi delle case orrende, dei paesi orrendi, dei municipi orrendi in cui amministratori ladri o mitomani fanno a gara nel progettare opere insensate, terme, metropolitane, parchi naturali e quant’altro potrà servire a nuove ruberie. (libro Aspra Calabria)“


Andrea Mucciolo 30
poeta, scrittore, editore 1978
„La differenza tra un banchiere e un semplice avaro, è che l’avaro non dividerebbe mai la sua pagnotta con te, neanche se tu stessi per morire di fame. Il banchiere, invece, ti ruberà la pagnotta di bocca quando starai per morire di fame.“

Giulia Carcasi 89
scrittrice italiana 1984
„[ultimo giorno di scuola]E fa un certo effetto vedere quei banchi vuoti, ti fa sentire che hai lasciato il tuo posto a qualcuno che neppure conosci. Qualcuno che leggerà le scritte che tu hai inciso, che si nasconderà in quello stesso angolo del banco dove tu ti nascondevi per sfuggire all'interrogazione, che batterà nervoso il piede a terra con lo stesso ritmo che tu avevi. Qualcuno che ruberà un po' di vita tua.“

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Piero Calamandrei 107
politico italiano 1889 – 1956
„Più grave è quello che avviene senza clamore, giorno per giorno, sul piano economico e sociale; dove la Democrazia cristiana, con ammirevole pazienza e coerenza, sta sistemando i suoi fedeli non soltanto nei pubblici uffici, necessariamente temporanei, ma nelle più stabili e più lucrose cariche direttive degli istituti controllati dallo Stato, nelle banche, nei giornali, nei consigli di amministrazione delle grandi industrie: ovunque ci sia un profitto da trarre, una prebenda da lucrare, un gettone di presenza da riscuotere, una poltrona comoda con molti campanelli sulla scrivania e alla porta un'automobile da sdraiarcisi senza pagare. [... ] E c'è qualcos'altro: cioè la frode e la corruzione ammesse come sistema di finanziamento del partito, il quale non si rifiuta di farsi complice di speculatori e di avventurieri a spese dello Stato, purché questi versino nelle casse del partito una parte delle loro ruberie.“

Dino Compagni 12
politico e scrittore italiano 1255 – 1324
„Uno cavaliere della somiglianza di Catilina romano, ma più crudele di lui, gentile di sangue, bello del corpo, piacevole parlatore, adorno di belli costumi, sottile d'ingegno, con l'animo sempre intento a mal fare (col quale molti masnadieri si raunavano, e gran séguito avea) molte arsioni e molte ruberie fece fare, e gran dannaggio a' Cerchi e a' loro amici: molto avere guadagnò, e in grand'altezza salì. Costui fu messer Corso Donati, che per sua superbia fu chiamato il Barone, che quando passava per la terra, molti gridavano: Viva il Barone; e parea la terra sua. La vanagloria il guidava, e molti servigi facea. (pp. 105-106)“


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Marco Travaglio 142
giornalista, saggista e scrittore italiano 1964
„Gli Italiani, quando scoprirono di essere stati derubati e grassati per anni dai loro sedicenti rappresentanti, s'incazzarono. Finché durò il fruscio delle mazzette negli orecchi degli Italiani, fu facile per loro comprendere chi fossero le vittime della Grande Ruberia: erano loro. I partiti, per mantenere i loro apparati elefantiaci ed il tenore di vita principesco di molti loro boss, imponevano il pizzo su ogni loro appalto; gli imprenditori gonfiavano i prezzi dei lavori con continue varianti in corso d'opera, lo Stato si svenava con una spesa pubblica sempre più fuori controllo, ed ogni anno veniva da noi a bussare a quattrini con leggi finanziarie sempre più giugulatorie. Nel 1993 eravamo sull'orlo della bancarotta. Lo Stato italiano non aveva letteralmente più un soldo in cassa: mancava persino di che pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici. Una situazione pre-Argentina, che costrinse il governo Amato a varare la più spaventosa legge finanziaria della storia d'Europa. Era, quello, lo scontrino fiscale di Tangentopoli. E toccò ai cittadini pagare il conto. Che dovevano fare i derubati? Metter mano ai portafogli e ringraziare chi li aveva ridotti così? Il minimo che si dovesse fare era quel che fecero decine di veneziani, inseguendo De Michelis per le calli della Laguna al grido di «ladròn, ladròn». E quel che fecero migliaia di romani di destra e di sinistra, lanciando banconote false contro Craxi che usciva dalla sua suite all'Hotel Raphael, cantando beffardamente sull'aria Guantanamera: «Vuoi pure queste? Bettino, vuoi pure queste?». Fu una reazione normale, e non c'è proprio nulla di cui vergognarsi. Anche perché il Craxi in questione era stato appena salvato dalla Camera dei deputati, che aveva respinto gran parte delle richieste di autorizzazione a procedere nei suoi confronti per gravi episodi di corruzione, e tutte le richieste di arresto e perquisizione avanzate dal pool di Milano. Lo stesso Craxi, pochi mesi prima, si era presentato alla Camera con l'aria dell'accusatore per tenere un discorso ricattatorio puntando il dito sui colleghi e chiamandoli a correo dei propri reati.“

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Luigi Pirandello 136
drammaturgo, scrittore e poeta italiano premio Nobel per... 1867 – 1936
„E mentr'io attenderò al molino, il fattore mi ruberà i frutti della campagna; e se mi porrò invece a badare a questa, il mugnajo mi ruberà la molenda. E di qua il mugnajo e di là il fattore faranno l'altalena, e io nel mezzo a godere. (cap. VII; 1973, p. 390)“