Frasi su sbarra

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Romano Battaglia 138
scrittore italiano 1933 – 2012
„I sentimenti negativi ci tengono prigionieri in una gabbia dalle sbarre di ferro e ci impediscono di comunicare con gli altri.“

Giovanni Pesce 2
partigiano e politico italiano 1918 – 2007
„Ora tirano dalla strada, dal campanile e dalle case più lontane. Gli sono addosso, non gli lasciano scampo. Di Nanni toglie di tasca l'ultima cartuccia, la innesta nel caricatore e arma il carrello. Il modo migliore di finirla sarebbe di appoggiare la canna del mitra sotto il mento, tirando il grilletto poi con il pollice. Forse a Di Nanni sembra una cosa ridicola; da ufficiale di carriera. E mentre attorno continuano a sparare, si rovescia di nuovo sul ventre, punta il mitra al campanile e attende, al riparo dei colpi. Quando viene il momento mira con cura, come fosse a una gara di tiro. L'ultimo fascista cade fulminato col colpo. Adesso non c'è più niente da fare: allora Di Nanni afferra le sbarre della ringhiera e con uno sforzo disperato si leva in piedi aspettando la raffica. Gli spari invece cessano sul tetto, nella strada, dalle finestre delle case, si vedono apparire uno alla volta fascisti e tedeschi. Guardano il gappista che li aveva decimati e messi in fuga. Incerti e sconcertati, guardano il ragazzo coperto di sangue che li ha battuti. E non sparano. È in quell'attimo che Di Nanni si appoggia in avanti, premendo il ventre alla ringhiera e saluta col pugno alzato. Poi si getta di schianto con le braccia aperte nella strada stretta, piena di silenzio. (cap. VI, Morte e Trasfigurazione, pp. 144-145)“


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Indro Montanelli 395
giornalista italiano 1909 – 2001
„La strega non è il «tifo» che dallo sport è inseparabile. E non siamo nemmeno noi, come vogliono i cantautori del «siamo tutti colpevoli» che ieri giornali e radio hanno intitolato. Perché, se di qualcosa siamo colpevoli, è di aver sempre secondato la corruttrice e demagogica tendenza a scaricare l'individuo di ogni responsabilità, rigettandola regolarmente e interamente sulla società. È la società che ci obbliga a rubare, è la società che ci obbliga ad uccidere. E si capisce che quando si offrono alla gente di questi alibi, c'è sempre qualcuno che ne approfitta. Stamane leggevo su un giornale francese un dotto articolo in cui si spiegava che la furia dei tifosi del Liverpool era dovuta la fatto che, essendo quasi tutti minatori, per un anno erano rimasti senza lavoro a causa dello sciopero: il che gli aveva fatto accumulare la rabbia che poi era scoppiata a Bruxelles. Insomma, senza dirlo, l'articolo induceva alla conclusione che il vero responsabile del massacro era la signora Thatcher. Ecco in che senso siamo tutti colpevoli. Siamo colpevoli di assolvere tutti come vittime innocenti di una società iniqua che, a furia di essere tutti noi, non è nessuno. È un giuoco a cui non ci stiamo. I responsabili di Bruxelles sappiamo chi sono: sono i delinquenti che abbiamo visto avventarsi, prima che la partita cominciasse, e quindi senza alcuna provocazione, contro i tifosi italiani con sbarre e coltelli di cui erano accorsi armati, con l'evidente intenzione di farne l'uso che ne hanno fatto. Delinquenti, non vittime. La società non c'entra, non c'entrano le miniere. Casomai l'alcol. Ma ne avevano ingerito per delinquere meglio. Speriamo che la polizia li identifichi e li consegni a quella inglese. Della quale possiamo fidarci.“

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Kaos One 53
rapper, beatmaker e writer italiano 1971
„Rendo la paura un'armatura di cartone | prendo cemento e lacrime e ottengo la redenzione | il vento fra le sbarre alle finestre | una canzone che sento ogni momento e parla di rassegnazione. (da Prison break)“

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Bruce Lee 39
attore, artista marziale e filosofo statunitense 1940 – 1973
„Eseguire il good morning con del peso aggiuntivo fu una mia stupidaggine. Tutto quello di cui si ha bisogno è la sbarra stessa. (Bruce Lee che si riferisce al suo infortunio alla schiena, p. 97)“

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Vincent Van Gogh 9
pittore olandese 1853 – 1890
„C'è fannullone e fannullone. C'è chi è fannullone per pigrizia o per mollezza di carattere, per la bassezza della sua natura, e tu puoi prendermi per uno di quelli. Poi c'è l'altro tipo di fannullone, il fannullone per forza, che è roso intimamente da un grande desiderio di azione, che non fa nulla perché è nell'impossibilità di fare qualcosa, perché gli manca ciò che gli è necessario per produrre, perché è come in una prigione, chiuso in qualche cosa, perché la fatalità delle circostanze lo ha ridotto a tal punto; non sempre uno sa quello che potrebbe fare, ma lo sente d'istinto: eppure sono buono a qualcosa, sento in me una ragione d'essere! So che potrei essere un uomo completamente diverso! A cosa potrei essere utile, a cosa potrei servire? C'è qualcosa in me, che è dunque? Questo è un tipo tutto diverso di fannullone, se vuoi puoi considerarmi tale. Un uccello chiuso in gabbia in primavera sa perfettamente che c'è qualcosa per cui egli è adatto, sa benissimo che c'è qualcosa da fare, ma che non può fare: che cosa è? Non se lo ricorda bene, ha delle idee vaghe e dice a se stesso: "gli altri fanno il nido e i loro piccoli e allevano la covata", e batte la testa contro le sbarre della gabbia. E la gabbia rimane chiusa e lui è pazzo di dolore. "Ecco un fannullone" dice un altro uccello che passa di là, "quello è come uno che vive di rendita". Intanto il prigioniero continua a vivere e non muore, nulla traspare di quello che prova, sta bene e il raggio di sole riesce a rallegrarlo. Ma arriva il tempo della migrazione. Accessi di malinconia – ma i ragazzi che lo curano nella sua gabbia si dicono che ha tutto ciò che può desiderare – ma lui sta a guardare fuori il cielo turgido carico di tempesta, e sente in sé la rivolta contro la propria fatalità. "Io sono in gabbia, sono in prigione, e non mi manca dunque niente imbecilli? Ho tutto ciò che mi serve! Ah, di grazia, la libertà, essere un uccello come tutti gli altri!". Quel tipo di fannullone è come quell'uccello fannullone. E gli uomini si trovano spesso nell'impossibilità di fare qualcosa, prigionieri di non so quale gabbia orribile, orribile, spaventosamente orribile... Non si sa sempre riconoscere che cosa è che ti rinchiude, che ti mura vivo, che sembra sotterrarti, eppure si sentono non so quali sbarre, quali muri. Tutto ciò è fantasia, immaginazione? Non credo, e poi uno si chiede "Mio Dio, durerà molto, durerà sempre, durerà per l'eternità?". Sai tu ciò che fa sparire questa prigione? È un affetto profondo, serio. Essere amici, essere fratelli, amare spalanca la prigione per potere sovrano, per grazia potente. Ma chi non riesce ad avere questo rimane chiuso nella morte. Ma dove rinasce la simpatia, lì rinasce anche la vita.“

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William Shakespeare 200
poeta inglese del XVI secolo 1564 – 1616
„Il diamante prezioso, racchiuso con dieci sbarre di ferro in uno scrigno, è il coraggio in un cuor leale. Il mio onor è la mia vita; tutti e due non fan che uno. (Mowbray: atto I, scena I, p. 81, Utet, 1923)“

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Vitaliano Brancati 25
1907 – 1954
„L'avvenire non è un probabile dono del ciclo, ma è reale, legato al presente come una sbarra di ferro, immersa nel buio, alla sua punta illuminata.“


Diego Cugia 27
giornalista, scrittore e regista italiano 1953
„Nuota controcorrente, fottitene, lascia che ridano. Guardali. Se riesci a vederli dietro le loro sbarre, ce l'hai fatta, ragazzo. È andata. Sei libero, sei fuori, sei nato.“

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Jules Renard 311
scrittore e aforista francese 1864 – 1910
„Quella bambina sembra in gabbia dietro la sua grandiosa arpa ondulata, e continua a grattare con le dita le sbarre della sua gabbia. (28 gennaio 1901; Vergani, p. 178)“

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Richard Benson 24
conduttore televisivo, conduttore radiofonico e chitarri... 1955
„La morte ha cercato di colpirmi undici volte, ma non è mai riuscita ad arrivarmi, perché sono stato io più forte della morte [... ]. La morte ci cammina dietro, vero? Mi cammini dietro, piccolina? Eh? Mi cammini dietro? Lo sai che mi sembri una micetta a volte? E tu... E tu vuoi ostacolarmi, tu vuoi mettermi delle sbarre davanti, vuoi mettermi delle prove, ma è molto difficile con me, lo sai, perché io sono più forte. (da Cocktail Micidiale; visibile su [https://www. youtube. com/watch? v=Nlg0VpKAjKw Youtube])“

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Giorgio Gaber 94
cantautore, commediografo e regista teatrale italiano 1939 – 2003
„Ho visto un uomo matto | è impressionante come possa fare effetto | un uomo solo, abbandonato, dimenticato | dietro le sbarre sempre chiuse di un cancello. (da Dall'altra parte del cancello, n. 15)“


Rayden 238
rapper e beatmaker italiano 1983
„Mi dirigo verso mondi lontani perché le sbarre anche se d'oro restano tali. (da Carceri d'oro, n. 16)“

Lucio Piccolo 7
poeta italiano 1901 – 1969
„L'altra porta guarda occidente e mezzogiorno. I due schiavi dalle braccia mozze ai lati ascoltano i venti che vengono d'Africa. Tutto il giorno ruote, scalpicii, il richiamo dei venditori ambulanti e quello dei dispensatori d'acqua su le panchette colorate – l'acqua nell'ombra dell'arco è splendida – con il loro frastuono sembrano ostacolare transiti più leggeri. Allato è un'abitazione di poche stanze, finestre con sbarre orizzontali, ricavata dalla base stessa del bastione. Ma il sole se ne và più presto qui, dietro le montagne che s'imbrunano subito, nelle costole della salita l'erbe si risvegliano per le mani dell'erborista, e in compenso di questo suo celarsi in anticipo il sole che nimbi che aloni lascia sui profili e le cime, raggiere simili a stecche d'un ventaglio d'opaco scarlatto o venato di viola, e su una nuvoletta varca e si colora di mese e di stagione, fa immaginare le fiammate del tramonto su le sabbie d'occidente. Così la sera viene prima, e col suo arrivo i rimbombi sotto la volta vanno affievolendo, i passaggi meno frequenti. [... ] L'ombra cresce, ancora poco e lo spazio dell'arco si colmerà d'azzurro già notturno, la calma peschiera dove estinguere ogni ansia. Le stelle seguono la loro strada, attente, come di grado in grado, forse sanno che le segue uno sguardo dal foro del tetto più alto o da una mobile piattaforma di acciaio. Una mano poi segnerà i loro umori negli annali delle piogge e dei venti. (da Le esequie della luna)“

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Frederick Selous 4
1851 – 1917
„Le iene macchiate sono animali molto rumorosi, e il loro ululato raccapricciante e melancolico è il suono più comune a rompere il silenzio di una notte africana.
L'ululato tipico della iena macchiata comincia con un gemito prolungato e melancolico, che alza in cadenza per concludere con uno urlo. Tutto sommato, uno dei suoni più bizzarri in natura. Si udisce solo raramente la iena ridere nello stato naturale, in contrasto a quelle nei giardini zoologici che possono essere incitate a ridere tenendo fuori portata un pezzo di carne su un palo tra le sbarre della loro gabbia. Quando però una moltitudine di iene si uniscono attorno la carcassa di un animale grosso come un elefante o un rinoceronte, e sono lasciate in pace, i suoni che emettono sono molto interessanti d'ascoltare. Ridono, stridolano, ululano, e inoltre emettono una pletora di gorgogli, grugniti e suoni ridacchianti che sono impossibili da descrivere con precisione.“

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Attila József 7
poeta ungherese 1905 – 1937
„In alto ho guardato dal fondo della notte, | verso le ruote dentate dei cieli: | coi fili lucenti del caso cieco | lassù il telaio del passato tesseva le sue leggi. | Al cielo ho rialzato gli occhi | attraverso le nebbie dei miei sogni | e ho visto che sempre si scuce in qualche punto | il tessuto della legge. || Batte l'una di notte, il silenzio è in ascolto. | Potresti ritrovare la tua gioventù, | potresti sognare un po' di libertà | tra gli umidi muri di pietra. Così pensavo | ed ecco, appena mi alzo, | già vedo le stelle e le due Orse, | splendide lassù, | come le sbarre ferree di un carcere. || Ho sentito piangere il ferro | e ho sentito ridere la pioggia, | ho visto fendersi il passato | e ho capito che solo l'immagine | si può dimenticare. Io non so altro che amare | faticando sotto i pesi più gravi. | Oh, coscienza d'oro, perché | bisogna fare un'arma di te? || È un uomo maturo soltanto chi non ha | né padre né madre nel cuore; soltanto chi sa | che la vita ci è data in soprappiù | con la morte e che deve tenerla e restituirla | in qualsiasi momento come un oggetto | rinvenuto; soltanto chi non fa | né il Dio né il prete, né per sé né per gli altri. (da Coscienza)“

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