Frasi su sberleffo


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Dario Fo 52
drammaturgo, attore, scrittore, paroliere e scenografo i... 1926
„Così pur di sopravvivere rischiamo la vita. (dal quadro sui licenziati Wagon Lits sulla torre Binario 21, esposto alla mostra "Lazzi sberleffi dipinti", Milano, Palazzo Reale, 2012 )“

„[Tito Livio Cianchettini] Chi ebbe la ventura di incontrarlo, per le strade di Roma, ricorda che a sera, cacciata la testa nella "vendita", infilato un braccio nella "cassa" e l'altro nell'"amministrazione", se ne tornava a casa con quel "golettone" intorno al collo, avendo raccolto più sberleffi che soldi.“


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Alexandre Marius Jacob 5
anarchico francese 1879 – 1954
„Ho vissuto un'esperienza piena di avventure e sventure, mi considero soddisfatto del mio destino. Dunque, voglio andarmene senza disperazione, il sorriso sulle labbra e la pace nel cuore. Voi siete troppo giovani per apprezzare il piacere di andarsene in buona salute, facendo un ultimo sberleffo a tutti gli acciacchi e le malattie che arrivano con la vecchiaia. Ho vissuto. Adesso posso morire.
p. s Vi lascio qui due litri di vino rosato. Brindate alla vostra salute. (Lettera)  quale lettera? e quale la fonte secondaria?“

Walter Pedullà 4
saggista, critico letterario e giornalista italiano 1930
„Fa bene Alvino a opporsi, ad opporre i buoni motivi di chi è cosciente di quanto ancora può dirci una narrazione che impegna ogni organo della testa: dall'orecchio alle narici, dagli occhi alla lingua. Ecco: attenti alla lingua di Pizzuto. Giustamente Alvino gliela fa tirar fuori. Fra l'altro ci sta bene pure lo sberleffo sul volto di questo scrittore dotato di finissima ironia. Alla lingua! alla lingua di Pizzuto! dice Alvino. Che deve metterci tutti i sensi e ogni atomo del cervello per impedire che restino puro suono le sostanziose parole di Pizzuto. (dall'introduzione di Walter Pedullà a Gualberto Alvino, Chi ha paura di Antonio Pizzuto?, Firenze, Polistampa, 2008)“

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Carlo Levi 58
scrittore e pittore italiano 1902 – 1975
„Decisero allora, per poter in qualche modo difendersi dai suoi giochi fastidiosi, e prendere un po' di riposo, e lasciare a turno uno di loro di sentinella mentre gli altri dormivano, con l'incarico di tenere almeno lontano il monachicchio, se la fortuna non consentiva di afferrarlo. Tutto fu inutile: quell'inafferrabile folletto continuava i suoi dispetti come prima, ridendo allegramente della rabbia impotente degli operai. Disperati, essi ricorsero allora all'ingegnere che dirigeva i lavori: era un signore istruito, e forse sarebbe riuscito meglio di loro a domare il monachicchio scatenato. L'ingegnere venne, accompagnato dal suo assistente, un capomastro: tutti e due armati col fucile da caccia a due canne. Al loro arrivo il monachicchio si mise a fare sberleffi e risate, dal fondo della grotta, dove tutti lo vedevano benissimo, e saltava come un capretto. L'ingegnere imbracciò il fucile, che aveva caricato a palla, e lasciò partire un colpo. La palla colpì il monachicchio, e rimbalzò indietro verso quello che l'aveva tirata, e gli sfiorò il capo con un fischio pauroso, mentre lo spiritello saltava sempre più in alto, in preda a una folle gioia. L'ingegnere non tirò il secondo colpo: ma si lasciò cadere il fucile di mano: e lui, il capomastro, gli operai e Carmelo, senza aspettar altro, fuggirono terrorizzati. Da allora quei manovali si riposano all'aperto, sotto il sole, coprendosi il viso col cappello: anche tutte le altre grotte dei briganti, in quei dintorni di Irsina, erano piene di monachicchi, ed essi non osarono più metterci piede.“

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Gianni Brera 78
giornalista e scrittore italiano 1919 – 1992
„Il loro Heysel, un tempo onorevolissimo, è ormai insopportabilmente obsoleto. Ha le due curve in terra battuta con gradini sorretti da pietre malferme: in queste curve gli spettatori sono costretti a stare in piedi. Ammassare oggi folte moltitudini sugli spalti di curve senza posti a sedere significa esporsi a rischiose calamità pubbliche. Per loro disgrazia, i belgi hanno ottenuto dalla Uefa l'incarico di organizzare la Coppa Campioni. Sapevano di aver a che fare con orde di inglesi avvinazzati e feroci. Non hanno riflettuto però che gli spiantati liverpooliani non potevano competere con i ricchi juventini di tutta Italia, e che metà della curva destinata agli ospiti albionici sarebbe stata accaparrata – magari a borsa nera – dagli italiani. Così non hanno ritenuto i belgi di dividere più efficacemente i rappresentanti di due popoli l'uno all'altro inviso per troppo differenti destini passati e presenti. Alla tradizionale spocchia degli inglesi, il visibile benessere degli italiani doveva suonare come un'offesa patente, uno sberleffo tragico della sorte: dunque, ai più scalmanati non è parso vero di farla subito fuori. I pochi sparuti poliziotti belgi sono stati travolti. Gli italiani, prima sorpresi, poi atterriti, si sono ristretti fino a soffocarsi. I vecchi spalti interrati dello Heysel sono divenuti orrendo cimitero. Mortificati e stravolti, i belgi hanno taciuto lì per lì la tragedia, hanno chiamato allo Heysel tutta la polizia a disposizione nel regno: non è bastato. La partita, che pareva giocata per tacitare i manigoldi, si è risolta a favore della Juventus, il cui tripudio ha un po' stupìto dopo tanti decessi. Gli inglesi di Liverpool sono tornati alle loro tane, alla loro quotidiana mortificazione di paria. Gli italiani, fino a ieri sottovalutati e derisi, hanno meritato la sincera comprensione di tutti.“

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Gianni Brera 78
giornalista e scrittore italiano 1919 – 1992
„Il rugby è nato per un ingiurioso sberleffo alla virtù pedetoria dei plebei.“

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Vasilij Vasil'evič Rozanov 23
scrittore e filosofo russo 1856 – 1919
„La grande diversità fra i popoli ariani e semitico-camitici salta agli occhi. Gli ariani sono popoli di espressione logica; diciamo meglio: essi esprimono nella storia il secondo volto dell'uomo – di natura riflessa, lunare − fonte di "scienze" e di "arti", del concetto di "Stato" e di "cittadinanza"; dovunque – un retto uso della parola o, trattandosi di cose, esse sono espresse attraverso la parola, legate alla parola, trasfigurate mediante la parola e "vivono di essa e in essa". Se nell'esaminare un argomento così importante fosse lecito scherzare, diremmo che gli ariani portano la loro idea, la loro missione "sulla punta del naso, sollevandola, pieni di sussiego"; e, nel corso di tutta la loro storia, più che mai spaventati che qualcuno, passando accanto, "non faccia loro lo sberleffo". (da Da una remota antichità, pp. 96-97)“


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Umberto Eco 211
semiologo, filosofo e scrittore italiano 1932 – 2016
„Chi ride è malvagio solo per chi crede in ciò di cui si ride. Ma chi ride, per ridere, e per dare al suo riso tutta la sua forza, deve accettare e credere, sia pure tra parentesi, ciò di cui ride, e ridere dal di dentro, se cosí si vuol dire, se no il riso non ha valore. Ridere del piegabaffi, oggi, è un gioco da ragazzi; ridete dell'usanza di radersi, e poi discuteremo. Chi ride deve dunque essere figlio di una situazione, accettarla in toto, quasi amarla, e quindi, da figlio infame, farle uno sberleffo. (Franti a parte, solo di fronte al riso la situazione misura la sua forza: quello che esce indenne dal riso è valido, quello che crolla doveva morire. E quindi il riso, l'ironia, la beffa, il marameo, il fare il verso, il prendere a gabbo, è alla fine un servizio reso alla cosa derisa, come per salvare quello che resiste nonostante tutto alla critica interna. Il resto poteva e doveva cadere). Tale è Franti. Dall'interno idilliaco della terza classe in cui alligna Enrico Bottini, egli irraggia il suo riso distruttore; e chi si aggrappa a ciò che egli distrugge, lo chiama infame. (p. 363)“

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Gianluca Nicoletti 112
giornalista, scrittore e conduttore radiofonico italiano 1954
„Quale oltraggioso sberleffo spiraliforme e acuminato alle maestrine dalla penna spiumacciata che mi correggono accenti e pronuncia.“

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Federico Fellini 46
regista e sceneggiatore italiano 1920 – 1993
„Un film sull'assenza di un sentimento, di un'ideologia; sulla frammentazione e sullo sbriciolamento contemporaneo. Comincia che è già finito, non ha un finale perché neppure ha un inizio. È soltanto una passeggiata, un percorrere il nostro tempo e i nostri giorni, che ha un certo punto s'interrompe nel modo più pertinente: con uno sberleffo.“