Frasi su scalea

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Charles Bukowski 264
poeta e scrittore statunitense 1920 – 1994
„Chi ha inventato la scala mobile? Gradini che si muovono. Poi si parla di pazzi. Gente che va su e giù per le scale mobili, negli ascensori, che guida automobili, le porte dei garage che si aprono schiacciando un pulsante. Poi vanno in palestra per smaltire il grasso. Fra quattromila anni non avremo più le gambe, strisceremo direttamente sul culo, o forse rotoleremo come matasse di rovi. (26/9/91, 11:36 PM; 2000, p. 28)“

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Charles M. Schulz 113
fumettista statunitense 1922 – 2000
„Ho fatto il vaccino per la polio e gli orecchioni... E poi... vediamo... cos'ho fatto dopo? Ah, sì, poi ho fatto quello per la scarlattina, la pertosse e il morbillo... Poi sono caduto dalle scale! (14 maggio 1956)“


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Rainer Maria Rilke 42
scrittore, poeta e drammaturgo austriaco 1875 – 1926
„Ti ricordi ancora di Roma, cara Lou? Com'è nella tua memoria? Nella mia rimarranno un giorno solo le sue acque, queste limpide, stupende, mobili acque che vivono nelle sue piazze; e le sue scale, che sembrano modellate su acque cadenti, tanto stranamente un gradino scivola dall'altro come onda da onda; la festosità dei suoi giardini e la magnificenza delle grandi terrazze; e le sue notti, così lunghe, silenziose e colme di stelle.“

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Chuck Palahniuk 177
scrittore statunitense 1962
„Puoi scegliere. Vivere o morire. Ogni respiro è una scelta. Ogni minuto è una scelta. Essere o non essere. Ogni volta che non ti butti dalla tromba delle scale, è una scelta. Ogni volta che non vai a schiantarti con la macchina, ti rimetti in gioco. (protagonista)“

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Franco Califano 40
cantautore, poeta e scrittore italiano 1938 – 2013
„Trovato il paese, poi dopo fai presto, per l'auto al parcheggio, c'è un povero cristo, trapassa la piazza imbocca il viale, finché non incontri una rampa di scale, 300 gradini e arrivi al mio nulla, mi vedi trascino la mente che sballa, un sorso di mare, una lama di sole, per l'ultima spiaggia di un uomo animale, laggiù, dove mi hai spinto tu, sto io che aspetto il turno mio, ormai dal tempo anitco dell'addio, ho solamente una gran voglia di morire, la solitudine, morire in solitudine (L'ultima spiaggia)“

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Konrad Lorenz 94
zoologo e etologo austriaco 1903 – 1989
„Presso le oche selvatiche il giovane fidanzato suole seguire letteralmente ogni passo della sua promessa. Martina però si muoveva con gran disinvoltura per tutte le stanze della nostra casa, senza preoccuparsi del fidanzato che, cresciuto in libertà, era costretto ad avventurarsi in regioni a lui ignote. Se si pensa alla ripugnanza che hanno le oche selvatiche, uccelli che amano gli spazi aperti, a spingersi anche solo fra i cespugli o sotto gli alberi, Martino ci apparirà come un piccolo eroe: col collo teso seguì un giorno la sua amata attraverso la porta principale, fin nell'ingresso, e poi su per le scale, fino in camera da letto. (p. 19)“

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Hugo Von Hofmannsthal 55
scrittore, drammaturgo e librettista austriaco 1874 – 1929
„Come il fauno alita la sua felicità nel flauto, così la natura esala il suo trionfo in un luogo, nel sogno del Palladio. Ora essa ha deposto lo zufolo, lo lascia imputridire al margine dello stagno. Con dolce violenza riprende la Rotonda dal cerchio delle creazioni umane nella trama mobile e ombrosa del proprio regno. Ciò che incorona la collina di Vicenza non è più un tempio, non più una casa, più dell'uno e dell'altra. Un sogno immortale, una meta di meravigliosa forma, verso cui sembra tendersi l'anelito delle lontane montagne, l'anelito delle acque possenti, e che esso raggiunge, il cui cerchio circonda, alle cui quattro scale si stringe, placato, redento da un simbolo. (da Viaggio d'estate, p. 170)“

Sergio Nazzaro 31
scrittore e giornalista italiano 1973
„Prendere un treno, di quelli che partono puntuali dalla capitale e poi si perdono – come se il tempo non fosse importante oltre una certa linea invisibile. Aspettare in una stazione di campagna desolata e tetra. L'unico mezzo di comunicazione, un vecchio bus. Tornare qui è stancante, snervante. Poco più di 160 chilometri, e oltre tre di viaggio. Non torno da molto a casa, ma le mura scrostate, le scale di marmo consumato, i finestroni traballanti, sono sempre tutti lì. Immobili. E puntualmente mi chiedo come sono finito a vivere qui, dalla Svizzera dove sono nato. Una domanda automatica, che si ripete e ho il timore che si ripeterà per sempre. (da Padre, p. 89)“


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Lee Child 152
scrittore britannico 1954
„La biologia del corpo non è del tutto nota. Oggi si usa ricorrere a metafore informatiche, ma sono tutte sbagliate: non si tratta di hard disk o di RAM. Il cervello è una struttura interamente organica. È come gettare un sacchetto di mele giù per le scale, alcune si ammaccano altre no.“

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Fabrizio De André 322
cantautore italiano 1940 – 1999
„Acqua che non s'aspetta | altro che benedetta | acqua che porta male | sale dalle scale | sale senza sale | acqua che spacca il monte | che affonda terra e ponte. (da Dolcenera, n.4)“

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Dino Garrone 5
Critico letterario e scrittore italiano 1904 – 1931
„Per le strade non si cammina; ci si arrampica. Sono scale di corda e sartiami, sinché, è inutile, vi ritroverete sul piazzale di San Ciriaco come sulla coffa dell'albero più alto. (da Sorriso degli Etruschi)“

Lorenzo Giustiniani 8
letterato italiano 1761 – 1824
„Scalea città in Calabria Citra, in diocesi di Cassano lontana da Cosenza circa miglia 60. È situata su un sasso di figura triangolare pochi passi distante dal mare e gli edifizi si innalzano l'un dopo l'altro a segno che si vuole detto Scalea per la forma quasi di una scala, che deesi ascendere dal basso all'alto d'essa città. Si vuole di fondazione antica, ma niuno monumento l'è rimasto da cui potersi avere l'epoca certa della sua fondazione, anche perché tutte le scritture si smarrirono in tempo che soffrì una pestilenza. (tomo VIII, [https://books. google. it/books? hl=it&id=yl4-AAAAYAAJ&pg=PA355 p. 355])“


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Aldo Palazzeschi 120
scrittore e poeta italiano 1885 – 1974
„È in fondo alle scale | l'enorme lanterna | di ferro battuto | dalla luce eterna | che tutto il suo fuoco à spremuto. | Lanterna dalla luce eterna, | non potresti rischiarare, | per un poco, per un poco, | la via d'un sopravvissuto? | Io son breve, | tu sei eterna, | mia lanterna | un po' di foco! (da La lanterna)“

Rosetta Loy 4
scrittrice italiana 1931
„L'Antonia seduta su uno sgabello gelava, la pelle che da scura diventava grigia dal freddo. Tra le labbra socchiuse usciva un fiato bianco e lei ascoltava incantata, le mani intrecciate intorno alle ginocchia magre. Quando Luìs se ne andava lo accompagnava lungo le scale buie tenendosi a distanza; e se Luìs cercava di sfiorarle la mano la sentiva gelata. Eppure quelle dita sottili, fini come ramoscelli bruni, parlavano un loro linguaggio. Promettevano molto, e giuravano fedeltà e amore. (p. 141)“

Pietro Diana 4
pittore, incisore e disegnatore italiano 1931 – 2016
„[... ] il mondo è diventato sempre più globale, e la sfera delle conoscenze è sempre più condivisa. Il mercato dell'arte tuttavia è rimasto disomogeneo, con scale diverse. Gli artisti italiani sono poco presenti, e quotati, sul mercato internazionale, salvo poche note eccezioni, mentre artisti "internazionali" sono stati imposti sul mercato mondiale, e accettati.“

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August Liebmann Mayer 1
1885 – 1944
„Si può dire che le due grandi composizioni che Velázquez dipinse verso la fine della carriera, Le damine di corte e Le filatrici, offrono un esempio evidentissimo del senso spaziale che il grande spagnolo possedeva, e dell'arte con cui sapeva utilizzare e realizzare gli insegnamenti tratti a suo tempo dalle opere del Tintoretto. Velázquez comunica realmente allo spettatore la nozione delle dimensioni, in primo luogo giovandosi degli esseri animati, degli oggetti, delle scale, degli ordigni per tessere, dei soffitti a volta e delle pareti, e in secondo luogo con la vita che infonde nei personaggi, coi loro gesti professionali, con una genuflessione, con una mano tesa. Ma è soprattutto il modo armonioso con cui sfrutta ombre e luci che costringe l'occhio ad abbracciare l'intera visione e a cogliere la distanza tra l'uno e l'altro piano. Con queste variazioni animate, Velázquez ci trasporta nello spazio che egli stesso ha creato, ci fa vivere direttamente in esso; e attinge così le vette della realtà artistica e vivente. (da Velázquez, 1936)“

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