Frasi su scalone


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Cesare Balbo 2
politico italiano 1789 – 1853
„Sono raffreddato, il che mi fa sembrare lo scalone del vostro palazzo più lungo, se non vi trovo, e sempre corto, se vi trovo. (da una lettera a Cavour; citato in Italo de Feo, Cavour: l'uomo e l'opera, A. Mondadori, 1969, p. 146)“

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Abraham Yehoshua 17
scrittore e drammaturgo israeliano 1936
„Da ragazzo si era innamorato tante volte, ma tutti quei suoi amori erano sempre stati segreti e confusi, in fondo si obbligava semplicemente ad innamorarsi per non restare un figlio unico troppo esposto all'opprimente amore della madre. (da Cinque stagioni, Einaudi, Torino, traduzione di Gaio Scaloni, p. 210)“


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Franz Kafka 130
scrittore e aforista boemo di lingua tedesca 1883 – 1924
„Abbiamo tra noi un nuovo avvocato, il dottor Bucefalo. Nel suo aspetto esteriore ricorda poco il tempo in cui era destriero di Alessandro il Macedone; ma chi è ben al corrente delle circostanze nota qualcosa d'inconsueto. Ho visto anzi, ultimamente, un qualunque usciere del tribunale soffermarsi ammirato sullo scalone a contemplare, con occhio da intenditore di corse, l'avvocato mentre saliva di gradino in gradino, sollevando alti i garretti, coi passi che rimbombavano sul marmo. (da Il nuovo avvocato)“

Ambrogio Bazzero 130
scrittore e poeta italiano 1851 – 1882
„O Genova! o Genova! Chi può mai descrivere i tuoi palazzi di via Balbi, della Nunziata, della Nuova o della Nuovissima, e le casette a otto piani nelle strettucce che sembrano scolatoi al mare? Chi ti dirà il nobile effluvio dei cedri e il plebeo fetore del baccalà; la splendida pace dei pensili orti e l'arrabattarsi lucroso nel porto: la vita opulentemente stanca nelle sale d'ozio e la insaziabile voluttà della marmaglia saettata dal sole: la bianca melanconia degli atri, degli scaloni, delle corti solitarie e l'immensa gazzarra delle mille navi? Chi dirà, in qual reggia, in qual sala dipinta da Guercino, Van Dik e Bubens, cento cavalieri e quaranta dame furono convitati magnificentissimamente, serviti con piatti d'argento e d'oro, e i piatti ammucchiati a formare tante colonne fino alla volta: e chi descriverà la cena del pollivendolo, il tozzo rosicchiato, sotto l'incarco d'una gabbiona pidocchiosa e insudiciata? Ma da che parte si deve incominciare?“

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Tommaso Giartosio 24
scrittore italiano
„Quante cose non sapevo (e adesso ero certamente io a trascinare in fretta la valigia verso la porta del vagone): proprio in quel "momento" mi era capitato di menzionare per la prima volta a Matteo il ritratto di gentiluomo appeso all'angolo dello scalone, quel quadro che avevo sempre creduto "solamente mio": ma lui a sorpresa si era animato, ne aveva parlato con calore, lo amava. E adesso d'un tratto salutandomi mi abbracciava, e io lo abbracciavo, come se fosse una cosa naturale.
Della mia infanzia ricordo poco. Di quella di mio cugino Matteo, oltre a ciò che ho scritto fin qui, devo avere cancellato ogni ricordo – "allora". Si ripartiva. Ma per usare tutta la forza compressa nel punto d'origine era necessario staccarsene. Io potevo viaggiare. Lui no. Me ne sono sentito responsabile: ma non prima che il treno avesse doppiato la cappelletti del porto, e Matteo e la villa e Alvesta uno dopo l'altro fossero scomparsi, e non rimanesse più nessuno a cui risponderne. Eppure è "allora" che ho cominciato a cercare la parola giusta. (cap. IX, p. 171)“