Frasi su scheletro

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Stephen King 248
scrittore e sceneggiatore statunitense 1947
„Era come se in petto le si fosse consumato il cuore e la tristezza che rimaneva fosse anch'essa spettrale, un ricordo dell'amore insinuato nello scheletro dell'odio. (da "Mucchio d'ossa")“

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Giovannino Guareschi 45
scrittore italiano 1908 – 1968
„Scrissi col lapis, sopra la punteggiatura, come vogliono appunto le convenzioni internazionali che tutelano il diritto delle genti: "Signora, robustizza pacco pentachìlo a 1/2 cedola all'uopàta evitando medicincarte et infiammabili. Pàccami lancorredo, sigartabacco e seccacastagne. Se però credi castagne ben cotte possano giovare al bambino, non inviarle. Non mi manca niente. Di una sola cosa ti prego: che la sera della vigilia di Natale tu imbandisca la tavola nel modo più lieto possibile. Fai schiodare la cassa delle stoviglie e quella della cristalleria; scegli la tovaglia migliore, quella nuovissima piena di ricami; accendi tutte le lampade. E prepara un grosso albero di Natale con tante candeline, e prepara con cura il presepe vicino alla finestra, come l'anno scorso. Signora, io ho bisogno che tu faccia questo. Il mio pensiero ogni notte varca il reticolato: lo so, ti riesce difficile figurarti il mio pensiero che varca il reticolato. Il pensiero è un soffio di niente e non ha volto: e allora figurati che io stesso, ogni notte, esca dal recinto. Figurati un Giovannino leggero come un sogno e trasparente come il vento delle serenissime e gelide notti invernali. Io, ogni notte, approfitto del sonno degli altri e mi affido all'aria e trasvolo rapido gli sconfinati silenzi di terre straniere e città sconosciute. Tutto è buio e triste sotto di me, e io affannosamente vado cercando luce e serenità. Rivedo la Madonnina del Duomo, ma le strade e le piazze non sono più quelle di un tempo, e stento a ritrovare il nostro quarto piano. Signora, non dire che sono il solito temerario se entro in casa dal tetto: anzi, loda la mia prudenza se non mi avventuro lungo le macerie della scala. E poi il tetto è scoperchiato e si fa più presto. Riconosco lo scheletro delle nostre stanze e ricerco i nostri ricordi nascosti sotto i rottami dei muri crollati. Tutto è buio, freddo e triste anche qui, e soltanto se la luna mi assiste riesco a scoprire sui brandelli delle tappezzerie che ancora pendono alle pareti, i riquadri chiari e la topografia dei nostri mobili. Per le strade deserte, cammina soltanto la paura vestita di luna. Su un brano di tappezzeria dell'ex-anticamera vedo un fiorellino. Uno strano fiore nero a cinque petali. Signora, rammenti quando Albertino decorò le nostre stanze con la piccola sciagurata mano intinta nell'inchiostro di China? Inutilmente vado a ricercare vestigia di giorni lieti fra le pareti dell'ufficio; le pareti non ci sono più, e il grande edificio è un cupo mucchio di cemento annerito dal fumo. Fuggo dalla città buia e silenziosa, e rivedo i luoghi dove, zitella, tu mi conoscesti zitello. Ma nche qui è squallida malinconia, eio mi rifugio alla fine nella casupola dove si accatastano i miei ultimi effetti e i miei primi affetti. Tu dormi, Albertino dorme, mia madre, mio padre dormono. Tutti dormono, e cercano forse di ritrovare in sogno il mio ignoto, lontano rifugio. I nostri mobili si affollano disordinatamente nelle esigue stanze immerse nell'ombra, e dentro le polverose casse del solaio le parole dei miei libri si sono gelate. Signora, io cerco un po' di luce, un po' di tiepida serenità, e invece non trovo che buio e freddo, e non posso ravvisare nel buio il volto di mio figlio, e sui laghi e sulle spiagge tutto è spento e abbandonato, tutto è silenzio, e io rinavigo verso il recinto e torno al mio pagliericcio portando il gelo nelle ossa del numero 6865. Signora, bisogna che, almeno la notte di Natale, il mio pensiero, fuggendo dal recinto, possa trovare un angolo tiepido e luminoso in cui sostare. Voglio tanta luce: voglio rivedere il vostro volto, voglio rivedere il volto dell'antica serenità. Altrimenti che gusto c'è a fare il prigioniero?" Qui ebbi la sensazione che le 24 righe stessero per finire, e mi interruppi. Le righe erano in effetti 138, e io avevo riempito le 24 mie, le 24 della risposta e altri cinque foglietti che stazionavano nei paraggi. Con estrema cura cancellai tutto e ricominciai da capo: "Signora, robustizza pacco pentachìlo a 1/2 cedola all'uopàta evitando medicincarte et infiammabili. Pàccami lancorredo, sigartabacco...“


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Alba de Céspedes 3
scrittrice, poetessa e partigiana italiana 1911 – 1997
„Il segreto del mio ottimismo consiste nel rinunziare a comprendere gli altri. Molti, a forza di analizzare il comportamento di coloro che li circondano, li riducono allo scheletro [... ]. (p. 43)“

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Cristina Campo 54
scrittrice, poetessa e traduttrice italiana 1923 – 1977
„Proust: il lungo poema del mana primitivo, dell'energia vitale elevata a potere magico. Poema di maree: persone, luoghi, parole, melodie, prima colmi e poi svuotati di quel potere. Sotto l'onda splendente e terribile del mana le rocce parlano, la sabbia si fa oro, tutto si muove, si risponde, tramuta, avvolge l'uomo e lo domina, con diritto di vita o di morte. In secca, tutto ritorna fossile, desertico, si immobilizza in un biancore di scheletro.
La meravigliosa cerimonia di Proust è l'evocazione e la risurrezione del mana ottenuta dallo stregone con l'aiuto di oggetti sacri: i biancospini, la bille d'agathe, la petite phrase de Vinteuil. Così nei rituali polinesiani il frammento d'osso, l'impronta del piede umano nell'argilla. (da Fiaba e Mistero, Parco dei cervi, p. 148)“

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Gianni Clerici 54
giornalista italiano 1930
„Il suo nome, tradotto, significa Orso e Roccaforte, e rende bene l'idea di un difensore inattaccabile, se non da geni della rete, quali McEnroe, o il nostro Panatta. Bjorn fu il primo ad usare racchette composite, legno mescolato a plastica, con uno scheletro di grafite. Pesantissime, oltre le 14 once, che gli consentirono di sviluppare per primo un movimento rotatorio sul diritto, mentre il rovescio gli fu gentilmente offerto dalla pratica giovanile dell'hockey su ghiaccio. Atleta capace di emergere in qualsiasi altro sport, Borg dominò dal 1975 all'81, vincendo non solo 6 Roland Garros, ma 5 Wimbledon, con sbalorditivo adattamento dei suoi gesti a prati. La fine della sua carriera fu causata, al di là di sfortunate scelte umane, dall'arrivo di McEnroe, che lo scoraggiò nella finale di Wimbledon 1981.“

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Emanuela Audisio 31
giornalista e scrittrice italiana 1953
„Con i suoi mille metri di percorso, con curve che richiedono torsioni particolari il Palio per i cavalli è un'ammazzata. Calcolando anche che possono girare a quarantotto chilometri orari. Nel galappo ad esempio c'è un momento in cui la bestia tocca con un anteriore solo: la pressione è spaventosa. La prima cosa a rompersi è il nodello, che corrisponde alla nostra prima falange, la seconda è lo stinco, la terza è lo scheletro, che se ne va per conto suo. Finora nessuno si è preoccupato di creare un cavallo da Palio, morfologicamente adatto a sopportare le tremende pene della piazza.“

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July B 6
rapper italiano 1984
„Ora sei lì che ti guardi da trenta minuti buoni | anche lo specchio sembra dirti che si è un po' rotto i coglioni | le tue compari schiattano di invidia | appena compari ti farebbero la fibbia | e ti farebbero la tibia con le mani | ma magre come sono, mh ecco gli scheletri negli Armani. (da Avevi detto che)“

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Isaac Bashevis Singer 65
scrittore polacco 1902 – 1991
„Lucciole baluginavano, grilli cantavano, un uccello insonne cinguettava tra le chiome degli alberi. La luna si alzò... la testa di uno scheletro. Che cosa c'era lassù? Che cos'era la luna? Chi l'aveva creata? A quale scopo? Forse una soluzione semplice come quella della gravitazione universale stava aspettando che qualcuno la scoprisse; così, si diceva, era accaduto a Newton non appena veduta una mela cadere da un albero. Forse la verità universale poteva essere contenuta in una sola frase. Oppure le parole che avrebbero potuto definirla dovevano essere ancora create? (IV, 5; p. 127)“


Andrea Cau 12
naturalista e paleontologo italiano 1978
„Tutte le evidenze esistenti indicano che i dromaeosauridi erano ricoperti di un fitto piumaggio. Tale discorso è valido per tutti i dromaeosauridi, anche quelle che, a causa di processi di fossilizzazione non idonei, non mostrano più tracce del loro tegumento, da Graciliraptor a Utahraptor. Faccio solo notare che l'alternativa alla presenza di piumaggio, ovvero l'ipotesi che i grandi dromaeosauridi fossero privi di piumaggio, se non addirittura squamati come coccodrilli, è palesemente anti-scientifica, dato che, a differenza di quella "piumata", non si basa su alcuna prova anatomica, né su fenomeni zoologici noti (non esiste alcuna prova che un animale piumato si evolva in uno squamato). I dromaeosauridi appartengono a Maniraptora, e nessun Maniraptora fossile scoperto finora ha mai presentato tracce di squame o scaglie. Al contrario, tutte le tracce di penne scoperte finora appartengono a scheletri di maniraptoriani, compresi alcuni dromaeosauridi: pertanto, i dati sostengono con schiacciante evidenza l'ipotesi piumata.“

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Jeffery Deaver 20
scrittore statunitense 1950
„Dio non dà nulla di certo. A volte bisogna giocarsi le probabilità. (da Lo scheletro che balla)“

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Iginio Ugo Tarchetti 55
scrittore, poeta e giornalista italiano 1839 – 1869
„Quando bacio il tuo labbro pro. fumato, | cara fanciulla, non posso obbliare | che un bianco teschio v'è sotto celato. || Quando a me stringo il tuo corpo vezzoso, | obbliar non poss'io, cara fanciulla, | che vi è sotto uno scheletro nascoso. (da Memento, 1867)“

Andrea Cau 12
naturalista e paleontologo italiano 1978
„Proprio per le sue dimensioni e proporzioni limite, è probabile che non rappresenti la condizione "tipica" dei tyrannosauridi (né tanto meno degli altri tyrannosauroidi), nonostante che sia stato l'oggetto della maggioranza degli studi e delle analisi, non solo nello scheletro, ma anche nel tasso di crescita, la fisiologia, l'ecologia e la distribuzione spazio-temporale.“


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Erri De Luca 195
scrittore, traduttore e poeta italiano 1950
„Perché reggono l'intero peso. | Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi. | Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare. | Perché portano via. | Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta. | Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali. | Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica. | Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare. | Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura. | Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Pushkin. | Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante. | Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio. | Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo. | Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella. | Perché non sanno accusare e non impugnano armi. | Perché sono stati crocefissi. | Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l'appoggio. | Perché, come le capre, amano il sale. | Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte. (da Elogio dei piedi)“

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Lion Feuchtwanger 4
scrittore tedesco 1884 – 1958
„[... ] la scienza procura soltanto scheletri, sia pure costruiti molto chiaramente, la cui contemplazione è ricompensata da una specie di soddisfazione estetica: ma soltanto la fantasia dello scrittore - poeta può coprire di carne viva le ossa di questi scheletri. (risvolto di sovraccoperta)“

Vincenzo Consolo 25
scrittore e saggista italiano 1933 – 2012
„Ed è Palermo, la fastosa e miserabile Palermo, con i suoi palazzi nobiliari che imitano le regge dei Borboni tra i «cortili» di tracoma e tisi, con le ville-alberghi in stile moresco-liberty di imprenditori come i Florio che s'alzavano sopra i tetti dei tuguri; la Palermo delle strade brulicanti d'umanità come quelle di Nuova Delhi o del Cairo e dei sotterranei dei conventi affollati di morti imbalsamati, bloccati in gesti e ghigni come al passaggio di quello scheletro a cavallo e armato di falce che si vede nell'affresco chiamato Trionfo della morte del museo Abatellis. (dalla prefazione di Vincenzo Consolo a Carlo Levi, Le parole sono pietre, Giulio Einaudi editore, Torino, 2010, p. XI)“

Sergio Nazzaro 31
scrittore e giornalista italiano 1973
„Un filmato di quelli accelerati, i fotogrammi veloci mischiati con una musica di sottofondo. Evocativa. Mani che si avventano. Poi, solo lo scheletro, arrugginito. Forse, dopo, neanche più il palo. Distrutto, bruciato. Alla base. Penzolante. Tenuto sospeso dai fili elettrici. L'immagine perfetta. Il palo è alla mercé del vento. Ma non cade. Mentre tutti si rendono conto che c'è un motorino abbandonato, mi guardo intorno. Castel Volturno. Il mare è vicino. Anche se non si vede. L'odore. Intorno case abbandonate. Sventrate. Come se ci fossero state delle esplosioni. Ma pochi le hanno udite. Canneti, arbusti, polvere, rifiuti, cartelli. Tutto nasconde la vista del mare. Osservo il motorino. Anche gli africani, dopo i casalesi, hanno fatto una scelta. Casale di Principe sede legale. L'Africa sede legale. La sede operativa La Domitiana, Castel Volturno, e le sue terre, strade sterrate tutt'intorno. Mentre i casalesi hanno combattuto le loro guerre con gli altri clan vicini per difendere e imporre la sede operativa, gli africani non ne hanno avuto bisogno. Decenni di permanenza. Inesorabile. Protetta. Utile. A testa bassa hanno subito colpi, lamentele, repulisti generali, promesse di miglioramento e promesse di esodi biblici. Hanno accettato tutto, in silenzio. E sono rimasti. Sempre pochi a rendersene conto, gli altri in ritardo. In ritardo a cercare nel vocabolario aggettivi e sostantivi iperbolici, costrutti intelligenti, paradossi eccentrici, aforismi, per colpire la fantasia. Trovare una bellezza nell'inferno, che non c'è. (13)“

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