Frasi su scocca

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Erri De Luca 195
scrittore, traduttore e poeta italiano 1950
„È bella di notte la città. C'è pericolo ma pure libertà. Ci girano quelli senza sonno, gli artisti, gli assassini, i giocatori, stanno aperte le osterie, le friggitorie, i caffè. Ci si saluta, ci si conosce, tra quelli che campano di notte. Le persone perdonano i vizi. La luce del giorno accusa, lo scuro della notte dà l'assoluzione. Escono i trasformati, uomini vestiti da donna, perché così gli dice la natura e nessuno li scoccia. Nessuno chiede di conto di notte. Escono gli storpi, i ciechi, gli zoppi, che di giorno vengono respinti. È una tasca rivoltata, la notte nella città. Escono pure i cani, quelli senza casa. Aspettano la notte per cercare gli avanzi, quanti cani riescono a campare senza nessuno. Di notte la città è un paese civile. (p. 26)“

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Franco Battiato 119
musicista, cantautore e regista italiano 1945
„I madrigali di Gesualdo, principe di Venosa, musicista assassino della sposa – cosa importa? Scocca la sua nota, dolce come rosa. (da Gesualdo da Venosa)“


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Dante Alighieri 217
poeta italiano autore della Divina Commedia 1265 – 1321
„Come 'l ramarro sotto la gran fersa | dei dì canicular, cangiando sepe, | folgore par se la via attraversa, | sì pareva, venendo verso l'epe | de li altri due, un serpentello acceso, | livido e nero come gran di pepe; | e quella parte onde prima è preso | nostro alimento, a l'un di lor trafisse; | poi cadde giuso innanzi lui disteso. | Lo trafitto 'l mirò, ma nulla disse; | anzi, co' piè fermati, sbadigliava | pur come sonno o febbre l'assalisse. | Elli 'l serpente e quei lui riguardava; | l'un per la piaga e l'altro per la bocca | fummavan forte, e 'l fummo si scontrava. | Taccia Lucano omai là dov'e' tocca | del misero Sabello e di Nasidio, | e attenda a udir quel ch'or si scocca. | Taccia di Cadmo e d'Aretusa Ovidio, | ché se quello in serpente e quella in fonte | converte poetando, io non lo 'nvidio; | ché due nature mai a fronte a fronte | non trasmutò sì ch'amendue le forme | a cambiar lor matera fosser pronte. | Insieme si rispuosero a tai norme, | che 'l serpente la coda in forca fesse, | e 'l feruto ristrinse insieme l'orme. | Le gambe con le cosce seco stesse | s'appiccar sì, che 'n poco la giuntura | non facea segno alcun che si paresse. | Togliea la coda fessa la figura | che si perdeva là, e la sua pelle | si facea molle, e quella di là dura. | Io vidi intrar le braccia per l'ascelle, | e i due piè de la fiera, ch'eran corti, | tanto allungar quanto accorciavan quelle. | Poscia li piè di rietro, insieme attorti, | diventaron lo membro che l'uom cela, | e 'l misero del suo n'avea due porti. | Mentre che 'l fummo l'uno e l'altro vela | di color novo, e genera 'l pel suso | per l'una parte e da l'altra il dipela, | l'un si levò e l'altro cadde giuso, | non torcendo però le lucerne empie, | sotto le quai ciascun cambiava muso. | Quel ch'era dritto, il trasse ver' le tempie, | e di troppa matera ch'in là venne | uscir li orecchi de le gote scempie; | ciò che non corse in dietro e si ritenne | di quel soverchio, fé naso a la faccia | e le labbra ingrossò quanto convenne. | Quel che giacëa, il muso innanzi caccia, | e li orecchi ritira per la testa | come face le corna la lumaccia; | e la lingua, ch'avëa unita e presta | prima a parlar, si fende, e la forcuta | ne l'altro si richiude; e 'l fummo resta. (XXV, 79-135)“

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Ghemon 29
rapper italiano 1982
„Sei tu | il rosso delle scocche di un bambino | il fresco dell'altra faccia del cuscino | il vento d'estate | il mosto del vino | le carezze di mia madre | l'odore del ragù a primo mattino. (da Ti muovi nella mia vita, n.º 4)“

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Daniel Pennac 154
scrittore francese 1944
„Se dovessi definire queste lezioni, direi che i miei presunti i somari e io lottavamo contro il pensiero magico, quello che, come nelle fiabe, ci tiene prigionieri di un eterno presente. [... ] Nessuno è condannato a essere per sempre una nullità, come se avesse mangiato una mela avvelenata! Non siamo in una fiaba, vittime di un incantesimo! Forse è questo insegnare: farla finita con il pensiero magico, fare in modo che a ogni lezione scocchi l'ora del risveglio. (III, 17; p. 137)“

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Gianni Agnelli 71
imprenditore italiano 1921 – 2003
„Chi vince sempre alla fine scoccia. Ma avrei gradito lo stesso.“

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Gialal al-Din Rumi 12
poeta e mistico persiano 1207 – 1273
„Lascia il mondo e ne sarai signore, | esci da te, sarai compagno di Dio. | Dàtti, tu freccia, all'arco del Signore, | che egli ti scocchi rapido al tuo segno. | Cresci, tu grano, e sii campo di spighe, | poi lasciati mietere nel giorno della falce; | fatti nel forno ardente pane al mondo, | lascia lieto la terra e sarai stella“

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Giuseppe Aurelio Costanzo 4
letterato, poeta e docente italiano 1843 – 1913
„Musa d'ebbrezze profonde e audaci, | Me solo inebbria d'ambrosii baci. | E credi pure, che, mentre scocca | L'eterno bacio dalla, tua bocca, | Sono poeta, poeta almeno | L'ora che, tacito, ti languo in seno.“


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Nikolaj Vasiljevič Gogol 67
scrittore e drammaturgo ucraino 1809 – 1852
„Come un'innumerevole moltitudine di chiese e monasteri, colle loro cupole, le loro guglie, le loro croci, è disseminata per la santa e pia terra di Russia; cosí un'innumerevole moltitudine di stirpi, di generazioni, di popoli si affolla, svaria e si agita sulla faccia della terra. E ciascun popolo, che porta in sé il pegno delle sue forze, riboccante di spirituali forze creatrici, di spiccate caratteristiche proprie, e di tutto quello che ha avuto in dono da Dio, ciascuno in maniera originale si differenzia dagli altri con un suo proprio linguaggio, nel quale, qualunque cosa esprima, riflette nel modo di esprimerla un lato dell'indole che gli è propria. Comprensione del cuore e saggia esperienza della vita impregnano la parola del britanno; scintilla di lieve eleganza e vanisce l'effimera parola del francese; ingegnosamente escogita il tedesco, non a tutti accessibile, la sua parola profonda e scabra. Ma non c'è parola che scocchi. (I, 5; 1977, p. 107)“

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Arthur Schnitzler 26
scrittore, drammaturgo e medico austriaco 1862 – 1931
„L'orologio della torre del municipio scoccò le sette e mezzo. D'altronde non importava che ora fosse; il tempo gli era completamente indifferente. Non provava interesse per nulla e per nessuno. Sentì una leggera compassione per se stesso. Molto fuggevolmente, non proprio come un proposito, gli venne l'idea di recarsi a una qualsiasi stazione, partire, non importava per dove, sparire per tutti coloro che lo avevano conosciuto, ricomparire in qualche luogo all'estero e incominciare una nuova vita, sotto spoglie diverse. Si ricordò di certi strani casi clinici che conosceva dai libri di psichiatria, delle cosiddette doppie esistenze: un uomo spariva improvvisamente dalla vita normale, veniva dato per disperso, ritornava dopo pochi mesi o dopo anni, senza ricordare dove era stato tutto quel tempo, finché in seguito qualcuno con cui s'era incontrato da qualche parte in un paese lontano lo riconosceva, ma lui non aveva più memoria di nulla. E in forma più lieve a più d'uno doveva capitare la stessa cosa. Per esempio dopo aver fatto un sogno? Certo, ci si ricordava… Ma sicuramente c'erano anche dei sogni che si dimenticavano del tutto, dei quali non restava più traccia, tranne un certo strano stato d'animo, uno stordimento misterioso. Oppure si ricordavano solo più tardi, molto più tardi, e non si sapeva più se si era fatta un'esperienza reale o soltanto sognato. Soltanto… soltanto…!“

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Fabrizio De André 322
cantautore italiano 1940 – 1999
„Ma una notizia un po' originale | non ha bisogno di alcun giornale | come una freccia dall'arco scocca | vola veloce di bocca in bocca. (da Bocca di rosa, n.° 8)“

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Alessandro Tassoni 5
scrittore italiano 1565 – 1635
„La balestra del Ciel scocca improvviso.“


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Gaspara Stampa 6
poetessa italiana 1523 – 1554
„Rivolgete talor pietoso gli occhi | da le vostre bellezze a le mie pene, | sì che quanta alterezza indi vi viene, | tanta quindi pietate il cor vi tocchi. | Vedrete qual martir indi mi fiocchhi, | vderete vòte le faretre e piene, | che preste a' danni miei sempre Amor tiene, | quando avien che ver' me l'arco suo scocchi. (22. [XXII], p. 18-19)“

„Sono sempre stata convinta che siano una stirpe a sé stante: ci sono gli dèi, ci sono gli umani. E ci sono i poeti. Essi nascono quando il cielo e la terra sono in pace fra loro o quando scocca la folgore nel cuore della notte e colpisce la culla di un bambino senza ucciderlo, sfiorandolo soltanto con una carezza di fuoco. (Abira: cap. 5)“

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