Frasi su sconforto

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Fabri Fibra 279
rapper, produttore discografico e scrittore italiano 1976
„Io sono il testimone oculare dello sconforto | la prova evidente che qualcosa è andato storto. (da Tienila Su, n.º 17)“

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Nina Nikolaevna Berberova 10
scrittrice russa 1901 – 1993
„A partire da quella data e per tre anni Blok si abbandona senza riserve al misticismo, all'amore, alla poesia. Il poeta sboccia, prende coscienza della propria arte; la sua opera acquista forza, pienezza, bellezza; nascono i magnifici Versi della Bellissima Dama. E per tre anni la poesia russa conoscerà una purezza, una elevatezza, un fascino ben di rado eguagliati. [... ] Blok portava in sé una tristezza acuta, un infinito sconforto, l'ansiosa sensazione che i giorni felici si allontanassero, sfumassero, senza mai scomparire completamente. Gli anni 1903 – 1904, agli inizi della sua vita con Ljuba, quando la dea severa giunse a lui, furono per Blok i più felici. E tuttavia, fino a che punto Ljuba fu la sua donna? Il solo dubbio – poiché il dubbio esiste – che quello di Blok sia stato un matrimonio bianco getta una strana luce su questo periodo "felice" della sua vita. (pp. 32-47)“


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Natalia Ginzburg 37
scrittrice italiana 1916 – 1991
„Era, il dopoguerra, un tempo in cui tutti pensavano d'essere dei poeti, e tutti pensavano d'essere dei politici; tutti s'immaginavano che si potesse e si dovesse anzi far poesia di tutto, dopo tanti anni in cui era sembrato che il mondo fosse ammutolito e pietrificato e la realtà era stata guardata come di là da un vetro, in una vitrea, cristallina e muta immobilità. Romanzieri e poeti avevano, negli anni del fascismo, digiunato, non essendovi intorno molte parole che fosse consentito usare; e i pochi che ancora avevano usato parole le avevano scelte con ogni cura nel magro patrimonio di briciole che ancora restava. Nel tempo del fascismo, i poeti s'erano trovati ad esprimere solo il mondo arido, chiuso e sibillino dei sogni. Ora c'erano di nuovo molte parole in circolazione, e la realtà di nuovo appariva a portata di mano; perciò quegli antichi digiunatori si diedero a vendemmiarvi con delizia. E la vendemmia fu generale, perché tutti ebbero l'idea di prendervi parte; e si determinò una confusione di linguaggio fra poesia e politica, le quali erano apparse mescolate insieme. Ma poi avvenne che la realtà si rivelò complessa e segreta, indecifrabile e oscura non meno che il mondo dei sogni; e si rivelò ancora situata di là dal vetro, e l'illusione di aver spezzato quel vetro si rivelò effimera. Cosí molti si ritrassero presto sconfortati e scorati; e ripiombarono in un amaro digiuno e in un profondo silenzio. Cosí il dopoguerra fu triste, pieno di sconforto dopo le allegre vendemmie dei primi tempi. Molti si appartarono e si isolarono di nuovo o nel mondo dei loro sogni, o in un lavoro qualsiasi che fruttasse da vivere, un lavoro assunto a caso e in fretta, e che sembrava piccolo e grigio dopo tanto clamore; e comunque tutti scordarono quella breve, illusoria compartecipazione alla vita del prossimo. Certo, per molti anni, nessuno fece piú il proprio mestiere, ma tutti credettero di poterne e doverne fare mille altri insieme; e passò del tempo prima che ciascuno riprendesse sulle sue spalle il proprio mestiere e ne accettasse il peso e la quotidiana fatica, e la quotidiana solitudine, che è l'unico mezzo che noi abbiamo di partecipare alla vita del prossimo, perduto e stretto in una solitudine uguale. (1963, pp. 165-166)“

Francesco Gungui 6
scrittore italiano 1980
„E so che queste cose sono difficili da spiegare, perché tutto ciò che è bello, dolce, romantico, quando si cerca di raccontarlo diventa inevitabilmente patetico. E tutto ciò che è patetico mi getta sempre e automaticamente nello sconforto. Io sono quel genere di spettatrice che quando guarda scene troppo sdolcinate in televisione si sente in imbarazzo per gli attori. Comincio a pensare che l'intimità sia inevitabilmente ridicola agli occhi di uno spettatore esterno ed è per questo che poi quando ci raccontano queste cose si cercano sempre i particolari divertenti. (pg. 256)“

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Constantin Noica 3
filosofo, saggista e scrittore romeno 1909 – 1987
„Sapete quanto c'è di fecondo e di positivo in questo brivido della creatura colpita anzitempo? Voi che avete coltivato tutti i modi di morire, dalla squallida morte del suicida fino alla morte sottile delle civiltà, non vedete quello che perdete staccandovi da una lingua in cui palpita l'estremo sconforto per versare le vostre inquietudini nel crogiolo di un'altra mirabilmente pacata, destinata a sopravvivere nelle scuole, classica? Come potete barattare il privilegio dell'agonia contro la solennità dell'espressione? Come potete rinunciare allo stile dei morenti per il semplice stile? [... ] Venite a incidere l'indicibile sulla sabbia di una lingua in agonia. (dalla lettera di Constantin Noica a Emil M. Cioran del 1957 in L'amico lontano risponde, p. 51)“

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Albert Einstein 579
scienziato tedesco 1879 – 1955
„La mia sensazione di inferiorità intellettuale nei Suoi confronti non riesce a rovinare la grande delizia delle nostre conversazioni, soprattutto perché la Sua benevolenza paterna verso tutti noi ci trattiene dal piombare nello sconforto. (pp. 53-54)“

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Jón Kalman Stefánsson 2
scrittore islandese 1963
„Parliamo, scriviamo, raccontiamo di piccole e grandi cose per cercare di capire, di arrivare a qualcosa, di afferrare l’essenza che però si allontana sempre più come l’arcobaleno. Nelle storie antiche si dice che l’uomo non possa guardare Dio, equivarrebbe alla morte, e senza dubbio vale lo stesso per quello che cerchiamo – la ricerca stessa è lo scopo, il risultato ce ne priverebbe. E ovviamente è la ricerca che ci insegna le parole per descrivere lo splendore delle stelle, il silenzio dei pesci, il sorriso e lo sconforto, la fine del mondo e la luce dell’estate. Abbiamo un compito, a parte baciare labbra; sai per caso come si dice «ti desidero» in latino? E come si dice in islandese? (da Luce d'estate ed è subito notte)“

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Lucio Battisti 177
compositore, cantautore e produttore discografico italiano 1943 – 1998
„Ma quanti ostacoli | e sofferenze e poi | sconforti e lacrime | per diventare noi | veramente noi, uniti | indivisibili, | vicini ma irraggiungibili. (da Amarsi un po“


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Daniel Defoe 13
1660 – 1731
„A mio avviso tutti i nostri sconforti per le cose di cui manchiamo, scaturiscono dalla nostra ingratitudine per quelle che abbiamo. (1842, 29, p. 161)“

Mario Giannone 12
presbitero, scrittore e militare italiano
„Sconfitti eravamo, col muso a terra e lo sconforto nel cuore. (p. 15)“

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Romano Battaglia 138
scrittore italiano 1933 – 2012
„Non possiamo restare giovani se camminiamo con la nostra speranza ed essere vecchi se ci fermiamo con il nostro sconforto. (p. 36)“

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Enzo Biagi 200
giornalista, scrittore e conduttore televisivo italiano 1920 – 2007
„[... ] Eduardo, che odia il Vesuvio, le canzonette, le cartoline, e che ha distrutto con le sue parole spesso acri, con le sue immagini appannate dallo sconforto, la retorica della felice città del sole. (da Italia, p. 177)“


Ambrogio Bazzero 120
scrittore e poeta italiano 1851 – 1882
„Perché questo sconforto? Perché ti ho amato troppo. E Tu lo meritavi? – Cominciano i giorni delle indecisioni, dei dubbi, degli spossamenti. – Dammi l'oblio, – dammi anche l'imbecillita: ch'io non abbia più memoria.“

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Francesco Guccini 220
cantautore italiano 1940
„Ci prese come un pugno, ci gelò di sconforto, sapere a brutto grugno che Guevara era morto: in quel giorno d'ottobre, in terra boliviana era tradito e perso Ernesto "Che" Guevara... (da Stagioni)“

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Emil Cioran 518
filosofo, scrittore e saggista rumeno 1911 – 1995
„La religione è un'arte di consolare. Quando il prete dice, a voi afflitti, che Dio si interessa al vostro sconforto, offre una consolazione che, in fatto di efficacia, non potrà mai trovare equivalenti in dottrine secolari.“

Tom Godwin 7
autore di fantascienza statunitense 1915 – 1980
„Mentre si allontanava sentì nascere dentro di lei la determinazione di reagire a quella situazione tragica. Non devo abbandonarmi allo sconforto e alla paura. Siamo in tanti e tutti insieme riusciremo ad affrontare e combattere i pericoli che si presenteranno, anche se ci terrorizzano. Dobbiamo farlo per noi e per i nostri figli. Soprattutto per i nostri figli. (p. 19)“

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