Frasi su sentina

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Curzio Malaparte 73
scrittore italiano 1898 – 1957
„A giudicare dai lamenti, dalle minacce, dalle esortazioni e dalle preghiere dell'on. Scalfaro, si direbbe che l'Italia sia un sobborgo di Sodoma, la Bestia dell'Apocalisse, un museo dei vizi, una scuola di depravazione, una sentina d'impurità ed una nazione infine senza pudore né dignità. (da Due anni di battibecco, 1953-1955, Aria d'Italia, 1957; citato in Roberto Gervaso, I sinistri, Ed. Mondadori)“

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Ludovico Ariosto 66
poeta e commediografo italiano, autore dell'Orlando furioso 1474 – 1533
„O d'ogni vizio fetida sentina, | dormi, Italia imbriaca, e non ti pesa | ch'ora di questa gente, ora di quella | che già serva ti fu, sei fatta ancella? (canto XVII, ottava 76)“


Giuseppe Guerzoni 22
patriota italiano 1835 – 1886
„Gli autori e gli attori adulano le passioni più volgari e gli istinti più bassi del pubblico; il pubblico riconoscente adula il gusto corrotto e l'arte bislacca degli autori e degli attori, e si depravano a vicenda, e il risultato finale della mutua associazione è una sentina. (p. 267)“

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Alessandro Piccolomini 10
scrittore, filosofo e astronomo italiano 1508 – 1579
„Io per mi pensava che in un giovine l'esser innamorato fusse il condimento di tutte le sue virtù, e che se ben alcun fusse una profonda sentina di vitii, Amor fusse bastante a sollevarlo in un momento fino a le stelle. [fonte 6] (Fabritio: Atto I, scena I)“

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Gaetano Crespi 2
scrittore e poeta italiano 1852 – 1913
„Cianchettini, salvo che una macchina da far denari, ha inventato e costrutto quanto si può immaginare. Oggi, visto che nessuno gli dà retta, si adatterebbe a fare il maestro di metafisico-politica e calligrafia e d'imbastitura di abiti purché potesse abbandonare questa ingrata terra, questa Milano sempre sentina di popolo imbestialito che vive ferocemente.“

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Mario Luzzatto Fegiz 10
giornalista, critico musicale e saggista italiano 1947
„Esponenti più vistosi e commercialmente fortunati [della musica demenziale italiana] furono gli Squallor, Daniele Pace, Totò Savio, Alfredo Cerruti, Giancarlo Bigazzi, che nella vita facevano mestieri normali come i discografici o i musicisti o i parolieri e una volta all'anno si chiudevano in una sala d'incisione in compagnia di alcolici e donnine allegre per svuotare, a microfoni aperti, la sentina della loro creatività più oscena e volgare, dando vita ad album dai titoli allusivi come Tromba, Cappelle, Arrapaho. (da Elio e i suoi antenati. Il demenziale al potere, Corriere della sera, 3 settembre 2004)“

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