Frasi su significazione

Se i secondi e minuti fossero tutti uguali, come li vediamo indicati sugli orologi, non sempre avremmo il tempo di spiegare quel che dentro di loro succede, il midollo che contengono, per nostra fortuna gli episodi di più ampia significazione capita che avvengano nei secondi lunghi e nei minuti dilatati, perciò è possibile discutere con indugio e particolari certi casi, senza infrangere scandalosamente la più sottile delle tre unità drammatiche, che è precisamente il tempo.

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José Saramago 228
scrittore, critico letterario e poeta portoghese 1922 – 2010

Dopo la "poetica della parola", il vocalismo puro, le immagini traslucide e la musica di Ed è subito sera, nella poesia di Quasimodo si fa strada una coscienza di linguaggio che alla perfezione formale – pur conservata e trasferita in ogni evento poetico successivo – preferisce la significazione e la comunicazione. (p. 13)


La significazione è una procedura che lega elementi di ordine sensoriale a elementi di ordine intellettuale. Poiché i segni producono relazioni tra due entità – una presente e una assente – essi sono a tutti gli effetti sistemi di significazione, ed ecco perché si dice che la semiotica studia i segni. (p. 13)


La patria considerata nella sua morale e profonda significazione è il compiuto sodamente di ciascuno verso di tutti e di tutti verso ciascuno. (p. 36-37)

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Terenzio Mamiani 84
filosofo, politico e scrittore italiano 1799 – 1885

Questi sogni che si fanno intorno all'alba del dì, secondo ch' e' dicono, sono i più veri sogni che si facciano, e che meglio si possano interpretare le loro significazioni. (da Specchio di penitenza, Firenze, 1843).

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Jacopo Passavanti 1
scrittore e architetto italiano 1302 – 1357

[La teoria di Tolstoj riguardo l'amore] Una teoria negativa, che si è diffusa nel mondo per mezzo di quel delizioso racconto inverosimile che è la Sonata a Kreutzer. Per Tolstoi l'amore nella sua significazione fisiologica di atto che obbedisce all'istinto è vizio e lussuria; e da perfetto asceta egli sacrifica volentieri la perpetuità della specie a questa perpetuità del male. (Scipio Sighele)

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Lev Nikolajevič Tolstoj 270
scrittore, drammaturgo, filosofo, pedagogista, esegeta e... 1828 – 1910

Determinare le molteplici forme della presenza del senso e i modi della sua esistenza; interpretarle come istanze (orizzontali) e livelli (verticali) della significazione; descrivere i percorsi di trasposizione e trasformazione dei contenuti: sono esempi di una semiotica delle forme. Questi campi d'indagine oggi non sono più utopici. Solo tale semiotica formale potrà apparire in un prossimo futuro, come il linguaggio che permetta di parlare del senso. Poiché, infatti, la forma semiotica non è altro che il senso del senso. (dall'Introduzione)

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Algirdas Julien Greimas 2
linguista e semiologo lituano 1917 – 1992

La semiotica conserva ancora oggi due "anime": quella strutturale, che si rifà a Ferdinand de Saussure, e quella interpretativa, che si rifà a Charles Sanders Peirce. Queste "correnti" comprendono non solo semiologi veri e propri, ma anche linguisti, antropologi, psicologi, saggisti, epistemologi, filosofi, narratologi, ecc., perché le metodologie semiotiche per analizzare i sistemi di significazione sono il risultato di complesse convergenze interdisciplinari. (p. 17)


La lingua latina così esatta, così regolata e definita, ha nondimeno moltissime frasi ec. che per la stessa natura loro, e del linguaggio latino, sono di significato così vago, che a determinarlo, e renderlo preciso non basta qualsivoglia scienza di latino, e non avrebbe bastato l'esser nato latino, perocch'elle son vaghe per se medesime, e quella tal frase e la vaghezza della significazione sono per essenza loro inseparabili, né quella può sussistere senza questa. Come Georg., I, 44: et Zephyro putris se glaeba resolvit. Quest'è una frase regolarissima, e nondimeno regolarmente e gramaticalmente indefinita di significazione, perocché nessuno potrà dire se quel Zephyro sigifichi al zefiro, col zefiro ec. Così quell'altra: Sunt lacrimae rerum ec. della quale altrove ho parlato. E cento mila di questa e simili nature, regolarissime, latinissime, conformissime alla grammatica, e alla costruzione latina, prive o affatto o quasi affatto d'ogni figura di dizione, e tuttavolta vaghissime e indefinibili di significato, non solo a noi, ma agli stessi latini. (2288-2289, 26 dicembre 1821; 1898, Vol. IV, p. 150)

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Giacomo Leopardi 205
poeta, filosofo e scrittore italiano 1798 – 1837

Bene ha lottato con tutte le sue forze contro il naturalismo e la drammaturgia borghese di matrice ottocentesca, riscattando l'attore dalla condizione riduttiva di mera maestranza (così lo aveva definito Silvio D'Amico) e restituendogli dignità di artista, personificazione assoluta del mezzo, con il compito altissimo non semplicemente di interpretare ma di ricreare testi anche classici nati dalla penna di scrittori talvolta indifferenti alle peculiarità del linguaggio scenico. Il teatro di testo, filologico e immedesimativo, dev'essere soppiantato nell'idea di Bene da un teatro in grado di farsi «scrittura di scena»: il teatro del detto dev'essere scalzato dal teatro del dire o, secondo la formulazione di Roland Barthes, la significazione monolitica del testo dev'essere ricondotta a un'erratica e interminabile "significanza", la serietà finita del significato dissolta nel gioco infinibile del significante. Perché il teatro del già detto è ripetere a memoria parole di altri, quello che Antonin Artaud definiva un «teatro di invertiti, droghieri, imbecilli, finocchi: in una parola, di occidentali». (da Duellanti, n. 67, gennaio-febbraio 2011, p. 58)

Fabio Vittorini 1
critico letterario italiano 1971

Sul conferimento degli Ordini (ad una donna), essa non potrà riceverli, perché dal momento che un sacramento è un segno, non solo la cosa, ma anche la significazione della cosa è richiesta in tutte le azioni sacramentali;... Di conseguenza, poiché non è possibile nel sesso femminile significare una eminenza di grado, dato che la donna è in uno stato di soggezione, segue che una donna non può ricevere gli Ordini sacramentali. (libro Somma teologica)

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Tommaso d'Aquino 74
frate domenicano 1225 – 1274

Io do alla parola simbolo un senso più ristretto che non gli autori, come Cassirer, i quali chiamano simbolica ogni apprensione della realtà fatta per mezzo di segni: dalla percezione al mito, all'arte, fino alla scienza; ed un senso più ampio degli autori i quali, a partire dalla retorica latina o dalla tradizione neoplatonica, riducono il simbolo all'analogia. Chiamo simbolo ogni struttura di significazione in cui un senso diretto, primario, letterale, designa per sovrappiù un altro senso indiretto, secondario, figurato, che può essere appreso soltanto attraverso il primo. (da Il conflitto delle interpretazioni, p. 26)

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Paul Ricœur 13
filosofo francese 1913 – 2005

Lo spirito dell'Asia è mistero, contemplazione, riposo. Il suo sguardo è fisso, profondo, continuo, solenne. L'Asia è il giardino di Dio, un giardino pieno d'ombra, un giardino ove ogni pianta, ogni fiore, ogni frutto ha la sua significazione simbolica.

Giuseppe Vannicola 17
violinista italiano 1876 – 1915

Lisi [... ] attraverso l'osservazione minuta, attraverso la vicenda comune, attraverso la parola elementare cerca di compiere il tentativo disperato di svelare il mistero insito in ogni realtà. È convinto che dietro lo sguardo di una donna, il grido di un passero, il canto di un gallo, il busto di un santo, il miagolio di un gatto, la fedeltà di una amicizia, la statua ai giardini, la conversazione del cameriere con il padrone, la bambola dalla sottanina celeste [... ] che dietro questi atti di tutti i giorni si nasconde una vita segreta, una meravigliosa favola, un mistero affascinanate, una significazione metafisica che possiamo magicamente cogliere con la poesia. Il mistero è sempre a portata di mano, è sempre dietro l'angolo del palazzo, pronto a venirci incontro e non si veste di oro e d'argento. È semplice nel portamento, elementare nella essenza.


sentono giocondità e letizia più che alcuno altro animale. Si veggono gli altri animali comunemente seri e gravi; e molti di loro anche paiono malinconici: rade volte fanno segni di gioia, e questi piccoli e brevi; nella più parte dei loro godimenti e diletti, non fanno festa, né significazione alcuna di allegrezza; delle campagne verdi, delle vedute aperte e leggiadre, dei soli splendidi, delle arie cristalline e dolci, se anco sono dilettati, non ne sogliono dare indizio di fuori: eccetto che delle lepri si dice che la notte, ai tempi della luna, e massime della luna piena, saltano e giuocano insieme, compiacendosi di quel chiaro [... ]. (Elogio degli uccelli)

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Giacomo Leopardi 205
poeta, filosofo e scrittore italiano 1798 – 1837

Il nostro titolo suggerisce un'alterità che non è – o che non è soltanto – un termine di paragone, un'alterità quindi che possa essere costitutiva dell'ipseità stessa. Sé come un altro suggerisce fin dall'inizio che l'ipseità del se stesso implica l'alterità ad un grado così intimo che l'una non si lascia pensare senza l'altra, che l'una passa piuttosto nell'altra – come diremmo in linguaggio hegeliano. Al «come» vorremmo annettere la significazione forte, legata non soltanto ad una comparazione – se stesso somigliante a un altro –, ma ad una implicanza: sé in quanto... altro. (da Sé come un altro, p. 78)

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Paul Ricœur 13
filosofo francese 1913 – 2005

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