Frasi su simulacro

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Concita De Gregorio 30
giornalista e scrittrice italiana 1963
„C'è poi il tema del web, e della tv. Grillo è nemico della televisione, strumento dell'apparato corrotto e simulacro del potere da abbattere. È sulla tv che Berlusconi ha costruito la sua fortuna, politica e non. Ma è già il passato, quello. Ora c'è il web. Gli eletti del 5 Stelle non sono autorizzati ad andare in tv, pena anatema del leader. I giornali si accigliano e annoverano anche questo come folklore. Ma c'è qualcosa di interessante invece che varrebbe la pena osservare. Il web può essere usato come un manganello, ciascuno lo sa. Ci può essere un uso dispotico del mezzo per eccellenza democratico. La rabbia, sul web, monta come una schiuma. È una rabbia debole, è vero. Ma al momento del voto può tradursi in consenso e determinare le sorti di un Paese. In fondo è un elettore su dieci che decide, oggi, chi governa. Poi quel 10 per cento decide per tutti. Davvero conviene prestare attenzione a cosa succede fuori dalla trincea della vecchia politica, perché se non è oggi sarà domani ma quel che di decisivo accade è lì che sta accadendo. E duole dirlo, è comprensibile: è difficile dirlo ma la rabbia ha le sue ragioni. (pp. 10-11)“

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Jean Baudrillard 31
filosofo e sociologo francese 1929 – 2007
„[... ] Watergate è riuscito soprattutto a imporre l'idea che Watergate era uno scandalo – in questo senso, è stata un'operazione d'intossicazione prodigiosa. Una buona e nuova dose di morale politica iniettata su scala mondiale. (La processione dei simulacri, p. 61)“


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Jean Baudrillard 31
filosofo e sociologo francese 1929 – 2007
„Tutta la fede e la buona fede occidentale si sono impegnate in questa scommessa della rappresentazione: che un segno possa rimandare alla profondità del senso, che un segno possa scambiarsi con del senso, e che qualcosa funga da garanzia a questo scambio – Dio, naturalmente. Ma se Dio stesso può essere simulato, e cioè ridursi ai segni che ne fanno fede? Allora tutto il sistema perde la sua legge di gravitazione, a sua volta non è più che un gigantesco simulacro – non irreale, ma simulacro, vale a dire che non si scambia più con il reale, ma si scambia in sé, in un circuito ininterrotto a cui non appartengono affatto né la «referenza» né la circonferenza. (La processione dei simulacri, p. 51)“

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Jean Baudrillard 31
filosofo e sociologo francese 1929 – 2007
„L'immaginario di Disneyland non è né vero, né falso, è una macchina di dissuasione messa in scena per rigenerare in controcampo la finzione del reale. Da qui la debolezza di questo immaginario, la sua degenerazione infantile. Un mondo che si vuole infantile per far credere che gli adulti sono altrove, nel «reale» e per nascondere che la vera infantilità è dovunque, ed è quella degli adulti stessi che vengono qui a fare i bambini per illudersi sulla loro infantilità reale. (La processione dei simulacri, pp. 60-61)“

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Jean Baudrillard 31
filosofo e sociologo francese 1929 – 2007
„[... ] a Disneyland, si traccia il disegno classico dell'America, persino nella morfologia degli individui e della folla. Qui tutti i valori sono esaltati attraverso la miniatura e il fumetto. Imbalsamati e pacificati. (La processione dei simulacri, p. 60)“

Francesco Flora 25
critico letterario e scrittore italiano 1891 – 1962
„Tutte le volte che gli uomini, parlando delle loro sofferenze, negano la vita, son sempre intimamente contraddittorii, giacché almeno in forme larvali uscirono dal dolore per comporne il simulacro e credere in quello. A colui che dice il suo dolore, non più il dolore è presente, ma la parola e l'immagine e il suono in cui quel dolore si consacra e si sublima. Or questo processo di magica liberazione dal male, questo tramutare in un fatto positivo di fede la negazione che esprime, hanno gradi vari di efficienza e di purificazione secondo l'intensità poetica, che è a dire la positività vitale che contraddice al negativo. (da Arrigo Boito, vol. V, pp. 147-148)“

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Juan Rodolfo Wilcock 9
poeta, scrittore e critico letterario argentino 1919 – 1978
„Ciò che si fa "in gruppo" finisce col degradare; basta osservare nell'interno di una qualunque cattedrale o basilica importante quei gruppi di visitatori che, macchina fotografica a tracolla e guida in mano, ascoltano o fingono di ascoltare con espressione ebete le spiegazioni della guida (la quale sa di non interessare nessuno eppure si deve guadagnare il pane) davanti a qualche antichissima opera d'arte il cui senso purtroppo viene abbassato e persino cancellato da quel collettivo simulacro di attenzione.“

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Giuseppe Garibaldi 107
generale, patriota e condottiero italiano 1807 – 1882
„Tra le astuzie dei sardanapali pretini, ricchissimi com'eran, fu sempre mercé la stupidità dei fedeli, non ultima fu quella d'impiegare gli artisti più eminenti nell'illustrazione delle loro favole. Quindi i Michelangeli e i Raffaelli d'ogni età, furon da loro assoldati e il popolo anche persuaso della vanità delle proprie credenze, e dell'impostura dei leviti di Roma, rispetta ancora i simulacri della sua prostituzione, perché sono capi d'opera di molto pregio. Ma il primo capo d'opera d'un popolo non è la libertà? non è la dignità nazionale? E tutti quei portenti dell'arte, benché portenti, che gli rammentano il suo servaggio e la sua degradazione, oh!, non sarebbe meglio che ei li mandasse all'Inferno? (cap. LVII; p. 133)“


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Jean Baudrillard 31
filosofo e sociologo francese 1929 – 2007
„Se abbiamo potuto prendere, come più bella allegoria della simulazione, la favola di Borges in cui i cartografi dell'Impero disegnano una carta così dettagliata che finisce per coprire con la massima precisione il territorio [... ] ebbene, per noi questa favola è sorpassata, ha ormai soltanto il fascino discreto dei simulacri del secondo ordine. [... ] Il territorio non precede più la carta, né le sopravvive. Ormai è la carta che precede il territorio – – che lo genera; e, se si dovesse riprendere la favola, oggi sono piuttosto i brandelli del territorio che imputridiscono lentamente sull'estensione della carta. Qui e là sono vestigia del reale che sussistono, e non della carta, nei deserti che non sono più quelli dell'Impero, ma il nostro. Il deserto del reale stesso. (La processione dei simulacri, pp. 45-46)“

David Leavitt 16
scrittore statunitense 1961
„Cos'altro potrei dire, se non che mi piaceva tutto della metropolitana? Amavo le lunghe gallerie, i treni fumosi, i collegamenti intricati delle linee, ciascuna delle quali possedeva caratteristiche proprie, una propria identità, per così dire. Avevo l'abitudine di bighellonare nella stazione di Richmond solo per guardare il cerchio rosso trafitto da una barra blu, il viavai dei convogli, e soprattutto per studiare la piantina, con quella forma che ricordava vagamente un insetto, il groviglio di fili colorati che, a un esame più attento, si rivelava qualcosa di più sensato: un simulacro di concatenazioni, un gioco di alternative. Me ne restavo lì impalato per ore a pormi domande tipo: Se dovessi andare da Chancery Lane a Rickmansworth, quale sarebbe il tragitto più breve? E il più lungo? Quale mi consentirebbe di percorrere le linee più colorate? Scegliere il percorso più veloce mi sembrava banale, rozzo persino, una scelta priva di immaginazione. Trovavo preferibile – o avevo fede – nel percorso più lungo.
Il cerchio rosso trafitto dalla barra blu conteneva il nome della stazione. Era una promessa di altre stazioni: Richmond prometteva i Kew Gardens, che promettevano Gunnersbury, che prometteva Turnham Green, Stamford Brook, Hammersmith e Londra. Londra! Le linee sotterranee, la Piccadilly, la Northern e la Bakerloo! Le scale mobili che sembravano sprofondare per miglia e miglia, gli interminabili corridoi tubolari col loro caldo odore di gas di scarico, il vento dei treni, il misterioso vento sotterraneo dei treni. E altre stazioni verso nord. Altre ancora verso est e ovest. Stazioni che si moltiplicavano come isole, tutte in attesa di essere visitate, con il nome racchiuso, in modo identico, in quel cerchio rosso, con quella barra blu! (IV; pp. 56-57)“

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Roberto Calasso 33
scrittore italiano 1941
„Ben poco di tangibile rimane dell'epoca vedica. Non sussistono edifici, né monconi di edifici, né simulacri. Al più, qualche frusto reperto nelle teche di alcuni musei. Edificarono un Partenone di parole: la lingua sanscrita, poiché saṃskṛta significa «perfetto». (p. 21)“

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Porfírio 59
filosofo e teologo greco antico 233 – 305
„Non basta trascinare questo simulacro di cui la natura ci ha voluto rivestire? Pretendete addirittura che io consenta a lasciare più durevole immagine di tale simulacro, come se davvero fosse qualcosa che valga la pena di vedere?“


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Jean Baudrillard 31
filosofo e sociologo francese 1929 – 2007
„Disneyland è un modello perfetto di tutti gli ordini dei simulacri messi insieme alla rinfusa. È in primo luogo un gioco di illusioni e fantasmi [... ]. (La processione dei simulacri, p. 59)“

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Mario Perniola 28
filosofo italiano 1941
„Il pubblico intima al pensatore di essere qualcuno, di fornire un'immagine di sé sufficientemente nitida e determinata da poter circolare nei mass-media, di appiattirsi in una formula, in un titolo, in uno slogan (di essere, per esempio, il filosofo del simulacro o del transito o dell'enigma), ma così si preclude la possibilità di intendere ciò che cerca. Perché leggere, pensare e scrivere non è esprimere una soggettività, non è realizzare se stessi, bensì proprio al contrario perdere se stessi, sentirsi il tramite, il passaggio, il transito di qualcosa di differente e di estraneo. (p. 48)“

„Fu un romano, Verre, il rapace protettore della Sicilia, a fare gran guasto a Segesta, depredandola, tra l'altro, del simulacro di Diana, insigne opera d'arte, ma anche venerato come protettore della città.“

Claude Yvon 5
abate, teologo e enciclopedista francese 1714 – 1791
„Basta appena osservare il loro comportamento per cogliere l'esistenza di un istinto sociale evidente tra quelli appartenenti ad una stessa specie, e a volte perfino a specie diverse; sembrano intendersi, agire d'accordo, concorrere ai medesimi disegni; corrispondono con gli uomini, come si vede nei cavalli, nei cani, ecc., che imparano ciò che si insegna loro, […] rispondono alle adulazioni e carezze. Anzi, giacché dobbiamo qui lasciar da parte tutte le meraviglie dell'istinto, vediamo che gli animali eseguono azioni spontanee, nelle quali compare un simulacro di ragione e di libertà, tanto più esplicito quanto meno tali azioni sono uniformi, più differenziate, più singolari, più impreviste e disposte immediatamente all'occasione presente. (1994, pp. 725-726)“

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