Frasi su slava

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Ferdinando Petruccelli della Gattina 47
giornalista, scrittore e patriota italiano 1815 – 1890
„L'Europa reale termina all'Oder. L'Europa al di là è piuttosto l'Oriente. L'Ungheria e la Polonia sono le primogenite di codesta Europa slava orientale, che è un pericolo, e che dev'essere una forza, e cui si tratta di costituire. L'Europa deve dunque incoraggiare la formazione dell'Ungheria quale deve essere, ed affrettare la decomposizione dell'Austria quale essa è ancora, ma senza forzare con la guerra la mano al destino. (Maurizio Zapolyi, XI)“

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Giancarlo De Cataldo 70
scrittore, drammaturgo e magistrato italiano 1956
„Un giorno ti faccio il ritratto, Patrizia.– Sai anche dipingere?– Me la cavo. Ho fatto un paio d'anni di accademia. Ti raffigurerò come sei. Come ti vedo io. Come tu nemmeno immagini di essere.– Ah, sì? E come?– Geometrica. Puntuta. Slava. Tu non hai una faccia romana. Le facce romane sono tonde e dolci, tendono a sfumare nel languore, ispirano lussuria. Tu fai venire voglia di sfidarti. Sei una donna di là da venire, Patrizia. Volti come il tuo non se ne vedono molti in giro. (p. 213)“


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Giuseppe Garibaldi 107
generale, patriota e condottiero italiano 1807 – 1882
„Gli uomini nella sventura sono tutti fratelli, e la causa dei popoli oppressi è una sola. Uniamoci dunque, e la nostra voce suoni potente a scuotere i troni di tutti i despoti. (Al Comitato della Emigrazione Slava Meridionale, Pisa, 3 dicembre 1862; p. 303)“

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Aldo Palazzeschi 120
scrittore e poeta italiano 1885 – 1974
„Trieste | non sei più una città della terra | non son di pietra le tue case | i tuoi cittadini non son di carne | per ognuno di essi | due italiani hanno versato il sangue | sublime riscatto | per essi ancora | i cittadini d'Italia vogliono morire. Il tuo dolore | turba sul guanciale | la testa folta dell'adolescente | e fa pesare | la testa insonne del vecchio. | Come una città del sogno | sei permeata d'amore | e come una città del Paradiso | sei fabbricata di luce. | La prepotenza teutone | non ti piegò | né la torbida invadenza slava | giunse a lambirti la fronte | un tenero sorrise inglese | non vi affinerà le penne. (da Una città del sogno)“

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Paolo Isotta 22
critico musicale e scrittore italiano 1950
„L'ungherese è non solo lingua isolata ma addirittura non indoeuropea né slava, sibbene della stessa famiglia del turco: e fortuna che il nazionalismo turco, adombrato da altri e più vasti crimini e problemi, non abbia ancora scoperto la «nativa musicalità» della sua lingua: fortuna, dico, per la musica e per noi suoi disgraziati storici. (citato in Corriere della sera, 13 marzo 2008)“

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Sergio Romano 21
storico, scrittore e giornalista italiano 1929
„Nelle mie visite a Gorizia ho sempre avuto l'impressione che la città, nonostante i suoi monumenti e le sue lapidi, portasse il peso di questa immagine [«Nas Tito»] con una certa noncuranza. A costo di ferire qualche suscettibilità, le dirò, caro Principe, che non può essere né interamente italiana né interamente slava né interamente austriaca.“

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Lev Nikolajevič Tolstoj 240
scrittore, drammaturgo, filosofo, pedagogista, esegeta e... 1828 – 1910
„Oggi ho pensato: molti dei pensieri che ho espresso negli ultimi tempi appartengono non a me, ma agli uomini che sentono affinità con me e si rivolgono a me con le loro questioni, i loro dubbi, i loro pensieri, i loro piani. Così il pensiero di fondo o, per dir meglio, il sentimento della Sonata a Kreutzer, appartiene a una donna, una slava, che mi ha scritto una lettera, comica per il linguaggio ma notevole per il suo contenuto, sulla soggezione delle donne alle esigenze sessuali. In seguito essa venne da me e mi fece una forte impressione. La riflessione che il versetto di Matteo «se guardi una donna con desiderio eccetera» vale non solo per le altre donne, ma anche per la propria, mi è stata offerta da un inglese che mi ha scritto di questo. E così in molti altri casi. (9 maggio 1890, p. 330)“

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Terenzio Mamiani 84
filosofo, politico e scrittore italiano 1799 – 1885
„Qual nazione è pura, domandano essi, e tutta omogenea, e quale Stato in Europa non è straniero a qualche porzione de' sudditi proprii? L'Inghilterra pesa sul popolo Jonio, la Francia sull' Algerino, la Spagna sul Basco. Non nacquero forse Italiani i Corsi e Tedeschi i popoli dell'Alsazia? I Polacchi di Posen son forse Prussiani; e non è mezzo slava la Silesia? Chiameremo Russi i Lituani o i Finlandesi o gli abitanti di Riga e della Curlandia? E se tinti vediamo della medesima pece tutti i governi, se niuno, a rispetto del puro principio di nazionalità, è incolpevole, qual profitto si può dedurre d'una teorica non mai applicabile; ed anzi, come può essere teorica e vera, se i fatti in ogni luogo e tempo la contradicono? (p. 45)“


Salvatore Gaetani 3
storico, filologo e filosofo italiano 1883 – 1967
„Fuoreggiava in quegli anni in Europa una danzatrice russa, bellissima e di altissima nascita, se bene irregolare, Sacha Lansoff. Bandita dalla Russia per ordine dello Zar, al quale aveva riferito di una furiosa passione per lei di un granduca, la bionda slava venne ad esibirsi per due mesi a Napoli. La sera del suo debutto, per non so quale futile motivo, un gruppo di giovani eleganti decise, dopo il primo atto, di fischiare l'artista. Ed ecco che il nostro popolare e temutissimo Melissano ne diventa ad un tratto il paladino, gridando eccitatissimo: Al primo che fischia, taglio le orecchie. La battuta sortì il suo effetto, ed invece di fischi la divetta fu coperta di applausi deliranti per la sua arte e per la sua bellezza. (p. 22)“

Michele Valori 26
urbanista e architetto italiano
„[Sulla Polonia] Questo Paese è veramente infernale. Il freddo domina incontrastato, il cielo è grigio-verde-marrone, le strade piene di neve e ghiaccio ed io ho rischiato de tombar in ela tera, svigolando. (Svigolando). Si dice svigolando? No, Signor Friedl, si dice: scivolando, scivolando. Il livello di vita è molto basso. Ad esempio: l'albergo. Tutto è bruttissimo, malfatto, scadente di qualità. Orrendi pavimenti, brutti infissi, maniglie che si scassano e non chiudono, porte che non si aprono, lumi che non si accendono. I vestiti della gente sono stoppa – misto lana artificiale, i cappelli di plastica finto cuoio, le scarpe sono semplicemente finte, gli ascensori fanno un metro all'ora. I tram sono ancora a cavalli. Però come al solito – è obbligatorio nei Paesi dell'Est – i Polacchi sono molto simpatici, sono molto umani. Si vede che la tradizione Slava è ancora molto viva, ecc, ecc... tutto vero. Ma io ho segnato su un foglio di carta: Martedì 20, Mercoledì 21, Giovedì 22, Venerdì 23, Sabato 24 e ogni giorno che passa lo cancello con una soddisfazione maligna. Io me ne vado Sighnori Polonesi, torno a quello schifo di Italia ciniciosa e ipocritante, ma viva l'Italia, alla faccia vostra. Voi dovete restar, peggio per voi.“

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Nikolaj Vasiljevič Gogol 67
scrittore e drammaturgo ucraino 1809 – 1852
„È piú che dubbioso che l'eroe da noi scelto sia piaciuto ai lettori. Alle signore non piacerà, questo si può dir di sicuro, giacché le signore esigono che l'eroe sia una perfezione assoluta, e basta che abbia, nell'anima o nel corpo, una qualsiasi macchiolina – apriti cielo! Per quanto profondo sia sceso in lui lo sguardo dell'autore, per quanto abbia reso con piú nettezza d'uno specchio la sua immagine, non gliene riconosceranno il minimo pregio. La stessa complessione pienotta e la mezza età di Číčikov gli saranno di grave pregiudizio: la complessione pienotta non verrà a nessun patto perdonata al nostro eroe, e moltissime signore, torcendo il viso dall'altra parte, diranno: – Pfu! com'è detestabile! – Ahimè, son tutte cose che l'autore sa bene; e, nonostante tutto, egli non può scegliere per suo eroe un uomo virtuoso. Ma... chissà, nel corso di questa stessa narrazione, si faranno sentire altre corde, non tocche fin qui; verrà a risaltare la smisurata ricchezza dello spirito russo; apparrà un uomo dotato di virtú sovrumane, o una di quelle prodigiose giovinette russe, come altrove non se ne trovano al mondo, in tutta la stupenda bellezza della sua anima femminile, tutta aspirazioni magnanime e spirito di sacrificio. E morti sembreranno, di fronte a loro, tutti gl'individui virtuosi dell'altre stirpi, com'è morto un libro di fronte alla viva parola! Si solleveranno i moti propri dell'indole russa... e si vedrà quanto a fondo sia penetrato nella natura slava ciò che ha sfiorato appena la natura degli altri popoli... Ma a che scopo parlare di quello che è innanzi? Non si conviene all'autore, che è un uomo educato ormai da gran tempo alla severa vita interiore e alla fredda lucidità della solitudine, lasciarsi trasportare come un giovanotto. A ogni cosa il suo turno, e il suo luogo, e il suo tempo! Ma l'uomo virtuoso, no, non l'abbiamo scelto a nostro eroe. E possiamo anche dire perché non l'abbiamo scelto. Perché è tempo, una buona volta, di concedere un po' di riposo al povero uomo virtuoso; perché a vuoto gira su tutte le labbra la parola uomo virtuoso; perché hanno ridotto a un cavallo l'uomo virtuoso, e non c'è scrittore che non ci scarrozzi, incitandolo colla frusta, o qualunque altra cosa gli capiti; perché hanno talmente massacrato l'uomo virtuoso, che ormai non c'è piú in lui neppur l'ombra della virtú – gli sono restate le coste e la pelle, al posto del corpo; perché ipocritamente si fa venire in ballo l'uomo virtuoso; perché non si rispetta, l'uomo virtuoso. No, è tempo, una buona volta, d'attaccare alle stanghe anche un farabutto. Suvvia dunque, attacchiamo questo farabutto! (I, 11; 1977, p. 223)“

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