Frasi su sprinter


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Usain Bolt 16
atleta giamaicano 1986
„Da noi in Giamaica correre è una questione di cultura, come in Kenya per il mezzofondo. Da ragazzini voi sognate di diventare calciatori, noi sprinter.“

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Emanuela Audisio 31
giornalista e scrittrice italiana 1953
„Pietro sfidò gli sprinter americani, li batté e ribatté, Little Italy non esisteva più. Loro erano magnifiche statue nate per correre, Pietro uno sgorbio con muscoli di seta.“


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Ivan Lendl 11
tennista cecoslovacco 1960
„[Rispondendo sul risultato di un ipotetica sfida con Roger Federer] Cosa farebbe uno sprinter degli anni 80 contro Bolt? O Mark Spitz contro Michael Phelps? Prenderebbero quattro metri di distacco. Lo stesso vale per il tennis. Sono cambiati troppo condizioni e materiali.“

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Pietro Mennea 44
atleta e politico italiano 1952 – 2013
„Non ci sono dubbi: il miglior è Usain. È l'unico sprinter della storia ad aver fatto l'accoppiata nella velocità in due Olimpiadi diverse e tanto basta per garantirgli il gradino più alto della storia della velocità. È il più grande velocista di tutti i tempi. Se continuerà ad avere le stesse motivazioni penso che Bolt potrà esserci anche a Rio, dove magari potrebbe cimentarsi nei 200 e 400, una doppietta riuscita solo a Michael Johnson. È l'unico atleta al mondo in grado di poter abbattere il muro dei 19 secondi: per riuscirci però saranno necessari fame e concentrazione.“

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Gianni Mura 61
giornalista e scrittore italiano 1945
„Mennea ha passato più di un terzo della sua vita sui campi d'allenamento, anche a Capodanno. Era un asceta, sopportava carichi di lavoro che altri atleti avrebbero rifiutato prima ancora di cominciare. E durare vent'anni, per uno sprinter, è una specie di miracolo. Ma lo è ancora di più il restare affezionato a una vita ripetitiva, ore e ore d'allenamento per limare qualcosa, ore di isolamento e di sacrifici: dieta perenne, il suo maestro e allenatore Vittori gli vietava anche l'acqua minerale gassata, solo liscia doveva essere. E non parliamo degli altri grandi e piccoli piaceri della vita. Però nessuno ha mai sentito Pietro lamentarsi di quegli anni. Fedele al ruolo che s'era ritagliato: l'atleta-asceta, l'atleta-monaco o fachiro, l'atleta-soldato. Perché era nero dentro e sapeva che nella vita e nello sport, tanto più uno sport come il suo, nessuno ti regala nulla, tutto quello che puoi vincere te lo devi guadagnare col sudore, la fatica, il lavoro. Noi italiani, ci ha fatto pensare di essere i più veloci al mondo. A lui la fatica, a noi la gioia.“