Frasi su squallore

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Gue Pequeno 90
rapper italiano 1980
„Con il corpo e lo spirito ammaccato, è come se nel cuore avessi un vetro conficcato. Ma in questo squallore troveremo la bellezza e arriverà la forza nella debolezza. (da Ruggine ed ossa)“

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Peppino Impastato 2
attivista politico, giornalista e conduttore radiofonico... 1948 – 1978
„Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un'arma contro la rassegnazione, la paura e l'omertà. All'esistenza di orrendi palazzi sorti all'improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l'abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.“


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Christiane Vera Felscherinow 6
scrittrice e musicista tedesca 1962
„Le cose stavano così che l'uno vedeva nell'altro la merda che lui stesso era. Uno vedeva il proprio squallore e rimproverava all'altro lo stesso squallore per dimostrare a se stesso di non essere tanto squallido come l'altro. (p. 153)“

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Giuseppe Garibaldi 107
generale, patriota e condottiero italiano 1807 – 1882
„Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell'Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio.“

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Gigi D'Alessio 15
cantautore e produttore discografico italiano 1967
„[Gli Squallor] Erano unici.“

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Massimo Ranieri 2
cantante e attore italiano 1951
„[ Sugli Squallor] Fuori dal mondo, completamente dissociati. (citato in Carla Rinaldi e Michele Rossi, Gli Squallor, Compagnia Nuove Indye, 2013)“

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Adriano Celentano 94
cantautore, ballerino e showman italiano 1938
„Con i colori si può cancellare | il più avvilente e desolante squallore. (da L'arcobaleno, n.° 3)“

Salvatore Morelli 18
scrittore, giornalista e politico italiano 1824 – 1880
„I Saraceni però in questo mutarsi di cose invadendo l'Italia fecero massimamente sentire il peso del loro vandalico umore alla sede del reggimento Salentino, ed ogni effetto de loro caprìcci precipitarono sovr essa, non men che gli Ebrei rovesciavano sull' Irco emissario il cumulo delle iniquità d'Israele. Povera Brindisi! vittima del furor de' barbari si vide dopo sanguinosa resistenza disertata degli oggeti più cari, e fuoco, e ferro, e braccio tutto le schiuse scena orrenda di temerario squallore! (p. 48)“


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Ambrose Bierce 252
scrittore, giornalista e aforista statunitense 1842 – 1913
„Cinese (s. m.). Un lavoratore che ha la colpa di essere docile, abile, laborioso, frugale e sobrio e di cui richiediamo per legge l'interdizione al lavoro. La sua fatica offre infinite prospettive di impiego ai bianchi. Lo squallore della sua povertà, che gli viene imputata come vizio congenito, non suscita compassione ma risentimento. (1988, p. 48)“

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Roberto Saviano 71
giornalista, scrittore e saggista italiano 1979
„Lo squallore delle affermazioni del padre del porcellum sul ministro per l'Integrazione Cecile Kyenge è tanto evidente da sconsigliare qualsiasi tipo di commento, si dirà, per evitare amplificazioni. Ma per quanto possa sembrare assurdo, le affermazioni di Calderoli sono un atto politico, opera di un parlamentare navigato ed esponente di un partito che ha giocato un ruolo importante nelle peggiori nefandezze dell'ultimo ventennio. È dunque per puro calcolo che gli esponenti della Lega – normalmente in ciò accomunati ai fascisti di Forza Nuova – non perdono occasione per offendere, sempre con argomenti di natura razziale, il ministro Kyenge.“

„Là dove fu Selinunte la spiaggia deserta e il colore unico del paesaggio lasciano in tutti una impressione che non si dimentica. Il senso di morte che a volte emana dalle rovine non è qui superato dalla vicinanza di un centro abitato, poiché non può dirsi tale il branco di case di Marinella, appartato presso la stazione. Anche la mancanza dei nomi delle divinità di ciascuno dei templi, che sono contrassegnati ora da nude e fredde lettere: A, B, C, D, E, F, G. O, concorre ad accrescere l'impressione di squallore, mentre la mente a stento ricompone l'antica grandezza.“

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Kristijonas Donelaitis 1
scrittore lituano 1714 – 1780
„Dove l'orso spiccava le api dai tronchi, e l'orsa mugolando allattava gli stupidi orsacchiotti: dove l'alce spaventata fuggiva il dilaniare dei lupi, e i lupi insegnavano ai lupicini a urlare e a sbranare; dove l'astore e i suoi piccini divorarono assai cuciattoli, e i corvi a stormi ci rubavano le oche; ecco, vedete, fuggita è di là ogni gioia, e solo le cornacchie ora cantano lo squallore autunnale. Gli uccellini, con i loro canti, stretti l'uno all'altro si rannicchiano, e, senza affanni, finché dura il freddo, dormono e sognano.“


Giovanni Camerana 12
poeta, critico d'arte e magistrato italiano 1845 – 1905
„É autunno. Il parco tanto verde un dì, | splendido tanto, | intirizzisce nella nebbia; il canto | cessò nei rami; ogni allegria finì: | È il triste ottobre. I fracidi sentier | son seminati | di foglie gialle e piene d'acqua; i prati | fumano, come un immenso incensier; | sullo stagno, che attonito squallor, | che strana calma! | Forse lenta nel fondo erra la salma | di qualche ondina dai capelli d'or; | le bacian l'alghe flessuose il piè | fatto di neve; | non è una morta, è un'ombra bianca e lieve, | una ideale trasparenza ell'è; | nel buio specchio rigato qua e là | di un tenue filo | bianco, immerge la selva il suo profilo, | la sacra selva per antica età; | è autunno, è il pianto, il respir | dell'agonia; | gravi echi d'arpa e strofe d'elegia | paion dal lago e dalla selva uscir... (Corot, p. 776)“

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Irvine Welsh 45
scrittore scozzese 1958
„Tom Curzon, il terapista del centro antidroga, che faceva l'assistente sociale e non il medico, era uno della scuola rogeriana, e aveva una terapia basata sull'individuo. Allora sono andato in biblioteca a vedere quello che aveva scritto Carl Rogers. Il libro che ho letto era una cacata, ma per dire la verità mi sembrava che Tom si fosse avvicinato più degli altri a quella che secondo me era la verità. Disprezzavo me stesso e il mondo perché non ero capace di accettare i miei limiti personali e quelli che mi venivano imposti dalla vita. A quanto pareva, quindi, l'accettazione dei propri limiti era una condizione mentale sana, o comportamento non deviante. Il successo e il fallimento sono semplicemente la soddisfazione o la frustrazione del desiderio. Il desiderio può essere in prevalenza intrinseco, basato sui nostri impulsi personali, oppure estrinseco, stimolato soprattutto dalla pubblicità o dai modelli di comportamento sociale che ci vengono proposti dai mass media e dalla cultura popolare. Dice Tom che i miei concetti di successo e fallimento funzionano solo a un livello individuale, e non a un livello sia individuale che sociale. E quindi, siccome mi rifiuto di accettare un riconoscimento da parte della società, il successo e il fallimento possono essere per me soltanto delle esperienze momentanee, perché sono esperienze che non possono essere sostenute dall'accettazione di altri valori di tipo sociale, come il benessere materiale, il potere o la posizione sociale; oppure, nel caso di un fallimento, la condanna e la disapprovazione. E allora, secondo Tom, non serve a un cazzo venirmi a dire che sono andato bene agli esami, che ho un buon lavoro o che sto con una bella ragazza; perché questo tipo di riconoscimento per me non significa niente. È chiaro che mi fa piacere, quando succedono queste cose, e che hanno un valore in se stesse, ma è un valore che non può essere sostenuto senza un riconoscimento da parte mia della società che lo considera come tale. Quello che Tom sta cercando di dire, credo, è che non me ne frega un cazzo. Perché? Così torna in ballo la mia alienazione dalla società. Il problema è che Tom si rifiuta di accettare il mio punto di vista, che non è possibile cambiare la società per migliorarla davvero, e che io non posso cambiare per adattarmi alla società. Questa situazione provoca in me depressione. Scarico tutta la rabbia che provo contro me stesso, è questa la depressione, dicono. Però la depressione provoca anche una mancanza di motivazione. Mi cresce un vuoto dentro. La droga mi serve a riempire il vuoto, e mi aiuta anche a soddisfare il mio bisogno di distruggere me stesso, e qui torniamo alla rabbia diretta contro di sé. Qui devo dire che sono d'accordo con Tom. Dove non ci troviamo più d'accordo è quando lui si rifiuta di vedere lo squallore totale del quadro generale. Lui dice che soffro di una mancanza di fiducia in me stesso, e che mi rifiuto di accettare questo fatto scaricando tutta la colpa sulla società. Secondo lui, questo mio modo di sminuire tutte le lodi e le ricompense (e di conseguenza anche le condanne) che potrei ricevere dalla società non è un rifiuto dei valori in sé, ma una prova del fatto che non mi sento abbastanza soddisfatto (o abbastanza scontento) di me stesso per accettarle. Invece di uscirmene a dire chiaro e tondo: Non credo di avere queste qualità (oppure credo di essere meglio di così), io dico: Tanto sono un mucchio di cazzate. (Alla ricerca dell'essere interiore; 1996, pp. 196-197)“

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Khaled Hosseini 42
scrittore e medico statunitense 1965
„Era una di quelle persone malvagie per natura. Aveva gli occhi in fuori, il collo corto, largo, con un porro scuro dietro. E i pugni come mattoni. Quando tornava a casa, mi bastava il rumore dei suoi scarponi in corridoio, il tintinnio delle chiavi, il suo canticchiare. Quando si infuriava, soffiava dal naso e serrava gli occhi, come fosse sprofondato nei pensieri, poi si strofinav la faccia e diceva: "va bene, ragazzina, va bene" e sapevi che la tempesta stava per scoppiare, e niente l'avrebbe fermata. Nessuno poteva aiutarti. A volte bastava che si strofinasse la faccia o soffiasse attraverso i baffi e io vedevo nero. Da allora ne ho incrociati altri uomini cosi. Mi piacerebbe poter dire diversamente. Ma purtroppo è la verità. E ho imparato che, se scavi un po', scopri che sono tutti uguali, chi più chi meno. Alcuni sono più raffinati, lo ammetto. Possono persino avere del fascino e tu ci puoi cascare. Ma in realtà sono tutti ragazzini infelici che sguazzano nella loro stessa rabbia. Si sentono vittime. Non hanno ricevuto quello che si meritavano. Nessuno li ha amati abbastanza. Naturalmente si aspettano che sia tu ad amarli. Vogliono essere coccolati, cullati, rassicurati. Ma è un errore accontentarli. Non sono in grado di accettare ciò che ricevono, ciò di cui hanno più bisogno. La conclusione è che ti odiano. Ma è un tormento senza fine, perché non riescono ad odiarti quanto meriti, e l'infelicità, le scuse, le promesse, l'abiura, lo squallore, tutto questo non finisce mai.“

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Alessandra Mussolini 12
politico italiano 1962
„Che squallore questi vampiri fuoriusciti da An! Questi vampiri hanno prima succhiato il sangue ad An ottenendo ruoli di primo piano, incarichi ministeriali, posizioni di privilegio nelle liste elettorali, risorse economiche e altro ancora. Poi, avendo esaurito le scorte, si apprestano a succhiare sangue da qualche altra parte, a cominciare da quei tanti italiani che in quei valori ci hanno creduto da sempre. Dove erano i valori e dove l'onestà durante il "Laziogate"? Le loro radici sono sempre state le poltrone. I più violenti attacchi ad AS sono venuti proprio dall'attuale classe dirigente de La Destra. Chi li conosce fa bene ad evitarli. Se mai dovessero far parte della coalizione del centrodestra, per cautela metterò intorno al collo una treccia d'aglio. E ne regalerò una anche a Silvio Berlusconi. (citata in [http://www. ilmessaggero. it/articolo_app. php? id=3234&sez=HOME_INITALIA&npl=&desc_sez=La Destra, Storace: caro-prezzi infame. Santanchè portavoce: voglio un partito incazzato], Il Messaggero, 11 novembre 2007)“

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