Frasi su tango

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Vasco Rossi 218
cantautore italiano 1952
„Non è la gelosia quello che sento | quello che sento dentro | è più una malattia | che non ci riesco | che non capisco proprio... (da Tango (della gelosia))“

Miguel Ángel Zotto 4
ballerino argentino 1958
„Il tango non è maschio, è coppia: cinquanta per cento uomo e cinquanta donna, anche se il passo più importante, l'"otto", che è come il cuore del tango, lo fa la donna. Nessuna danza popolare raggiunge lo stesso livello di comunicazione tra i corpi: emozione, energia, respirazione, abbraccio, palpitazione. Un circolo virtuoso che consente poi l'improvvisazione.“


Miguel Ángel Zotto 4
ballerino argentino 1958
„Nel tango, ci si conosce attraverso l'abbraccio.“

„Al è un vero artista. È disciplinato ed ha talento per il tango.“

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Roberto Saviano 71
giornalista, scrittore e saggista italiano 1979
„Kasparov è un giocatore geometrico, ma allo stesso tempo, e a differenza di molti altri, non inizia una partita con una tattica prefissata. [... ] Kasparov è un giocatore duttile, sa essere solido nello schieramento del suo esercito riuscendo a ottenere attacchi fulminei e letali. Giocare con lui significa provare a perdere gustandosi il proprio macello scacchistico o - ma solo se lui vorrà - lasciarsi guidare nel gioco come una novizia viene iniziata al tango da un ballerino professionista. Non danzerà bene ma almeno si divertirà.“

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Francesco Guccini 220
cantautore italiano 1940
„La vita che buffa cosa, ma se lo dici, nessuno ride. (da Tango per due)“

„Il tango oggi continua inarrestabile con le sue diverse influenze, con la danza, con la musica. Molti parlano del tango elettronico come di vera novità del ballo argentino: non sono d'accordo, è riduttivo. I nuovi autori compongono senza dimenticare la tradizione.“

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Mina 195
pagina di disambiguazione di un progetto Wikimedia
„Per che cosa lo faresti, pupone? Canta! | Lo faresti tu con me per un bel conto in banca? | Lo faresti per un tango, un cioccolato caldo | o ti basta questo sguardo che è color smeraldo? (da Lo faresti)“


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Daniel Barenboim 8
pianista e direttore d'orchestra argentino 1942
„Il bello del tango è che in Argentina tutti i musicisti classici lo suonano. Non è come in America dove la classica e il jazz sono mondi separati. Io ogni tanto ho bisogno di tornare laggiù a suonarlo con i miei amici.“

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Umberto Tozzi 8
cantautore e chitarrista italiano 1952
„E vai col tango delle MANI amico mio ah ah | appoggia il tuo violino sul leggio | del tuo tumore sa tutta l'orchestra | dirigi per il tempo che ti resta. (da A cosa servono le mani)“

„In Argentina siamo abituati all'improvvisazione, una virtù nel tango. A differenza di economie stabili come l'Europa e il Nord America, abbiamo alle spalle crisi che ci hanno abituato a sopravvivere. E il tango resta un motore della nostra economia: a Buenos Aires arriva gente da tutto il mondo. E questo dà lavoro all'indotto che vi ruota intorno.“

„Sono nato e cresciuto in un piccolo paese dal nome indio nel nord dell'Argentina, al confine con la Colombia. Lì si respirava aria di folklore: il tango era più ritmico e con meno figure rispetto alla capitale Buenos Aires.“


„Tocca a critici e musicologi definire i confini tra i diversi generi musicali. Chi la musica la fa fortunatamente non ha questi problemi: i musicisti anzi tracciano nuove vie, a volte molto personali, su cui percorrere le lande ancora inesplorate della fantasia e dell'inventiva. Altrimenti, tango e jazz sarebbero ancora pensati come due mondi distanti. (citato in Corriere della sera, 3 gennaio 2010)“

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Erri De Luca 195
scrittore, traduttore e poeta italiano 1950
„Perché reggono l'intero peso. | Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi. | Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare. | Perché portano via. | Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta. | Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali. | Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica. | Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare. | Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura. | Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Pushkin. | Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante. | Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio. | Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo. | Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella. | Perché non sanno accusare e non impugnano armi. | Perché sono stati crocefissi. | Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l'appoggio. | Perché, come le capre, amano il sale. | Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte. (da Elogio dei piedi)“

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Vicente Blasco Ibáñez 4
scrittore, sceneggiatore e regista spagnolo 1867 – 1928
„Passò molto tempo. Gallardo non sapeva con certezza se avesse dormito o no. Tutto a un tratto risuonò la voce di doña Sol a scuoterlo da quella pesante somnnolenza. Aveva lasciato da parte la sigaretta dalle azzurre spirali e, con voce sommessa dava risalto alle parole, imprimendovi appassionati tremori, cantava accompagnandosi al piano.
Il torero tese gli orecchi per capire qualcosa... Neanche una parola. Erano canzoni straniere. «Accidenti! Perché non un tango o una soleà...? E poi si vorrebbe che un cristiano non si addormentasse!»
Doña Sol posava le dita sui tasti, mentre i suoi occhi vagavano in alto, gettando indietro il capo, mentre il petto solido le tremava con i sospiri musicali.
Era la preghiera di Elsa, il lamento della bionda vergine che pensava all'uomo forte, il bel guerriero invincibile per gli uomini, dolce e timido con le donne.
Pareva sognare mentre cantava, imprimendo alle parole fremiti passionali e gli occhi le si riempivano di lacrime di commozione. L'uomo semplice e forte, il guerriero, forse era lì, dietro di lei... Perché no?
Non aveva l'aspetto leggendario dell'altro, era rude e goffo, ma lei vedeva ancora, con la lucidità di un saldo ricordo, la gagliardia con cui pochi giorni prima era corso in suo aiuto, la sorridente fiducia con cui aveva lottato contro un animale feroce, così come gli eroi wagneriani lottavano contro draghi terrificanti. Sì, era lui il suo guerriero.
E, scossa dai talloni fino alla radice dei capelli da un timore voluttuoso, dandosi anticipatamente per vinta, credeva di intuire il dolce pericolo che si avvicinava alle sue spalle. Vedeva l'eroe, il paladino levarsi lentamente dal divano con quei suoi occhi arabi fissi su di lei; ne sentiva i cauti passi, percepiva le mani di lui posarsi sulle sue spalle; poi un bacio infuocato sulla nuca, marchio di passione che la segnava per sempre, facendola sua schiava... Ma la romanza terminò senza che accadesse niente, senza sentire sulla schiena altra pressione che non fosse quella dei suoi fremiti di timoroso desiderio. (pp. 115-116)“

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Antonio Angelillo 3
allenatore di calcio e ex calciatore argentino 1937
„Sono nato nel quartiere del Parque Patricios, vicino al campo dell'Huracán, a Buenos Aires. Figlio unico di Soledad e Antonio, un "carnicero", un macellaio. Era la città di Borges e di Gardel, il dio del tango. Immensa. Viva. Bellissima. Lì il calcio era arte, secondo solo al tango. C'erano Di Stefano e Pedernera nel River, Martino e Pontoni nel San Lorenzo de Almagro. Assomigliavo molto a Pontoni, centravanti del San Lorenzo. Tecnica e movimento. Studiavo e suonavo. Per quattro anni ho suonato il bandoneón, una fisarmonica per il tango, che si teneva sulle ginocchia. Ma quando El Gordo Diaz mi vide, incominciai a giocare nell'Arsenal. A 17 anni ho debuttato in A in Huracàn-Racing. Presto ho esordito in nazionale. Il trio d'attacco era Maschio-Angelillo-Sívori. Quando vincemmo il Sudamericano di Lima del '57, siamo diventati "los angeles con caras sucias", gli Angeli dalla faccia sporca. Maschio segnò 9 gol, io 8. Sívori ne realizzò pochi: lui si divertiva. C'era anche il Brasile che l'anno dopo avrebbe vinto il titolo mondiale.“

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