Frasi su tepore

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Ardengo Soffici 38
scrittore italiano 1879 – 1964
„Passeggiando per santa Lucia, lungo i parapetti del mare di Posillipo, nel tepore profumato dell'aria notturna gonfia di serenate che salgono da oscuri gruppi di mandolinisti alle finestre banali e felici degli Excelsior e dei Bristol, ho voluto simulare ironicamente, a braccetto con Lina, la luna di miele delle basse letterature e delle cartoline illustrate.
Esageratamente estasiato nella serenità solitaria della riva insigne, ho contraffatto l'amore dei vent'anni, la calda languidezza senza parole e con pochi baci, a contatto di capelli e di fianco, intramezzata dall'allegro motteggio, o con molte parole e baci e frizzi che tornano inavvertitamente a rifinire in sospiri. Anche in questo giuoco, Lina ha saputo mostrare la sua finezza; è stata un'artista perfetta; tanto anzi che mi son domandato più d'una volta se la commedia non fosse ogni poco lì lì per diventare realtà. Gli è che il giuoco è pericoloso in effetto, e adesso non saprei dire con precisione cosa succeda nel mio cuore, pur tanto navigato – né in quello di Lina.“

Giovanni Camerana 12
poeta, critico d'arte e magistrato italiano 1845 – 1905
„Sogno e medito e invidio il velo nero, | il vel che avvolge la tua faccia pallida, | che recinge la tua testa ineffabile; | sogno e medito e invidio il velo nero! || Felice il vel, perché ti bacia e tocca, | perché freme del tuo fiato al tepore; | felice il vel, beato il tenebrore, | felice il velo che ti bacia e tocca! || Felice l'ora che non verrà mai | di sentir fra le mie convulse mani | il vel, il viso ed i capelli strani! | Ora infinita che non verrà mai! || Il velo, il viso e gli strani capelli, | i capelli d'abisso e di fuligine | negri cotanto da parer cerulei! | Il velo, il viso e gli strani capelli! || Ora infinita e grigia dei tramonti | d'autunno! Il velo soffuso di stille | di nebbia, e gli occhi vibranti faville, | tigre fatal nel grigio dei tramonti, || io, più raggiante che un levar di sole, | ti coprirei di baci e di carezze, | ti morderei nelle più estreme ebbrezze, | io più raggiante che un levar di sole! || Gli occhi, la testa bella, il velo nero, | i capelli d'abisso e di fuligine, | tutte del corpo tuo le arcane tenebre! | Sogno e medito e invidio il velo nero. (Il velo nero, in Dal testo alla storia dalla storia al testo, vol III, tomo I, p. 801)“


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André Malraux 21
scrittore e politico francese 1901 – 1976
„No, non c'erano tanti modi di guadagnarsi la libertà! Di recente aveva riflettuto, senza avere l'ingenuità di stupirsene, sullo stato di una civiltà la quale tiene lo spirito in tal conto che chi di esso si nutre, essendone ormai sazio, si risolve pian piano a mangiare a prezzi ridotti. E allora? Non aveva certo voglia di vendere automobili, valori o discorsi, come quei suoi compagni i cui capelli impomatati esprimevano distinzione; né di costruire ponti, come quegli altri i cui capelli mal tagliati esprimevano scienza. Perché lavoravano, costoro? Per crescere nell'altrui considerazione. Lui la odiava, quella considerazione a cui ambivano. La sottomissione all'ordine dell'uomo senza figli e senza dio è la più profonda delle sottomissioni alla morte; dunque, cercare le proprie armi dove non le cercano gli altri: ciò che deve anzitutto esigere da se stesso colui che sa di essere isolato, è il coraggio. Che cosa può farsene del cadavere delle idee che dominano la condotta degli uomini allorché credono la loro esistenza utile a un qualche fine salvifico, o delle parole di quelli che vogliono sottomettere la loro vita a un modello - questi altri cadaveri? Negare alla vita qualsiasi finalità era divenuta una premessa dell'azione. Che altri confondessero pure con l'abbandono al caso questa tormentosa premeditazione dell'ignoto. Strappare le proprie immagini al mondo stagnante che le possiede... «Quel che essi chiamano l'avventura» pensava «non è una fuga, è una caccia: l'ordine del mondo non si distrugge a beneficio del caso, ma della volontà di approfittarne». [... ] Essere ucciso, scomparire, poco gli importava: non teneva a se stesso, e avrebbe trovato così la sua lotta, se non la sua vittoria. Ma accettare così da vivo la vanità dell'esistenza, come un cancro, vivere con quel tepore di morte nella mano... (Da dove saliva, se non da essa, quell'esigenza di cose eterne, così fortemente impregnata del suo odore di carne?). Che cos'era quel bisogno di ignoto, quella distruzione provvisoria dei rapporti fra prigioniero e padrone - che chi non la conosce chiama avventura - se non la sua difesa contro di essa? Difesa di cieco, che voleva conquistarla per farne una posta del gioco... Possedere più che se stesso, sfuggire alla vita fatta di polvere degli uomini che vedeva ogni giorno... [La Via dei Re, Adelphi, 1992, pag. 41-42]“

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Curzio Malaparte 73
scrittore italiano 1898 – 1957
„Molti eran vestiti del nero kaftano ebraico, molti erano nudi, e la loro carne splendeva castamente nel tepore freddo della Luna. Simile all'uovo turgido di vita, che nei sepolcreti etruschi di Tarquinia i morti sollevano fra due dita, simbolo di fecondità e di eternità, la luna usciva di sotterra, si librava nel cielo, bianca e fredda come un uovo: illuminando i visi barbuti, le nere occhiaie, le bocche spalancate, le membra contorte degli uomini crocifissi. Mi sollevai sulle staffe, tesi le mani verso uno di loro, tentai con le unghie di strappare i chiodi che gli trafiggevano i piedi. Ma voci di sdegno si levarono intorno, e l'uomo crocifisso urlò: "Non mi toccare, maledetto". "Non voglio farvi del male" gridai "per l'amor di Dio, lasciate che vi venga in aiuto!" Una risata orribile corse d'albero in albero, di croce in croce, e vidi le teste muoversi qua e là, le barbe agitarsi e le bocche aprirsi e chiudersi: e udii lo stridore dei denti. "Venirci in aiuto?" gridò la voce dall'alto "e perché? forse perché hai pietà di noi? perché sei un cristiano? (...) Coloro che ci hanno messi in croce, non sono forse cristiani come te? Son forse cani, cavalli, o topi, coloro che ci hanno inchiodati a questi alberi? (...) "Non sono stato io" gridai "non sono stato io a inchiodarvi agli alberi! Non sono stato io!". "Lo so" disse la voce con un inesprimibile accento di dolcezza e di odio "lo so, sono stati gli altri, sono stati tutti gli altri come te".“

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Costantino Nigra 2
filologo, poeta e diplomatico italiano 1828 – 1907
„Maggio, il galante, dei primi tepori | spande sull'alpe il soffio, | squaglia la neve e semina di fiori | e di smeraldo i vertici. (da Alpi e risaie, vv. 1-4, in Poesie originali e tradotte, a cura di Alessandro D'Ancona, G. C. Sansoni, 1914)“

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Jeffrey Moussaieff Masson 89
psicoanalista statunitense 1941
„Forse se avessimo capito che i polli sono uccelli e che hanno tutte le meravigliose qualità dei volatili, avremmo prestato maggiore attenzione al loro fascino. Per esempio fanno bagni di terra. Si chiamano bagni perché i polli cercano piccole buche di terra asciutta e poi vi si immergono, come in una vasca d'acqua calda. La terra pulisce le penne. La prima volta che ho visto un pollo fare un bagno di terra, allungare un'ala iridescente per esporla al sole, distendersi al tepore pomeridiano, e poi, la sera, volare senza alcuno sforzo su un albero e appollaiarsi, sono rimasto stupefatto. (p. 63)“

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Gesualdo Bufalino 237
1920 – 1996
„Un tepore mediocre è la temperatura ideale per sopravvivere. (p. 48)“

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Yehuda Ha-Levi 3
rabbino di origine sefardita, fu filosofo, teologo, medi... 1079 – 1141
„Pur ieri beveva la terra, | con sete di giovane ardore, | la pioggia d'autunno: una sposa | che trepida attende l'amore. | Ma or che, d'aiole dorate | fiorita la candida vesta, | per lei primavera è venuta, | somiglia a una sposa ridesta | che rida sui pinti tappeti, | che goda dei lini preziosi, | che al collo ammirando rinnovi | di gemme i monili vezzosi. | La gonna distende vivace | di occhi gemmanti variata: | qui rossi, là verdi, là gialli | la bocca le suggono ambrata. | Da dove i colori e la luce | commisti ha rapiti e i tepori? | Scintillano gocce di stelle, | raggianti, cangianti fulgori, | Scendiamo col vin nel verziere! | Ei brilla nel calice schietto, | in mano riluce e scintilla, | rifulge e fiammeggia nel petto. | È il sole che sprizza dai vetri! | L'acchiappino svelti i bicchieri! | Del bosco pei freschi meandri | perdiamoci e i verdi sentieri! | Andiam! ci! ridenti | la terra c'impregna gioiosa | di freschi profumi, di gocce | di pioggia, la più rugiadosa. | Le lacrime della rugiada | l'allegran di pianto glorioso, | son veli di perle lucenti | che adornano un petto vezzoso. (pp. 302-303)“


„Le zitelle sono delle egoiste sfacciate: vogliono il tepore del letto tutto per sé.“

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Bruce Springsteen 143
musicista e cantautore statunitense 1949
„In una casa dove le tende sono tirate per impedirle di vedere cose che non vuole sapere. Lei scosta le tende e guarda fuori in strada, il freddo della notte si prende gli ultimi tepori residui“

Giuseppe Fanciulli 24
pedagogista e scrittore italiano 1881 – 1951
„Gli abeti nel dolce tepore trasudano resina; e si diffonde la fragranza di quel respiro, lontano: sola di nuovo canta la fonte, nell'infinita pace meridiana. (p. 37)“

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Cesare Pavese 206
scrittore, poeta, saggista e traduttore italiano 1908 – 1950
„Certo, avere una donna che ti aspetta, che dormirà con te, è come il tepore di qualcosa che dovrai dire, e ti scalda e t'accompagna e ti fa vivere. (8 febbraio 1946; 1982, p. 298)“


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Luigi Pirandello 120
drammaturgo, scrittore e poeta italiano premio Nobel per... 1867 – 1936
„Un desiderio vago, come un'aura dell'anima, aveva schiuso pian piano per lei, come per me, una finestra nell'avvenire, donde un raggio dal tepore inebriante veniva a noi, che non sapevamo intanto appressarci a quella finestra né per richiuderla né per vedere che cosa ci fosse di là.“

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Banana Yoshimoto 64
scrittrice giapponese 1964
„Pensai che la gentilezza disinteressata delle persone, le loro parole spassionate, fossero come un abito di piume. Avvolta da quel tepore, finalmente libera dal peso che mi aveva oppresso fino a quel momento, la mia anima stava fluttuando nell'aria con grande gioia.“

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Bertrand Russell 155
filosofo, logico e matematico gallese 1872 – 1970
„So che alla mia morte dovrò imputridire e che nulla del mio ego sopravvivrà. Non sono giovane e amo la vita, ma disdegno di abbattermi al pensiero dell'annientamento. La felicità non è meno vera se deve finire. Il pensiero e l'amore non perdono il loro valore se non sono eterni. Parecchi uomini hanno affrontato il patibolo con fierezza; la stessa fierezza ci dovrebbe insegnare a riflettere senza tremare al destino dell'uomo nell'universo. Anche se le finestre spalancate della scienza in un primo momento ci fanno rabbrividire, abituati come siamo al confortevole tepore casalingo dei miti tradizionali, alla fine l'aria fresca ci rinvigorirà.“

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Osho Rajneesh 152
filosofo indiano 1931 – 1990
„Resta nel presente. Godi dell'incontro di due corpi, di due anime; unitevi, fondetevi e dissolvetevi l'uno nell'altra. Dimentica che stai andando da qualche parte. Resta nel momento senza dirigerti altrove, dissolviti. Tepore e amore dovrebbero diventare la situazione in cui due persone si dissolvono l'una nell'altra. Ecco perché, se non c'è amore. (p. 23)“

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