Frasi su tiratura


„Non è vero che in Italia si legge poco. Direi piuttosto che si legge proporzionalmente alla nostra realtà economica, sociale e culturale. In Italia, infatti, il consumo di libri è direttamente proporzionale al livello generale di modernità del paese. (dall'intervista a Fabio Gambaro del 1999 in Tirature, ripubblicata in Fabio Gambaro, Dalla parte degli editori, p. 49)“

„Il librario deve individuare i libri che non vendono e rimandarli indietro. Ma egli non deve considerare poco nobile questa attività di selezione, è un momento essenziale del suo lavoro. La vecchia idea del librario che dà consigli ai clienti è ormai solo un mito, giacché il librario che consiglia ha oggi una scarsissima influenza sulla vendita, la quale è diventata un'attività molto sofisticata che deve tenere conto di molte variabili. (dall'intervista a Fabio Gambaro del 1999 in Tirature, ripubblicata in Fabio Gambaro, Dalla parte degli editori, p. 59)“


„A differenza della televisione e della stampa, il libro esige innanzitutto una struttura del tempo fatta per leggere. Il lettore deve avere un tempo organizzato in maniera tale da consentire la lettura del libro, il quale non può essere letto in una sola volta; si deve poter riprendere in mano il libro a cadenze tali per cui ogni volta ci si ricordi ciò che si è letto in precedenza. Ciò esige un tempo molto strutturato in funzione della lettura. Questa condizione non è facile da realizzare, anche perché richiede una lunga educazione alla lettura, che deve cominciare fin da piccoli. A quarant'anni non si cambia la propria struttura del tempo. (dall'intervista a Fabio Gambaro del 1998 in Tirature, ripubblicata in Fabio Gambaro, Dalla parte degli editori, p. 36)“

Mario Spagnol foto
Mario Spagnol 1
editore italiano 1930 – 1999
„Nel dopoguerra, salvo alcune eccezioni, gli editori vivevano grazie al mecenatismo o a forme criptomecenatesche. Alcuni editori venivano da famiglie molto ricche; per altri, l'editoria libraria era il fiore all'occhiello, l'omaggio alle arti, fatto da imprese che traevano i loro redditi da altre fonti, specie la stampa periodica che allora aveva ingenti introiti pubblicitari. Gli editori non si ponevano neppure il problema di considerare il libro come una fonte di reddito e l'attività editoriale come un'attività imprenditoriale. (dall'intervista a Fabio Gambaro del 1996 in Tirature, ripubblicata in Fabio Gambaro, Dalla parte degli editori, p. 25)“

Cesare De Michelis foto
Cesare De Michelis 4
editore italiano 1943
„In passato, quando l'editoria di cultura diceva di disprezzare il denaro, in realtà metteva l'ideologia al centro della cultura, della vita e del potere. L'egemonia culturale si poteva pagarla cara, perché rendeva potere. Oggi, la perdita di centralità di qualsiasi motivazione ideologica rende illogica tale prospettiva e quindi caduco un simile progetto editoriale. Oggi l'altrove non c'è più, perché mai qualcuno dovrebbe investire su qualcosa che non esiste? Come diceva Fortini, non esiste più il mandato sociale. Se ci fosse ancora, ci sarebbero decine di editori pronti a rimettersi in quell'ottica. Ma non è così. Di conseguenza, è vero che il parametro del mercato è diventato determinante. Ma non è solo per fini di lucro, visto che alla fine l'attività editoriale resta a bassa redditività e perfino un filo mecenatesca. Il mercato è diventato importante perché, in una società liberale, l'unica misura del successo e dell'egemonia è quella del successo numerano. (dall'intervista a Fabio Gambaro del 2001 in Tirature, ripubblicata in Fabio Gambaro, Dalla parte degli editori, p. 119)“

Cesare De Michelis foto
Cesare De Michelis 4
editore italiano 1943
„Oggi l'autore molto spesso è fuori da ogni circui­to, non ha contatti, è una sorta di piccola monade chiusa nel suo universo personale, senza particolari relazioni con il sistema letterario. Lo si nota anche dal calo siste­matico delle raccomandazioni, le quali, anche quando ci sono, sono talmente generiche e immotivate che influi­scono pochissimo. Insomma, in passato esisteva un si­stema letterario ed editoriale, rigido e oppressivo quan­to si vuole, però funzionante e capace di selezionare i manoscritti e gli autori. Oggi c'è solo una rete a maglie larghissime che di fatto è un filtro che non seleziona nulla. L'editore diventa quindi l'unico vero filtro, mentre in passato era l'ultimo terminale di tutto un sistema, un terminale che oltretutto si collocava in modo tale che solo certe correnti gli portassero determinate bottiglie. Oggi invece tutto è confuso e le bottiglie arrivano ca­sualmente. (dall'intervista a Fabio Gambaro del 2001 in Tirature, ripubblicata in Fabio Gambaro, Dalla parte degli editori, p. 125)“