Frasi su turbine

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Ermes Ronchi 71
presbitero e teologo italiano 1947
„Cerchi luce? Ama la vita, prenditene cura, è la tenda del Verbo. Amala, con i suoi turbini e le sue tempeste, e sempre più spesso però con il suo sole e le sue rose. E poi vai a servizio amoroso là dove la vita langue e sembra prossima a spegnersi.“

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Franco Battiato 119
musicista, cantautore e regista italiano 1945
„Felici i giorni in cui il fato ti riempie di lacrime ed arcobaleni, della lussuria che tenta i papaveri con turbinii e voglie. (da Tra sesso e castitá)“


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Sándor Márai 109
scrittore e giornalista ungherese 1900 – 1989
„[... ] il delirio non può essere spiegato. Prima o poi irrompe nella vita di ognuno… E forse è davvero povera una vita che non sia stata spazzata via, almeno una volta, dal turbine di una crisi come questa, una vita il cui edificio non sia stato mai scosso da un terremoto, travolto da un tornado che fa volare le tegole dal tetto e, ululando, smuove pre un attimo tutto ciò che la ragione e il carattere avevano tenuto in ordine.“

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Edward Bunker 18
scrittore, sceneggiatore e attore statunitense 1933 – 2005
„Sebbene il mio corpo fosse esausto, la mente si rifiutava di rinunciare al turbine di pensieri. Più di ogni altra cosa mi concentrai sulla sensazione di essere vivo, sul soffio dell'aria condizionata che mi scivolava sul petto nudo, sul sapore e l'odore del mio sigaro, sulle pulsazioni del mio polso, sul dolore dei miei muscoli stanchi, sull'infinito lavorio del mio stomaco. A un certo punto, desiderando di provare il contatto con un altro essere vivente, accarezzai la spalla di Allison. La vita era preziosa. La vita era tutto ciò che contava. Ma se non la vivevi come volevi, ecco che all'improvviso non importava nulla.“

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Ernst Jünger 267
filosofo e scrittore tedesco 1895 – 1998
„Esiste una sola specie di amore, al di là dello spazio e del tempo; tutti gli incontri sulla terra sono immagini, sono colori dell'unica e indivisibile luce. L'amore inteso in senso generale, l'amore nel turbine della temporalità è terreno, è nettunico; l'oceano è la culla dalla quale si erge Afrodite. Dai suoi abissi sgorga ciò che nell'amore è onda e ritmo, tensione e mescolanza, ciò che è meraviglioso e temibile. Sulla riva del mare e sugli scogli noi percepiamo la sua anonima canzone fatale, le profonde voci delle sirene che, emergendo e tuffandosi, ci attirano per perderci nel loro mare. L'attrazione è irresistibile. (da Nel Palazzo, p. 93)“

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Archiloco 11
lirico e giambografo greco antico -680 – -645 a.C.
„Cuore, cuor tumultuante per un turbine di guai, | su! difenditi a piè fermo, petto avanti, o cuore: va. | C'è un agguato di nemici: tu rimani in sicurtà, | fiero; e poi vittorioso non vampo“

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Olympe de Gouges 7
drammaturga francese 1748 – 1793
„Nessuno deve essere perseguitato per le proprie opinioni, anche fondamentali; la donna ha il diritto di salire sul patibolo; allo stesso modo, deve avere anche quello di salire sulla Tribuna, purché le sue manifestazioni non turbino l'ordine pubblico stabilito dalla Legge. (art. X)“

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Virginia Woolf 74
scrittrice, saggista e attivista britannica 1882 – 1941
„Ahimè, una volta sull'erba, com'era piccolo, era insignificante questo mio pensiero. Ma per quanto piccolo, possedeva tuttavia quella misteriosa qualità che hanno tutti i pensieri nella sua specie: non appena immerso nella mente, immediatamente diventava molto eccitante e importante; guizzando e sommergendosi come un dardo, scintillando qua e là, creava attorno a se un turbine tale di altre idee.“


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Eugenio Montale 60
poeta, giornalista e critico musicale italiano 1896 – 1981
„Folta la nuvola bianca delle falene impazzite | turbina intorno agli scialbi fanali e sulle spallette, | stende a terra una coltre su cui scricchia | come su zucchero il piede [... ] | e l'acqua seguita a rodere | le sponde e più nessuno è incolpevole. (da La primavera hitleriana, in La bufera e altro)“

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Areteo di Cappadocia 34
medico greco antico
„Se dinanzi agli occhi s'affaccino veli tenebrosi, e il capo rassembri come aggirarsi a guisa di turbine. e per le orecchie si senta un mormorio come fiume che strepiti cadendo, o come di vento che percuota le vele d'un vascello, o come suono di tibie o di sampogne, o come cigolìo di ruote di un carro; al complesso di tutti cotesti fenomeni si dà il nome di vertigine [... ] (Delle cause e dei segni delle malattie croniche, libro I, capitolo III; p. 26)“

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Raige 15
rapper italiano 1983
„Regina della corda del Pacifico con l'animo pacifico | di chi diventa sorda quando il grido è del pericolo | protettrice delle creature di madre terra | eletta dalla stessa a quel ruolo sull'orlo della guerra | il cielo che voleva il monopolio del suolo | si tingeva d'olio e scagliava loro ogni fulmine o tuono | in quel turbine d'odio, Tora aiutava i più deboli | la sola risorsa di chi non poteva difendersi | nell'ergersi, con la sua mole | il suo ruggito era la liberazione di mille parole d'amore | squarciava nubi con le zanne, sfatava il mito dei dubbi | mandava in panne i colori più cupi (da Tora-Ki, n. 4)“

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Daniel Varujan 1
poeta armeno 1884 – 1915
„Travagliato Gesù, tu che hai avuto | occhi piangenti, abbi pietà | degli occhi miei. | Essi han stillato pianto | più che assorbito la luce, su bare | hanno sempre vegliato la morte | con ceri spenti. Le mie pupille | sono cadute nei pozzi del dolore. | Vedi, le mie palpebre sono piene | di cenere di morte, io molto | sono stato tormentato. || [... ] || O crocifisso Gesù, tu che hai avuto | un cuore trafitto da lancia, abbi pietà | del mio cuore commosso. | Un giorno in esso | il mondo palpitò. Invece della speranza | oggi nulla vi vive. Il mio cuore | è un'urna nella quale | son le mie cenere funebri: i | le prenderanno nel turbine dopo la mia | misera morte. Guarda, guarda, nel mio cuore | è confitto un coltello: molto, | troppo io ho amato. (da Calvario)“


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Ion Luca Caragiale 2
drammaturgo e scrittore romeno 1852 – 1912
„Come una donna sa accarezzare – come le sue dita delicate s'immergono nei muscoli tesi – e la sua bocca fredda come il ghiaccio – e i suoi occhi ebbri – e la lanugine delle sue guance infiammate sfiorata dai brividi – il piegare morbido del suo corpo – lo sbattere del cuore contro il petto – e l'odore inesprimibile che emana dalle radici dei suoi capelli, e quanto è dolce abbandonarsi alla signoria di tante sensazioni che ti avvolgono da tutte le parti come turbini di vapori caldi, saturi di essenze assopitrici.
Dire tutto questo con parole? (da Peccato, Novelle rumene, pp. 48-49)“

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Nikolaj Vasiljevič Gogol 67
scrittore e drammaturgo ucraino 1809 – 1852
„Felice lo scrittore, il quale, lasciando da parte i caratteri noiosi ed antipatici che lo hanno colpito per il loro banale, triste realismo, si dedica alla descrizione di quelli che rivelano l'alta dignità dell'uomo, e felice colui che dall'immenso turbine delle immagini ogni giorno ricorrenti, ne sceglie solo pochissime ed elette; felice lo scrittore che non ha mai tradito l'elevato tono della propria ispirazione, non si è abbassato dalla sua altezza al livello dei poveri confratelli mortali, si è tutto immerso nelle proprie immagini idealizzate, senza mai toccare la terra, da cui queste sono tanto lontane. Doppiamente invidiabile è la sua splendida sorte: sta in mezzo alle sue splendide creature come nella propria famiglia, e alte e lontane si diffondono le sue parole. Ha offuscato gli occhi degli uomini con fumi inebrianti, li ha meravigliosamente lusingati, celando le tristezze della vita e mostrando loro bellissimo l'uomo. Tutti, applaudendo, lo seguono e corrono dietro il suo carro trionfale. Lo dicono un grande universale poeta, che s'innanza sugli altri geni del mondo, come l'aquila al di sopra degli altri uccelli. Soltanto a sentirne il nome, palpitano i giovani ardenti cuori; lacrime gli rispondono, brillano negli occhi di tutti... Non v'è chi l'uguagli nella sua forza: egli è un dio! Ma non è questo il destino, ben diversa è la sorte dello scrittore, che osa far venire alla superficie quando sta sempre bene in vista, ma che gli occhi indifferenti non vedono, che osa smuovere la terribile melma delle piccinerie che sviano la nostra vita, che penetra nella profondità delle nature fredde, volgari e meschine, di cui brulica il nostro cammino sulla terra, a volte amaro e tedioso; guai allo scrittore che osa, con la potenza del suo scalpello implacabile, rappresentarle in preciso rilievo, agli occhi di tutti! Egli non raccoglie gli applausi del popolo, non scorge lacrime di riconoscenza, non conosce l'unanime plauso degli animi commossi; non gli vola incontro la fanciulla sedicenne, col cervello acceso, colma di eroico entusiasmo; a lui non è dato obliarsi nel dolce incantesimo dei suoni da lui stesso evocati; né può sfuggire al giudizio dei contemporanei, al giudizio ipocritamente insensibile dei contemporanei, un giudizio che dirà di nessun conto e degne di disprezzo le creature da lui vagheggiate, gli assegnerà un posto disprezzato tra gli scrittori che offendono l'umanità, attribuirà a lui le peculiarità dei personaggi che ha descritto, gli negherà il cuore, l'anima e la divina fiamma dell'ingegno, poiché il giudizio dei contemporanei non riconosce come siano egualmente belle le lenti che guardano il sole e quelle che ci mostrano i movimenti degli insetti invisibili; il giudizio dei contemporanei non riconosce che occore una eccezionale profondità dello spirito per illuminare un quadro che ritrae il lato spregevole della vita e trasformarlo nella perla dell'opera d'arte: il giudizio dei contemporanei non riconosce che l'altisonante riso dell'entusiasmo è degno di stare a fianco agli elevati moti lirici e che un abisso si apre fra questo riso ed i contorcimenti di un pagliaccio da fiera! Non riconosce tutto questo, il giudizio dei contemporanei, e tutto volge a rimprovero e beffa dello scrittore misconosciuto: senza trovare partecipazione, rispondenza, simpatia, come un viandante che non abbia famiglia, egli resta solo sulla strada. Duro è il suo cammino e ben amara la sua solitudine. (VII; 2003, pp. 146-147)“

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Cristoforo Poggiali 52
bibliotecario, erudito ed ecclesiastico italiano 1721 – 1811
„Se pere e mele a terra il turbin getta, d'empirsene le tasche ognun si affretta. (p. 270)“

Mosheh ibn ‛Ezrā 2
1060 – 1138
„Soffio di vento è l'uomo, un alito il suo agire; | simile ad ombra opaca che grande via trasvola | è la vita: un uccello che nel turbine svola, | nell'ombra, ove i suoi anni s'ammucchiano a marcire || E quanto l'uomo crede sicuro aver serbato, | tutto si perde in polve ruinando; | soltanto il cuore puro con che abbia operato | nell'avello lo segue, per lui testimoniando. | E per esso dal luogo della pena spaurita | Dio lo solleva al luogo della Grazia infinita. (in Antonio Belli, p. 299)“

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