Frasi di Tito Lívio

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Tito Lívio

Data di nascita: 59 a.C.
Data di morte: 17 d.C.
Altri nomi: Livius

Tito Livio, il cui cognomen è sconosciuto , è stato uno storico romano, autore di una monumentale storia di Roma, gli Ab Urbe Condita libri CXLII, dalla sua fondazione fino alla morte di Druso, figliastro di Augusto nel 9 a.C..

Lavori

Frasi Tito Lívio

„Le vicende, liete e dolorose, dell'antico popolo romano furono tramandate da illustri scrittori e a narrare dei tempi di Augusto non mancarono splendidi ingegni.“

—  Tito Lívio

Publio Cornelio Tacito
Originale: (la) Sed veteris populi Romani prospera vel adversa claris scriptoribus memorata sunt; temporibusque Augusti dicendis non defuere decora ingenia.

„Non hai mai letto di quel tale di Cadice, che, mosso dalla rinomanza e dalla reputazione di Tito Livio, venne dall'ultimo confin della terra per vederlo?“

—  Tito Lívio

Plinio il Giovane
Originale: (la) Numquamne legisti, Gaditanum quendam Titi Livi nomine gloriaque commotum ad visendum eum ab ultimo terrarum orbe venisse, statimque ut viderat abisse?

„Fa' ancora il nome di Tito Livio: ha, infatti, scritto anche dei dialoghi che si possono annoverare tra le opere di filosofia così come tra quelle di storia, e dei libri di argomento espressamente filosofico: cedo il passo anche a lui.“

—  Tito Lívio

Lucio Anneo Seneca
Originale: (la) Nomina adhuc T. Livium; scripsit enim et dialogos, quos non magis philosophiae adnumerare possis quam historiae, et ex professo philosophiam continentis libros: huic quoque dabo locum.

„Autore fra i più illustri per eloquenza e per attendibilità, esaltò con tanto entusiasmo Pompeo che Augusto lo chiamava Pompeiano.“

—  Tito Lívio

Publio Cornelio Tacito
Originale: (la) Titus Livius, eloquentiae ac fidei praeclarus in primis, Cn. Pompeium tantis laudibus tulit ut Pompeianum eum Augustus appellaret.

„Chiunque tu sia, sarai dei nostri.“

—  Tito Lívio

di incerta collocazione; 1997
Commento all'Eneide di Virgilio

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„[Roma] Città in vendita, andrai presto in rovina, se si troverà uno in grado di comperarti!“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

Giugurta: sommario del libro LXIV; 1997
O urbem venalem et cito perituram, si emptorem invenerit.
Ab urbe condita, Libro XLI – Libro CXL
Origine: Vedasi anche Sallustio, che nel suo scritto La guerra di Giugurta, cap. XXXV, dice similmente Urbem venalem et mature perituram, si emptorem invenerit.

„Quando avrai imparato a fare della tua spada un vallo, allora smetterai di portarti dietro il vallo!“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

Publio Cornelio Scipione Emiliano: sommario del libro LVI; 1997
Cum gladio te vallare scieris, vallum ferre desinito.
Ab urbe condita, Libro XLI – Libro CXL
Origine: Frase proverbiale rivolta ai soldati che procedevano con i paletti per la costruzione, a fatica sotto questo peso. L'espressione sta a significare sia che la difesa può non occorrere se dotati di buon attacco, ma anche che non ci si deve rinchiudere per paura o fiacchezza negli accampamenti sicuri, ma bisogna affrontare il nemico corpo a corpo.

„Publio Cornelio Scipione Emiliano ridiede all'esercito una rigorossima disciplina militare, scacciando dal campo 2000 prostitute.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

sommario del libro LVI; 1997
Scipio Africanus […] obsedit […] exercitum ad severissimam militiae disciplinan […], duo milia scortorum a castris eiecit.
Ab urbe condita, Libro XLI – Libro CXL

„Resta, Mancino!“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

sommario del libro LV; 1997
Mane, Mancine.
Ab urbe condita, Libro XLI – Libro CXL
Origine: Parole pronunciate dagli dèi che preannunciavano al console Gaio Ostilio Mancino, mentre si imbarcava per la Spagna, la sua salvezza e allo stesso tempo il suo futuro tenebroso; egli venne sconfitto ed esiliato da Roma.

„Publio Cornelio Scipione venne soprannominato, per scherno, Serapione [dal tribuno della plebe Gaio Curiazio].“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

sommario del libro LV; 1997
P. Cornelio Nasica, cui cognomen Serapion fuit ab inridente Curiatio tribuno plebis impositum.
Ab urbe condita, Libro XLI – Libro CXL

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